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Eccoci ancora ad illustrare alcune delle tante maioliche che costituiscono la collezione del nostro museo. Questa volta prenderemo in considerazione un bellissimo piatto, fabbricato nelle fornaci montelupine a cavallo fra il finire del XV secolo e l’inizio del secolo successivo.

Si tratta di un piatto dalle dimensioni notevoli, il cui diametro massimo misura 34 cm.

La decorazione segue ormai i canoni rinascimentali, infatti il piatto è diviso in due settori, uno dedicato alla decorazione centrale, e l’altro per il decoro di contorno , separati da un un sottile filetto blu sulla parte esterna, a cui si aggiunge a breve distanza,  un altro  filetto, ma questa volta più spesso, sempre in blu.

La tipologia decorativa è quella detta “Armi e trofei”, decoro elaborato dagli artefici montelupini, che bene si distingue dai decori consimili di altri centri di fabbrica.

I vasai  montelupini, hanno privilegiato la policromia, tralasciando la rigorosità della rappresentazione grafica, ed hanno così trasformato una composizione di spade, elmi, corazze e scudi, in un qualcosa di meno definito ma molto più colorato. Gli scudi appaiono come delle macchie gialle bordate di rosso, con al centro un ovale blu , che per quasi tre quarti è riempito dello stesso colore, mentre la parte residua ha chiaramente il colore bianco dello smalto di fondo. Gli scudi in numero di quattro, disposti sulla tesa del piatto, sono intercalati da quattro ovali arancio delle stesse dimensioni. Gli ovali sono bordati di blu, ed al centro portano un elmo realizzato in blu e manganese, che riempie quasi tutto l’ovale.

La scena centrale presenta un cavaliere con elmo, armatura e lancia, che su un cavallo bardato con finiture rosse, leggermente impennato.

La scena si svolge  su di un prato,  lo spazio è poi delimitato da due alberelli piuttosto esili, ed infini in alto è posto il blu del cielo.  Sembra proprio la rappresentazione di San Guiorgio, indfatti la tradizione popolare lo raffigura come il cavaliere che affronta il drago, simbolo della fede intrepida che trionfa sulla forza del maligno, solo che nel nostro piatto il drago non c’è, o almeno, si vede un qualcosa di non molto definito, dove sparisce la punta della lancia del cavaliere, che il drago lo fa intuire più che vedere.

A me piace pensare che il nostro pittore abbia inventato, per così dire, i “piatti a puntate”.

Forse il drago è sul piatto “successivo”, quasi che si trattasse di un moderno fumetto in cui la storia si succede da una tavola a quella successiva.

Alessio Ferrari

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