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Vasai e proprietari di fornaci
senza discendenza documentata
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La storia delle famiglie dei vasai di Montelupo Fiorentino e i loro
alberi genealogici sono pubblicati nell'opera di Fausto Berti
STORIA DELLA CERAMICA DI MONTELUPO |
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Antonio di Taddeo 1412 È citato nell’estimo di
Francesco Maffei, dal quale egli acquistò due case e una fornace di
orciuoli. La vendita sarebbe stata effettuata da Antonio, cittadino
fiorentino, “per non pagare libra”, in quanto “continua a stare in una
delle case, e alluoga la bottega e l’altra casa, e riscuote le pigioni”.
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Benedetto di Venturino di Randelli da Mantova 1415 Compare come
mallevadore in un contratto rogato da ser Tommaso di Domenico Carondini.
1416 Nell’archivio Strozzi è contenuta una memoria nella quale si afferma che
Marcello Strozzi comperò “da Benedetto di Venturino da Mantova, che faceva
orcioli, una bottega chon chasa, piaza e un pezo di tera… nel piano di
Luciano per fiorini 62 d’oro, carta per mano di ser Bartolomeo di… [sic],
allora notaio del Podestà di Montelupo”.
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Francesco del Bello 1426 “Checco” del Bello, “fa
vaselli a Montelupo”, risulta debitore di lire 37.16.- per la fornitura
di libbre 630 di marzacotto in un documento dell’Ospedale Santa Chiara
di Pisa.
1427 Risulta creditore di fiorini 2 d’oro nella portata catastale di
Amadio di Domenico (padre di Jacopo stovigliaio), che fa il fornaio a
Firenze. Risulta invece debitore di fiorini 7 nei confronti di Tommaso
di Meglino e Luca d’Antonio, nonché (per lire 3.11.-) di Niccolaio di
Ghino, bicchieraio di Gambassi, come si ricava dalle relative portate
catastali.
1437 Compare come creditore nelle scritture del convento di San
Miniato al Monte di Firenze; egli ha affittato al cenobio una casetta e
ha fornito al medesimo “lavorìo” di ceramica, consistente in 3 scodelle,
5 piattelli ed un vaso “di duo quarti da vino”, per un importo totale di
soldi 50 (lire 2.10.-).
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Stefano di Giovanni 1427 Nella portata catastale intestata al figlio
in stato pupillare (9 anni) Nanni [Giovanni] ed alla figlia Nanna
[Giovanna], si afferma che essi hanno ereditato dal genitore “una casa
per nostro abitare… con una fornace ata a fare orciuoli, ch’è caduta”.
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Giovanni di Lorenzo di
Anastasio 1428 Abita con Antonio di Tommaso di Argomento [Bandini]; è
infatti presente nella portata catastale di quest’ultimo. Ha allora 4
anni.
1489-90 Compare tra i testimoni di un atto notarile rogato a
Montelupo da ser Piero di Bardo Gherardini.
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Piero di Filippo 1436 Piero di Filippo compare come
testimone in un atto notarile rogato a Firenze.
1450 Piero di Filippo figura tra i parrocchiani del popolo di San
Giovanni Evangelista di Montelupo che con atto notarile rogato da ser
Luca d’Antonio di Francesco da Vinci eleggono procuratori per richiedere
al vescovo di Firenze il ritorno di prete Mariano, già rettore della
suddetta chiesa.
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Domenico di Piero di Francesco 1451 Portata catastale
di Domenico di Piero. In essa egli dichiara di non possedere alcunché, e
che l’estimo di soldi 9 che gli è stato posto in precedenza dovrebbe
essere pagato dallo zio Giuliano (?). Domenico afferma di avere 26 anni,
“istò, s’i vo’ vivere, a dipingnere gli orcioli; non ò sustanza”.
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Niccolò di Jacopo di Niccolò 1451 Con atto notarile
rogato da ser Silvano Frosini, Niccolò di Jacopo di Niccolò, orciolaio
di Montelupo abitante in San Casciano, vende a Santi di Simone
d’Ambrogio, mercante fiorentino, un pezzo di terra posto nel popolo
della pieve di Sant’Ippolito di Montelupo per prezzo di fiorini 14.
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Marco di Nanni
1464 Marco di Nanni, orciolaio da Montelupo, compare nelle
Provvisioni del Capitano del Popolo del Comune di Firenze a seguito di
una condanna per rissa ricevuta in data 18 aprile 1463; in data 21 marzo
la sentenza è però revocata, ed egli è liberato dalla prigione.
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Piero di Paolo detto
Mazzapicchio 1465 Piero di Paolo “orciolaio in dicto
castro” [di Montelupo] compare come testimone in un atto rogato da ser
Antonio di Niccolò Lenzi per l’acquisto di un terreno da parte di Papino
d’Antonio del Bebbe [Lippi].
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Bencivenni
di Nanni di Chacciato 1469 Bencivennni di Nanni invia la sua
portata al Catasto; in essa dichiara che “Fu allevato da Meo di Tommaso
[Calabranci] di detto popolo. Non ebbe per alchuno tempo mai in alchuno
popolo extimo. È lavorante d’orciuoli”. Nel documento egli afferma
inoltre di vivere con la moglie Domenica e quattro figlie.
1479 Bencivenni, qui detto di Meo, in quanto figlioccio del
Calabranci, fornisce alla Spezieria del Giglio di Firenze 400 albarelli
per un importo di lire 3.8.-.
Fornisce ancora alla medesima spezieria 1472 albarelli bianchi a
soldi 16 il cento, per un importo totale di lire 11.15.-.
1480 Nuova portata catastale di Bencivenni. Non dichiara alcuna
sostanza, ed afferma di vivere solo; si attribuisce l’età di 38 anni.
1490 Fa parte del gruppo dei 23 vasai montelupini che aderiscono al
cosiddetto “trust Antinori”, impegnandosi - con atto notarile rogato il
27 settembre - a vendere per tre anni l’intera sua produzione ceramica a
Francesco Antinori.
1504 Nuova portata catastale di Bencivenni; in essa si afferma che
egli ebbe d’estimo nel 1490 una tassa di soldi 7 denari 4, di possedere
una casa e di averne venduta un’altra. Vive con la seconda moglie
Lisabetta e con due figli maschi, Sandro e Romolo. Gli è attribuita una
tassa di soldi 3.
1505 Da parte degli Ufficiali del Catasto si aggiunge alla portata
precedente: “e sotto detta casa una bottega a uxo d’orciolaio con
fornace, stimata per Decima fiorini 66.13.4.-.”. Si annota però come
egli sia morto il giorno 16 ottobre.
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Antonio di
Pippo [Filippo] d’Antonio detto Zieni 1475 È
presente come testimone ad un atto notarile rogato per una permuta fatta
da Matteo di Vestro da Samminiatello con l’Ospizio di San Niccolò di
Montelupo dei padri Domenicani di Santa Maria Novella. Nell’atto è detto
“Tonio di Pippo d’Antonio” chiamato “Antonio Zieni”, orciolaio.
1487 Nella portata a lui intestata, la moglie Angela dichiara di
possedere una casa posta nel castello di Montelupo e due pezzi di terra
a vigna. Essa vive col figlio Filippo e con alcune figlie femmine,
mentre il marito Antonio vive da sette anni a Roma, ove tiene una
bottega d’orciolaio. È tassata per soldi 6.
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Bencivenni di Dino 1477
Bencivenni di Dino, orciolaio di Montelupo, consegna 60 scodelle, per un
valore di lire 1, all’Ospedale di Santa Maria Nuova.
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N.N. detto
Fornaino 1478 In data 20 marzo 1477 [’78] consegna alcune
partite di ceramica all’Ospedale degli Innocenti di Firenze:
“Paghamo a Fornaino da Montelupo orciolaio, portò chontanti,
sono per orciuoli e altre stoviglie di terra avute da lui…” ed ancora
nello stesso giorno: “Al Fornaino orciolaio da Montelupo per
dozine 2 di più stoviglie d’orciuoli e schodelle e piategli e chatinuzzi
di più ragioni, fiorini 1 lire 4 soldi 4”. In altra, identica
registrazione, è scritto “dozine 8”.
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Grazia di Giovanni di Toma
1482 Definito “orciolaio”, compare come testimone in un atto notarile
rogato da ser Antonio Lenzi che riguarda la confessione di debito per
dote di Andrea, Benedetto, Giovanni e Lorenzo di Bernaba [Bernazzini].
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Bernardo di N.N. 1487 “Bernardo da
Montelupo” consegna 4 mezzine e 4 “quarteroni” al convento fiorentino
della SS. Annunziata per un importo totale di lire 3.10.-.
Fornisce ancora al medesimo convento “più lavori” per un importo di
lire 12.10.-”.
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Gherardo di
Niccolò di Gherardo 1487 Portata catastale inviata da Gherardo
di Niccolò, nella quale si afferma che egli non ebbe estimo nel 1451 né
nel 1469 “perché istava chon altrui”. Possiede una casa d’abitazione
rovinata in Montelupo, nel luogo detto “in Chastelo”, la quale
rappresenta la dote di sua moglie Felice, figlia di Niccolò di Jacopo.
Egli afferma di esercitare il mestiere di garzone “e’ sopradetto vane
vendendo orciuoli per altri, ed éne malsano”, e di avere 46 anni, oltre
che di vivere con la moglie e tre figlie. In una nota apposta alla
portata è scritto: “Di questa posta non è persona rimasta”. “Morti per
moria”.
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Giovanni di
Bartolo di Ciello 1487 Giovanni di Bartolo invia la sua
portata catastale. In essa si afferma che egli “lavora di battere terra
da orciuoli”, e che fu descritto nell’estimo del 1469 di Santo Stefano a
Capraia. Ha 68 anni e vive con la moglie Nanna [Giovanna] di 64, oltre
che col figlio Giuliano di 16 anni e con due figlie.
[È probabilmente un caso di innalzamento volontario dell’età].
Abita in una casa che tiene in affitto.
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Francesco di
Lorenzo di Lari 1487 Portata catastale di Francesco di
Lorenzo. Egli si dice “orciolaio per lavorante” ed afferma di non avere
avuto estimo nel 1455 e 1469, per essere nato ed aver abitato a
Volterra. [Per questo motivo Galeazzo Cora (Storia, I, p. 329)
congettura che nel suo nome “di Lari” debba intendersi come “di Ilario”,
in quanto egli si dice nativo di Volterra e non dell’omonimo luogo;
Cora, inoltre, osserva che in quel caso si sarebbe più correttamente
dovuto scrivere “da Lari”. Occorre tuttavia valutare il fatto che Lari è
una località dell’area pisano-volterrana, e che potrebbe essere l’ultimo
luogo di residenza di Francesco prima di giungere a Montelupo].
Francesco afferma di possedere una casa d’abitazione che ha sotto una
bottega di maniscalco, da lui concessa in affitto. Ha 32 anni e vive con
la moglie ed un fanciullo [senza nome, forse un trovatello]. Egli
“lavora con altri”; gli viene assegnata una tassa di soldi 2.
1490 Fa parte del gruppo dei 23 orciolai che con atto notarile del 27
settembre si impegnano a vendere per tre anni tutta la loro produzione a
Francesco Antinori.
1503 Portata di Decima intestata a Francesco di Lorenzo, il quale “al
presente [è] in quel di Napoli, e di lui non è in questo paese persona;
disse l’estimo l’anno ’90 in lui detto in questo popolo, ebbe d’estimo
soldi 3.10. E’ beni che aveva gli tenghino e’ Chapitani d’Orzamichele di
Firenze, cioè per la casa”. Si tratta di una casa posta nel castello di
Montelupo che ha sotto una bottega di maniscalco.
“Fatta per me Federigho Federighi; più salda questo dì 3 di giugno
1505 per valsente di fiorini 66.13.4.-. a denari 2 per fiorino = soldi
11.
Abatexi questo dì 29 d’agosto 1505 soldi 11 per evere avuto fede come
detta casa e bottega detto Francesco l’à venduta, rogato da ser Piero d’Alesso
[Ruminelli] 11.IV.1505 e …ser Barnarba di Gherardo da Empoli
25.IV.1505”.
1545-46 Risulta ancora debitore di scudi 2 con la Gabella dei
Contratti per la vendita di cui sopra, effettuata a Bastiano di Niccolò
d’Antonio da Empoli. Ovviamente non si trova.
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Piero
di ser Giovanni da Colle Barucci 1487 Piero di ser Giovanni
orciolaio compare come testimone in un atto notarile rogato da ser
Lorenzo di Bardo Gherardini, mediante il quale Giuliano del fu Papino
del Bebbe vende un pezzo di terra posto in Montelupo.
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Salvadore di Michele di Matteo da Capraia 1487 Portata al
Catasto di Salvadore di Michele, nella quale si dice che egli compare
nell’estimo del 1451 ed in quello del 1469 intestati a suo padre
Michele. Afferma di esercitare il mestiere del ceramista (“Fa gli
orciuoli per lavorante”) a Montelupo, dove vive in una casa affittata da
Benedetto di Becosso [Becossi] per 12 lire all’anno. Possiede un pezzo
di terra a vigna in Capraia del valore di 10 fiorini.
Dichiara di avere 40 anni e di vivere con la moglie Lucrezia ed il
figlio Michele di tre mesi. Viene tassato per 2 soldi.
1492 Con atto notarile rogato da ser Papino di Giuliano certifica la
restituzione di un prestito di 11 ducati larghi d’oro che aveva a suo
tempo concesso a Benedetto di Biagio Becossi, orciolaio di Montelupo.
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Carlo di
Giuliano di Filippo 1491 In un atto notarile si dice che Carlo
di Giuliano è “pittore di Montelupo, abita a Pisa” e si parla di una sua
bottega in quella città.
1498 In un atto notarile è definito maestro e pittore, ora abita a
Firenze e, dovendosi assentare, nomina due procuratori.
1513 Con atto notarile rogato da ser Carlo di Benedetto Becossi
nomina un procuratore per esigere dalle monache del monastero fiorentino
di San Pier Maggiore un pagamento in natura (vino, grano, etc.).
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Romolo di N.N. 1504 Consegna agli Antinori alla “nave di
Camaione” in data 6 maggio una serie di ceramiche “per 9 catini di più
sorte soldi 8.-; più stoviglie soldi 16.-”.
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Antonio di Paolo
d’Antonio 1508 Antonio di Paolo d’Antonio orciolaio è
testimone ad un atto notarile rogato in Montelupo il 9 settembre.
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Battista di
Piero di Leonardo 1508 Battista di Piero di Leonardo orciolaio
di Montelupo è testimone ad un atto notarile di emancipazione rogato in
data 15 agosto in Firenze da ser Lorenzo di Bardo Gherardini.
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Giuliano di Lorenzo
1510-12 È tra i 34 vasai che partecipano alla riforma dell’Arte degli
Orciolai di Montelupo.
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Domenico di Meo (Tani?) detto Beccuccio 1523
Compera vino dagli Antinori in data 28 aprile.
1528 È nominato in un atto di locazione rogato da ser Carlo Becossi
in data 11 novembre quale affittuario di una bottega ad uso d’orciolaio
posta in Montelupo, già appartenente a ser Filippo di ser Francesco
Lotti, notaio e cancelliere degli Otto.
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Girolamo di Giovanni Mengari da Faenza, detto il Faenza e
Farassino 1523 Girolamo di Giovanni “de Faventia
vasellario” compare quale teste nel testamento di Giovanni di Leonardo
di Papino, orciolaio, redatto in data 28 dicembre 1523.
1529 “Girolamo da Faenza” acquista legname presso gli Antinori in
data 15 marzo 1528 [’29].
1532 Michele Casini di Samminiatello agisce nel tribunale di
Montelupo contro Girolamo di Giovanni da Faenza per l’importo della
gabella da lui pagata a Pisa; l’attore specifica che l’ha pagata in
moneta d’argento e non in quattrini “neri”:
“Ad petitionem et instantiam Michelis Casini de Sanminiatello qui
[petit sibi dari et solvi] pro gabellis solutis pro eo Pisis:
Hieronimum Johannis de Faenza habitantem Montis Lupi pro libris 1
solidis 5 di bianchi. Die 3 Augusti [1532] comparuit et dixit non
teneri, set teneatur navicellarius qui portat laborerium…”.
Ascm, Podestarile 359, c. 5r.
- Girolamo “del fu Giovanni”, abitante a Montelupo, elegge, mediante
atto notarile rogato in Montelupo da ser Girolamo Pagnini il 15
settembre 1532, in qualità di suo procuratore “per far tregua,
specialmente, e pace con ser Michele della Pieve di Santo Stefano”,
Michele di Domenico Masotti da Samminiatello.
- Con atto notarile rogato da ser Girolamo Pagnini in Montelupo il 4
novembre del 1532 il prete Bruno Arrighi di Firenze vende per sé e per i
suoi nipoti a Girolamo, orciolaio da Faenza, un pezzo di terra vignata
di 4 staiora posto in Samminiatello nel luogo detto Schifanoia
per il prezzo di 22 scudi d’oro di sole (di lire 7 per scudo).
- Girolamo di Giovanni è citato per un debito di gabella nel
Civile del Podestà di Montelupo.
- Girolamo di Giovanni è citato presso il tribunale di Montelupo da
Giovanni d’Antonio di Berto [suo compaesano?] per un debito di lire
3.14.-.
1536 Portata di Decima di Girolamo di Giovanni, nella quale si dice
che egli “viene di nuovo in questo popolo” e si dichiara possessore di
un pezzo di terra vignata di staia 4 posta nel luogo detto Schifanoia,
che egli acquistò da Margherita di ser Carlo Becossi per fiorini 15 da
lire 4.2.- per fiorino, come per atto rogato da un non specificato
notaio. Si toglie dalla posta di Domenico di Puccio d’Antonio, e gli si
attribuisce una tassa fondiaria di soldi 2.8.
1538 Girolamo da Faenza agisce nel tribunale di Montelupo contro
Betto dal Colle [di Limite] per terra vendutagli, ma non idonea al
lavoro:
“Hieronimus de Faenza [agit] contra:
Bettum… [sic] dal Colle pro terra solite eis habite, qua non
est bona ad usum laborum, salmas centum terrarum lire… [sic].
4 Ottobris [1538] citatus domo… 6 Ottobris comparuit et dixit volle
concordasse… 17 Novembris cassata vigore accordi”.
Ascm, Podestarile 363, c. 6r.
1540 Viene richiesto presso il tribunale podestarile di Montelupo a
seguito di un prestito.
- È presente ad una vertenza riguardante l’acquisto di un pillotto
per macinare i colori tra Lorenzo del fu Battista di Matteo da
Samminiatello e Niccolò di Gagliardo Becossi, definita dal Podestà di
Montelupo in data 7 giugno [vedi il documento a Becossi].
1541 Girolamo alias Faenzino è nominato senza qualifica nel
Civile del Podestà di Montelupo per un debito di lire 1.8.-
derivante dall’acquisto di argilla.
1542 Girolamo di Giovanni agisce nel tribunale di Montelupo contro
Vincenzo detto Vescicone di Montelupo per un debito:
“Hieronimus Johannis alias el Faenza de Montelupo agit contra:
Vincentium alias Vescicone de Montelupo, a quo petit pro parte
maioris [summae] lire 7.-.-.
Die 12 Februarii 1541 [’42]”.
Ascm, Podestarile 370, c. 16v.
- Bastiano di Marco barbiere richiede il sequestro dei beni
appartenenti a Niccolò di Francesco Berti di San Martino al Poggio
esistenti presso Girolamo da Faenza:
“ Die 14 Augusti 1542. Ad petitionem et instantiam Bastiani Marci
barbitonsor… personaliter invenisse Hieronimum Johannis alias il
Faenza habitatorem in castro Montis Lupi… et stagisse et
sequestrasse omniam quantitatem denariorum quam habetur apud se … [come
beni appartenenti a] Nicholaio Francisci Berti de Sancto Martino al
Poggio, pro summa librarum 7 f[lorenorum] p[arvorum]…”.
Ascm, Podestarile 369, c. 18r.
- Bartolomeo di Santi calzolaio lo cita nel tribunale di Montelupo
per un debito dovuto a fornitura di scarpe:
“Bartolomeus Sanctis aluctarius civiliter agit contra:
Hieronimum de Faenza alias Parassino [sic] habitantem
in Montelupo, a quo [petit] pro aluctis pro parte lire 2.10.-. 31
Augusti [1542].
Ascm, Podestarile 369, c. 22v.
1543 Cosimo di Domenico pistoiese abitante a Citerna di Montelupo
agisce nel tribunale locale contro Girolamo per la restitituzione di un
prestito:
“Cosimus Dominici pistoriensis de Citerna agit civiliter contra:
Ieronimum… [sic] alias Farasino de Faenza, habitantem
in Montelupo a quo petit sibi dari et solvi l[ibras] 2 s[olidos] 14 d[enarios]
4 pro tot mutuatis lire 2.14.4. Die 6 Februarii [1543]”.
Ascm, Podestarile 370, c. 17r.
1544 Antonio di Martino Pelamatti di Samminiatello, ora abitante a
Montelupo, a nome di Francesca, ora sua moglie, ma un tempo [?] moglie
di Girolamo Mengari da Faenza, deposita in data 10 marzo presso il
Podestà di Montelupo lire 1.5.- quale corrispettivo di un obbligo che
Luca di Piero Sarto [Sartori] non ha mai voluto riscuotere; e ciò per
salvaguardare i diritti della detta Francesca [vedi documento a
Sartori].
1558 Girolamo detto il Faentino agisce nel tribunale di
Montelupo contro i fratelli Battista e Bernardo Bandini e contro Pietro
di [Se] Bastiano [Masotti] detto il Bologna di Samminiatello.
- È iscritto nel Civile di Montelupo per un debito di Decima
pari a lire 2.10.-.
1559 Nell’ottobre di questo anno Girolamo di Giovanni “de’ Mengari da
Faenza” è iscritto al Civile di Montelupo per il pagamento di
lire 3.14.8 alla Gabella dei Contratti.
1570 Nella posta di Decima intestata a Bernardo di Luca di Piero
[Sarto] di Lorenzo [Sartori] si dice che Girolamo di Giovanni ha
comperato nel 1560 una fornace da stoviglie con bottega da Francesca,
vedova [?] di Bernardo (arroto n. 28).
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TOMMASO
di Tommaso Raguse da Faenza 1523 È presente come testimone al
testamento di Giovanni di Leonardo Papini rogato in Montelupo il 28
dicembre. Nell’atto è definito “di Faenza orciolaio”
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Francesco di Giovanni Cristo
1526 È testimone al testamento di Giovanni d’Antonio di Bartolo Salvini,
rogato in Montelupo da ser Carlo Becossi in data 29 agosto, assieme ad
altri orciolai.
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Lorenzo di Giovanni di Domenico Pucci 1526 Lorenzo di Giovanni
è presente come testimone al testamento di Giovanni d’Antonio di Bartolo
Salvini, rogato in Montelupo il 29 agosto da ser Carlo Becossi.
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Antonio di Nardo di Piero di Giovanni 1528 Con atto rogato da
ser Carlo Becossi dell’11 novembre, assieme a Giovanni di Lorenzo di
Tofano, prende a pigione da ser Filippo di ser Francesco Lotti, notaio e
cancelliere degli Otto, una bottega a uso d’orciolaio ed una casetta
dietro la suddetta bottega per il canone annuo di lire 38. Egli proviene
dal popolo di Santa Margherita di Cancelli.
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GIOVANNI di
Lorenzo Tofani 1528 Con atto notarile rogato in data 11
novembre da ser Carlo Becossi da Montelupo affitta, assieme ad Antonio
di Naldo di Piero, già orciolaio a Cancelli, una bottega ad uso di
orciolaio posta in Montelupo da ser Filippo di ser Francesco Lotti,
notaio e Cancelliere degli Otto, per lire 38 di piccioli all’anno.
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Jacopo di
Sandro da Samminiatello 1532 Francesco di Piero del Bica
agisce contro Jacopo di Sandro da Samminiatello nel tribunale di
Montelupo per un debito dovuto a fornitura di terra da stoviglie:
“Franciscus Petri del Bicha agit contra:
Jacobum Sandri de Sanminitello a quo [petit dari et solvi] pro terra
stovigliarum lire 7.-.-.
Die 21 Septembris [1532] comparuit personaliter… et dixit volere
calculare…”.
Ascm, Podestarile 359, c. 19v.
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Santi
di Tommaso d’Antonio di Giusto 1532 Con atto notarile rogato
da ser Sigismondo Bellotti del 9 settembre Santi del fu Tommaso di
Antonio di Giusto “orc[i]olarius de Montelupo” dichiara di aver ricevuto
50 fiorini quale dote di sua moglie Maria, figlia del fu Domenico di
Marco da San Quirico.
1536 Sua portata di Decima, nella quale dichiara di abitare a
Montelupo e di fare orciuoli “viene di nuovo in detto popolo chon la
sottoscritta: un pezzo di terra lavoratia di staia 3 1/2 in circha,
luogo detto al Rio del Ponte…”.
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Jacopo di Piero di
Guido 1536 Proviene da Castelfiorentino, “habita a Montelupo e
sta per garzone” di stovigliaio [il documento non è citato correttamente
in Cora-Fanfani].
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Bartolomeo di
Marco di Domenico detto Marzano 1537 Bartolomeo
di Marco da San Quirico detto Marzano è iscritto nel Civile
del Podestà di Montelupo per il pagamento di una tassa, di lire 1.8.-,
forse dovuta all’Arte dei Fabbricanti.
1580 È nominato nel Civile di Montelupo in data 21 febbraio
1579 [’80] come “stovigliaio” e mallevadore di Andrea di Stefano Lippi.
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Battista
di Giuliano detto il Lisca 1539 Battista di
Giuliano “da Bachereto” è citato senza qualifica professionale al
Civile del Podestà di Montelupo.
1542-43 Battista detto il Lisca di Montelupo è richiesto
presso il tribunale montelupino per un debito di lire 1.17.-.
1544-45 Battista di Giuliano agisce nel tribunale di Montelupo contro
Salvatore di Giovan Piero per un credito di lire 21.
1546 Riceve un’intimazione attraverso il tribunale di Montelupo per
accordarsi entro 15 giorni con Serafino di Luca [Sartori].
- Battista di Benedetto detto Vantaggino richiede attraverso
il tribunale di Montelupo a Battista di Giuliano detto il Lisca
lire 1.2.- per opere “bactendo terra” eseguite nella sua bottega.
- Battista detto il Lisca è richiesto nel tribunale di
Montelupo per un debito di lire 3.3.- per “macinatura di colori”.
- È richiesto ancora del pagamento di lire 1.14.- per fornitura di
terra.
- Richiesto ancora del pagamento di lire 1.10.-; il notaio scrive
accanto: “povero”.
- In data 8 ottobre Marco di Pippo da San Michele a Morzano richiede
il sequestro cautelativo di ogni quantità di vasellame esistente nella
fornace di Battista di Giuliano, che è suo debitore per lire 6. Il
predetto Marco nomina Domenico pannaiolo quale custode del pegno.
1552 Il Tribunale della Mercanzia scrive in data 8 ottobre al Podestà
di Montelupo affinché si provveda a stimare i beni gravati, già
appartenenti a Battista di Giuliano ed adesso custoditi da Antonio di
Giovanni di Bartolo stovigliaio, su istanza di Niccolò di Biagio di
Giuseppe.
1553 Masino di Piero da Empoli, adesso abitante a Montelupo, agisce
nel tribunale locale contro Battista di Giuliano detto il Lisca
per un debito di lire 2 dovuto al pagamento di solo una parte del
vasellame fornitogli.
1563-64 Gli eredi di Battista detto il Lisca sono richiesti
nel tribunale di Montelupo da Jacopo di Leonardo Ciani per il pagamento
di lire 7.
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Tommaso di Domenico
1539 Tommaso di Domenico orciolaio è iscritto al Civile di
Montelupo per un debito di lire 2.
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Tommaso di Piero
Paladini 1539 Con atto notarile rogato da ser Gasparo
Beverelli del 5 gennaio 1538 [’39] “Masino” di Piero Paladini, orciolaio
di Empoli, affitta, assieme a Biagio di Bartolomeo bastaio, anch’esso da
Empoli, da Michele del fu Antonio Ghetti da Montelupo una casa con
bottega, sue appartenenze ed orto, che è posta in Montelupo sulla
piazza del Castello; la locazione è prevista per tre anni al prezzo
di lire 27 annue.
1543 Tommaso (Maso) di Piero Paladini orciolaio è richiesto in
data 7 gennaio nel tribunale di Montelupo da Abramo di Simone ebreo di
Empoli per un debito di lire 3.17.-.
Ascm, Podestarile 370, c. 3r.
1545-46 Contro Tommaso (Masino) di Piero da Empoli, Salvatore
di Giovampiero di Niccolò chiede il sequestro cautelativo da parte del
Podestà di Montelupo di ogni quantità di vasellami, sia crudi che cotti,
ed altri beni appartenenti a detto Masino e a Domenico di
Giovanni, in quanto soci, per un importo di lire 70. Custode del
sequestro è designato Lorenzo di Donato Mazuoli.
1546 In data 28 agosto gli viene notificata dal messo della
podesteria un’intimazione a concordare [un pagamento] con Orlando di
Filippo d’Orlando.
- Orlando di Filippo d’Orlando da Montelupo agisce nel tribunale
podestarile di Montelupo contro Masino di Piero da Empoli, abitante a
Montelupo “a quo petit pro suis picturis vasellaminis lire 2.15.-”.
1546-47 Maso di Piero Paladini orciolaio da Empoli è citato per
debiti presso il tribunale podestarile di Montelupo da Andrea ed Antonio
Zuccherini da Empoli.
1552 Bino di Jacopo di Bino richiede presso il tribunale di Montelupo
un pagamento di lire 1.13.- a Masino di Piero detto Burroni (?)
“pro laborerio ei facto”.
1554-55 È richiesto presso il tribunale di Montelupo del pagamento di
soldi 14 per macinatura di colori.
- Compare nel Civile del Podestà di Montelupo con la qualifica
di “orciolaio” ed è oggetto di una richiesta di pagamento di lire
1.19.-.
- Agisce presso il tribunale podestarile di Montelupo per contro di
Francesco di Piero orciolaio.
1556-57 Francesco di Bastiano di Stefano Fani, bottegaio di Empoli,
chiede contro “Masino da Emporio” che abita a Montelupo il sequestro di
ogni quantità di vasellami esistenti nella fornace degli eredi di
Bandino di Luca [Bandini], situata presso la porta al Pelacane,
per un debito di lire 60.
1557 È iscritto per un debito nei registri dell’archivio Antinori
come Masino da Empoli. “De’ dare lire due soldi XII denari III
piccoli per barili 2 di vino rosso, per noi li vendé Nanni Pagni
d’accordo”.
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Biagio di Lorenzo
1540 È citato come vasellaio nel Civile di Montelupo
1541 È citato genericamente nel Civile di Montelupo.
1551-52 È iscritto nel Civile di Montelupo per un debito di
Decima di lire 2.
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Francesco di Jacopo di Antonio di Francesco 1540 È presente ad
un atto rogato da ser Jacopo Nardi in data 5 agosto. È detto “da
Modena”, ed allora dimorante nel castello di Montelupo.
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Francesco di
Sano di Lorenzo 1540 Con atto notarile rogato da ser Jacopo
Nardi nomina suo procuratore il fratello Lorenzo “purgatore” a Firenze -
che tuttavia è assente - per vendere un pezzo di terra a Niccolò
Buonamici.
1542-43 Agisce nel tribunale podestarile di Montelupo contro Domenico
detto Chino per un debito di lire 2.10.- dovuto a lavoro di
vasaio.
1542 Agisce nel tribunale di Montelupo in proprio e per conto dei
fratelli Lorenzo e Pellegrino in ragione di un credito di lire 21.
1546-57 È richiesto nel tribunale di Montelupo del pagamento di lire
3.5.- per acquisto di legname.
1551-52 È richiesto nel tribunale di Montelupo del pagamento di lire
17. A fianco il notaio scrive: “nulla”.
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Marco di Domenico di Giuliano
1540 Marco di Domenico di Giuliano, lavorante di Papino di Bebbe, agisce
nel tribunale di Montelupo contro Giovanni di Donato detto lo Zoppo
per il resto del pagamento di spese di gabella da lui anticipate:
“Marchus Dominici Iuliani de Monte Lupo, famulus Papini Bebbi de
dicto loco, agit civiliter contra:
Nannem Donati alias il Zoppo de Montelupo, a quo [petit sibi
dari et solvi] pro residuo gabella stovigliarum pro eo solute
portinariis sive gabellariis Portae ad Sanctum Frianum lire -.14.-.
Die 30 Iulii [1540] comparuit… [et] negavit…”.
Ascm, Podestarile 365, c. 40r.
1541 Marco di Domenico, garzone di Papino di Bebbe, agisce nel
tribunale di Montelupo contro Marco di Saluccio detto Pillachera
per l’importo di una gabella da lui anticipata:
“Marchus Dominici garzone di Papino agit contra: Marchum
Salucis alias Pillachera, a quo [petit sibi dari et solvi] pro eo
soluto Pistorie pro gabella stovigle [sic] soldi 10.8. 12 Martii
[1541]”.
Ascm, Podestarile 366, c. 45r.
1548 Consegna in data 21 gennaio 1547 [’48] all’Ospedale del Ceppo di
Pistoia 87 tra boccali e mezzette, per un importo di lire 8.10.- che gli
sono pagate in contanti.
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Sebastiano
di Lorenzo di Niccolò 1540 Bastiano di Lorenzo di Nico agisce
nel tribunale di Montelupo contro Giovanni detto Zucchetta
Accatti per opere di bottega:
“Bastianus olim Laurentii Nici vasellarius agit civiliter contra:
Iohannem nuncupatum il Zucchetta, vasellarium de Monte Lupo, a
quo [petit sibi dari et solvi] pro laboratura orciolorum lire 4.-.- pro
parte.
Die 4 Iulii [1540]”.
Ascm, Podestarile 365, c. 39r.
- Bastiano di Lorenzo di Nico agisce nel tribunale di Montelupo
contro Meo del Bianco Bianchi per opere di pittura: “Bastianus Laurentii
Nici de Monte Lupo vasellarius agit civiliter contra, nomine suo et
Michaleis eius fratris:
Meum del Biancho de dicto loco, a quo [petit sibi dari et solvi] pro
pictura vasellaminum lire 1.- pro parte. Die primo Novembris [1540]”.
Ascm, Podestarile 365, c. 150r.
1546 Riceve attraverso il tribunale di Montelupo un’intimazione in
data 7 maggio da parte di Bartolomeo di Santi Verdiani; dovrà accordarsi
con lui entro 15 giorni.
- È iscritto al Civile per un debito con un ufficio pubblico
di lire 1.10.-.
1547 Maria, vedova di Giuliano di Bartolomeo, pone in data 23 maggio
nel tribunale di Montelupo un’istanza di sgombero di una sua casa posta
in Samminiatello occupata da Bastiano di Lorenzo e dai suoi fratelli.
1556 “Bastiano di Lazzaro [sic] di Nico” compare nel Civile
di Montelupo per un debito di lire 1.18.
1561 Promuove un’azione nel tribunale di Montelupo contro Giovanni
d’Antonio di Berto detto Nannone.
1563-64 Sebastiano di Lorenzo “di Nicolaio” è richiesto nel tribunale
di Montelupo per un debito di lire 1.10.
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Bastiano di
Jacopo di Sandro 1541 È nominato senza qualifica professionale
nel Civile di Montelupo.
- È citato davanti al tribunale di Montelupo per un debito di lire
1.15.-.
- Compare tra i tassati di Decima di Samminiatello iscritti nel
Civile di Montelupo.
1543 È nell’elenco dei soldati della Banda di Montelupo copiato al
Civile del Podestà di detto luogo.
1556 È nominato senza qualifica professionale al Civile di
Montelupo in occasione di un suo debito di lire 1.15.- per macinatura di
colori.
1557 È richiesto davanti al tribunale di Montelupo da Antonio
Antinori per un debito di lire 15.
1565-66 Compare in un conto dell’archivio Antinori: “de’ dare …per
some 70 di stipa a soldi 7 la soma lire 24”. Le partite in avere
riguardano anche l’anno successivo.
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FRANCESCO di Benedetto
del Borra 1541 Francesco di Benedetto, detto del
Borra è iscritto per un debito al Civile del Podestà di
Montelupo.
1542-43 Francesco di Benedetto è iscritto al Civile del
Podestà di Montelupo per un pagamento “pro militia” di L. 1.2.-.
1543 Francesco di Benedetto compare come testimone in una causa
contro Domenico di Biagio Becossi, accusato di non essersi presentato al
servizio militare. È anch’egli soldato.
1546 Il nome di Francesco di Benedetto compare tra le appuntature per
i soldati non presentatisi alla rivista. Deve perciò L. 9.-.-.
1556-57 Francesco di Benedetto detto Borra compare nel
Civile del Podestà di Montelupo come soldato.
- Francesco di Benedetto compare tra i nominativi dei soldati di
Montelupo che ricevono uno scudo d’oro di gratifica per essere stati
impiegati in guerra.
1559-60 Francesco di Benedetto compare al Civile del Podestà
di Montelupo.
1560 Portata di Decima di Francesco di Benedetto a seguito della
divisione dei beni familiari per successione. Gli viene iscritto un
pezzo di terra vignata di 3 staia circa posto in località Piano di
Pesa, ed a lui pervenuto per eredità della madre Bartolommea, figlia
di Maddalena di Lorenzo di Piero.
1560-61 Francesco di Benedetto deve scudi 2 alla Gabella dei
Contratti per la transazione di una casa effettuata con Antonio di
Giunta, e per questo compare al Civile del Podestà di Montelupo.
1561 Francesco di Benedetto deve ancora 3 scudi alla Gabella dei
Contratti, e per questo è ricercato presso il Podestà di Montelupo. Da
una nota a margine si apprende che “sta a Ferrara”.
1564 Francesco di Benedetto riceve in dote dalla moglie Alessandra
una casa con fornace da stovigliaio:
“Francesco di Benedetto del Borra.
Una casa per uso con fornace sotto da stovigliaio posta in Monte
Lupo, confina a primo via, secondo Giovanni di Matteo, terzo mura
castellane, infra, con Decima soldi -.2.-.
Pervenutagli per dote della Maria Lessandra sua donna più fa. Per
arroto 1564 n. 232”.
Questo arroto è ancora riportato nella consegna della Decima del
1776.
Asf, Decima Granducale 5787, c. 356 v.
1570 Francesco di Benedetto “vasellarius”, con atto notarile rogato
da ser Angiolo Argenti, vende a Giovacchino di Guido di Bartolomeo
“stovigliaio”, ora abitante a Firenze nel popolo di San Tommaso, due
staiora di terra lavorativa a Montelupo con patto resolutivo di tre anni
e per un importo di fiorini 14 d’oro.
- A Francesco di Benedetto è iscritta la portata di Decima
comprendente i seguenti beni: un pezzo di terra lavorativa e vignata di
staia 3 circa; una casa per uso con fornace sotto di stovigliaio posta
in Montelupo, pervenutagli per dote della moglie Lessandra, ed a lui
iscritta per arroto nel 1564.
1581 Nel Civile del Podestà di Montelupo compaiono gli eredi
di Francesco di Benedetto.
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Giovanni
di Matteo di Giovanni detto il Cassetta 1542
Compare in data 5 maggio come testimone in una causa agitata nel
tribunale di Montelupo tra Francesco di Battista di Lazzero e Leonardo
di Jacopo Ciaini.
- A Giovanni di Matteo è intestato un arroto di Decima per “beni
acquistati di nuovo”; tra questi è descritta una casa posta in Montelupo.
1556 Lorenzo di Battista, che evidentemente esercita la professione
del fornaciaio, richiede nel tribunale di Montelupo il pagamento di lire
1 a “Nane di Matteo alias il Casetta di Montelupo” per il
pagamento di un’opera di fornaciaio (“pro uno foco eius fornacis”).
1558 Agisce nel tribunale di Montelupo contro Carlo di Lorenzo di
Bino [Bini] per un credito di lire 2.4.
1563 Giovanni di Matteo detto il Cassetta è richiesto nel
tribunale Montelupo per un debito di lire 9 dovuto all’acquisto di legna
e fascine.
1563-64 Giovanni di Matteo detto il Cassetta, orciolaio,
compare come testimone in una causa agitata nel tribunale di Montelupo
tra Lorenzo, padre di Donato mugnaio, ed altri. Nella testimonianza resa
egli afferma di aver venduto due dozzine di vasellami a detto Lorenzo.
1581 È citato nel Civile di Montelupo come Giovanni di Matteo
vasellaio.
È richiesto da Battista di Stefano per un debito di lire 1.6.8,
dovuto a “vaselli” forniti.
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Stefano di Luca
di Stefano 1542 Stefano di Luca di Stefano è nominato senza
qualifica professionale nel Civile del Podestà di Montelupo.
1570 È citato come stovigliaio nel Civile di Montelupo.
1579-80 È richiesto dalla Dogana di Pisa attraverso il tribunale di
Montelupo del pagamento di lire 5.
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Francesco d’Antonio di Guido
1542-43 Compare tra i debitori di Decima (per lire 7) iscritti al
Civile di Montelupo.
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Francesco d’Antonio detto Ceccatello 1543
Francesco detto Ceccatello, orciolaio di Montelupo, è richiesto
nel tribunale locale da Lucia [levatrice] del pagamento di lire 1.15.-
per avere la medesima assistito il parto della di lui moglie.
1546 Francesco detto Ceccatello da Pontorme, abita a Montelupo,
è richiesto nel tribunale locale del pagamento di lire 3.17.-.
1554-54 Francesco detto Ceccatello è nominato nel Civile
di Montelupo per un debito di lire 1.
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Orlando di
Filippo d’Orlando
1543 Bartolomeo di Giovanni di Bianco [del Migliore] agisce nel
tribunale di Montelupo contro Orlando di Filippo, al quale richiede lire
2 sulla somma anticipatagli per pitture.
- Orlando di Filippo agisce nel tribunale locale contro Masino di
Piero da Empoli, ora abitante a Montelupo, al quale richiede per le sue
pitture di vasi lire 2.15.-.
1550 Richiede nel tribunale di Montelupo il pagamento di lire 1.10.-
per un baule di legno [da lui dipinto?].
- È richiesto nel tribunale di Montelupo da “Michelone di Berto
[Berti]” per un debito di lire 6.
- È richiesto nel medesimo tribunale da Andrea di Francesco di
Bartolomeo [di Vestro Vestri] per accomodare una ragione tra di loro
pendente per lire 21.
- È ancora richiesto per il debito di lire -.7.6, dovuto all’acquisto
di mezza forma di cacio.
1554-55 È richiesto del pagamento di lire 1.10.- da Francesco di
Tofano [Tofani], Camarlingo di Samminiatello.
1560-61 È richiesto del pagamento di lire 6 per panno e denari presi
in prestito. Il messo fa scrivere al notaio: “miserabile, non si può
gravare”.
- Compare tra i debitori nei registri di Piero e Valerio Bartoloni,
copiati per il loro fallimento dal Podestà di Montelupo.
1561 È richiesto del pagamento di lire 2, dovuto a pigione arretrata
di casa, da Antonmaria di Giuliano [di Bartolomeo d’Antonio].
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N.N. detto Fantino
1544 Consegna nel maggio di quest’anno 43 boccali, che corrispondono a
47 mezzette di misura, all’Ospedale degli Innocenti di Firenze, e viene
accreditato perciò di lire 6.14.4.
1553 Agisce nel tribunale di Montelupo contro Girolamo [di Lattanzio
Tenducci] detto Forassino da Faenza.
- Agisce nel medesimo tribunale contro Martino di Tofano per un
credito di lire 4 dovuto a “cose di bottega”.
- Idem contro Domenico di Niccolò di Papi da Putignano, sempre
per “cose di bottega”, per l’ammontare di lire 4.10.-; il Papi è però
“alla guerra” [di Siena].
- Idem contro Francesco di Antonio di Tofano da Samminiatello,
ancora per “cose di bottega”, per l’ammontare di lire 7.-.-.
1556 Fantino, definito “bottegaio”, è richiesto presso la
Mercanzia per un debito di lire 12, e di ciò il tribunale fiorentino
informa per lettera il Podestà di Montelupo.
- È iscritto al Civile di Montelupo, assieme al fratello
Domenico, per tasse di Decima non pagate pari a lire 10.
1561 In un processo tenuto dal Podestà di Montelupo testimonia
dichiarando di avere 58 anni; il processo riguarda la manutenzione della
strada che va dall’Ambrogiana a San Quirico. Fantino afferma che
il popolo di San Giovanni di Montelupo è obbligato ad aggiustarla
(“acconciarla”) “sino a pie’ delli sassi della Madonna dell’Erta, e che
più in là detto popolo non ha mai concorso, e che la strada è là nel
popolo di San Quirico”.
- Figura con altri come mallevadore di Valerio Bartoloni, incarcerato
per debiti.
1563 Agisce nel tribunale di Montelupo contro Giovanni di Bianco
[Bianchi Del Migliore] per un credito di lire 7.
1563-64 È convocato a Firenze presso gli Ufficiali d’Abbondanza.
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Piero di
Giovanni detto Malanca 1544 Piero di Giovanni
detto Malanca è richiesto nel tribunale di Montelupo per il
pagamento di lire 2.8.- dovuto a fornitura di legna per la fornace.
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Francesco di Michele
1545-46 Compare nel Civile di Montelupo per un debito, dovuto
alla Gabella dei Contratti, pari a lire 17. A fianco è scritto “non si
trova”; è detto “vasaio”.
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Lorenzo d’Andrea
d’Angelo detto Cionnera 1546-47 Lorenzo detto
Cionnera da Empoli, ora abitante a Montelupo, è citato nel Civile
del Podestà di Montelupo.
- Lorenzo detto Cionnera, orciolaio di Empoli ora abitante a
Montelupo, è iscritto al Civile del Podestà di Montelupo per un
debito di lire 3.6.- dovuto a grano.
- Idem, definito “figulum”, è richiesto nel tribunale locale
per un debito di lire 1.14.-.
1545 Con atto notarile rogato da ser Michelangelo Tramonti in data 28
aprile, Lorenzo d’Andrea di maestro Angelo di Empoli “figulus habitator
Montelupi” nomina un procuratore per affittare una sua casa posta nel
castello di Empoli e per riscuoterne la pigione.
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Marcantonio di Luca
1551-52 Sandra, vedova di Simone di Gagliardo [di Biagio Becossi],
chiede nel tribunale di Montelupo il sequestro cautelativo di tutti i
vasellami e degli altri beni appartenenti a Marcantonio senese, ora
abitante a Montelupo, posti nella fornace di Michelone di Papino [Lippi].
- È richiesto nel tribunale montelupino per un debito di lire 7.6.-
dovuto ad acquisto di piombo ed altra merce.
1552 Tofano di Domenico [Tofani] chiede in data 16 agosto nel
tribunale di Montelupo il sequestro di una cotta di stoviglie e di altri
beni appartenenti a Marcantonio di Luca da Siena nella fornace di
Michele di Bebbi [di Papino Lippi].
- Antonio degli Antinori chiede nel tribunale di Montelupo il
sequestro di una “fornaciatam” di stoviglie e di altri beni appartenenti
a Marcantonio senese, i quali si trovano presso Andrea di Francesco
Vestri.
- È richiesto nel tribunale di Montelupo del pagamento di lire 2 per
macinatura di colori.
1553 È richiesto nel tribunale montelupino da Bartolomeo di Jacopo di
Domenico bottegaio per saldare un suo credito.
- Cosimo di Domenico Neri da Sammontana chiede il sequestro dei vasi
che gli appartengono esistenti presso la fornace di Astorre di Marco [di
Nigi Calabranci], ove egli cuoce il suo lavoro; ad Astorre viene
demandata la custodia dei beni sequestrati.
1554-55 È citato nel Civile di Montelupo per un debito di lire
1.
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Donato di Lorenzo
1552 Donato “di Gabriello” orciolaio di Montelupo è richiesto nel
tribunale locale da uno Zuccherini empolese per un debito di lire
-.16.-. In una nota il notaio scrive il commento del messo: “non lo
cognosco”. Si cambia perciò l’intestazione in “Donato di Lorenzo
orciolaio”, il quale successivamente compare nel tribunale e nega di
avere un simile debito nei confronti dello Zuccherini.
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Baldassarre di
Michele di Baldassarre da Vinci 1556-57 [Balda]Sarri di
Michele da Vinci è iscritto nel Civile di Montelupo per un debito
di lire 1.2.- dovuto a dazio non pagato.
1559-60 È nominato senza qualifica nel Civile di Montelupo.
1560 A Baldassarre di Michele è intestato un arroto di Decima per
beni nuovamente acquistati, tra i quali compare la metà d’una casa
d’abitazione e di una bottega da vasaio divisa con Antonio di Giovanni
[di Donato Casini] suo cognato, e pervenutagli per eredità di sua moglie
Caterina, figlia del fu Donato di Giovanni. “E’ s’anno da levare dalla
posta di Francesco di Giovanni di Donato [Casini], zio della sua donna…
Salda 7.XI. 1560…”.
- A Baldassarre di Michele da Vinci è intestato un ulteriore arroto
di Decima, nel quale si descrive una parte di casa con bottega sotto ad
uso di vasellaio “pervenutali per dote della sua donna, figliola di
Mariotto di Sandro [di Vestro Vestri] per fiorini 30 d’oro di moneta,
roghato ser Giovanni d’Andrea Cantini (?) sotto dì… [sic], soldi
1.8 denari. E’ s’à levare dalla posta di Mariotto di Sandro di Vestro…
con detta Decima; salda adì 7.XI.1560…”.
1560-61 Compare tra le appuntature del Podestà per un debito di lire
1.10.-.
1561 [Balda]Sarri di Michele da Vinci è iscritto nel Civile di
Montelupo tra le notificazioni dei soldati.
1563 Nel Civile di Montelupo (Gabella dei Contratti?) è
iscritto il suo nome a seguito dell’acquisto di un orto, che egli
effettua da Antonio di Giovanni.
1570 Vengono ripetuti, come poste di Decima, gli arroti del 1560
intestati a Baldassarre di Michele.
1581 Compare nel Civile del Podestà di Montelupo tra i
contribuenti della Decima; dalle poste a lui iscritte si ricava che ha
affittato una stanza ed un fornacino a Giovanni di Giuliano Bernazzini,
nonché una casa posta alla Castellina.
1582 Depone come testimone in data 4 maggio nella bottega di Biagio
di Francesco Marmi - che ne aveva richiesto la testimonianza - circa
precedenti vendite di ceramica da esso effettuato allo stesso Biagio. In
particolare egli attesta che nel novembre del 1581 aveva venduto al
medesimo:
“278 dozzine di lavoro piano giusto
a lire 1.19.- la dozzina
48 dozzine fra gruppi di e venetiana
a lire 2.18.- la dozzina
12 dozzine di figurati a lire 4.-.- la dozzina
1000 fusaioli a soldi 12 il cento
il tutto venduto alla propria bottega.
Il dì medesimo si caricarono ad Arno sui barchetti di Domenico da
Capraia e sue compagni navicellai per Livorno, dove ha inteso dire si
caricarono per Roma ed andarono in naufragio” (queste ultime cose le ha
sapute da Biagio di Lorenzo Porcelli e da molti altri) nel dicembre e
gennaio 1581 [’82]. Dichiara di avere 40 anni e di possedere un capitale
di 150 scudi.
1621 Nella Decima granducale si ripete ancora la posta del 1570,
intestata a Baldassarre, ma si toglie dal medesimo per saldo delle
ragioni.
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Battista di Lorenzo
1555 Battista di Lorenzo, vasellaio di Montelupo, riceve in data 3
gennaio 1554 [’55] l’intimazione a lasciare libera una casa che tiene in
affitto da Ansuigi di Giovanni fornaciaio.
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Giovanni
di Domenico di Cristofano 1558 Con atto notarile rogato da ser
Giovanni Ficarelli del 31 marzo, Giovanni fu Domenico di Cristofano,
vasellaio di Samminiatello ora abitante a Montopoli, fa pace con Lorenzo
Pelamatti di Empoli per le offese e le ingiurie reciproche.
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Francesco di Piero 1555 Francesco
di Piero orciolaio di Montelupo agisce nel tribunale podestarile di
Montelupo contro Piero di Niccolò per tramite di Maso di Piero da
Empoli; egli vanta un credito di lire 7.10.- dal medesimo Piero.
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Giuliano di Nigi
1558 È citato come stovigliaio a Limite nel Civile di Montelupo.
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Battista di
Filippo Signorucci 1559-60 È citato al Civile di
Montelupo come “maestro” e detto “orciolaio da Borgo San Sepolcro”.
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Antonio di Stefano da
Calappiano 1560-61 Antonio di Stefano da Calappiano
stovigliaio è citato nel Civile di Montelupo per un debito di
lire 1.1.8.
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Lorenzo di Sano Pucci (da Samminiatello) 1560-61 Lorenzo di
Sano è iscritto nel Civile del Podestà di Montelupo per un debito
di lire 3.
1578 Lorenzo di Sano (qui detto “figulo”) è presente come testimone
alla vendita di una fornace posta nei pressi di Vinci, quale avviene per
atto notarile rogato in Montelupo da ser Antonio del Medico il 2
novembre; l’atto ha per protagonisti due abitanti di Empoli.
1597 Compare nel Civile del Podestà di Montelupo tra i
debitori della tassa di Decima.
1610 Gli è intestato un vecchio debito di gabella nel Civile
del Podestà di Montelupo.
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Lorenzo di Marco
Nelli 1561 Lorenzo di Marco Nelli stovigliaio è iscritto nel
Civile di Montelupo fra i debitori della Gabella dei Contratti in
ragione di lire 7, dovute per la dote della moglie Giovanna (“Nanna”).
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Matteo di Bastiano di Niccolò
1561 Matteo di Bastiano vasellaio compare tra le appuntature del
Civile di Montelupo per un pagamento arretrato di lire 20 alla
Gabella dei Contratti.
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Battista di Stefano
1563-64 Battista di Stefano agisce nel tribunale di Montelupo contro
Giovanni di Matteo detto il Cassetta per vaselli forniti pari ad
un importo di lire 1.6.8.
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Andrea di
Giovanni di Lorenzo 1564 Acquista per 20 fiorini d’oro (da
lire 7 l’uno), con atto notarile rogato da ser Giovanni Ficarelli, da
Leonardo del fu Antonio d’Angelo, detto Nardo Bracci di Empoli,
una casetta con tutte le sue pertinenze posta in Montelupo.
1565 Gli viene conseguentemente intestato un arroto di Decima nel
quale si descrivono i beni acquistati; nell’iscrizione fondiaria si
precisa che Nardo Bracci è marito della Silla di Giampiero. Salda
la tassa fondiaria in data 15 gennaio 1565 [’66].
1570 Si ripete il testo dell’arroto del 1565, precisando che si
tratta di “una casa con bottega sotto a uso di stovigliaio”.
1590 Andrea di Giovanni, in qualità di ex Camarlingo di
Montelupo, agisce nel tribunale locale contro Pierantonio di Maso di
Pierantonio [Masotti].
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Giulio di Giovanni di
Matteo Carboncini 1571-72 Giulio di Giovanni è eletto ad una
carica (Camarlingo o Priore) della Compagnia di San Lorenzo di Montelupo.
1583 A Giulio di Giovanni è intestato un arroto di Decima per beni
nuovamente acquistati; tra questi si descrive “una casa nella strada… [sic]
la quale apigionò fino addì 12.VII.1583 a Filippo di Orlando per lire 21
l’anno… Salda 31.VIII. 1583…”.
1585 Compare in data 2 luglio quale testimone nella causa agitata nel
tribunale di Montelupo tra Alessandro di Tommaso [di Giorgio] da Faenza
e Alessandro di Bartolomeo da Samminiatello. In quell’occasione afferma
che quando ha ricevuto la commessa da alcuni di fare vasi “per Roma e
altro luogo” ha sempre “usato a farlo di filo, e così è l’uso del
mestiere locale”, ma di non sapere se tra i due contendenti fosse stato
stabilito diversamente. Dichiara di avere 31 anni.
1590 È testimone all’atto di matrimonio tra Bastiano di Tommaso
Brizzelli e Maria di Marco d’Astore Calabranci rogato il 5 agosto.
1594 Deve lire 6 [Gabella dei Contratti?] in un’appuntatura del
Civile di Montelupo relativa alla dote di Domenica, figlia di Piero
di Pagolo.
1597 In data 11 giugno Francesco d’Andrea di Vestro Vestri richiede
al Podestà di Montelupo il sequestro cautelativo di ogni bene esistente
nella fornace di Giulio di Giovanni di Matteo Carboncini, in quanto
vanta nei confronti del sopradetto un credito di ben 200 lire. Francesco
chiede anche che il sequestro venga custodito da Simone di Jacopo Pini.
Giulio Carboncini si presenta presso il tribunale, protestando che a
norma degli statuti locali non può procedersi a sequestro se il
pignorando è possessore di beni per almeno 25 scudi; afferma inoltre che
i vasi che si trovano nella sua fornace non sono suoi, ma di Francesco
d’Antonio Cozzetti. Esibisce alcuni documenti che provano come egli
possieda una casa che ha affittato in data 25 agosto 1596 a Tommaso di
Antonio Cappiardi.
Il Podestà toglie il sequestro, e Giulio presenta come suo
mallevadore Francesco d’Antonio Cozzetti di Montelupo, che sottoscrive
l’atto di sua mano in data 13 giugno 1597.
Nella controversia era anche intervenuta la Mercanzia, che ne aveva
addirittura autorizzato l’arresto, poi evitato per l’intervento di
Balduccio Stiozzi.
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Domenico di Bartolomeo di Santi Verdiani 1577 Con atto
notarile rogato da ser Antonio del Medico del 9 dicembre, Niccolò del fu
Battista Bandini si riconosce debitore di Domenico di Bartolomeo per
lire 414.12.- “pro saldo et reliquo societatis urceolorum inter eos
contracte”, come da scrittura privata di Battista di Jacopo Chiarenti di
Montelupo, che fu eletto loro arbitro e formò detta scrittura in data 30
aprile del 1577. In mancanza di denaro liquido, Niccolò salda il debito
con la cessione dei 3/4 per indiviso di “unius apothece cum palco et
tecto cum duobus porticis et tecto ac fornacis” posta in Montelupo alla
porta al Pelacane.
1581 Compare nel Civile del Podestà di Montelupo fra i
debitori di Decima per una casa posta in Montelupo ed affittata a
Mariotto di Maso fabbro, che vi tiene osteria.
1582 A Domenico di Bartolomeo è intestato il seguente arroto di
Decima:
“3/4 d’una casa con bottega sotto a uso di stovigliaio con fornace,
con Decima tutta di soldi 6.8, per li quali toccha a questa posta soldi
4.6. Beni pervenutili il 9.XII.1577”.
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Michele di Ridolfo
1578 In un arroto di Decima risulta che Michele di Ridolfo affitta una
casa posta nel castello di Montelupo da Bastiano di Giusto Castellacci
detto Morgante da Pontormo per lire 18 all’anno ad iniziare dal
27 aprile 1578 per terminare nel 1581.
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Michele di Domenico 1580 Michele
di Domenico “figulo de Montelupo” è presente ad un atto notarile rogato
in Montelupo il 27 gennaio 1579 [’80] da ser Antonio del Medico.
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Battista di
Giuliano di Matteo 1581 È citato (come orciolaio) nel
Civile di Montelupo.
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FRANCESCO di
Stefano di Tofano
1581 Francesco compare nell’elenco degli stovigliai copiato nel
Civile del podestà di Montelupo perché i medesimi debbono pagare la
quota di lire 5.5.- all’Arte dei Medici e Speziali di Firenze come tassa
di matricola per l’esercizio della loro attività.
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Lorenzo di Matteo Volterrani
1582 È citato senza qualifica professionale al Civile di
Montelupo per un debito di pigione pari a lire 8.
- Lorenzo di Matteo agisce nel tribunale di Montelupo contro Valerio
di Mariotto Bartoloni per un credito di lire 4.14.- “per opere haver
dipinto”.
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Sano di Lorenzo
1583 Compare nell’atto notarile rogato il 16 agosto da ser Andrea
Sergrifi mediante il quale 16 vasai appartenenti alla Compagnia dello
Spirito Santo e dimoranti in Samminiatello eleggono un procuratore per
dirimere le differenze che hanno con gli altri membri della Compagnia
abitanti a Montelupo.
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Simone d’Antonio 1583 In data 7
giugno consegna all’Ospedale del Ceppo di Pistoia 120 scodelle da malati
e 128 scodellini per conto di Dante di Guido [Maffei] da Montelupo;
questa fornitura ha un valore di lire 18.8.-.
1586 In data 24 luglio consegna all’Ospedale del Ceppo di Pistoia “20
ampolloni di terra per sciroppi e lattovari e n. 20 testucci per coperta
di essi, et n. 1400 gobbole per li ammalati…”.
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Marcantonio
di Lorenzo Porcelli 1591 Compare come testimone ad un atto
notarile rogato in Roma il 1 marzo 1590 [’91] in cui Biagio, figlio del
fu Bastiano Tasso da Gallese, definisce i suoi rapporti societari in una
bottega “di vascellaria” posta in piazza dei Navoni, la quale
tiene a metà con Cesare Ungaretti di Gravana.
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Carlo di Giovanni 1594 Gli Otto di
Guardia e Balia scrivono al Podestà di Montelupo in data 25 agosto
affinché si accerti se è vero quanto afferma Carlo di Giovanni, il quale
è ricorso a loro per difendersi da un’intimazione di pagamento di lire
20.16.- formulata contro di lui dal Vicario di San Miniato a seguito di
un obbligo di censo “di far cuocere stoviglie in Montelupo”. Carlo
afferma infatti di aver ceduto la fornace ad Antonio del Galante
di Montelupo “con incarico di pagare detto censo venti anni sono circa”.
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Giovannotto d’Andrea
1600 Gli Otto di Guardia e Balia comunicano al Podestà di Montelupo in
data 5 giugno che Giovannotto, dipintore di stoviglie, è stato confinato
per due anni alla fabbrica di Livorno “dove si debba rappresentare fra
15 dì dalla notificazione”. In data 10 giugno il provvedimento è
notificato.
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Stefano di Girolamo 1610
Consegna in data 26 luglio 106 mezzette “con la gruccia” all’Ospedale
del Ceppo di Pistoia per un importo di lire 15.10.- “compresoci la
vettura”.
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Francesco di
Andrea del Costa 1614 Gli è intestata per arroto di Decima la
proprietà di “una fornace da orciuoli et altre stoviglie - Decima 2
soldi 1 denari, per arroto 1586 n. 196… Pervenutali per compra fatta da
Antonio di Francesco [Tofani] per fiorini 45, rogato da ser Bastiano di
Simone de’ Cini sotto dì 5.I.1613 [’14]… S’ànno a levare da Antonio di
Francesco di Antonio di Tofano [Tofani]… Salda 1.X.1614”.
1624 A Lisabetta e Virginia, figlie di Francesco di Andrea, è
intestata una posta di Decima nella quale si contiene la fornace di
sopra descritta, da esse ereditata a seguito della morte del padre
avvenuta tempo addietro (arroto 1621); “la fornace dissono oggi ridotta
per uso di casa… Con presenzia di monna Caterina loro madre
30.VII.1624”.
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Francesco d’Antonio Forzini
1627 A Francesco d’Antonio Forzini è intestato un arroto di Decima nel
quale è descritta “una bottega posta in Montelupo appresso alla
Piazza di Sopra, a uso di fornace, esercitata da lui stesso: …della
quale n’è stato condannato com’a libri di sentenze secondo c. 60, e se
ne caverebbe l’anno di pigione lire 28; soldi 8. 5 denari. Faccisi
debitore delle Decime decorse per 5 anni”.
Salda il 31 agosto 1627.
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Giulio d’Aurelio
Mostardini 1633 Citato dal Guasti come orciolaio di Montelupo.
1644 Data della sua morte (sempre dal Guasti).
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Pierantonio di Giovanni
Mancini 1638-41 Vengono cedute in locazione dall’Ospizio di
San Niccolò, ad iniziare dal 1 novembre 1638 per terminare nel 1641, a
Pierantonio di Giovanni Mancini “due case con fornacetta disfatta”
assieme ad un pezzo d’orto, poste in via del Papa in Montelupo,
per un canone di lire 48 annue.
1641 Conto a suo nome nell’archivio Antinori: “29.VII.1641. Ricevuti
per lui dal sig. Luigi Altoviti per conto di stoviglie havute da lui L.
2.15.-”.
1640-48 Partite in dare ed avere segnate a nome di Pierantonio di
Giovanni Mancini da parte dell’Ospizio di San Niccolò per gli anni
1640-48, nell’ultima si dice: “12.X.1648; L. 4.-.-; se gli fanno buoni
per limosina per essere povero huomo”.
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Domenico di
Giovanni Galli 1641 Compare nelle scritture di Santa Maria
Novella di Firenze quale affittuario dell’Ospizio di quel convento in
Montelupo per beni che comprendono una casa posta nella via del Papa
“accanto alla fornacetta disfatta”; la locazione inizia il 1 dicembre
1641 e deve terminare nel 16406.
1646 È beneficiario di una partita in avere del convento di Santa
Maria Novella di Firenze “per valuta di una Madonna di terra, mandata al
fu Salvadore, fattore alle Miccine, per mettere a un tabernacolo…”.
L’importo relativo è defalcato dall’onere di affitto.
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Giovanbattista di Giovanni
Lepri 1649 È citato come stovigliaio e quale mallevadore per
debiti contratti con la Gabella del Sale nel Civile del Podestà
di Montelupo.
1670 Giovanbattista di Giovanni stovigliaio è ancora presente nel
Civile del Podestà di Montelupo quale debitore della Gabella del
Sale. Il debito di cui trattasi sembra che nel frattempo sia salito a
dismisura, sino a raggiungere le 460 lire. Si afferma però che egli vive
fuori di Montelupo, e pertanto si decide di richiedere la somma in
questione ai suoi figli, che dovrebbero essere suoi mallevadori.
1671-72 Giovanbattista di Giovanni è ancora nominato, ma senza
qualifica, al Civile del Podestà di Montelupo.
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Filippo di
Giovanni Lolli 1653 Per arroto di Decima si trasferiscono
all’Ospizio di San Niccolò di Montelupo, annesso al convento dei padri
Domenicani di Santa Maria Novella di Firenze, le proprietà fondiarie che
furono di maestro Filippo di Giovanni Lolli, consistenti in una bottega
a uso di stovigliaio posta sulla via Maestra “di Montelupo in
piano”, come per arroto n. 121 del 1632, la quale è gravata di una tassa
fondiaria di soldi 4.6. “La quale bottega si dà in conto a detto
Ospizzio [sic] come vero possessore… come statogli lasciata da
maestro Filippo… nel tempo del contagio, come per disposto de’
rappresentanti del Comune di Montelupo appare in filza n.150, e per non
essere ciò a pieno giustificato, se li dà in virtù di partito di
Magistrato nostro, come molestato per il suo debito della Decima, senza
pregiudizio d’alcuno…”.
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Giovan Piero di Virgilio Gori
1656 Vende con atto rogato da ser Ottavio Martini del 13 luglio “una
fornace da orcioli et stoviglie” oggi “ridotta per uso”, secondo
l’arroto 1625 n. 59, la quale appartenne a Lisabetta e Virginia, sorelle
e figliole di Francesco d’Andrea del Costa (una delle due è la madre del
venditore). La fornace è acquista da Andrea di Lorenzo.
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Bartolomeo
di Zanobi di Santi di Bartolomeo Canneri 1680 A Bartolomeo di
Zanobi è iscritta per arroto la proprietà di una bottega ad uso di
stovigliaio e di una casa posta in Montelupo nel luogo detto la
strada del Piano, già descritta nell’arroto n. 34 del 1642. Inoltre
gli viene attribuita “una casa con bottega sotto e con un pezzo d’orto
in via del Piano… la qual casa condusse a livello Bartolomeo
Canneri a linea de’ suoi figli, nipoti e pronipoti, e così a terza linia
[sic] di detti figlioli, dal reverendo messer Marco Tosi, per
annuo canone e livello di lire 74 piccioli l’anno, come contratto rogato
da ser Ottavio di ser Giovan Battista Vigniali 23.III.1678 [’79], per
fede n. 285. Si leva da beni che furno… [sic] possiede chiesa di
San Giovanni Evangelista in Montelupo”. Salda 29 novembre 1680.
1701 I suddetti beni sono voltati per arroto ai figli Ippolito e
Santi, essendo morto Bartolomeo il giorno 11 febbraio 1701 [’02].
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Domenico di Tommaso Puccioni
1703-11 A Domenico di Tommaso “fornaciaio in Montelupo” è posta una
nuova tassa di Decima: “dare adì 31 luglio 1703 scudi… [sic] per
stanze di nuovo decimate… e adì 15 gennaio 1711 scudi 3 per casa di
nuovo decimata…”. |
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