Sul finire del Quattrocento nelle botteghe ceramiche di Montelupo si apre una nuova stagione produttiva, segnata dalla progettazione di nuove partizioni decorative secondarie, articolate in motivi che si ripetono armoniosamente in sequenza. Sono i tempi del ‘trust Antinori’, un contratto stipulato nel 1490 fra l’imprenditore Francesco Antinori e 23 orciolai di Montelupo, i quali producono per tre anni, quasi in esclusiva, a favore dell’impresa del nobile fiorentino, secondo tipologie ceramiche, decorazioni e prezzi stabiliti in precedenza.

E’ probabile che in questo momento vengano codificati molti dei motivi seriali di grande successo, come il “floreale”, le “fasce”, la “penna di pavone”, la “palmetta persiana”, ‘ovali e rombi’, sicuramente suggeriti da altre espressioni artistiche, come la pittura su tavola e ‘a fresco’, la tessitura, la tarsia lignea, le produzioni grafiche. Questa nuova e organizzata produzione troverà un largo consenso in Toscana e al di fuori della regione. La ricchezza e l’equilibrio cromatico raggiunto dagli smalti fiorentini non hanno infatti eguali in questo periodo (1480-1540). I maestri svelano una capacità eclettica e creativa senza precedenti, in grado, grazie alla maturata esperienza, di rielaborare con la massima libertà e padronanza tutti gli spunti provenienti sia dalla tradizione toscana, che dal bacino mediterraneo. Attorno alla pittura figurativa, sempre più di qualità, si evolvono decori secondari di forte equilibrio e raffinatezza, uniti a nuove tipologie di piatti e boccali che spiccano sulla tavola per le ricercate tonalità.

Uno stilema molto diffuso fin dall’ultimo quarto del Quattrocento, distribuito soprattutto sulle tese dei piatti, non solo nell’area fiorentina ma anche in altre realtà produttive italiane, è certamente il decoro ‘alla porcellana’, un impaginato che rivela il chiaro e diretto rimando ai manufatti orientali di importazione sempre più richiesti dalle corti e dalle classi sociali europee più agiate. Ai vasai di Montelupo si deve un peculiare riadattamento del classico motivo cinese del fiore di loto impiegato nelle porcellane della prima epoca Ming; sulle maioliche valdarnesi l’esotico fiore assume la forma di una corolla sezionata a metà che il collezionista e studioso Galeazzo Cora per primo definì ‘mezzaluna dentata’.

(Red.)

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