| |
|
Salvini
|
|

La storia delle famiglie dei vasai di Montelupo Fiorentino e i loro
alberi genealogici sono pubblicati nell'opera di Fausto Berti
STORIA DELLA CERAMICA DI MONTELUPO |
|
|
|
Bartolo di
Feo detto il Becha
1356 “Bartolus Fei” compare tra i capofamiglia
descritti nell’estimo di Montelupo.
Asf, Estimo 266, cc. 43r.-47r.
1371 “Bartolus Fei” compare nelle portate d’estimo
del popolo di San Giovanni Evangelista di Montelupo. Egli dichiara
un’età di 45 anni ed afferma di vivere con la moglie Agnese (vent’anni)
e con la figlia Filippa (3 anni) in una casa ove risiede anche il
fratello maggiore Lorenzo (45 anni) con sua moglie Tessa (35 anni); in
famiglia si trova anche l’anziana madre Giana (90 anni) e Giovanna (50
anni), una figlia di Feo non sposata o rientrata in famiglia in stato di
vedovanza.
Asf, Estimo 240, cc. 882r.-909v.
1383 “Bartolus Fei” compare nelle portate d’estimo
del popolo di San Giovanni Evangelista di Montelupo (Borgo). Egli
dichiara un’età di 40 anni ed afferma di vivere con la moglie Agnese (30
anni) ed i figli Feo (9 anni), Antonio (7 anni), Francesco (4 anni) e
Bartolomea (3 anni); in famiglia si trova anche la cognata Tessa (46
anni) - evidentemente già vedova di suo fratello Lorenzo - e la sorella
Giovanna (70 anni); le sostanze tassabili di questo nucleo familiare
sono stabilite in 80 libbre.
Asf, Estimo 241, cc. 57r.-63v.
1395 “Bartolus Fei”, “Franciscus Bartoli” e
“Dominichus Bartoli” compaiono tra i capofamiglia descritti nell’estimo
di Montelupo (Borgo).
Asf, Estimo 270, cc. 239r.-241r.
|
|
^ up
|
|
Antonio di Bartolo di
Feo
1417 “Antonio di Bartolo Salvini” compare tra i capofamiglia
descritti nell’estimo di Montelupo (Borgo).
Asf, Estimo 260, cc. 122r.-127r.
1437 “Antonio di Bartolo Salvini” compare tra i capofamiglia
descritti nell’estimo di Montelupo (Borgo).
Asf, Estimo 262, cc. 141v.-146r.
|
|
^ up
|
|
ANTONIO di
Bartolo Salvini
1451 Invia la sua portata al Catasto: possiede una
casetta per abitare con la moglie [Elisa]Betta ed i figli Bartolo e
[Leo]Nardo; dichiara di avere 56 anni; gli viene attribuito un estimo di
6 soldi e 4 denari.
1462 Nelle scritture del convento fiorentino di Santa
Maria Novella vi è un conto a nome di Antonio del Becha: quest’ultimo
era il soprannome del padre.
1469 Nuova portata catastale simile alla precedente;
Antonio abita ora con la moglie ed il solo figlio Giovanni, mentre gli
altri gli sono premorti. L’Ufficiale del Catasto ha poi segnato una
croce accanto al suo nome.
|
|
^ up
|
|
BARTOLO
d’Antonio di Bartolo
1463 Compare in un conto del convento fiorentino di
Santa Maria Novella come “Bartolino d’Antonio del Becha”.
1469 Sua portata catastale. In essa si afferma che
nella sua precedente dichiarazione del 1455 egli pagava d’estimo 3
soldi. Nel documento è citato anche il fratello Lionardo, col quale
convive in una casa posta in Montelupo. Bartolo afferma di avere 36 anni
e di abitare con la moglie Lisa e due figlioletti; accanto a questi ed
allo stesso capofamiglia è stata posta però una croce, che indica come
essi siano defunti poco tempo dopo.
|
|
^ up
|
|
LORENZO
d’Antonio di Bartolo
1536 Compare ancora nella portata di Decima intestata
al nipote Antonio di Giovanni di Antonio di Bartolo, ma si dice che egli
doveva essere nato nel 1439.
|
|
^ up
|
|
GIOVANNI
d’ Antonio di Bartolo
1487 Sua portata catastale. In essa si afferma che
nel 1451 e nel 1469 Giovanni era compreso nella dichiarazione intestata
a suo padre Antonio. Possedeva una “chasa per suo abitare posta in
chastello di Montelupo” del pregio valutato di 20 fiorini; dice che
“lavora per lavorante d’orcioli” ed ha 30 anni. Gli viene attribuita una
tassa di 2 soldi.
1499 Compare come testimone al testamento di Lorenzo
di Francesco di Biagio da Bacchereto, calzolaio a Montelupo, rogato da
ser Lorenzo di Bardo Gherardini.
- È ancora presente ad un atto notarile rogato in
Montelupo dal medesimo notaio.
- Elegge alcuni notai suoi procuratori mediante atto
rogato da ser Lorenzo di Bardo Gherardini.
1504 Portata di Decima di Giovanni redatta da
Leonardo Boni. Afferma di esser già stato descritto nell’estimo del
1490, e di avere una tassa di soldi 8.8. Dichiara di possedere una casa
d’abitazione posta in Montelupo e due staiora di terreno a vigna. La sua
famiglia è composta, oltre che dal dichiarante, il quale si attribuisce
54 anni, da sua moglie Francesca di 36 anni. L’Ufficiale del Catasto ha
poi corretto l’età di Giovanni in 50 anni.
1508 Con atto notarile rogato il 12 ottobre Giovanni
del fu Antonio di Bartolo, detto del Becca, permuta ed in parte
acquista da Michelangiolo del fu Pasquino di Jacopo calzolaio una casa
con bottega sotto ad uso di fabbro posta in Montelupo per un prezzo di
29 fiorini d’oro.
1510 Fa parte del gruppo dei 34 maestri orciolai che
formano i capitoli dell’Arte degli Orciolai di Montelupo.
1526 In data 29 agosto detta il suo testamento: egli
lascia eredi i figli, i cui nomi non sono riportati nell’atto, e dispone
un legato in favore della moglie, Caterina del fu Francesco di Niccolò
Calabranci.
1544-45 Il Podestà di Montelupo è incaricato di
convocare presso i Capitani di Parte di Firenze, Giovanni d’Antonio di
Bartolo orciolaio assieme ad altri montelupini. Non è detto, però, che
la cosa sia avvenuta, visto che egli avrebbe dovuto avere allora 90
anni.
1560-61 In una vecchia appuntatura del Civile
del Podestà di Montelupo la Gabella dei Contratti denuncia un suo debito
di scudi 6 per gli oneri del testamento non pagati.
|
|
^ up
|
|
LEONARDO
d’Antonio di Bartolo detto Tarabulla
1476 “Lionardo d’Antonio del Becha” compare
nel libro debitori e creditori di fra’ Matteo di Jacopo, domenicano di
Santa Maria in Montelupo, per l’acquisto da lui fatto di un albero,
tagliato in “piane e pezzi d’asse” del valore di 4 lire. A defalco del
debito fornisce “cierte figure e tuta la passione del nostro Signiore
quando fu possto in crocie… per pregio di lire 9”.
1480 Sua portata catastale. In essa Leonardo afferma
che in passato gli è stata attribuita una tassa di 2 soldi e 10 denari.
“L’esercizio mio siene di dipingniere gli orciuoli per lavorante”.
Possiede una casa d’abitazione in Montelupo, nel luogo detto Poggio
alla Malva, che ha comperato per 5 fiorini e mezzo (è ovviamente una
valutazione mendace); dichiara di avere 45 anni e di vivere con la
moglie Giovanna (“Nana”).
1482 Compera un pezzo di terra posto a Samminiatello
con atto notarile rogato da ser Antonio Lenzi.
1487 Invia nuovamente la sua portata al Catasto; in
essa afferma che “disse l’estimo in Bartolo suo fratello nel 1469 ed in
Antonio suo padre nel 1445”. Dichiara la proprietà della casa di cui
sopra, alla quale ora aggiunge “un chasolare per tenere ischope, per suo
abitare… per l’arte sua”, che ha acquistato in quest’anno pagandolo 7
fiorini e mezzo. Ha pure due pezzi di terra. Afferma di avere 54 anni e
di vivere con la moglie ed i figli Domenico di otto anni e Bartolomeo di
sei: “el sopradeto fane orciuoli in casa sua in Montelupo, e non vi
traficha nulla fuori di bracia”. Gli viene attribuita una tassa di 6
soldi.
1490 Fa parte del gruppo di 23 orciolai montelupini
che promettono di vendere l’intera loro produzione per tre anni a
Francesco di Antonio degli Antinori con atto notarile del settembre di
quest’anno rogato da ser Piero di Bardo Gherardini.
1502 Figura nell’estimo di Montelupo conservato
presso l’Archivio di Stato di Prato. Dal documento risulta una tassa
precedente di soldi 9 e denari 4, della quale è debitore, per il periodo
che va dal 1494 al 1502, per un importo complessivo di lire 23.2.4
“tocàgli di grazia, a denari 8 per lira, soldi 15 denari 8. Sodò
Salvestro di Ghuido di Bartolomeo, comune detto”.
1504 Sua portata di Decima. Leonardo esercita la
professione di orciolaio in Montelupo; l’estimo del 1490 fu segnato a
suo nome, e prevedeva una tassa di soldi 9 e 4 denari. Dichiara il
possesso di una casa d’abitazione posta Montelupo e di due pezzi di
terra per complessive 7 staiora; egli ha venduto un “chasolare in detto
chastello… a Baldassare di Bartolomeo di Lunigiana” per prezzo di 52
lire con atto rogato da ser Domenico di Piero da Bibbiena nel 1491.
Tiene a pigione un “chasolare.… per tener schope”. Afferma di avere 65
anni e di vivere con i figli Domenico di 24 anni e Bartolomeo di 21,
assieme alla moglie Giovanna (“Nana”) di 54 anni, ed alla figlia
Francesca di 19. In famiglia c’è anche Candida (“Chanida”), moglie del
figlio Domenico, di 22 anni. La portata è scritta da Federigo Federighi
il 3 maggio 1504. Gli viene attribuita una tassa di 3 soldi, che però
dovrebbe essere aumentata “per la bottega e fornacie”, aggiunta
dall’ufficiale del Catasto, e valutata fiorini 66.13.4.
1506 In data 19 febbraio 1505 [’06] Leonardo è
iscritto nei registri dell’archivio Antinori in seguito ad acquisti di
vino vermiglio, ma “de’ avere Lionardo di riscontro lire 2 soldi 2 per
VII cavallini di terra dipinti per le fanciulle…”.
1508 Nuova portata di Decima, nella quale Leonardo
dichiara la proprietà di “una caxa co’ bottega sotto a uso d’orciolaio
et fornacie da detto esercizio, posta in Monte Lupo”, e valutata “per
entrata la bottega” a fiorini 4 di suggello.
1520 Ripete la portata del 1508, comprensiva della
“caxa con bottega sotto a uxo d’orciolaio e fornacie da detto esercitio,
in Montelupo” la cui entrata è ridotta a fiorini 3 di suggello.
|
|
^ up
|
|
FRANCESCA di Leonardo d’Antonio di Bartolo detto Tarabulla
1504 È descritta nella portata di Decima del padre;
si dice che allora ella ha 4 anni.
1539 Arroto di Decima che cambia l’intestazione dei
beni fondiari posti in Montelupo i quali furono già di Leonardo
d’Antonio: “madonna Francesca di Lionardo Tarabulli abita in Firenze nel
popolo San Michele Bisdomini in chase le rede d’Agniolo Filippi,
dirimpetto agli Agnoli… viene di nuovo in detto popolo; sustanzie: una
chasa con bottegha sotto a uso d’orciolaio e fornace da detto esercizio,
[posta] in Montelupo al Poggio alla Malva, pervenutale per
sententia avuta al palagio del Podestà di Firenze, roghato ser Lucha da
Cennina il… [sic] e per redità di sua madre. Detti beni si levano
da chonto di Antonio di Giovanni di Antonio di Bartolo in questo c. 472
per Decima soldi 6 denari 8…” assieme ad un pezzo di terra posto in
Samminiatello, valutato per Decima a soldi 6.
- Invia una supplica al Duca attraverso il Podestà di
Montelupo: “Francesca povera vedova, figlia fu di Lionardo d’Antonio di
Bartolo, stovigliaio di costì, e come herede della madre donna fu di
Domenico di Leonardo per ragioni dotali di detta sua madre…”.
|
|
^ up
|
|
GIOVANNI d’Antonio di
Giovanni d’Antonio
1537-38 Giovanni è nominato genericamente nel
Civile del Podestà di Montelupo.
1574 Arroto di Decima intestata a Giovanni ed ai
fratelli Donato, Francesco, Lorenzo e Santi, tutti definiti
“stovigliai”. Essi possiedono ora “una mezza casa per uso, con bottega
sotto a uso di stovigliaio, soldi 1, 2 denari. Per redità di lor padre
morto più fa, et aconcia 2.IX.1574 in virtù della gratia del 1574. Salda
6.X.1574”.
|
|
^ up
|
|
LEONARDO di Antonio detto Salvuccio
1540 Giuliano Bernazzini agisce in data 6 luglio
contro Leonardo (“Nardo”) del fu Antonio detto Salvuccio per
richiedere il pagamento di lire 6, dovuto a vasi che gli ha venduto [vedi
il documento a Bernazzini].
- Giovanni di Donato Casini agisce nel tribunale di
Montelupo contro Leonardo detto Salvuccio in data 19 agosto e
richiede che gli siano pagate lire 4.3.- come somma restante da una
vendita di ceramiche che gli ha fatto [vedi il documento a Casini].
- Antonio di Meo da Bacchereto, abitante a Limite,
agisce nel tribunale montelupino contro Nardo detto Salvuccio per
un credito dovuto a vendita di ceramiche:
“Antonius Mei de Bacchareto habitans ad Sanctum
Laurentium ad Limitem agit civiliter contra:
Nardum Salvuccius de Montelupo, a quo [petit sibi
dari et solvi] pro residuo stovigliarum ab eo habito [sic]. Lire
8.-.-.
Die 24 Octubris [1540]”.
Ascm, Podestarile 365, c. 147v.
1541 Giuliano di Vico di Lazzaro del Colle a Limite
agisce contro “Nardo detto Salvuccio” in data 9 ottobre nel
tribunale montelupino per una fornitura di ceramiche non pagata [vedi
il documento a Lazzeri].
1543 [Leo]Nardo detto Salvuccio è richiesto
nel tribunale di Montelupo da Biagio di Lorenzo Castellacci per un
debito di 14 soldi dovuto alla vendita di due salme di legna:
“Blasius Laurentii Castellacci a Piandacqueli [sic]
agit civiliter contra:
Nardum vocato Salvuccio de Montelupo, a quo
petit sibi dari et solvi solidos XIIII pro duobus salmis lignaminis
eidem vendite [sic] Lire -.14.-. Die 23 Januarii [1543]”.
Ascm, Podestarile 370, c. 11r.
1544 Nardo di Antonio detto Salvuccio è
richiesto nel tribunale di Montelupo da Giuliano di Vico di Lazzaro da
Limite del pagamento di lire 2 dovute per la vendita di vasellame.
1546 Nardo detto Salvuccio da Montelupo agisce
nel tribunale locale contro Bastiano pistoiese per il pagamento di 5
soldi, dovuti quale prezzo residuo di due dozzine di lavoro.
|
|
^ up
|
|
LORENZO d’Antonio di Giovanni d’Antonio
1546 Compare nelle appuntature del Civile del
Podestà di Montelupo quale debitore di lire 6 per non essersi presentato
alla rassegna delle Bande militari.
1546-47 Risulta ancora debitore nel Civile
montelupino della multa di lire 6 precedentemente comminatagli per
renitenza.
1574 Viene intestata a Lorenzo, assieme ai fratelli
Donato, Francesco, Giovanni e Santi - tutti detti stovigliai - un arroto
di Decima nella quale si comprende la proprietà di “una mezza casa per
uso con bottega sotto a uso di stovigliaio… Per redità del loro padre
morto più fa et aconcia 2.IX.1574 in virtù della gratia del 1574”.
|
|
^ up
|
|
ANTONIO di
Leonardo Salucci
1561 Antonio di Lionardo è citato senza qualifica nel
Civile di Montelupo.
1581 Antonio di Leonardo, nominato senza qualifica
professionale, compare come teste richiesto da Girolamo di Lattanzio da
Faenza in una causa nel tribunale montelupino. Egli afferma di ricordare
che circa due anni fa fu sostenuto nel palazzo podestarile di Montelupo
e fu carcerato assieme a Girolamo di Lattanzio, entrambi come
mallevadori di Alessandro [di Tommaso di Giorgio] da Faenza nell’epoca
del Camarlingato di quest’ultimo, e per il motivo che il medesimo
Alessandro era restato per quell’incarico debitore della comunità di
Montelupo. Essi rimasero in prigione, se ben si ricorda, per due giorni
e mezzo, durante i quali, se Girolamo, avesse lavorato, avrebbe potuto
guadagnare giornalmente lire 2.13.4. Antonio dichiara di avere 47 anni.
1581 Figura sotto data 26 luglio nella lista degli
stovigliai di Montelupo dai quali l’Arte Medici e Speziali di Firenze
esige una quota di lire 5.5 quale pagamento della tassa di matricola.
|
|
^ up
|
|
DONATO d’Antonio di Giovanni d’Antonio
1574 È intestata a Donato, assieme ai fratelli
Francesco, Giovanni, Lorenzo e Santi, tutti definiti “stovigliai”, un
arroto di Decima ove si comprende la proprietà di “una mezza casa per
uso con bottega sotto a uso di stovigliaio… Per redità di lor padre
morto più fa et aconcia 2.IX.1574 in virtù della gratia del 1574”.
1598 La casa di cui sopra viene venduta a Bandino di
Battista Bandini con atto rogato da ser Bastiano Cini in data 17
ottobre.
|
|
^ up
|
|
FRANCESCO d’Antonio
di Giovanni d’Antonio
1574 A Francesco, assieme ai fratelli Donato,
Giovanni, Lorenzo e Santi, tutti definiti “stovigliai”, viene intestato
un arroto di Decima nel quale si comprende la proprietà di “una mezza
casa per uso con bottega sotto a uso di stovigliaio. Per redità di loro
padre morto più fa et aconcia 2.IX.1574 in virtù della gratia del 1574”.
|
|
^ up
|
|
SANTI
d’Antonio di Giovanni d’Antonio
1574 A Santi, assieme ai fratelli Donato, Giovanni,
Lorenzo e Francesco, tutti definiti “stovigliai”, viene intestato un
arroto di Decima nel quale si comprende la proprietà di “una mezza casa
per uso con bottega sotto a uso di stovigliaio. Per redità di loro padre
morto più fa et aconcia 2.IX.1574 in virtù della gratia del 1574”. |
| |
|