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Tosi
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La storia delle famiglie dei vasai di Montelupo Fiorentino e i loro
alberi genealogici sono pubblicati nell'opera di Fausto Berti
STORIA DELLA CERAMICA DI MONTELUPO |
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SIMONE di
Marco di Simone Tosi 1597 È nominato genericamente nel
Civile del Podestà di Montelupo; si dice “da Castellina” (cioè
proveniente dal popolo di San Biagio alla Castellina di Limite).
- È nominato genericamente nel Civile del Podestà di Montelupo
assieme al fratello Ippolito.
1619 La Gabella dei Contratti richiede a Simone di Marco, tramite il
Podestà di Montelupo, il pagamento di lire 35 a seguito della compera da
lui effettuata dei beni appartenenti a Bastiano e Lorenzo di Benedetto
Bandini, e cioè una casa divisa fra essi, la metà di un casuccino, orto
e tutte le sue appartenenze poste in Montelupo e confinanti con l’erede
di Niccolò Bandini.
- È nominato genericamente nel Civile del Podestà di Montelupo
assieme al fratello Ippolito.
1621 È intestata a Simone di Marco e a suo fratello Ippolito la
seguente posta di Decima:
“Una bottega con una stanza nel popolo di San Giovanni a Montelupo
potesteria della Lastra, a uso di stovigliaio, nel Castello di Montelupo
-Decima l soldo, 6 denari. Per arroto 1614 n. 375 Nicchio. E’ si levano
da 1570 c. 613 da Ipolito etc. sudetto per saldo di conto.Salda
1.IX.1621”.
1629 È nominato col figlio Antonio nel Civile del Podestà di
Montelupo in occasione del sequestro di un navicello.
- È nominato nel Civile del Podestà di Montelupo in atti
relativi all’acquisto di una casa che dà luogo a contestazioni.
1636 A Simone di Marco “e fratelli” è richiesto, tramite il Podestà
di Montelupo, il pagamento di lire 4 per tasse di Decima.
- La Gabella dei Contratti richiede a Simone di Marco e a suo nipote
Domenico il pagamento di scudi 20.
- È citato nel Civile del Podestà di Montelupo in data 17
settembre a seguito di atti di divisione con i parenti.
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IPPOLITO di Marco
di Simone Tosi
1597 Con atto notarile rogato da ser Francesco Sancasciani in Montelupo in
data 20 ottobre, alcuni montelupini prestano fideiussione per Ippolito di Marco
Tosi della Castellina, ora dimorante in Montelupo, incarcerato nel carcere di
Montelupo per una condanna pronunziata dal Magistrato dell’Abbondanza.
- È nominato genericamente nel Civile del Podestà di Montelupo come
“Polito” assieme al fratello Simone.
- È nominato nel Civile del Podestà di Montelupo come fornaio.
1604-05 È nominato genericamente nel Civile del Podestà di Montelupo
come “Hipolito”.
1605 Con atto notarile rogato da ser Mario Gonnelli, compera da Elisabetta,
vedova di Bastiano di Giovanni Zucchi di Montelupo e figlia del fu Chirico d’Ansuigi
di Capraia, un appoggio di casa “dinanzi alla casa di esso compratore, posto in
Montelupo, nel luogo detto alla Porta al Pelacane”, con patto di poter
attingere acqua dal pozzo della venditrice per la somma di 5 scudi da lire 7.
Nell’atto egli è detto “dalla Castellina, ora abitante a Montelupo”.
1621 È intestata a Ippolito di Marco e a suo fratello Simone la seguente
posta di Decima:
“Una bottega con una stanza nel popolo di San Giovanni a Montelupo potesteria
della Lastra, a uso di stovigliaio, nel Castello di Montelupo -Decima l soldi 6
denari. Per arroto 1614 n. 375 Nicchio. E’ si levano da 1570 c. 613 da Ipolito
etc. sudetto per saldo di conto - salda 1.IX. 1621”.
1636 È nominato genericamente nel Civile del Podestà di Montelupo come
debitore di Decima per lire 31.8.10.
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DOMENICO d’Ippolito
Tosi 1639-40 Con atto notarile rogato da ser Fabio Fabbroni da
Marradi compera da Francesco di Simone di Guido di Montelupo, con patto
resolutivo di tre anni, una bottega con due fornaci posta nel Castello e
piazza di Montelupo, per 50 scudi di moneta.
1640 Con atto notarile rogato da ser Fabio Fabbroni da Marradi in
Montelupo in data 3 luglio compera da Vincenzo di Valentino Becarelli di
Montelupo una casa con bottega, fornace e orto per la somma di 200 scudi
da lire 7.
Egli, inoltre, si obbliga di pagare al reverendo Biagio Marmi, come
erede di Francesco Marmi, suo padre, quel tanto che risulterà essere il
medesimo Francesco creditore dei detti venditori, così come agli eredi
di Biagio e Francesco Cozzetti. Quanto resterà dal saldo di detti debiti
lo verserà ai venditori.
Nell’atto è detto che Domenico compera per sé ed i suoi fratelli, con
i quali attualmente vive, assumendosi però in proprio le spese del
contratto.
1653 Nell’arroto di Decima intestato al reverendo padre Marco, suo
fratello, si contengono alcuni beni immobili che in realtà vengono
utilizzati da Domenico; tra questi una fornace da stoviglie, posta sotto
la sua casa di abitazione in Montelupo, che ha una tassa di 3 soldi 4
denari e la casa, da lui acquistata in data 3 luglio 1640 (fede n. 81),
i quali beni lo stesso Domenico, in accordo col fratello, ha stabilito
che si pongano a Decima sotto il nome del reverendo padre Marco, come
per una scritta di sua mano in filza n. 82.:
“Aconcia 3.IX.1653 con presenzia di padre Marco”.
1656 A suo nome è iscritta una posta in uscita dell’archivio Antinori
in data 2 febbraio 1655 [’56]: “per la valuta di stoviglie, corbelli e
altro, datomi da detto a buon conto, scudi -.3.8.-”.
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MARCO d’Ippolito Tosi 1653
Acconsente a che gli sia intestato un arroto di Decima nel quale sono
descritti beni immobili usati dal fratello Domenico; tra questi una
fornace da stoviglie posta sotto l’abitazione di Domenico alla quale è
assegnata una tassa di 3 soldi 4 denari. Nel contratto di acquisto si
dice: “una casa con un poco di fornace et horto, …luogo detto Poggio,
comprata dal proprio fratello Domenico da Vincentio di Valentino
Becharelli 3.VII.1640”.
1656 Con atto notarile rogato da ser Ottavio Martini da Empoli in
data 13 luglio vende a Polidoro fu Polidoro Dori da San Quirico una casa
con corte e fornace e tutte le sue appartenenze, assieme a tre pezzi di
terra per complessive staia 12, posti nel popolo di Santa Lucia a San
Quirico, per la somma di 1000 scudi.
1669 Gli è intestato il seguente arroto di Decima: “Una bottega su la
piazza vicino alla potesteria. Comperò... da Rinieri di Pietro da
Samminiatello per scudi 20 di moneta. Rogato ser Piervincenzo di Jacopo
Giardini in data 25 marzo 1666 - fede in filza n. 1283 1/2. Che per non
trovarsi decimata et havere giustificazione alla nostra cancelleria e
servire per suo uso, non li tocca Decima. Salda 29.XI.1669”.
1671 Gli è intestato il seguente arroto di Decima: “Una casa di
stanze 3, compreso la corte e di più un pezzetto d’orto con gelsi… luogo
detto Canto a l’Apostolo… pervenuti per permuta… rogato ser
Jacopo Filippo Biagini 23.I.1670 [’71] fede in filza n. 17. Che per non
esser decimati ecc. disse servire per uso di detto Tosi, non li tocca
Decima.
Una bottega sotto la casa del venditore a uso di vasellaio e fornace…
dec. 2.1.
Comperò da Cosimo e Ceseri di Girolamo Vestri per scudi 80 di moneta,
con patto resolutivo di tre anni. Rogato ser Piero Giardini 14.II.1666
[’67], fede in filza n. 19.
Ne’ quali venditori era pervenuto detto fondo di casa da Salvestro di
Domenico, Girolamo e Domenico di Mariotto, tutti de’ Vestri, loro
antenati, che per non si giustificare in virtù di partito del Magistrato
nostro 24.III.1670 [’71] e senza pregiudizio ecc…
Si leva da Salvestro ecc. di Domenico Vestri a c. 645 (Decima
2.1.denari) salda 24.III.1670 [’71]”.
- È nominato nell’arroto di Decima intestato a Francesco di
Costantino Vestri. Egli ha rivenduto per scudi 240 le case e botteghe
descritte in un arroto del 1658 (n. 14), le quali erano state comperate
da Marco Tosi con atto rogato da ser Noferi Calici in data 29 marzo1656
da Giovanni di Francesco Vestri.
1681 Gli è intestato il seguente arroto di Decima:
“Una bottega a uso di stovigliaio (Decima 12 soldi 10 denari). La
quale bottega si dà in conto del sopradetto per le medesime cause
dell’arroto 1669 n. 401, per il quale si tirò in suo conto una bottega
posta in Montelupo per uso, senza levarsi da alcuno, quando era Decimata
in conto dell’infrascritti Jacopo [d’Andrea di Simone Mazzuoli] e
fratello Giuliano, da chi si leva, che per non giustificare pienamente,
se gli descrive in suo in virtù di partito del Magistrato nostro del 28
settembre 1681 e senza pregiudizio delle ragioni di alcuno etc.
Con presenza di messer Stefano Meucci, procuratore delli eredi di
Marco Tosi 28.IX.1681”.
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GIUSEPPE di
Biagio di Ippolito di Marco Tosi 1681 Gli è intestato il
seguente arroto di Decima:
“Una chasa di due stanze… Una casa con bottega sotto, luogo detto
le loggie della piazza con tutte le sue appartenenze, vocaboli e
confini … Decima 3 soldi 4 denari. Per arroto 1661 n. 66.
Beni pervenuti per divisa fatta con Ippolito e Francesco sua fratelli
carnali come contratto rogato da ser Giuseppe Masantini di Empoli
28.IV.1681; fede in filza n. 102. Si leva da Ippolito a c. 617. Salda
28.VI.1681”.
1684 Con atto notarile rogato da ser Giuseppe Masantini di Empoli in
data 2 giugno si stabilisce l’immissione di Giuseppe, assieme ai
fratelli Ippolito e Francesco, come legatari dello zio Marco di Ipolito,
nel possesso dei beni posti in Capraia e della fornace di Montelupo
posta sulla piazza dei Balli con le sue appartenenze ed un
“pezzuolo di ortaccio”.
1685 Con atto notarile rogato in Montelupo da ser Giuseppe Masantini
di Empoli in data 13 marzo 1684 [’85] si stabilisce che, dal momento in
cui il reverendo priore Marco Tosi con atto rogato da ser Benedetto
Carlini vendette a Francesco di Costantantino Berti e ad Antonio suo
figlio, con riserva però del dominio, quando non fosse pagato il
corrispettivo stabilito, una casa con bottega, fornace ed orto (con
tutte le sue ragioni ecc.) posta nel castello di Montelupo, per 240
ducati, e poiché detto pagamento non avvenne, ne furono di essi beni
consegnati i frutti; ed essendo la fornace molto deteriorata, per
liberarsi da ogni spesa e molestia, Francesco di Antonio Berti
restituisce ai signori Giuseppe e Francesco di Biagio Tosi, legatari di
don Marco, la detta casa con fornace e, per liberarsi completamente del
debito, consegna 6 stanze poste in Montelupo con una bottega, il tutto
stimato 125 ducati, dei quali ducati 9 rappresentano la stima di detta
bottega.
1686 Con atto notarile rogato da ser Giuseppe Masantini da Empoli in
data 5 marzo 1685 [’86], Giuseppe e Francesco di Biagio, come legatari
di don Marco, si dividono i beni immobili della famiglia. A Giuseppe si
assegnano i campi del cartolaio, la fornace e il suo corpo posto
sulla piazza de’ Balli, con la casa data da Francesco Berti; a
Francesco va il podere della Selva e tutti i beni di Capraia, con
la fornace dei Berti.
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FRANCESCO di Biagio di Ippolito di Marco 1681 Divide con atto
rogato ser Giuseppe Masantini del 28.IV.1681 i suoi beni da quelli dei
fratelli Giuseppe ed Ippolito [vedi sopra a Giuseppe].
1684 Con atto notarile rogato ser Giuseppe Masantini in data 2 giugno
riceve, assieme ai fratelli Giuseppe ed Ippolito, i beni dello zio Marco
[vedi sopra a Giuseppe].
1685 Riceve assieme al fratello Giuseppe da Francesco di Antonio
Berti i beni immobili che già furono venduti a quest’ultimo da suo zio
Marco [vedi sopra a Giuseppe].
1686 Divide col fratello Giuseppe, mediante atto notarile del 5 marzo
rogato ser Giuseppe Masantini, i beni della famiglia [vedi sopra a
Giuseppe].
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IPPOLITO di Biagio di Ippolito di Marco 1681 Divide con atto
rogato ser Giuseppe Masantini del 28.IV.1681 i suoi beni da quelli dei
fratelli Giuseppe e Francesco [vedi sopra a Giuseppe].
1684 Con atto notarile rogato ser Giuseppe Masantini in data 2 giugno
riceve, assieme ai fratelli Giuseppe e Francesco, i beni dello zio Marco
[vedi sopra a Giuseppe].
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GIULIANO di Marco di Giacinto di Francesco 1776 A Giuliano di
Marco di Giacinto di Francesco ed ai suoi fratelli Domenico Giuseppe,
Jacopo Lorenzo, Pier Giovanni ed Ippolito Filippo Maria è intestata la
posta di Decima comprendente i beni dei Tosi, che per metà spetta al
primo in virtù di cumulo della sua parte ereditaria con i lasciti
disposti dai fratelli Giacinto (“Diacinto”) ed Ippolito, e l’altra metà
ai restanti.
“Giuliano, Domenico Giuseppe, Jacopo Lorenzo, Pier Giovanni e
Ippolito Filippo Maria fratelli e figli di Marco di Jacinto di Francesco
Tosi, descritti al gonfalone Leon Rosso del 1714 a 364. /c. 395v./ Un
portico di mura con sua tettoja posto dietro la casa di sua abitazione e
fornace situata nel castello di Monte Lupo, popolo di San Giovanni
Evangelista in via del Piano, al quale portico confina a primo Santi e
Ippolito Canneri come livellari della chiesa di San Giovanni Evangelista
di Monte Lupo...
/c. 396r./ Una fornace con casa per il fornaciaio e portici e con
tutte sue abiture e pertinenze posta nel castello di Monte Lupo, popolo
di San Giovanni Evangelista, luogo detto al Poggio alla Malva, alla
quale confina a primo la suddetta casa grande che serve per uso proprio
di detti Tosi, secondo via Maestra Fiorentina, terzo Ferruzzi, quarto
via Maestra vecchia, con Decima di fiorini -.5.5.
/c. 396r./ Una casa posta nel castello di Monte Lupo, detta la Casa
del Burli, consistente in tre stanzine con le mura solamente un poco
arricciate e con i palchi di esse male in ordine et in piedi, e due
altre stanze vi sono maggiori, una spalcata, cioè da terra a tetto, e le
muraglie di esse sono rosse, cioè senza arricciare né intonacare, et in
alcuni luoghi le muraglie sgonfiano con pericolo, et in specie le
facciate della fornace verso l'orto, quale à bisogno di rifarsi nuova,
et il tetto sopra la fornace che minaccia rovina, con suo orto tutto
sodo con qualche gelso, e lungo dalla facciata di dietro di detta casa
fino alle mura castellane braccia 90 1/2, et largo dalla parte di detta
casa braccia 87 e dappié di delle mura castellane largo braccia 46 1/2,
confina a primo strada maestra detta via Pisana, secondo maestro Lorenzo
Morelli, terzo maestro Giovanni Gesti, quarto mura castellane, quinto
Francesco Berti, sesto Niccolò Cappiardi infrascritto, per Decima di
fiorini 6.
/c. 396v./ Una casa con bottega, fornace e orto con tutte sue
appartenenze, usi e servitù, poste nel comune di Monte Lupo, luogo detto
alla porta a San Piero, confina a primo via Maestra, secondo rede di
Costantino Berti, terzo mura castellane, quarto Francesco Geri, quinto
R(everedi) P(adri) Domenicani infrascritti, per Decima fiorini -.12.6.
/c. 397r./ Il restante di un casamento con fornace da vetri e con
orticelli e sue appartenenze posto in Monte Lupo, al quale confina a
primo gl'infrascritti compratori con stanze a palco terreno, corte e
orto e secondo via Maestra detta del Piano, terzi eredi di Luca Monti,
quarto padri di Santa Maria Novella di Firenze, con fornace e orto
allivellato agli eredi di Giovanni Berti, quinto orto, sesto eredi di
Michelangelo Dolci mediante un tratto di mura castellane oggi
incorporata in detto effetto, settimo via che dalla Porta a San Piero va
a San Miniatello, ottavo via Maremmana detta dietro le mura
infrascritte, con Decima di fiorini -.14.11.
De’ quali beni quattro sesti attengono a’ suddetti Giuliano,
Domenico, Jacopo e Pier Giovanni Tosi come nominati prima nella posta,
un sesto pervenuto in proprietà di Giuliano Tosi come eredità di
Diacinto Tosi suo fratello istituito per di lui testamento rogato ser
Giuseppe Cantini sotto dì 8 maggio 1757 in filza numero 91. Et un’altro
[sic] sesto pervenuto parimente in proprietà di detto Giuliano Tosi per
donazione statelli [sic] fatta inter vivos da Ippolito Tosi suo
fratello, rogata ser Jacopo Martini sotto dì 10 maggio 1737. E’ su
nominato non ostante nella posta di detto Ippolito Tosi per poter godere
degli anni della cittadinanza fiorentina, e non altrimenti, com’ un
consenso del dì 8 maggio 1762, al quale etc. Per arroto 1763 numero 28”.
Asf, Decima Granducale 5788, cc. 395r.-396.
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IPPOLITO FILIPPO MARIA di Marco di Giacinto di Francesco 1737
Con atto rogato ser Jacopo Martini del 10 maggio 1737 dispone la
donazione inter vivos delle sue proprietà al fratello Giuliano [vedi
sopra a Giuliano].
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GIACINTO di
Marco di Giacinto di Francesco 1757 Con atto rogato ser
Giuseppe Cantini in data 8 maggio nomina erede delle sue proprietà il
fratello Giuliano [vedi sopra a Giuliano].
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DOMENICO
GIUSEPPE di Marco di Giacinto di Francesco 1776 Gli è
intestata, assieme ai fratelli Ippolito Filippo Maria, Pier Giovanni,
Jacopo Lorenzo e Giuliano, la posta di Decima nella quale si descrivono
le proprietà montelupine dei Tosi [vedi sopra a Giuliano].
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JACOPO
LORENZO di Marco di Giacinto di Francesco 1776 Gli è
intestata, assieme ai fratelli Ippolito Filippo Maria, Pier Giovanni,
Domenico Giuseppe e Giuliano, la posta di Decima nella quale si
descrivono le proprietà montelupine dei Tosi [vedi sopra a Giuliano].
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PIER
GIOVANNI di Marco di Giacinto di Francesco 1776 Gli è
intestata, assieme ai fratelli Ippolito Filippo Maria, Jacopo Lorenzo,
Domenico Giuseppe e Giuliano, la posta di Decima nella quale si
descrivono le proprietà montelupine dei Tosi [vedi sopra a Giuliano].
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