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La villa romana del Vergigno, situata nel Comune di Montelupo Fiorentino in bassa Valdipesa, è una grande villa rustica costruita nel corso del I secolo a.C e probabilmente abbandonata durante il V secolo d.C (Fig.1).

La scoperta del sito si deve a ricognizioni sul territorio effettuate dal Gruppo Archeologico di Montelupo agli inizi degli anni 1980. Le prime indagini stratigrafiche vennero condotte fra il 1989 e il 1994 con il contributo della Fondazione Museo Montelupo sotto la direzione del dott. Marco Milanese prima e del dott. Fausto Berti poi. Queste campagne di scavo si concentrarono sulla parte residenziale della villa, complesso in cui furono individuati sedici ambienti, e uno spazio esterno caratterizzato dalle presenza di altre strutture fra le quali una fornace da laterizi.

Dopo la campagna di scavo del 1994 le indagini archeologiche si fermarono per consentire il restauro e la salvaguardia del sito; così fra il 1995 e il 2007 fu costruita una grande struttura a copertura della zona termale e residenziale e furono consolidati e restaurati le murature scoperte durante lo scavo. Nel maggio del 2006 il sito venne incluso nel P.A.N. (Parco Archeologico Naturalistico) e reso visitabile al pubblico.

Nell’estate del 2013 sono riprese le indagini archeologiche con la creazione del Villa del Vergigno Archaeological Project, nato grazie ad una collaborazione che coinvolge il Sistema Museale di Montelupo, la cooperativa Ichnos. Archeologia, Ambiente e Sperimentazione, l’associazione professionale Archeo&Tech, University of Wyoming (Wyoming, USA), University of Waterloo (Waterloo, Canada), Canadian Institute for Mediterranean Studies e Wilfrid Laurier University.

Dai dati emersi nel corso delle varie campagne di scavo, l’inizio della frequentazione del sito sembra inquadrabile nel processo di colonizzazione romana dell’areale fiorentino, avvenuto fra l’82 e il 30 a.C. Il primo impianto subisce nel corso del periodo imperiale una serie di rifacimenti e ristrutturazioni che portano la struttura ad essere dotata di un complesso termale ad ipocausto, di una parte agricola con torchi per la produzione di vino e olio e di fornaci per la cottura di ceramica domestica e anfore.

Nel corso del V secolo d.C. si assiste all’abbandono del sito con conseguente utilizzo delle strutture come cava per materiali da costruzione. In questo momento viene colmato con le macerie provenienti probabilmente dall’attività di demolizione un grande avvallamento situato a est dell’edificio principale che è tuttora in corso di scavo.

Con la campagna di scavo del 2019 il team ha proseguito l’indagine anche all’interno della parte residenziale, in prossimità del prefurnio del sistema a ipocausto. In questa area sono emerse anche le tracce di strutture infossate legate alla lavorazione del ferro, fra le quali alcuni pozzetti a basso fuoco, che si inserivano nel processo metallurgico.

Gran parte del successo che il progetto ha avuto dalla sua nascita nel 2013 fino alla campagna più recente è dovuto anche alla presenza e al lavoro oltreoceano e sul sito del prof. Clarence McKenzie Lewis (Fig.2). La sua passione, la sua professionalità, la sensibilità con cui ha saputo gestire le operazioni di scavo, le dinamiche del gruppo degli studenti e i rapporti con le istituzioni hanno concorso a creare l’ambiente perfetto per la crescita e lo sviluppo del Villa del Vergigno Archaeological Project. Purtroppo l’8 marzo 2020 il prof e amico Mac è venuto improvvisamente a mancare lasciando un vuoto che difficilmente potrà essere colmato. La prosecuzione del progetto servirà a onorare la sua memoria e a non vanificare l’impegno di un gruppo di professionisti e amministratori che insieme a lui hanno lavorato per la ricerca e per il territorio.

Lorenzo Cecchini, Francesco Cini, Andrea Violetti

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