GIOVANNI di Lionardo di Papino di Biagio detto Stellino
1510 Fa parte di gruppo dei 34 orciolai che elaborano lo statuto
dell’Arte degli Orciolai di Montelupo.
1511 In data 15 agosto Giovanni, detto anche “tessitore di panilini”,
ma anche “Giovanni fa orciuoli”, prende a “vilare” un pezzo di terra
appartenente alla Compagnia di San Lorenzo di Montelupo che è posto nel
popolo di San Miniatello, nel luogo detto Cacciacani, per
contratto rogato da ser Carlo di Benedetto Becossi. A seguito di tale
concessione egli si impegna a pagare un canone di L. 14.- annue.
1517 Fornisce in data 23 giugno 3 dozzine e 1/6 di “vaselame alla
domaschina fine”.
- Giovanni di Leonardo Papini detto Stellino, orciolaio a
Montelupo, salda ad Antonio di Bartolomeo Dominici, barbiere di Prato,
un debito versando la rimanente somma di L. 4.4.-, e di ciò si fa fede
con atto notarile rogato a Montelupo il 27 settembre.
1521 È nominato in un atto notarile rogato in data 12 febbraio 1520
[’21] da ser Carlo di Benedetto Becossi, mediante il quale si dividono
alcuni beni della famiglia Calabranci; nell’atto si dice che Giovanni di
Lionardo occupava nel Borgo di Montelupo una bottega di proprietà di
quella famiglia.
1523 Suo testamento rogato in Montelupo da ser Carlo di Benedetto
Becossi in data 28 dicembre alla presenza di Girolamo di Giovanni
Mengari di Faenza vasellaio, Domenico di Gagliardo di Biagio da
Montelupo, Tommaso di Tommaso Raguse di Faenza orciolaio, assieme
ad altri testimoni. Nell’atto il testatore nomina suoi eredi i cugini
Bartolomeo, Benedetto e Filippo, figli di Marco di Papino di Biagio, i
quali sono detti tutti orciolai.
1545-46 È richiesto dagli Ufficiali della Gabella dei Contratti nel
tribunale podestarile di Montelupo per due debiti rispettivamente di
scudi 2 e scudi 4.
1560 È richiesto dagli Ufficiali della Gabella dei Contratti nel
tribunale podestarile di Montelupo per un debito di 15 scudi.
- Nel Civile del Podestà di Montelupo si trova una scritta
dalla quale si deduce che Giovanni modificò il proprio testamento,
lasciando eredi i cugini, ma nominando usufruttuaria dei suoi beni la
moglie Pippa.