| |
|
Tenducci
|
|

La storia delle famiglie dei vasai di Montelupo Fiorentino e i loro
alberi genealogici sono pubblicati nell'opera di Fausto Berti
STORIA DELLA CERAMICA DI MONTELUPO |
|
|
|
Girolamo di
Lattanzio Tenducci detto Forassino
1541 Girolamo “di Tinduzo da Faenza” presenzia come
compare al battesimo di Alessandro di Cipri di Sandro, nato il 30 di
maggio.
1543 Girolamo di Lattanzio presenzia come mundualdo
ad un atto notarile rogato il 29 di settembre da ser Giovanni Pagani di
Tredozio, ed è così descritto. “Hyeronimum Lactantii Tinducci da Faentia
partium Romandiole, ad presens habitat in castro Montis Lupi et facit
vasellas sive stivilias in dicto castro Montis Lupi”.
- Girolamo alias Forassino da Faenza è citato
senza qualifica per un debito di L.2.14.4 al Civile del Podestà
di Montelupo.
1544 Girolamo alias Forassino ha un credito di
L.-7.- per un rinfrescatoio e chiede di essere pagato di fronte al
Podestà di Montelupo.
- Girolamo alias Forassino è citato davanti al
Podestà di Montelupo per un debito dovuto a macinatura di colori di L.
-.10.-.
1546 Contro Girolamo alias Forassino fa
istanza di sequestro presso la Corte del Podestà di Montelupo il giorno
6 maggio fra’ Cherubino de Monaldo, cittadino fiorentino, domandando in
particolare che sia posta sotto la custodia di Jacopo di Bino “ogni
quantità di lavori e stoviglie” che il medesimo Girolamo si ritrova
nella fornace esistente presso la porta alla Colombaia, per
cautelarsi così di un credito di L. 1.14.- che ha con lui. Nigi di Marco
di Nigi dà fideiussione del pagamento, evitando il sequestro.
- Contro Girolamo di Lattanzio pone istanza di
sequestro nella Corte del Podestà di Montelupo Papino di Bebbe di Papino
“per ogni quantità di lavoro e vasellame che si trova nella sua
fornace”, essendo il medesimo Girolamo suo debitore per L. 12.-.-. Viene
nominato custode del sequestro Jacopo di Bino.
- Contro Girolamo di Lattanzio una nuova istanza di
sequestro di ogni lavoro e vasellame esistente nella sua fornace viene
presentata presso la Corte del Podestà di Montelupo da Lancillotto di
Bastiano per un credito di L. 8 che asserisce di avere. con lui
1560- 61 Girolamo di Lattanzio è fra i debitori di
Piero e Valerio Bartoloni, falliti, per L. 4.7.- e come tale compare nel
Civile del Podestà di Montelupo.
1561 Girolamo di Lattanzio è richiesto nella Corte
del Podestà di Montelupo per un debito di L. 3.5.- da Antonio di Biagio
d’Antonio, che porta come prova una scrittura privata del di lui padre.
1563 Girolamo di Lattanzio e suo figlio, Lattanzio,
sono citati nella Corte del Podestà di Montelupo per un debito di L.
12.-.-.
1563-64 Contro Girolamo di Lattanzio viene formulata
da Lancillotto di Bastiano nella Corte del Podestà di Montelupo istanza
di sequestro; egli, in particolare, richiede che “ogni somma e quantità
di vasellami” spettanti al suddetto Girolamo, ed esistente nella fornace
di Bernardo di Luca Sartori, sia da questo custodita in attesa della
liquidazione del credito.
- Contro Girolamo di Lattanzio è presentata presso il
tribunale di Montelupo una nuova istanza di sequestro da parte di Matteo
d’Andrea di Francesco, il quale chiede che vengano custoditi da Bernardo
di Luca Sartori i beni appartenti allo stesso Girolamo che si trovano
nella sua bottega e fornace.
1570 Girolamo di Lattanzio è citato presso il
tribunale di Montelupo da Bernardo di Luca (Sartori) per il mancato
pagamento del fitto.
1579 Girolamo di Lattanzio è richiesto presso il
tribunale di Montelupo a causa di un debito per macinatura di colori.
1581 Girolamo di Lattanzio compare in data 26 giugno
nell’elenco degli stovigliai che debbono pagare la matricola di L. 5.5.-
all’Arte dei Medici e Speziali di Firenze trascritto nel Civile
del Podestà di Montelupo.
- Girolamo di Lattanzio deve pagare l’imposta per
aver preso in affitto una casa con bottega da Antonio e Cristofano,
figli di Domenico d’Amadore, e per tale motivo è descritto nel Civile
del Podestà di Montelupo.
- Girolamo di Lattanzio è citato nella Corte del
Podestà di Montelupo da Alessandro di Tommaso da Faenza per un debito di
L. 14.4.- dovuto ad “opere di pittura” di quest’ultimo.
- Girolamo di Lattanzio cita a sua volta Alessandro
di Tommaso presso il tribunale del Podestà, sostenendo di aver subito,
come mallevadore di Alessandro di Tommaso, a suo tempo eletto Camarlingo
della comunità di Montelupo, una carcerazione di due giorni e mezzo, la
quale viene valutata pari ad un mancato guadagno complessivo di L.
4.13.4. Cita a suo favore come testi Michele di Domenico d’Antonio, che
dice avere 20 anni, e Antonio di Leonardo, di 47 anni, stovigliaio.
1582 Girolamo di Lattanzio si immatricola in data 29
gennaio 1582 [’83] all’Arte dei Medici e degli Speziali.
“29 gennaio 1582. Girolamo di Lattanzio Tenducci da
Faenza, vasellaio in Monte Lupo, detto dì si scrisse et matricolò et si
sottopose et si obligò alla osservazione dello statuto della presente
Arte. Nulla non debbe paghar di matricola perché ha in benefitio
dell’Arte de’ Fabbricanti per essersi matricolato in detta Arte al
campione delli artieri del Contado”.
Asf, Arte dei Medici e Speziali 22, c. 292r.
|
|
^ up
|
|
Lattanzio di Girolamo di Lattanzio Tenducci
1563 Lattanzio di Girolamo è iscritto al Civile del
Podestà di Montelupo per un debito di L. 3.10.-.
- Lattanzio ed il padre Girolamo sono ancora iscritti al
Civile di Montelupo per un debito di L. 12.-.-.
1579 Lattanzio di Girolamo compare tra i fratelli della
compagnia di San Lorenzo di Montelupo.
1588 Lattanzio di Girolamo è citato nella Corte del Podestà
di Montelupo da Bandino di Battista Bandini a causa di un debito di L.10.10.-
per legna (stipa) che egli gli vendette.
1589 Lattanzio di Girolamo invia una supplica al Granduca per
il pagamento di lavori arretrati:
“Latanzio di Girolamo istovigliaio di Montelupo, umile
servitore di Vostra Altezza Serenissima, gli fu comeso da Francesco Marmi detto
Mast[r]icino, provveditore di V.A.S., che io facessi una cantità di vasi
per i’ g[i]ardino della log[i]a in Fire[n]ze, dove gli feci per sino di magg[i]o
passato e gli conseg[n]ai a ’Ngiolino giardinieri e a Cosimo Latini proveditore
di detto g[i]ardino, dove da detto Cosimo no m’è mai istato saldato i’ mio
conto. E per essere persona povera e bisognoso, prego V.A.S. che mi fac[i]a
pagare, che gl[i]ene hobrigo perpetuo, pregando nostro Signore Idio che la
feliciti e mantenga”.
Segue il rescritto di Giovan Battista Concini, Auditore, in
data 21 settembre 1589. “Mastricino gli faccia il suo conto e paghisi”.
- Nota del lavoro eseguito da Lattanzio di Girolamo di mano
di Giovambattista Marmi:
“Yhs Maria, 1589
Esendomi comesso per virtù d’una suprica di Lata[n]tio di
Girolamo da Faenza, abitante in Montelupo, che io faccia il mercato di certi
vasi di terra cotta e di vari colori dipincti per servitio del girdino di Sua
Altezza Serenissima, e consegnato a ’Nginolino giardinieri, come apare a detta
suprica.
Dico che detti vasi, cotti due volte e posti in Firenze a
spesse di detto Lata[n]tio, che e’ vassi grandi vag[li]ano l’uno L.
5.5.-, e’ vasi piccoli vagliano L. 2.-.- l’uno.
E tanto ò facto di mia mano propria questo dì 7 di ottobre
1589 io Francesco di Giova[n]batista Marmi detto il Mastricino da
Montelupo, e più avere L. 3.10.- d’una concha:
- vasi grandi n.11 a L. 5.5.- L. 57.15.-
- vasi picholi n.36 a L. 2.-.- L. 72.-.-
la concha n. 1 monta L. 3.10.-
totale L. 133. 5.”
1590 Lattanzio di Girolamo viene intimato presso la Corte del
Podestà di Montelupo in data 22 maggio da Lorenzo di Tommaso Brizzelli di non
pagare qualsiasi debito dovesse a Francesco di Bartolomeo di Bianco, essendo il
medesimo debitore di Lorenzo.
- Contro Lattanzio di Girolamo agisce nella Corte del Podestà
di Montelupo Antonio di Giunta di Pagolo, richiedendogli, a causa di “mercede di
dipintura di stoviglie”, la somma di L. 3.10.-.
- Contro Lattanzio di Girolamo agisce nella Corte del Podestà
di Montelupo Antonio di Leonardo Brizzelli per un credito di L.8.10.- che dice
avere con lui, avendogli consegnato 200 libbre di piombo e cinque fastelli di
stipa.
1594 Lattanzio di Girolamo è citato presso il tribunale di
Montelupo da Antonio Cozzetti.
- Lattanzio di Girolamo agisce nel tribunale di Montelupo
contro un concittdino per “tanta roba fattali” pari a L.3.10.-.
- Lattanzio di Girolamo “faentino” è gravato dal Camarlingo
della comunità di Montelupo a causa di dazi non pagati per L. 3.12.
1600 Lattanzio di Girolamo è testimone in una causa nel mese
di agosto di quest’anno. In quell’occasione dichiara di avere 60 anni e di non
avere beni.
1604-05 Lattanzio di Girolamo è citato nel Civile del
Podestà di Montelupo.
- Contro Lattanzio di Girolamo agiscono presso il tribunale
di Montelupo gli eredi di Giovanbattista Marmi.
1610 Lattanzio di Girolamo “stovigliaio” compare al Civile
del Podestà di Montelupo per un debito di L. 2.10.-.
|
|
^ up
|
|
ASCANIO di Girolamo
di Lattanzio Tenducci
1572 Ascanio di Girolamo assume una carica non
precisata nella Compagnia di San Lorenzo, e come tale si ritrova
nominato nel libro dei partiti della Confraternita.
1579 Ascanio di Girolamo è ancora nominato nel libro
dei partiti della Compagnia di San Lorenzo.
1582 Ascanio di Girolamo richiede presso la Corte del
Podestà di Montelupo il pagamento “per mercede di sua fatica” di L.
3.10.- a Giovannantonio di Ugo.
- Ascanio di Girolamo è inserito nel Civile
del Podestà di Montelupo in un elenco di debitori della Gabella dei
Contratti per un importo di L.20.-.-, le quali sono dovute alla dote da
lui ricevuta della moglie Domenica, figlia di Giovanni da Montelupo.
- Ascanio di Girolamo agisce nella Corte del Podestà
di Montelupo per un credito di L. 3.10.-che sostiene avere con
Giovannantonio di Ugo “per opere g[li] haver dipinto”.
1588 Ascanio di Girolamo è citato nel tribunale di
Montelupo da Bandino di Battista Bandini per un debito di L.10.-.-.
- Ascanio di Girolamo “faentino et orciolaio” viene
richiesto nella Corte del Podestà di Montelupo per un debito dovuto a
forniture di legna.
1589 Ascanio di Girolamo nel settembre di quest’anno
si aggiudica l’appalto della vendita delle castagne in Montelupo.
1592 Ascanio di Girolamo, assieme al fratello
Lattanzio, è citato nella Corte del Podestà di Montelupo da Gabriello di
Francesco Marmi, Camarlingo della comunità, per aver essi esercitato
l’ufficio di Camarlinghi della Compagnia di San Lorenzo.
1594 Ascanio di Girolamo viene citato presso il
tribunale di Montelupo per dazi non pagati pari a L. 2.-.-dal Camarlingo
Bastiano. La richiesta di gravamento in beni per insolvenza non viene
però eseguita.
1597 Ascanio di Girolamo denuncia presso il tribunale
di Montelupo la scandalosa condotta della sua vicina, Diamante dei
Mazuoli, affermando di avere 40 anni e di non avere beni.
1601 Ascanio di Girolomo è citato più volte nel
Civile del Podestà di Montelupo per debiti, ed in particolare,
assieme al figlio Battista, da Bastiano di Tommaso per forniture di
legna che ammontano alla considerevole cifra di L. 155.5.-.
|
|
^ up
|
|
GIOVANBATTISTA di Ascanio di Girolamo di Lattanzio Tenducci
1600 Battista di Ascanio (nominato erroneamente
Bastiano) è richiesto per un debito nella Corte del Podestà di Montelupo.
- Battista di Ascanio è richiesto presso il tribunale
di Montelupo per un debito che ha con Alessandro (Lessandro) di Tommaso
faentino.
1601 Contro Battista e suo padre Ascanio agisce nella
Corte del Podestà di Montelupo il 17 di luglio Bastiano di Tommaso a
causa di legna venduta.
1604 Battista d’Ascanio è iscritto in data 17 giugno
al Civile del Podestà di Montelupo per un debito di L. 1.10.
1619 Battista di Ascanio compare ancora per un debito
di L. 1.10.- nel Civile del Podestà di Montelupo.
|
|
^ up
|
|
ANDREA di Giovanbattista di Ascanio di Girolamo Tenducci
1636 Andrea di Battista compare in quattro diverse
occasioni nel Civile del Podestà di Montelupo per debiti.
|
|
^ up
|
|
Raffaello [di Giovambattista di Ascanio] di Girolamo Tenducci
1639 Si firma al rovescio della crespina figurata del
Victoria and Albert Museum: “Raffaello Girolamo fecit Monte Lupo 1639”.
|
|
^ up
|
|
ANDREA Tenducci
1729-30 Andrea Tenducci compare di fronte al Podestà
di Montelupo per giustificarsi contro una richiesta di pagamento
avanzata contro di lui da un tal Cambini e dovute alla fornitura di lire
60 di piombo (“ghetta”); Andrea afferma che “qualunque conto passato tra
esso e detto Cambini fu sempre puntualmente soddisfatto, e che non sa
cosa alcuna di piombo che esso possa aver levato da Giovan Domenico
Mori”.
Ascm, Podestarile 695, c. 262r.
1736 Vertenza per un debito di sei lire tra i
Tenducci in data 14 gennaio 1735 [’36]. Andrea è creditore di Giuseppe,
ma quest’ultimo è creditore di Francesco.
Ascm, Podestarile 703, c. 284v.
1738 Andrea è morto. Al posto di Gonfaloniere della
Comunità che egli ricopriva viene eletto suo figlio Giuseppe,
preferendolo al fratello Francesco perché quest’ultimo non abita in
Montelupo.
|
|
^ up
|
|
GIUSEPPE di
Andrea Tenducci
1722 Giovan Domenico Masi disdetta l’affitto della
sua casa con fornace tenuta da Giuseppe d’Andrea Tenducci.
“Adì 26 giugno 1722. Ad instantia di Giovan Domenico
Masi si… intima… a Giuseppe di Andrea Tenducci che per tutto il mese di
settembre 1722 abbia rilassata libera… e spedita la casa e fornace con
tutte le sue appartenenze che tiene a pigione da detto instante… Adì 26
giugno 1722 notificata…”.
Ascm, Podestarile 684, c. 270r.
1735 Giovan Battista Serafini di Fibbiana ed i suoi
nipoti richiedono in data 23 giugno nel tribunale podestarile di
Montelupo Giuseppe d’Andrea per un debito dovuto a fornitura di legna da
fornace.
Ascm, Podestarile 702, cc. 195r.-196v.
1736 Vertenza per un debito di sei lire tra i
Tenducci in data 14 gennaio 1735 [’36]. Andrea è creditore di Giuseppe,
ma quest’ultimo è creditore di Francesco.
Ascm, Podestarile 703, c. 284v.
1737 Gli eredi di Giuseppe Licci d’Empoli
“appaltatore del sigillo della carne di Montelupo” richiedono in data 5
settembre “Giuseppe Tenducci, pentolaio di Montelupo” per un debito di
lire 5, dovuto ad “un agnello et un maiale ammazzato per uso di sua
casa”.
Ascm, Podestarile 705, c. 780r.
1738 Elezione di Giuseppe di Andrea alla carica di
Gonfaloniere della Comunità al posto del padre Andrea morto. Egli viene
preferito al fratello Francesco, perché quest’ultimo non abita nel
castello di Montelupo.
Ascm, Comunità 3/B, c. 29r.
1739 Vertenza tra Giovan Domenico Masi e Giuseppe
Tenducci per una casa con fornace tenuta in affitto da quest’ultimo. Il
Masi disdetta il Tenducci richiamando una sentenza del 15 settembre 1738
pronunziata dall’Arte di San Piero e Fabbricanti, ma il Tenducci
resiste, affermando che questa pretesa confligge con un decreto dei
Conservatori di Legge della Repubblica Fiorentina del 14 marzo 1739.
“Ad instanza del signore Giovan Domenico Masi, in
virtù di sentenza de’ molto illustri signori di San Piero [e]
Fabbricanti della Città di Firenze del dì 15 settembre 1738, s’intima,
notifica e protesta e fa precetto al caporale Giuseppe Tenducci, acciò
nel tempo e termine di ventiquattro ore dall’auto precetto renda libera,
vacua e spedita la casa con fornace da lui abitata di diretto dominio di
detto signore instante, alla pena dello sbrado ed ogni altro mandato
espulsivo… Adì 12 maggio 1739 circa a ore 14 notificata… Adì 13 maggio
1739 comparse personalmente avanti il suddetto caporale Giuseppe
Tenducci, e rispondendo disse e dice non essere tenuto obbedire a quanto
viene espresse dimandato dal suddetto Domenico Masi, per essere vietato
a detto Masi l’innovare cosa alcuna fuori del Magistrato
dell’illustrissimi… signori Conservatori della Repubblica Fiorentina,
alla pena della nullità degl’atti, a tenore di decreto del 14 marzo 1738
[’39], quale fa istanza notificarsi a detto Masi. Adì 13 maggio 1739
notificato…”.
Ascm, Podestarile 708, c. 112r.
- Giuseppe Tenducci fa notificare in data 4 luglio
agli eredi di Marco Tosi che entro cinque giorni essi possono esercitare
un’opzione d’acquisto su di una casa con fornace posta in via del
Piano di Montelupo che è in suo dominio.
“Ad instanza del signor caporale Giuseppe Tenducci
s’intima e protesta alli signori eredi del signor dottor Marco Tosi che
nel termine tassativo… di giorni cinque si siano dichiarati se vogliono
o non comperare una casa con fornace posta in Montelupo, luogo detto
via del Piano, sotto i suoi noti confini, di dominio di detto
instante, come maggiori confinari alla medesima, intendendo detto
instante di quella vendere liberamente con li sbassi ottenuti da’ molto
illustri signori Conservatori di Leggi della Città di Firenze…Adì 4
luglio 1739 notificato…”.
Ascm, Podestarile 709, c. 206r.
1741 Prosegue la vertenza tra Giovan Domenico Masi e
Giuseppe Tenducci. Ad una nuova disdetta, inviata dal Masi attraverso il
tribunale montelupino in data 16 marzo 1741, il Tenducci aveva risposto
con la richiesta di una buonuscita in denaro; a ciò il Masi si oppone,
facendo riferimento al già citato decreto dei Fabbricanti.
“Compare… il signor Giovan Domenico Masi contro il
caporale Giuseppe Tenducci per una causa et occasione che al protesto e
precetto… stato fatto nel tribunale… sotto il dì 16 marzo 1740 [’41],
continente in sostanza che l’avversario per il dì 26 maggio 1741 avesse
et abbia rilasciata libera, vacua et spedita la casa e fornace che tiene
a pigione, posta nel luogo detto l’Isola… al quale sotto il dì 23
aprile 1741 rispondendo l’avversario disse e dice essere pronto a
rilasciare in detto tempo la casa e fornace suddetta, mentre dal signore
comparente gli venisse pagata l’entratura maggiore e minore, conforme è
tenuto…, disse e dice che [ciò non spetta al Tenducci, poiché a questi
privilegi egli] renunziò, conforme si vede dalla scritta di locazione
stata fatta e firmata dal avversario alla presenza di testimoni sotto dì
27 maggio 1739…, qual renunzia sotto dì 8 giugno 1739 da’ molto illustri
Signori Consoli dell’Arte et Università di Por San Piero e Fabbricanti
della Città di Firenze per mezzo di loro decreto approvorno…”.
Ascm, Podestarile 712, cc. 633r.-v.
1742 Giuseppe Curradini pone un protesto nel
tribunale podestarile di Montelupo contro Niccolò d’Andrea Tenducci per
un preteso riconoscimento di debito, per il quale egli viene ricercato
da Giuliano Tosi e dai suoi fratelli, in quanto mallevadore di Jacopo
Terreni, già affittuario della medesima fornace dei medesimi; Giuseppe
afferma infatti che Niccolò d’Andrea Tenducci si offrì di rilevare la
medesima al momento dell’allontanamento del Terreni da Montelupo,
avvenuto l’anno precedente “Et perché nel tempo istesso di tal notizia
il comparente voleva impossessarsi d’ogni e qualunque quantità di
lavoro, tanto finito che non rifinito, che esisteva in detta fornace…,
dal predetto Tenducci gli venne impedito tal possesso, …con obbligarsi
/c. 422v./ in proprio - alla presenza di persone - pagare a’ detti
signori Tosi scudi diciotto per pigione… E perché, posteriormente a
detto trattato, dal suo avversario fu levato ogni quantità di lavoro che
come sopra esisteva in detta fornace…, Né per anco ha pagata la predetta
somma di scudi diciotto…, oltre alla somma predetta è tenuto et
obbligato pagare scudi venti a’ detti signori Tosi per la pigione
decorsa di detta fornacie [sic].”
Ascm, Podestarile 714, cc. 422 r.-v.
|
|
^ up
|
|
FRANCESCO
di Andrea Tenducci
1736 Vertenza per un debito di sei lire tra i
Tenducci in data 14 gennaio 1735 [’36]. Andrea è creditore di Giuseppe,
ma quest’ultimo è creditore di Francesco.
Ascm, Podestarile 703, c. 284v.
1738 Francesco non abita in Montelupo: alla morte del
padre Andrea, infatti, suo fratello Giuseppe viene eletto alla carica di
Gonfaloniere della Comunità al posto del genitore morto, preferendolo a
lui perché risiede nel castello di Montelupo.
Ascm, Comunità 3/B, c. 29r.
|
|
^ up
|
|
NICCOLÒ di
Andrea Tenducci
1748 Niccolò d’Andrea chiede nel tribunale di
Montelupo un pignoramento contro Silvestro Grazzini per un debito di
otto lire.
“Ad istanza di Niccolò di Andrea Tenducci, fornaciaio
all’Erta, si staggisce, sequestra e raccomanda in mano di Luca Cambini,
sarto in Montelupo, ogni quantità… di panno… che si trova in mano, di
proprietà ed attenenza di Silvestro Grazzini, debitore… della somma di
lire otto per parte… [il Tenducci chiede inoltre] scriversi lettere
sussidiarie al signore commissario di Prato, nella cui giurisdizione
abita detto Grazzini… Adì 19 marzo 1747 [’48] notificato…”.
Ascm, Podestarile 723, c. 236r.
1749 Niccolò d’Andrea resiste contro lo sfratto
richiesto contro di lui da Leonardo Bertini, affermando non esservi
scritta di locazione e, in ragione di ciò, doversi attenere ai patti
favorevoli che l’Università di Por San Piero e dei Fabbricanti prevede
in questi casi.
“Avanti… comparse… Niccolò Tenducci… contro il
signore aiutante Leonardo Bertini, per causa et occasione di un precetto
o notificazione statali presentata per parte di cotesta onoranda corte
et ad istanza del suddetto signore Bertini sotto dì 13 giugno prossimo
passato, nel quale si intima, notifica e fa comandamento al comparente
che nel termine statutario… rilasci vacua… la casa, la fornace, botteghe
et altro che tengono a pigione di detto signore… il tutto posto alla
Madonna dell’Erta… [ma Niccolò resiste, affermando] volere… starsene
alla disposizione dell’Arte de’ fabbricanti… e godere quei privilegi che
in favore del comparente a tenore delle fornace [sic] sono dal
detto offizio imposti e stabiliti, e siccome non esiste infra le parti
scritta veruna di convenzioni, perciò, appoggiato il comparente alla
legge, intende a forma della medesima stare in detta locazione tutto
quel tempo /c. 315v./ che dalli statuti di detto offizio è stato a pro
dei fornaciai imposto… Adì primo luglio 1740 esibita… Adì 5 luglio fu
notificato…”.
Ascm, Podestarile 727, cc. 315r.-v.
1752 Questioni relative all’eredità di Niccolò
Tenducci. In data 27 ottobre 1752 Anna Maria Maestrelli, vedova di
Niccolò Tenducci, fa notificare agli eventuali creditori del marito
defunto che hanno tre giorni per reclamare quanto a loro dovuto, mentre
ella medesima intende salvaguardare i propri beni dotali.
Ascm, Podestarile 734, c. 353r.
In data 31 ottobre 1752 compaiono nel tribunale
montelupino Giacinto e Giuliano Tosi, i quali sostengono di essere
creditori del fu Tenducci per “scudi trentuno, lire 2.10… per pigione
decorsa e non pagata d’una loro fornace con casa e orto tenuta da detto
Niccolò Tenducci” (Ivi, c. 354r.).
Si procede quindi all’inventario dei beni lasciati da
Niccolò Tenducci “a forma dell’istanza fatta dal signore Giacinto e
Giuliano Tosi, asserti creditori di detto Tenducci della somma di scudi
trentuno, lire due e soldi dieci” (in Ivi, 355r. sgg., vedi
l’inventario nel V volume di questa Storia).
Altra comparsa della vedova Anna Maria Maestrelli per
la dote, per la quale presenta una scritta di sponsali redatta il 24
agosto 1734 in Avane di Empoli (in Ivi, c. 359r.).
- Istanze di pignoramento per debiti depositate nel
tribunale podestarile di Montelupo contro gli eredi di Niccolò Tenducci
da Diacinto Tosi e Filippo Masi.
“Adì 30 ottobre 1752. Ad istanza del signore avocato…
Diacinto Tosi con sodo di Banco del Ambrogio Ragionieri…si staggisce,
sequestra e raccomanda appresso e nelle mani di Stefano Cioni, pubblico
depositario, tutti i mobili e masserizie di casa, attrezzi di bottega,
lavor di fornace cotto e da cocersi dell’eredità di Niccolò Tenducci,
debitore di detto signore istante di pigioni diverse e non pagate…/c.242r./
Adì 30 ottobre 1752 staggito quanto sopra [e] …notificato questo
sequestro agl’eredi Tenducci… Adì 31 ottobre 1752. Ad istanza del
signore Filippo Masi si staggisce, sequestra e raccomanda… nella mani di
Cosimo Faini tutta la getta macinata e senza macinare che tiene nelle
mani d’attenenza di Niccolò Tenducci, debitore di detto signore istante
di lire 18 per dipendenza di getta…Adì 31 detto staggito… Adì 3 novembre
1752 notificato quanto sopra agl’eredi… in persona di Anna Tenducci,
madre di detti eredi… Adì 3 novembre detto comparse in corte Cosimo
Faini… e disse non ritenere in mano piombo di veruna sorte di Niccolò
Tenducci”.
Ascm, Podestarile 734, cc. 241v.-242r.
|
|
^ up
|
|
ANDREA di
Francesco Tenducci
1777 “Andrea Tenducci pentolaio” compare nel
Dazzaiolo comunitativo.
Ascm, Comunità 152, cc. 125v.-138v.
1778 “Andrea Tenducci pentolaio” compare nel
Dazzaiolo comunitativo.
Ascm, Comunità 153, cc. 112v.-124v.
1779 “Andrea Tenducci pentolaio” compare nel
Dazzaiolo comunitativo.
Ascm, Comunità 154, cc. 114r.-126r.
1779-80 “Andrea di Francesco Tenducci garzone di
fornaciaio” compare nel Dazzaiolo comunitativo.
Ascm, Comunità 155, cc. 117r.-131v.
1782 “Andrea di Fracesco Tenducci garzone pentolaio”
compare nel Dazzaiolo comunitativo.
Ascm, Comunità 157, cc. 128v.-142v.
1783 “Andrea di Francesco Tenducci garzone pentolaio”
compare nel Dazzaiolo comunitativo.
Ascm, Comunità 158, cc. 61v.-73v.
1784-85 “Andrea di Francesco Tenducci rivenditore di
pentole” compare nel Dazzaiolo comunitativo.
Ascm, Comunità 162, cc. 74v.-88v.
|
|
^ up
|
|
LORENZO di
Francesco Tenducci
1777 “Lorenzo di Francesco Tenducci fornaciaio”
compare nel Dazzaiolo comunitativo.
Ascm, Comunità 152, cc. 125v.-138v.
1778 “Lorenzo di Francesco Tenducci fornaciaio”
compare nel Dazzaiolo comunitativo.
Ascm, Comunità 153, cc. 112v.-124v.
1779 “Lorenzo di Francesco Tenducci fornaciaio”
compare nel Dazzaiolo comunitativo.
Ascm, Comunità 154, cc. 114r.-126r.
1779-80 “Lorenzo di Francesco Tenducci e fornace”
compare nel Dazzaiolo comunitativo.
Ascm, Comunità 155, cc. 117r.-131v.
1780 “Lorenzo di Francesco Tenducci e fornace”
compare nel Dazzaiolo comunitativo.
Ascm, Comunità 156, cc. 131r.-144v.
1782 “Lorenzo di Fracesco Tenducci e fornace” compare
nel Dazzaiolo comunitativo.
Ascm, Comunità 157, cc. 128v.-142v.
1784-85 “Lorenzo del fu Francesco Tenducci con
fornace da pentole possessore” compare nel Dazzaiolo comunitativo.
Ascm, Comunità 162,cc. 74v.-88v.
1785-86 “Lorenzo del fu Francesco Tenducci e fornace”
compare nel Dazzaiolo comunitativo.
Ascm, Comunità 164, cc. 56v.-68r.
1786-87 “Lorenzo del fu Francesco Tenducci e fornace”
compare nel Dazzaiolo comunitativo.
Ascm, Comunità 166, cc. 70r.-90r.
1787-88 “Lorenzo Tenducci e fornace” compare nel
Dazzaiolo comunitativo.
Ascm, Comunità 168, cc. 61r.-79r.
1788-89 “Lorenzo Tenducci per la fornace” compare nel
Dazzaiolo comunitativo.
Ascm, Comunità 170, cc. 60r.-77r.
1789-90 “Lorenzo Tenducci per la fornace” compare nel
Dazzaiolo comunitativo.
Ascm, Comunità 171, cc. 61v.-79r.
1790-91 “Lorenzo Tenducci per la fornace” compare nel
Dazzaiolo comunitativo.
Ascm, Comunità 174, cc. 68r.-85r.
1795-96 “Lorenzo Tenducci per la fornace” compare nel
Dazzaiolo comunitativo.
Ascm, Comunità 188, cc. 61r.-76v.
1796-97 “Lorenzo Tenducci per la fornace” compare nel
Dazzaiolo comunitativo. Ascm, Comunità 192, cc. 61r.-80r.
1797-98 “Lorenzo Tenducci per la fornace” compare nel
Dazzaiolo comunitativo. Ascm, Comunità 195, cc. 61v.-83v.
1798-99 “Lorenzo Tenducci per la fornace” compare nel
Dazzaiolo comunitativo. Ascm, Comunità 198, cc. 62v.-86v.
1799-1800 “Lorenzo Tenducci per la fornace” compare
nel Dazzaiolo comunitativo. Ascm, Comunità 200, cc. 64v.-88v.
|
|
^ up
|
|
GIOVAN
ANTONIO di Tenducci
1772 Giovan Antonio intima a Leone Sestini che entro
tre giorni gli consegni i due zecchini che suo figlio Cosimo gli ha
inviato da Lisbona affinché siano consegnati al padre.
“Ad istanza di Giovan Antonio Tenducci s’intima… al
signore Leone Sestini che nel tempo e termine di giorni tre abbia
rimesso a detto istante due zecchini stati mandati da Cosimo Tenducci,
figlio di detto istante, e recapitati in mano di detto signore intimato
a tenore di una lettera scritta da detto Cosimo suo figlio di Lisbona…
Adì primo aprile 1772 comparse …[e] dice non essere debitore di cosa
alcuna”. Ascm, Podestarile 759, c. 72v. |
| |
|