Bertozzi & Casoni (Paolo Bertozzi e Stefano Dal Monte Casoni) sono di fatto gli unici artisti del progetto Sculture in città di Materia Prima a lavorare esclusivamente la ceramica, senza per questo poter essere definiti ceramisti. Il loro approccio è verso la forma, l’oggetto, e non la materia o la tecnica ceramica in sé. Grazie all’uso iperrealistico, ironico, di citazione e invenzione, le loro opere occupano ampi spazi che l’arte contemporanea, sempre più specialistica, difficilmente ormai riesce a contenere. Basterebbe pensare che le loro iconografie di riferimento possono estendersi  dalle nature morte di ceramisti rinascimentali come Wenzel Jamnitzer  o Bernard Palissy alle ricontestualizzazioni di opere di Warhol, Manzoni o a tematiche legate all’inquinamento ambientale.
A Montelupo hanno così deciso si lavorare su un clichè tradizionale del territorio, come il grande orcio, vaso o coppo di terracotta, sul quale innesteranno detriti, scarti e reperti del mondo contemporaneo, da latte di olio a un pneumatico di tir a fare da drammatico coperchio del vaso e dare corpo a un ideale recupero archeologico che, in un immediato, ma non troppo, futuro avverrebbe in una terra oramai contaminata e deturpata. Tali inserzioni di scarti sono in fondo i segni tipici delle loro opere dedicate alla discarica (anche culturale) dei nostri tempi, al senso dell’effimero e, se vogliamo, di tutto ciò che pur nella sua bellezza è destinato a corrompersi e morire.

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