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  Le famiglie dei vasai di Montelupo - I documenti
       
 
Tofani  
La storia delle famiglie dei vasai di Montelupo Fiorentino e i loro alberi genealogici sono pubblicati nell'opera di Fausto Berti
STORIA DELLA CERAMICA DI MONTELUPO
FRANCESCO di Miglio

1350 I nomi di “Ciecchus et Jacobus Migli” sono presenti nell’estimo relativo al popolo di San Miniato di Samminiatello.

Asf, Estimo 264, cc. 40v.-41v.

 

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JACOPO di Miglio

1350 È citato assieme al fratello Francesco nell’estimo del 1350 [vedi sopra a Francesco].

1356 “Jacobus Migli” è presente nell’estimo del popolo di San Miniato di Samminiatello.

Asf, Estimo 266, cc. 43-47.

1365 “Jacopus et Georgius Migli” sono descritti nell’estimo del popolo di San Miniato di Samminiatello.

Asf, Estimo 267, cc. LIXr.-LXIIv.

1371 Sua portata (n.182) nell’estimo dei capifamiglia di Montelupo per il popolo di San Miniato di Samminiatello: “Jachopus Milgli” dichiara 40 anni d’età; la sua famiglia è composta dalla moglie Chiara (25 anni) e dai figli Francesco (“Ciechus”) di 6 anni, e dalle figlie Buona (4 anni) e Gemma (“Gemma”) di 2.

Asf, Estimo 240, cc. 882r.-990v.

1383 Sua portata (n.33) nell’estimo dei capifamiglia di Montelupo per il popolo di San Miniato di Samminiatello: “Jacobus Milglii” dichiara 50 anni d’età; la sua famiglia è composta dalla moglie Gemma. Non sono indicati figli. Le sue sostanze sono stimate 10 libbre.

Asf, Estimo 241, cc. 64r.-68v. (rinumerate)

1384 Compare nell’elenco dei capifamiglia del popolo di San Miniato di Samminiatello.

Asf, Estimo 269, cc. 112r.-113v.

1403 Compare nell’elenco dei capifamiglia del popolo di San Miniato di Samminiatello.

Asf, Estimo 258, cc. 79v.-80v.

 

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GIOVANNI di Miglio

1356 “Nannes Migli et Feus Johannis” sono citati nell’estimo del popolo di San Miniato di Samminiatello.

Asf, Estimo 266, cc. 43-47.

1371 Sua portata (n.184) nell’estimo dei capifamiglia di Montelupo per il popolo di San Miniato di Samminiatello: “Johannes Milgli” dichiara 45 anni d’età; la sua famiglia è composta dalla moglie Gentile (35 anni) e dai figli Maffeo (“Feus”, 12 anni), Apollonia (10 anni), Zanobi (5 anni), Lorenzo (2 anni).

Asf, Estimo 240, cc. 882r.-990v.

1383 Compare nell’elenco dei “mortui post incamerationem prexenti extimi qui seu que habent heredes” al n. 22 “Nannes Milglii”. Viene indicato come suo erede “Feus eius filii”.

Asf, Estimo 241, cc. 83r.-84v. (rinumerate).

 

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GIORGIO di Miglio

1356 “Jacobus Migli” è citato nell’estimo del popolo di San Miniato di Samminiatello.

Asf, Estimo 266, cc. 43-47.

1371 Sua portata (n.183) nell’estimo dei capifamiglia di Montelupo per il popolo di San Miniato di Samminiatello: “Giorgius Milgli” dichiara 30 anni d’età; la sua famiglia è composta dalla moglie Bartola (35 anni) e dai figli Antonio (6 anni), Bartolomeo (5 anni) ed Angelo (“Angnolus”) di 1 anno.

Asf, Estimo 240, cc. 882r.-990v.

1383 Sua portata (n. 34) nell’estimo dei capifamiglia di Montelupo per il popolo di San Miniato di Samminiatello: “Giorgius Milglii” dichiara 40 anni d’età; la sua famiglia è composta dalla moglie Bartola (38 anni) e dai figli Antonio (17 anni), Angelo (12 anni), Bartolo (6 anni) e Froda 3 anni. Le sue sostanze sono valutate a 80 libbre.

Asf, Estimo 241, cc. 64r.-68v. (rinumerate).

1384 Compare nell’elenco dei capifamiglia del popolo di San Miniato di Samminiatello (“Giorgius Migli et Antonius eius filius”).

Asf, Estimo 269, cc. 112r.-113v.

1395 Compare nell’elenco dei capifamiglia del popolo di San Miniato di Samminiatello (“Georgius Milgli”). Asf, Estimo 270, cc. 241v.-242r.

1403 Compare nell’elenco dei capifamiglia del popolo di San Miniato di Samminiatello (“Giorgius Migli et Antonius et Meus eius filii”).

Asf, Estimo 258, cc. 79v.-80v.

1412 Sua portata (n.13) nell’estimo dei capifamiglia di Montelupo per il popolo di San Miniato di Samminiatello: “Giorgio di Miglio” dichiara 60 anni d’età; la sua famiglia è composta dalla moglie Barola (64 anni) e dai figli Antonio (34 anni) e Bartolomeo (“Meo”, 24 anni). All’indicazione delle sostanze è scritto: “Dice che à venduto tucto ciò che elli à a Gherardozzo Batoli da Firenze, che lo tiene da lui ad affitto, e non à voluto dare per scritto neuno suo bene; farete di farlo regare a voi, poi che a noi non l’à voluto regare, se vi pare”.

Asf, Estimo 247, cc. 262r.-269r.

1414 Compare nell’elenco dei capifamiglia del popolo di San Miniato di Samminiatello (“Giorgio di Miglio et Antonio suo figliuolo”).

Asf, Estimo 259, (Libra del quartiere Santo Spirito) 75r.-76r.

 

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ANTONIO di Giorgio di Miglio

1371 Compare nella portata d’estimo del padre Giorgio [vedi sopra] ove si dichiara che egli ha 6 anni.

1383 Compare nella portata d’estimo del padre Giorgio [vedi sopra] nella quale si dichiara che egli ha 17 anni.

1384 Il suo nome compare assieme a quello del padre Giorgio [vedi sopra] nell’elenco dei capifamiglia del popolo di San Miniato di Samminiatello.

1395 Compare nell’elenco dei capifamiglia del popolo di San Miniato di Samminiatello (“Antonius Georgii”).

Asf, Estimo 270, cc. 241v.-242r.

1403 Compare insieme al padre ed al fratello Bartolomeo (“Meo”) nell’elenco dei capifamiglia del popolo di San Miniato di Samminiatello (“Giorgius Migli et Antonius et Meus eius filii”). Asf, Estimo 258, cc. 79v.-80v.

1412 Compare nella portata d’estimo del padre Giorgio [vedi sopra]. In essa si afferma che egli ha 34 anni e vive nella casa del padre con la moglie Papina (28 anni), le figlie Margherita (10 anni) e Lorenza (8 anni), ed i figli Tommaso (“Maso”) ed Angelo (“Agnolo”).

1414 Compare nell’elenco dei capifamiglia del popolo di San Miniato di Samminiatello assieme al padre (“Giorgio di Miglio et Antonio suo figliuolo”).

Asf, Estimo 259, (Libra del quartiere Santo Spirito) cc. 75r.-76r.

1426 Compare assieme ai figli Mariotto, Cristofano e Tommaso nell’elenco dei capifamiglia del popolo di San Miniato di Samminiatello (“Antonio di Giorgio e Mariotto, Cristofano e Maso suoi figliuoli).

Asf, Estimo 261, (Libra del quartiere di Santo Spirito) cc. 85v.-86v.

 

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ANGELO (“AGNOLO”) di Giorgio di Miglio

1371 Compare nella portata d’estimo del padre Giorgio [vedi sopra] ove si dichiara che egli ha 1 anno.

1383 Compare nella portata d’estimo del padre Giorgio [vedi sopra] nella quale si dichiara che egli ha 12 anni.

1395 Compare nell’elenco dei capifamiglia del popolo di San Miniato di Samminiatello (“Angnolus Georgii”). Asf, Estimo 270, cc. 241v.-242r.

 

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BARTOLOMEO (“MEO”) di Giorgio di Miglio

1403 Compare insieme al padre ed al fratello Antonio nell’elenco dei capifamiglia del popolo di San Miniato di Samminiatello (“Giorgius Migli et Antonius et Meus eius filii”).

Asf, Estimo 258, cc. 79v.-80v.

1412 Compare nella portata d’estimo del padre Giorgio [vedi sopra] nella quale si afferma che egli ha 24 anni.

 

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TOMMASO d’Antonio di Giorgio

1417 Compare nell’elenco dei capifamiglia del popolo di San Miniato di Samminiatello.

Asf, Estimo 260, cc. 127r.-129v.

1426 Compare assieme al padre ed ai fratelli Mariotto e Cristofano nell’elenco dei capifamiglia del popolo di San Miniato di Samminiatello.

Asf, Estimo 261, (Libra del quartiere di Santo Spirito) cc. 85v.-86v.

 

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CRISTOFANO d’Antonio di Giorgio

1417 Compare nell’elenco dei capifamiglia del popolo di San Miniato di Samminiatello erroneamente indicato come “Tofano di Domenico di Giorgio”.

Asf, Estimo 260, cc. 127r.-129v.

1426 Compare assieme al padre ed ai fratelli Mariotto e Tommaso nell’elenco dei capifamiglia del popolo di San Miniato di Samminiatello.

Asf, Estimo 261, (Libra del quartiere di Santo Spirito) cc. 85v.-86v.

1437 Compare nell’elenco dei capifamiglia del popolo di San Miniato di Samminiatello (“Tofano d’Antonio di Giorgio”).

Asf, Estimo 262, (Libra del quartiere di Santo Spirito) cc. 147r.-149r.

 

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DOMENICO di Francesco di Tofano detto Chino

1504 Gli è intestata una posta di Decima. Egli esercita il mestiere di orciolaio nel popolo di San Miniatello, ove fu descritto nell’estimo del 1490 nella portata catastale di Tonio suo zio. Egli dichiara di avere 25 anni, e gli viene attribuita una tassa di soldi 2.

1509 Domenico di Francesco di Tofano da Montelupo fornisce in data 7 gennaio 1508 [’09] all’Ospedale del Ceppo di Pistoia:

“18 orciuoli da orinare per gli ammalati e sei bochali chon 6 mezzette da vino portò detto, chontanti (a libro c. 162) L. 1.17.4”.

1525-26 Domenico di Francesco di Tofano alias Chino da Sanminiatello, in cambio di legna, scope e vino, fornisce 2 piatti di mezzoquarto e 2 tazzette ad una famiglia nobiliare fiorentina.

1532 È nominato nel Civile del Podestà di Montelupo come “orciolaio da Samminiatello”.

- Giovambattista degli Antinori agisce nel tribunale di Montelupo contro Domenico di Francesco per un debito dovuto a fornitura di legna:

“Ad petitionem Johannis Baptiste de Antinoris civis florentini gravetur:

Dominicum Francisci Tofani de San Miniatello pro lignis lire 16 soldi 10.-. Die III septembris [1532]”.

Ascm, Podestarile 359, c. 14r.

1534 Bartolomeo di Lorenzo mugnaio agisce contro di lui nel tribunale di Montelupo per macinatura di colori non pagata:

“Bartolomeus Laurentii [alias Bice] molendinarius de Sancto Miniatello agit contra:

Dominicum Francisci alias Chino, a quo [petit sibi dari et solvi] pro macinatura colorum lire 2 soldi 6. Die 31 Augusti [1534]…”.

Ascm, Podestarile 360, c. 44r.

- Betto di Francesco dal Colle [di Limite] agisce contro di lui nel tribunale podestarile di Montelupo per una fornitura di terra non pagata:

“Bettus Francisci de Colle agit contra:

Dominichum alias Chino de Sancto Miniatello a quo [petit dari et solvi] pro uno residuo 15 salmarum terre rubee lire 1.-.-.

Die 7 settembris [1534]”; compare il figlio lo stesso giorno ed afferma che dai conti risulta un debito di soli otto soldi: “de computo facto esse eius debitorem solodorum otto, et residuo negavit”. Ascm, Podestarile 360, c. 48r.

1539 Gli Otto di Guardia e Balia, con loro lettera al Podestà di Montelupo in data 7 gennaio 1538 [’39], ordinano a Domenico detto Chino di Tofano, orciolaio, di presentarsi presso il loro tribunale perché gli è mossa causa da Pandolfo Petrucci.

- Domenico di Francesco di Tofano alias Chino da Samminiatello è richiesto nel tribunale podestarile di Montelupo da Lucia, vedova di Leonardo di Domenico Becossi, per il pagamento di lire 2 per rata arretrata dell’affitto di un tornio “ad usum vasellarii” [vedi documento a Leonardo Becossi].

1540 Battista detto Vantaggino agisce nel tribunale di Montelupo contro Domenico detto Chino per “terra battuta”:

“Baptistas alia Vantaggino agit contra:

Dominicum alias Chino de Sancto Miniatello, a quo [petit sibi dari et solvi] pro terra battura soldi 12. Die 13 Januarii [1540]”.

Ascm, Podestarile 364, c. 51r.

1541 Compare nella lista dei contribuenti della Decima copiata nel Civile del Podestà di Montelupo.

- Mariano d’Andrea di Morzano, con la fideiusssione di Pasquino di Lorenzo detto Corteccia, agisce nel tribunale podestarile di Montelupo contro Domenico Chino di Samminiatello per un debito dovuto a vendita di terra:

“Marianus Andree de Morzano, pro quo quia forensis Pasquinus Laurentii alias Corteccia fideiussit, agit contra:

Dominicum Chini de Sancto Miniatello pro eodem [terra sibi vendita] lire 10.-.-.

30 Aprilis [1541].

Ascm, Podestarile 366, c. 64v.

1542 Niccolò di Francesco di San Martino al Colle di Limite agisce nel tribunale di Montelupo contro Domenico detto Chino per un debito dovuto a fornitura di terra rossa:

“Nicholaus Francisci de Sancto Martino al Cholle civiliter agit contra:

Dominicum alias Chinum de Montelupo, a quo [petit sibi dari et solvi] pro terra rubra lire -.18.-.

21 Augusti [1542]”.

Ascm, Podestarile 369, c. 17r.

1543 Francesco di Sano di Samminiatello agisce nel tribunale di Montelupo contro Domenico detto Chino per lavoro di fornace:

“Franciscus Sani de Samminiatello agit civiliter contra: Dominicum vocato Chino de dicto loco, a quo petit sibi dari et solvi libras duas solidos X pro laborerio vaselle lire 2.10.-.

Die 8 Januarii [1543]”.

Ascm, Podestarile 370, c. 5r.

- Contro Domenico detto Chino agisce in data 20 marzo nel tribunale podestarile di Montelupo Matteo pittore di scatole di Firenze per un debito dovuto alla fornitura di legname per 20 lire.

Ascm, Podestarile 370, c. 31r.

- Marco di Salvo di Giovanni da Montelupo agisce nel tribunale locale contro Domenico detto Chino di Samminiatello per un debito dovuto all’acquisto di terra bianca:

“Marchus Salvi Johannis de Montelupo agit civiliter contra:

Dominicum vocato Chino de Sanminiatello, a quo petit [sibi dari et solvi] solidos viginti pro terra biancha lire 1.-.-. Die prima Maii [1543]”.

Ascm, Podestarile 370, c. 45 v.

- Domenico di Francesco Chino è citato in una lettera degli Officiali di Torre del 20 settembre indirizzata al Podestà di Montelupo. Domenico chiede testimoni in occasione di una vertenza che ha con Pandolfo Petrucci. Nel documento si parla fra l’altro di una fornace da mattoni. Testimoniano Domenico di Piero di Bartolomeo e Bartolomeo di Marco di Papino detto Marrano.

1544 Francesco di Piero orciolaio di Empoli agisce con la fideiussione di Domenico di Bartolomeo di Guido nel tribunale di Montelupo contro Dominico detto Chino:

“Franciscus Pieri orciolarius de Emporio, et pro eo Dominicus Bartolomei Guidonis de Monte Lupo fideiuxit, agit contra:

Dominicum alias Chino de Sancto Miniatello a quo [petit sibi dari et solvi] pro prestitis et aliis lire 1.-.-. 18 Februarii [1544]”.

Ascm, Podestarile 370, c. 13v.

1552 Domenico di Francesco Chino è citato nel Civile del Podestà di Montelupo in un atto in cui si parla di un suo fornacino.

 

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Francesco di Tofano di Francesco di Tofano

1520 È citato nella portata del padre, il quale dichiara di possedere una casa con orto posta sulla strada di Sanminiatello. In nota l’ufficiale di Decima scrive: “andati a Francesco di Tofano e frategli per soldi 2.6 denari di Decima, il resto a Tomaso per 10 denari di Decima”.

1536 In data 13 giugno, con atto rogato in Montelupo, fa un compromesso.

- Nella portata della Decima è descritto assieme ai fratelli Jacopo e Martino, i quali esercitano il mestiere di orciolaio e posseggono una casa con fornace.

1540 Il Podestà di Montelupo in data 26 maggio esegue un sequestro nei suoi confronti.

1541 Agisce nel tribunale podestarile di Montelupo contro Michele di Cosimo per un credito di lire 25.

- Francesco di Tofano compare nel Civile del Podestà di Montelupo come Camarlingo di San Miniatello.

1543 È richiesto nel tribunale podestarile di Montelupo del pagamento di L. 7.10.- per macinatura di colori.

- A Francesco di Tofano, orciolaio a San Miniatello, vengono intestati nell’archivio Antinori, sotto il mese di settembre, dei conti in avere per fornitura di legna ed altro.

1545 Piero di Bastiano detto il Bologna agisce contro di lui nel tribunale podestarile di Montelupo in data 20 febbraio 1544 [’45]. Egli fornì a Francesco libbre 13 e mezzo di stagno nuovo a soldi 14 la libbra, per un totale di lire 9.9.-, credito che ora reclama nei suoi confronti, fornendo anche al Podestà di Montelupo il libro della bottega.

1546 Niccolo de’ Bonamici, cittadino fiorentino, abitante a San Miniatello, presenta in data 27 ottobre nel tribunale podestarile di Montelupo un reclamo contro di lui e contro il fratello Giovanni di Tofano, perché stanno costruendo una fornace da vasellami in Sanminiatello, luogo detto in Valle, ove non si potrebbe costruirla per pericolo d’incendio, disturbo ai vicini ed altri motivi.

Questo ricorso provoca l’intervento successivo degli Ufficiali di Torre.

- Lettera dell’Auditore fiscale Lelio Torelli al Podestà di Montelupo in data 31 dicembre in merito ai lavori per la costruzione di una fornace da parte di Francesco di Tofano da San Miniatello, la quale, secondo notizie fornite dal Podestà precedente, sarebbe difforme rispetto al disegno approvato dal Capo Mastro degli Officiali di Torre. Si impone pertanto al Podestà di verificare ciò, chiamando a testimoniare le parti nel tribunale podestarile di Montelupo nella prima data utile, che è il giorno 4 gennaio 1546 [’47].

Il Podestà risponde con propria lettera affermando che ha convocato Francesco e fatto eseguire un sopraluogo di controllo, dal quale risulta che la fornace corrisponde al disegno approvato. Il perito ha visitato “molte altre fornaci nel Castello, murate nelle case nè muri vicini” e risulta che “detta fornace è murata nel muro volto a mezzodì e la bocca di detta fornace è volta a tramontana”.

In data 7 gennaio Lelio Torelli risponde approvando l’operato del Podestà, e comunicando che ha fatto fare il rescritto al Duca “però darete licentia e facultà a detto Francesco di poter fare e esercitare la detta fornace a piacere suo, e non lo lascerete molestare da persona”.

1547 Con atto notarile rogato da ser Michele Tramonti da San Gimignano in data 3 maggio Francesco del fu Tofano, col fratello carnale Jacopo, orciolai di San Miniatello, nominano un procuratore ad lites.

1550 Nicola di Domenico da Capraia abitante a Montelupo agisce nel tribunale podestarile di Montelupo contro Cecchino di Tofano da Samminiatello per la somma di lire 2.10.-, quale “mercede di suo figlio, per pittura”.

1551-52 Mariotto Marchini agisce nel tribunale podestarile di Montelupo contro Cecchino di Tofano per la somma di lire 2.15.- che rappresentano il residuo di un debito dovuto a fornitura di terra per vaselli.

- Brigida di Francesco di Tofano, tessitrice, è richiesta nel tribunale podestarile di Montelupo per un debito di soldi 17.

1552 Francesco di Tofano è incaricato in data 3 ottobre dal Podestà di Montelupo di conservare i beni sequestrati a Martino di Valle a seguito di un procedimento richiesto contro il medesimo da Antonio degli Antinori, ed in particolare “una fornaciata di stoviglie ed una fornaciata di lavoro che si trovi nella fornace o fuori di essa per credito di L. 40.-.-”.

1553 È richiesto nel tribunale podestarile di Montelupo del pagamento di L. 7.12 per cose di bottega.

- Biagio d’Antonio agisce contro di lui nel tribunale podestarile di Montelupo per il pagamento di L. 5 dovuto a cose di bottega.

1554-55 Francesco di Tofano, Camarlingo di Samminiatello, è richiesto nel tribunale podestarile di Montelupo per un debito di L. 2.10.9.

1556 Piero di Bastiano detto il Bologna agisce nel tribunale podestarile di Montelupo contro Francesco alias Cecchino per un debito di lire 9 dovuto a fornitura di stagno.

- Francesco alias Cecchino agisce nel tribunale podestarile di Montelupo contro Piero di Bastiano detto il Bologna, al quale chiede L. 2.15.- per lavoro e rinfrescatoi vendutigli, e L. 1.5.- per dazii non pagati al tempo che Francesco fu Camarlingo.

1559-60 È richiesto nel tribunale podestarile di Montelupo da Antonio Antinori per L. 45.-; il richiedente presenta i libri contabili.

1560-61 Richiede nel tribunale podestarile di Montelupo Orlando di Filipppo, che afferma dovergli L. 3.10.- per suo lavoro venduto. Il richiesto nega l’addebito.

1561 È richiesto nel tribunale podestarile di Montelupo da Giovanni di Andrea Zuccarini di Empoli per un debito di L. 12.12.-.

1563-64 Richiede nel tribunale podestarile di Montelupo Piero di Jacopo di Tofano da Samminiatello in merito ad una fornace posta in Montelupo, per recuperare la quale questi dovrà pagare L. 7.-, versandole a Francesco o suoi eredi, entro 6 mesi dall’acquisto.

- Antonio di Giovan Battista Antinori richiede nel tribunale podestarile di Montelupo il sequestro di ogni quantità di vasellami esistente nella fornace di Francesco di Tofano da Samminiatello e, più in generale, di ogni suo bene, vantando contro di lui un credito di L. 40.

1564 Piero di Jacopo di Tofano intima nel tribunale podestarile di Montelupo a Francesco di Tofano da Samminiatello che, a sei mesi di distanza dal contratto, rogato in data 24 novembre, vuol recuperare la sua fornace dal detto Francesco, e rimborsarlo di tutti i suoi crediti, così come appare in un lodo rogato fra di loro in data 15 agosto.

1581 Francesco di Tofano compare nella lista dei contribuenti della Decima per aver preso in affitto una fornace da Lucretia di Martino di Tofano.

 

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TOMMASO di Tofano di Francesco di Tofano detto Masone

1520 È citato nella portata di Decima intestata al padre Tofano, nella quale si contiene la proprietà di una casa con orto sulla strada di San Miniatello.

Una parte dei beni per denari 10 di Decima sono attribuiti a lui, il resto per soldi 2.6 di Decima è assegnato a Francesco e fratelli, cioè Jacopo e Martino. Da questa data, perciò, i beni di Tofano di Francesco sono divisi fra i figli.

1536 È citato nella portata di Decima come “lavorante d’orciuoli”.

1539 È testimone in una vertenza agitata nei primi giorni del mese di gennaio nel tribunale podestarile di Montelupo da Niccolò di Gagliardo Becossi contro Nencio di Battista da Samminiatello circa la vendita di un pillotto per macinare colori (vedi documento a Becossi).

1540 È nominato nel Civile del Podestà di Montelupo senza qualifica come Masone di Tofano.

1552 Compare come teste nel Civile del Podestà di Montelupo.

 

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FRANCESCO d’Antonio di Tofano detto Francesco d’Occolino

1523 Francesco detto d’Ocholino compera dagli Antinori vino, ed in acconto consegna due mezzoquarti e due metadelle per un valore complessivo di soldi 8; delle transazioni è inscritta partita nel libro debitori e creditori.

1529 Francesco detto d’Ocholino compera dagli Antinori legna, e fornisce in cambio “scodelle, scodellini, piattelletti di mezzetta, pezzi di lavoro con un’arme entrovi un becho, piattelletti senza arme, fondellini, alberelli”.

1536 È presente come testimone ad un atto notarile rogato in Montelupo il 12 luglio da ser Jacopo Nardi.

1540 Francesco d’Occholino vasellaio è richiesto nel tribunale podestarile di Montelupo da Francesco di Domenico di Piero mugnaio per la macinatura di quattro mezzi pesi di colore non pagata:

“Franciscus Dominici Pieri de Montelupo molendinarius agit civiliter contra:

Franciscum d’Occholino vasellarium de Sancto Myniatello, a quo [petit sibi dari et solvi] pro macinatura di 4 mezi pesi di colore macinati più dì fa lire 1.8.-. Die 15 Iulii [1540] comparuit… Die 19 Iulii… confessus fuit…”.

Ascm, Podestarile 365, c. 52r.

1541 Francesco di Tofano compare nel Civile del Podestà di Montelupo tra le appuntature dei contribuenti della Decima.

1542-43 Francesco d’Antonio d’Occholino è richiesto nel tribunale podestarile di Montelupo per un debito di 14 soldi dovuto ad acquisto di scope (legna piccola).

- Francesco del fu Antonio detto d’Occolo è richiesto nel tribunale podestarile di Montelupo per un debito dovuto ad acquisto di legna.

1543 Francesco d’Occolino da Samminiatello è richiesto nel tribunale podestarile di Montelupo per un debito di soldi 19 dovuto a macinatura di colori.

1545-46 Francesco detto Ocholino è richiesto nel tribunale podestarile di Montelupo per un debito di lire 2 dovuto a macinatura di colori.

1553 È richiesto nel tribunale podestarile di Montelupo per un debito di lire 7 da Michele di Bebbe di Papino a seguito di cose fornite dalla sua bottega.

1560-61 Compare nella lista dei debitori di Valerio e Piero di Mariotto Bartoloni che sono falliti e dei quali il Podestà di Montelupo è incaricato di risolvere le pendenze.

1570 Gli è intestata la seguente posta di Decima: “una fornacetta da orciuoli ed altre stoviglie, Decima soldi 1.-. Augumento Sancto Spirito secondo a c. 423”.

1586 Nell’arroto di Decima intestato al figlio Antonio è detto che Francesco “è morto più fa”.

 

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JACOPO di Tofano di Francesco di Tofano

1536 Compare coi fratelli Francesco e Martino, tutti orciolai, nella portata di Decima intestata a quest’ultimo, ove è descritta la proprietà di una casa con fornace in Samminiatello.

1543 Jacopo compare in atti del mese di settembre nell’archivio Antinori, come orciolaio a Samminiatello, per addebiti di legna ed altro.

1547 Con atto notarile rogato in data 3 maggio da ser Michele Tramonti nomina, assieme al fratello Francesco del fu Tofano, qualificati entrambi come orciolai da Samminiatello, un procuratore per agire a loro nome in una controversia.

1551-52 È richiesto nel tribunale podestarile di Montelupo di un debito di lire 4.14.- dovuto a forniture di terra.

- È ancora richiesto nel tribunale locale da Lorenzo di Leonardo da Samminiatello, che ha un credito con lui di lire 10 per “fantatico eius filii”.

- Compare nel Civile di Montelupo come stimatore in una controversia fra stovigliai.

1554-55 È richiesto nel tribunale di Montelupo per un debito di lire 2.10.- dovuto a macinatura di colori.

1556-57 Agisce nel tribunale podestarile contro Michele di Domenico per un credito di 18 lire.

 

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MARTINO di Tofano di Francesco di Tofano detto Martino di Valle

1536 Portata di Decima intestata a suo nome assieme ai fratelli Jacopo e Francesco. Essi “habitano in detto popolo e fanno orciolaio” e sono stati descritti nella Decima precedente sotto il nome di Tofano di Francesco, loro padre; posseggono “una chasa chon orto ed una fornace, Decima soldi 2.6”, posta sulla strada di Samminiatello.

1543 Martino, orciolaio a Samminiatello, compare, per legna ed altre cose fornite nel mese di settembre, in poste di credito dell’archivio Antinori.

1546-47 Il Podestà di Montelupo gli notifica una richiesta di comparsa nel tribunale su istanza di Francesco d’Andrea da San Quirico.

1552 In data 3 ottobre Antonio degli Antinori chiede, nel tribunale podestarile di Montelupo, il sequestro a carico di Martino di Valle di una fornaciata di stoviglie cotte ed una fornaciata di lavoro crudo esistente presso la sua fornace, vantando egli nei suoi confronti un debito di lire 40. Depositario del pegno è indicato Francesco di Tofano da Samminiatello.

1553 È richiesto nel tribunale podestarile di Montelupo da Michele del Bebbe per un debito di lire 4 dovuto alla vendita di cose di bottega.

1556-57 È richiesto nel tribunale podestarile montelupino per il pagamento di lire 2 dovuto a vendita di vasellami.

1563 È citato nel tribunale locale da Lorenzo di Sano da Samminiatello per un debito di 13.10.-.

- Martino di Valle è richiesto nel tribunale podestarile di Montelupo per un debito di lire 1.2 dovuto a fornitura di terra.

1570 È descritto nell’aumento della Decima di quest’anno per la proprietà di una fornace sulla via Maestra di Samminiatello che, assieme ad una casa, è tassata per soldi 2.6. “pervenutali per divisa” con arroto del 1560.

1581 Fra i contribuenti della Decima iscritti nel Civile di Montelupo compare la sua vedova Lucretia, per la proprietà di una fornace che ella affitta a Francesco di Tofano.

 

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BARTOLOMEO di Domenico di Francesco di Tofano detto Meo di Chino

1543 [Bartolo]Meo di Domenico di Francesco è richiesto nel tribunale di Montelupo in data 10 febbraio da Francesco di Bartolomeo Vestri per una fornitura di feccia, giudicata non buona dall’acquirente, pari ad un valore di lire 14. La vertenza si conclude con un accordo tra le parti [vedi il documento a Vestri].

- Bartolomeo di Domenico di Francesco di Tofano da Samminiatello è testimone in una causa intentata nel tribunale montelupino contro Mariotto di Bastiano, che ha cercato di espatriare in Fiandra per sottrarsi alla giustizia. Egli testimonia a suo favore, dichiarando anche di essere stato a lungo malato e di avere 23 anni.

1544-45 Meo di Chino è citato nel Civile del Podestà di Montelupo in occasione di una controversia fra Lorenzo di Filippo Pelamatti e Lancillotto di Bastiano.

1545-46 “Meum Chini orciolarius” da Samminiatello compare nel Civile del Podestà di Montelupo; ad esso è richiesto il pagamento di lire 3.10.- per una fornitura di scope non pagata.

- Meo di Domenico di Chino è richiesto nel tribunale podestarile di Montelupo da Giovanni di Donato mugnaio per il pagamento di lire 8, somma che rappresenta quanto da lui dovuto per la macinatura di colori.

- Meo di Chino è richiesto nel tribunale podestarile di Montelupo per un debito di lire 1.15.

1556 Bartolomeo di Domenico di Francesco di Tofano compare fra le appunture del Podestà di Montelupo per il pagamento di 2 fiorini alla Gabella dei Contratti. Egli tuttavia risulta essere morto.

 

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GIOVANNI di Tofano di Francesco di Tofano

1546 Giovanni di Tofano è citato nel reclamo inviato da Niccolò dei Bonamici, cittadino fiorentino, contro di lui ed il fratello Francesco in occasione della costruzione di una loro fornace in Samminiatello, nel luogo detto Valle, per la quale egli ritiene non sussistere la fattibilità, soprattutto a causa del pericolo d’incendio che provoca al vicinato.

1556-57 Giovanni è citato nel Civile del Podestà di Montelupo per un debito di lire 7.

 

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DOMENICO di Tofano di Domenico

1546-47 Tofano di Domenico agisce presso il tribunale del Podestà di Montelupo contro Francesco di Bartolomeo Vestri detto Spallaccio orciolaio “pro residuo salari” di suo figlio che ammonta alla somma di lire 8.

1556-57 Contro Domenico di Tofano di Domenico agisce nel tribunale podestarile locale Andrea di Francesco, il quale gli richiede il pagamento di 30 lire per cose di bottega vendute.

1560-61 Pone fideiussione nel tribunale montelupino in favore di Giovanni di Lorenzo orciolaio, e per questo motivo è successivamente condannato.

1563-64 Domenico di Tofano da Montelupo è richiesto nel tribunale locale del pagamento di lire 10 attestate dalla presentazione delle scritture mercantili.

 

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DOMENICO di Jacopo di Tofano di Francesco

1551-52 È richiesto nel tribunale locale per un debito di lire 7 dovuto a cose di fornace.

- Richiede a sua volta nella Corte del Podestà un sequestro per un credito di lire 10.15.

1553 Agisce nel tribunale podestarile di Montelupo contro Giovanni di Bastiano per un credito di lire 2.

1570 A Domenico ed ai fratelli Luca, Mariotto e Piero è intestata una posta di Decima nella quale si descrive la proprietà di “una casa con orto… quale è per loro uso. Una fornace da vasella, luogo detto San Miniatello”; questi beni sono loro pervenuti per un arroto del 1556. A lui tocca una porzione di tassa di denari 10.

1581 Atto di divisione rogato in Montelupo in data 31 agosto da ser Annibale Pacini. Nell’atto si ricorda che il 6 giugno 1579, Piero, Luca, Mariotto e Domenico, fratelli e figli del fu Jacopo Tofani da Sanminiatello, si divisero i loro beni mobili senza alcun strumento pubblico; volendo ora addivenire alla divisione degli immobili, essi procedono alla partizione in quattro del patrimonio familiare, e cioè:

- a Piero è attribuito un locale terreno ed una sala posta nella casa paterna di Samminiatello nel luogo detto Valle, una fornace posta nel medesimo luogo e contigua alla casa di Francesco Tofani, e l’ingresso principale della casa suddetta;

- a Domenico spetta la parte rimanente di detta casa paterna e scudi 11 da pagarsi da detto Piero in conguaglio della rata attribuita al medesimo;

- a Luca apparterrà la metà di una casa posta in Samminiatello, ed a suo tempo comprata da Giovani di Francesco Bisini;

- a Mariotto spetta il resto della casa sopraddetta.

- Domenico compare fra i Contribuenti della Decima dei quali si richiedono al Podestà di Montelupo nuovi dati e stime. Nel Civile è dunque iscritto alla portata 52 assieme ai fratelli per la proprietà di una fornace “ad uso di stoviglie” stimata per valore locativo a lire 8. Nel documento si afferma che essi “vi esercitano da 16 anni: sempre veduto tale esercizio” ed in nota: “stimisi tutto anche se son divisi”.

1582 Cesare Fabroni, procuratore dello scrittoio granducale chiede nel tribunale locale il sequestro cautelativo presso Domenico di Jacopo di Tofano di ogni quantità di stoviglie - o di una cotta esistente nella sua fornace - come beni di Giuliano di Francesco, debitore per lire 34 di detto Cesare.

- Jacopo Macchiavelli agisce nel tribunale podestarile di Montelupo contro Domenico di Jacopo da Samminiatello per un debito di lire 4.10.

- Antonio di Biagio agisce nel tribunale locale contro Domenico di Jacopo per un credito di lire 4.6.8.

1588 Domenico di Jacopo di Samminiatello, come nuovo Camarlingo, agisce nel tribunale podestarile contro Sano di Lorenzo, precedente Camarlingo.
1621 Si ripete un arroto del 1578 intestato a Domenico ed ai suoi fratelli Luca e Mariotto, originato dalla modifica della posta del 1570, tolta da Piero: “si levano dal 1570 c. 693 da Piero ecc. Salda l.X.1621”.

 

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ANTONIO di Francesco d’Antonio di Tofano

1560-61 Antonio è citato nel Civile del Podestà di Montelupo per un credito di lire 3.10.

1563-64 È ancora citato nel Civile del podestà di Montelupo come Antonio di Francesco d’Antonio di Ceccatello; viene richiesto di un debito di 14 soldi.

1565 Gli Otto di Balia della città di Firenze convocano per tramite del podestà di Montelupo Antonio di Francesco con loro lettera del 5 maggio.

- Antonio di Francesco d’Antonio “di Ceccatello” è richiesto nel tribunale podestarile di Montelupo per un debito di lire 8.

1581 Compare nella lista dei Contribuenti di Decima fra coloro ai quali si chiedono nuove stime. Egli invia la propria portata ( n. 71): possiede una bottega e fornace a uso di stovigliaio posta nel popolo di Samminiatello, alla quale è assegnata una stima di valore locativo di L. 7. Egli afferma di condurre tale esercizio da 4 anni.

1582 Pone nel tribunale podestarile di Montelupo un’intimazione nei confronto di Raffaello di Giovanni da Samminiatello, al quale chiede lire 8 per pigione arretrata.

1586 Gli è intestato il seguente arroto di Decima: “Decima di nuovo: una fornace da orciuoli et altre stoviglie, decima 1 soldo. Gli è pervenuta per la morte di Francesco di Antonio suo padre, morto più fa come disse Antonio presente. Aconcia 20.XII.1586; da levare a Francesco d’Antonio. Salda 23.XII.1586 (a libro secondo Santo Spirito c. 656)”.

1588 Il suo nome compare tra le appuntature del Podetà di Montelupo per debito di lire 3, probabilmente dovuto ad una tassa non pagata alla Gabella dei Contratti.

1614 Nella portata di Decima intestata a Francesco d’Andrea del Costa navicellaio è detto che Antonio di Francesco gli vendette la sua fornace.

 

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TOFANO di Francesco di Tofano

1560-61 Tofano figura tra i debitori di Piero e Valerio Bartoloni. Nella ricognizione dei documenti relativi all’attività dei fratelli Bartoloni, che sono falliti, egli è richiesto dal Podestà di Montelupo per il pagamento della somma di lire 2.5.4, ma dichiara di non sapere nulla di detto debito.

1581 Il suo nome compare tra i contribuenti della Decima (portata 101) dei quali viene richiesto il pagamento tramite il Podestà di Montelupo.

1589-90 È citato genericamente nel Civile del Podestà di Montelupo.

 

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LUCA di Jacopo di Tofano detto il Sordino

1570 A Luca è intestata, assieme ai fratelli Domenico, Mariotto e Piero, una posta di Decima nella quale si descrive la proprietà di “una casa con orto... quale è per loro uso; una fornace da vasella in Sanminiatello Decima denari 10. Arroto 1565 n. 314”.

1581 Compare con i fratelli Domenico, Mariotto e Piero fra i contribuenti della Decima inscritti nel Civile; essi posseggono una fornace da stoviglie stimata come valore locativo 8 lire. Nel documento si afferma che essi vi esercitano da 16 anni.

- Atto di divisione dei beni immobili tra Luca ed i fratelli Mariotto, Piero e Domenico redatto in data 31 agosto in Montelupo da ser Annibale Pacini [vedi sopra a Domenico]. A Luca tocca la metà di una casa posta in Saminiatello ed a suo tempo comperata da Giovanni di Francesco Bisini.

1582 Luca di Jacopo detto il Sordino è richiesto nel tribunale podestarile montelupino per un debito di L. 2.

- Luca, detto “stovigliaio” è richiesto nel tribunale podestarile montelupino da Pier Maria di Lorenzo mugnaio per un debito di lire 4.6 dovuto a macinatura di colori.

1583 Con atto notarile rogato da ser Andrea Sergrifi in data 16 agosto, Luca ed il fratello Piero sono nominati fra i membri samminiatellini della Compagnia dello Spirito Santo di Montelupo allo scopo di dirimere una lite con i consoci della stessa abitanti a Montelupo.

1597 Giovanbattista Marmi chiede nel tribunale locale il sequestro dei beni appartenenti agli eredi di Luca di Jacopo da Samminiatello, che è suo debitore per lire 140.

 

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MARIOTTO di Jacopo di Tofano

1570 A Mariotto, assieme ai fratelli Domenico, Luca e Piero, è intestata una posta di Decima nella quale è descritta la proprietà di “una casa con orto... quale è per loro uso. Una fornace da vasella a Sanminiatello”. Gli viene attribuita una tassa di Decima di denari 10.

1581 Compare coi suddetti fratelli fra i contribuenti della Decima iscritti nel Civile di Montelupo per la proprietà di “una fornace a uso di stoviglie ecc.; stimisi tutto anche se son divisi: valore locativo stima lire 8.-. Vi esercitano da 16 anni; sempre veduto tale esercizio”.

- Con atto rogato da ser Annibale Pacini in data 31 agosto in Montelupo Mariotto divide i beni immobili paterni con i fratelli Luca, Piero e Domenico [vedi il documento in quest’ultimo]; a Mariotto tocca la metà di casa posta a Samminiatello, che a suo tempo fu acquistata da Giovanni di Francesco Bisini.

1621 Si ripete l’arroto del 1578, a sua volta derivato dalla posta del 1570, nel quale si descrivevano i beni appartenenti a Mariotto ed ai suoi fratelli “salda l.IX.1621”.

 

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PIERO di Jacopo di Tofano

1563-64 Apre nel tribunale podestarile locale una questione con Francesco di Tofano, vertente su di una fornace posta nel castello di Montelupo che egli gli ha ceduto con la clausola di poterla riavere entro sei mesi mediante l’esborso di lire 7.

1570 A Piero ed ai fratelli Domenico, Luca e Mariotto è intestata una posta di Decima nella quale si descrive la proprietà di “una casa con orto, quale è per loro uso... una fornace da vasella in Sanminiatello”. Gli viene attribuita una tassa di Decima di denari 10.

1581 Con atto rogato da ser Annibale Pacini in Montelupo, in data 31 agosto, Piero addiviene alla divisione dei beni immobili dell’eredità paterna con i fratelli Luca, Mariotto e Domenico [vedi il documento in quest’ultimo]. A Piero tocca la parte terrena ed una sala posta nella casa paterna di Samminitello, posta nel luogo detto Valle, ed una fornace nel medesimo luogo che è contigua alla casa di Francesco Tofani, oltre all’ingresso principale della casa predetta.

- Compare nella lista dei contribuenti della Decima formata per nuove stime nel Civile del Podestà di Montelupo assieme ai fratelli Domenico, Luca e Mariotto per la proprietà di “una fornace a uso di stoviglie sotto la casa di loro habitazione, luogo detto in Valle, valore locativo stimato lire 8”.

- Piero è descritto nella lista di stovigliai copiata nel Civile del Podestà di Montelupo per i quali l’Arte Medici e Speziali di Firenze pretende il pagamento di lire 5.5.- quale tassa di matricola.

- È segnato nel Civile un suo pagamento di lire 2 alla medesima Arte.

1583 Con atto notarile rogato il 16 agosto da ser Andrea Sergrifi è nominato, assieme al fratello Luca ed altri 14 vasai abitanti a Samminiatello, membri della Compagnia dello Spirito Santo di Montelupo, procuratore per risolvere una lite coi membri della medesima Compagnia che abitano in Montelupo.

1621 L’iscrizione fondiaria di quest’anno ripete un arroto del 1578, che si rifà a sua volta ad una posta del 1570.

 

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NICCOLÒ di Martino di Tofano

1593 Con atto notarile rogato da ser Augusto Argenti in data 18 febbraio 1592 [’93] si rende manifesto che Francesco Lotti gli è creditore di 33 fiorini e mezzo, somma che rappresenta la terza parte della dote della comune madre Lucrezia, e quanto dal fratellastro gli è dovuto per le spese sopportate dallo stesso Niccolò in occasione del funerale della medesima. Nello stesso atto Niccolò trasferisce a Francesco la proprietà di alcuni beni posti in Samminiatello.

- È citato nella portata di Domenico di Jacopo di Tofano quale venditore di una fornace posta in Samminiatello a Salvestro di Francesco di Salvadore Lotti, il quale ha poi rivenduto l’immobile a Domenico. Queste transazioni derivano dai legami familiari per linea materna - che rimandano evidentemente all’utilizzo della dote della comune madre Lucrezia tra Francesco Lotti e Domenico Tofani.

 

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DOMENICO di Piero di Jacopo di Tofano

1593 Acquista in data 22 aprile con atto rogato ser Augusto Argenti “una fornace con portici et piazza et sua habiture e pertinentie” posta in Samminiatello nel luogo detto in Valle per prezzo di 25 scudi d’oro da lire 7 l’uno - a tutta gabella del compratore - da Silvestro fu Francesco di Silvestro Lotti da Samminiatello, lanaiolo in Montelupo, e da sua moglie Margherita.

- Gli viene intestato il seguente arroto di Decima: “una fornace su la via Maestra. Hauta in compera da Salvestro di Francesco di Salvestro Lotti da San Miniatello per fiorini 25 d’oro di moneta, rogato ser Augusto Argenti [sotto] dì 22 aprile 1592 (fede in filza n. 137), che l’aveva hauta da Niccolò di Martino di Tofano per fiorini 33 1/2, come creditore rispetto alla dote di monna Lucretia, sua madre comune di detti due, rogato il medesimo adì 18.II.1591 [’92]. Aconcia 5.VI.1593. Si leva da Martino di Tofano di Francesco [a] c. 685”.

1611 Nella posta di Decima intestata al figlio Oratio si dice che il “padre Domenico è morto più fa”.

 

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GIOVANNI di Luca di Jacopo di Tofano

1595 Giovanni di Luca “figulus de Santo Miniatello” dichiara con atto rogato ser Lorenzo Muzzi da Bibbiena del 21 ottobre di aver ricevuto fiorini 95 quale dote della moglie Maddalena di Lucantonio del Nano “figuli de dicto loco”.

 

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ORATIO di Domenico di Jacopo di Tofano

1611 Ad Orazio è intestata la seguente posta di Decima, per beni posti in Samminiatello:

“Una fornace in su la via Maestra, Decima 3 soldi 10 denari. Per arroto 1593 n. 69. Una casa in detto popolo, luogo detto in Valle, Decima 3 soldi 4 denari. Pervenutili per redità e morte di Domenico suo padre, più fa, come disse. Si leva a Domenico c. 667 - salda 28.IX.1611”.

1636 Arroto di Decima intestato a “redità giacente di Orazio et Tiberio Tofani ed altri de’ Tofani, curatore Piermaria di Michelagnolo Cinganelli, eletto per deliberazione de’ Signori Sei della Mercanzia di 10.V.1636, come per fede di numero… [sic]:

Una casa con orto posta nel popolo di San Minatello… una fornace da vasella luogo detto San Miniatello, Decima 10 denari. Due stanze, cioè una colombaia sopra; una mezza casa non divisa con Francesco di Pellegrino, luogo detto Valle nel borgo di San Miniatello; una casa nel popolo di San Miniatello, luogo detto Valle 3 soldi 4 denari. Quali beni per il possesso infrascritto sono così descritti, cioè:

Una casa con orto... Una fornace da vasella hoggi rovinata, della quale solamente si veggono alcuni fondamenti e vestiggi, posta dirimpetto a detta casa. Dei quali beni il detto Piermaria come curatore ne prese possesso 2 luglio 1636 per rogito di ser Giovanni Filippo Tarasi, come per fede n. 16 del 1637. Salda 31.VIII.1636 per partito del Magistrato di Decima soldi 4.11”.

 

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TIBERIO di Domenico di Jacopo

1636 Gli viene assegnata per arroto la proprietà della “redità giacente di Tiberio et Oratio Tofani ed altri de’ Tofani” [vedi sopra ad Oratio].

 
     

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