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  Le famiglie dei vasai di Montelupo - I documenti
       
 
Masotti  
La storia delle famiglie dei vasai di Montelupo Fiorentino e i loro alberi genealogici sono pubblicati nell'opera di Fausto Berti
STORIA DELLA CERAMICA DI MONTELUPO
MARIOTTO di Maso d’Antonio

1472 Mariotto compare nella matricola dell’Arte dei Maestri di Pietra e di Legname nel popolo di Samminiatello.

1475 A suo nome è iscritta la seguente posta nel libro dell’Ospizio di Montelupo dei frati di Santa Maria Novella: “de’ dare per un barile d’acieto… e debbe darmi lavoro, matoni o calcina, quand’io n’avessi bisogno; vendolo agli altri lire 2, e a lui grossi 6”.

1497 Con proprio atto emancipa il figlio Pierantonio.

1504 Sua portata di Decima, nella quale afferma di praticare il mestiere del fornaciaio e di avere i propri beni descritti nell’estimo del 1490, per i quali gli è stata attribuita una tassa di lire 1.15.5. I beni consistono in “una meza casa chon uno istaioro di terra per suo abitare” e sono posti nel popolo di Samminiatello; ad essi bisogna aggiungere “3 pezzi di terra popolo di Capraia. Tiene a villaro [sic] una chiesa con chasa d’abitare, chon istaiora 3 di terra da messer Luigi Tornabuoni…”. Afferma di aver venduto quattro pezzi di terra e una casa con casolare.

La sua famiglia è composta da lui, che dichiara 74 anni, da Lorenzo di anni 8 e Michele di anni 7, figli di Domenico e suoi nipoti, oltre che da sua moglie Margherita di 55 anni e da sua figlia Costanza (“Ghostanza”).

La portata è fatta da Piero Scarfi in data 14 maggio. Gli viene attribuita una tassa di soldi 5.-.

1520 Per arroto di Decima si toglie dai beni di Mariotto un pezzo di terra lavorativa e soda di 8 staia posto in Samminiatello, già descritto in Pier Antonio di Mariotto, per intestarlo a Giuliano di Maso di Mariotto.

 

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GIULIANO di Maso di Mariotto di Maso

1504 Giuliano compare nella portata dello zio Pier Antonio di Mariotto, ove si dichiara che egli ha 7 anni.

1520 Nella portata di Decima inviata da suo zio Mariotto di Maso di Pier Antonio, fornaciaio, si dice che una terra a San Miniatello passa ora ad essere intestata a Giuliano.

1536 Sua portata di Decima nel popolo di Santo Stefano a Capraia: “…disse la Decima al champione detto (c. 494) in Mariotto di Maso: - un pezzo di terra vignata e soda di staia 8 incircha e oggi e in Arno… fiorini -.4.6 denari”.

- Sua portata di Decima nel popolo di Samminiatello; in essa si dice che egli “habita in Saminiatello, fa stovigliaio” e che era già stato descritto nella Decima “in Mariotto di Maso suo avolo”. Dichiara di possedere due pezzi di terra.

- È nominato con atto notarile rogato da ser Jacopo Nardi in data 8 giugno arbitro in un compromesso al quale sono presenti altri vasellai di Samminiatello e di Montelupo.

1537 Compera da Michele fu Domenico Mariotti orciolaio, con atto notarile rogato da ser Sigismondo Bellotti del 6 gennaio 1537 [’38], una casa posta in San Miniatello, per fiorini 52 di L. 7.- a mezza gabella, con pagamento in contanti.

1538 Giuliano di Maso agisce nel tribunale di Montelupo contro Marco di Salvo di Giovanni per la vendita di ceramiche:

“Julianus Masi Mariotti de Sancto Miniatello agit contra:

Marcum Salvi Johannis Amerigi de Montelupo [a quo petit sibi dari et solvi] pro vasellami [sic] L. 5.-.-. 15 Ottubris [1538]”.

Ascm, Podestarile 363, c. 16v.

1539 Richiede nel tribunale podestarile di Montelupo un pagamento di L. 5 per vasellami.

1540 Testimonia di fronte al Podestà di Montelupo in data 7 giugno in una vertenza relativa all’acquisto di un pillotto per macinare colori tra Lorenzo del fu Battista di Matteo, vasellaio di Samminiatello, e Niccolò di Gagliardo Becossi [vedi il documento a Becossi].

- Giuliano di Maso agisce nel tribunale Montelupo contro Caio di Giovanni da San Vito e Domenico di Ciaino detto Passalacqua per stoviglie ed altro vendute:

“Jualianus Masi Mariocti de Sancto Myniatello agit civiliter contra:

Chaium Johannis Gonfiachani de Sancto Vito a quo [petit sibi dari et solvi] pro stoviglis et uno porcho ab eo habito L. 2 pro parte.

Die 2 Augusti [1540]…

Dominicum Ciaini alias Passalacqua de Montelupo a quo [petit sibi dari et solvi] pro stoviglis ab eo venditis L. 1.10.-. Die primo Augusti [1540]”.

Ascm, Podestarile 365, c. 78v.

1542 Giuliano di Maso agisce nel tribunale di Montelupo contro Bastiano lucchese, abitante a Pulignano di Limite, per un debito dovuto a fornitura di stoviglie:

“Iulianus Masii de Sancto Miniatello civiliter agit contra: Bastianum… [sic] luchesem de Pulignano, a quo [petit sibi dari et solvi] pro stoviglis L. 1.-.-. 27 Augusti [1542]”.

Ascm, Podestarile 369, c. 19v.

1544-45 Agisce nel tribunale podestarile di Montelupo contro Giannino bolognese di Montelupo per una vendita di vasellame, a seguito della quale ha con lui un credito di L. 2.2.-.

1547 Gli è intestato il seguente arroto di Decima: “Una chasa luogo detto Sanminiatello, la quale appigionò per insino addì 15.IX.1547 a Francesco di Tommaso di Francesco stovigliaio, insieme con la bottega 11 soldi”.

1551-52 Depone come testimone nel tribunale podestarile di Montelupo per Maso di Domenico Porcelli: “circa 2 anni sono… davanti all’uscio di detto Battista [di Sandro di Vestro] si vedde che Maso di Domenico scaricò di dosso alli suoi muli 2 some di stoviglie e vasi da Castelfiorentino… dall’uscio di detto Battista passonno in casa sua, altro non so”. Dichiara di avere 60 anni.

1554-55 È nominato nel Civile del Podestà di Montelupo come bottegaio; ha un debito di L. 2.10.-.

1555 Agisce nel tribunale podestarile di Montelupo contro Maso di Piero Paladini orciolaio.

1556 È citato nel Civile del Podestà Montelupo come Camarlingo della Podesteria di Montelupo.

1560-61 È fideiussore di Jacopo di Bastiano e dei suoi eredi.

1561 Richiede nel tribunale podestarile di Montelupo un credito di L. 6 da Orlando di Filippo.

- Nel Civile del Podestà di Montelupo si dice che Giuliano abita a Pisa.

- Piero di Bastiano gli notifica tramite il Podestà di Montelupo che ha tempo quattro giorni per comperare la sua casa.

1563-64 È testimone in una causa agitata nel tribunale podestarile di Montelupo. In questa occasione egli dichiara di avere 50 anni [!] e di possedere beni per cento scudi.

1570 Nell’arroto di Decima intestata al figlio Pierantonio, che eredita da lui una casa con fornace, si indica che egli è morto il 18 aprile 1570.

 

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PIERANTONIO di Mariotto di Maso d’Antonio

1504 Sua portata di Decima; in essa si afferma che Pierantonio esercita la professione di fornaciaio nel popolo di San Miniatello, ove egli fu descritto nell’anno 1490 nell’estimo di Mariotto suo padre con una tassa di L. 1.15.5. Nella portata dichiara: “una fornace con portichi a uso d’enbric[i]ai chonsengnatagli da Mariotto suo padre, e detta fornace tiene per suo uso”. La famiglia è composta da Pierantonio di 48 anni, da Piera, sua moglie, di 38 anni, e dai loro figli Bastiano (16 anni), Betto (16 anni), Giovanni (11 anni) e Maddalena (10 anni). Fanno parte della famiglia anche la cognata Ghostanza di 35 anni con tre figlie e Giuliano di Maso, nipote di Pierantonio, di 7 anni. La portata è stata scritta da Piero Scarfi in data 14 maggio. Gli è attribuita una tassa di soldi 3.

1520 Nuova portata di Decima a suo nome: “una casa con fornace per quociere embrici e tegoli posta in sulla strada di San Minniatello (per entrata di fiorini 4 di sugello) a libro quinto Decima in detto (c. 848), abatexi fiorini 2 di detta entrata per tanto li fu abbattuto dalli ufficiali della Decima del 1504 come al libro de loro partiti c. 45, rèstagli per entrata di fiorini 2 di sugello. Decima soldi 3 denari 4. Andati a Benedetto di Donato di Pierantonio per Decima di soldi 3 denari 4”.

1558 Compare nel Civile del Podestà di Montelupo per porre una fideiussione in favore di Francesco di Battista di Lazero.

 

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LORENZO di Masotto

A suo nome è iscritta una partita in data 15 settembre in un archivio privato; egli compera legna per L. 5.5.- pagando in parte con 4 albarelli.

 

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GIOVANNI di Pierantonio di Mariotto Masotti detto il Tordo

1529 Gli è intestata, sotto il nome di Nanni alias il Tordo, orciolaio a Samminiatello, una partita di un libro debitori e creditori di un archivio privato, dalla quale si desume che egli compera vino e legna.

1532 Fa un atto di compromesso in data 13 giugno mediante atto notarile rogato da ser Jacopo Nardi con Francesco di Tofano di Francesco. All’atto presenzia come testimone un altro orciolaio, Domenico di Jacopo alias Becone.

1540 Bastiano di Tonino da Camaioni, con la fideiussione di Bartomeo del Nano, agisce contro Giovanni nel tribunale di Montelupo per un debito dovuto alla fornitura di scopa:

“Bastianus Tonini… de Navi ad Camaionem, et quia advenia, pro eo fideiussit Bartolomeus Jacobi alias Meo Uccellino de Montelupo, dicto fideiuxorio nomine agit civiliter contra:

Nannem Petri Antonii alias il Tordo de Sancto Myniatello, a quo [petit dari et solvi] pro scopis sibi venditis L. 4.12.-.

Die 2 Iunii [1540].

Ascm, Podestarile 365, c. 19r.

- Vincenzo d’Antonio Vestri agisce nel tribunale montelupino contro Giovanni detto il Tordo in data 9 giugno per il pagamento di opere di pittore pari a lire 1.18.- [vedi il documento a Vestri].

- Niccolò di Gagliardo Becossi agisce in data 9 giugno nel tribunale di Montelupo contro Giovanni detto il Tordo per opere di pittura pari a lire 2.10.- [vedi il documento a Becossi].

- Battista di Simone di Gagliardo Becossi agisce in data 11-12 settembre nel tribunale di Montelupo contro Giovanni detto il Tordo per il pagamento di lire 2.15.- dovute ad opere da lui date nella pittura di vasi [vedi il documento a Becossi].

- Battista di Simeone agisce nel tribunale di Montelupo contro Giovanni di Pierantonio per il pagamento di una gabella di ceramiche da lui anticipata:

“Ad instantiam Baptiste Simeonis de Monte Lupo agit contra: Johannem Pieri Antoni de Masottis de Sancto Miniatello, a quo [petit sibi dari et solvi] pro dogana vasellorum L. 2.-.-.

13 Dicembris [1540]”.

Ascm, Podestarile 366, c. 13r.

- Mariotto d’Andrea da Morzano di Montesperoli, con la fideiussione di Stefano [di Chirico] da Montelupo, agisce nel tribunale montelupino contro Giovanni di Pierantonio per un debito dovuto a fornitura di terra:

“Ad instantiam Mariocti Andree da Morzano, et quia forensis fideiussiti pro eo de judicio… Stefanus… de Montelupo, agit contra:

Nannem Pieri Antonii de Sancto Miniatello, a quo [petit sibi dari et solvi] pro terra L. 3.8.-.

19 Dicembris [1540]…”.

Ascm, Podestarile 366, c. 2r.

1541 Vincenzo d’Antonio Vestri agisce contro Giovanni nel tribunale locale in data 13 ottobre per opere di pittura non pagate [vedi il documento a Vestri].

- Battista di Simone di Guglielmo agisce nel tribunale podestarile di Montelupo contro Giovampiero per opere di pittura:

“Baptistas Simonis Guglielmi de Montelupo agit contra:

Johannem Pieri Antonii de Sancto Miniatello, a quo petit sibi dari pro ut supra [operis picturarum] L. 2.15.-.

Die 13 Octubris [1541].

Ascm, Podestarile 367, c. 71v.

- Nanni di Pierantonio da Samminiatello è richiesto nel tribunale podestarile di Montelupo per un debito di L. 3.8.- per acquisto di terra.

1542 Vincenzo d’Antonio Vestri agisce in data 22 agosto contro Giovanni Masotti detto il Tordo nel tribunale di Montelupo per il pagamento di lire 2 dovute per opere di pittore [vedi il documento a Vestri].

1542-43 Nannone di Pierantonio compare nel Civile del Podestà di Montelupo per un debito di soldi 12.

1543 Giovanni di Pierantonio detto il Tordo è richiesto nel tribunale podestarile di Montelupo in data 19 febbraio da Vincenzo d’Antonio Vestri per un debito di lire 2 dovuto a “laborerio vasellorum” [vedi il documento a Vestri].

1546 Nannone “vasellaio” è iscritto nel Civile del Podestà di Montelupo per un debito di L. 4.14.- dovuto a forniture di grano.

1550 È nominato senza qualifica nel Civile del Podestà di Montelupo per un debito di L. 7. È definito “povero”.

1554-55 Compare senza qualifica nel Civile del Podestà di Montelupo per un debito di L. 7.7-.

 

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SEBASTIANO di Pierantonio di Mariotto

1533 Viene convocato dagli Otto di Balia con loro lettera al Podestà di Montelupo del 7 gennaio 1532 [’33].

1534 Bastiano, Benedetto e fratelli, figlioli di Pierantonio di Mariotto, fornaciai e vasellai, comperano legna e vino da una famiglia nobiliare fiorentina e sono iscritti nelle poste dei libri di amministrazione di un archivio privato.

1536 È presente con altri vasellai ad un atto notarile rogato da ser Jacopo Nardi in data 23 aprile concernente la Compagnia dello Spirito Santo di Montelupo.

1538 Con atto notarile del 10 ottobre rogato da ser Sigismondo Bellotti, Bastiano, definitosi “fornaciaio”, dichiara di avere ricevuto fiorini 46 da L. 4.2 come dote di Domenica, moglie di Piero suo fìglio e figlia di Benedetto del Berna da Fibbiana.

1539 Testimonia nel tribunale di Montelupo in data 3 settembre per una zuffa avvenuta tra Giovanni Bracci, beccaio di Montelupo, e Matteo Pelamatti e originata da debiti di giuoco [vedi il documento a Pelamatti].

1540 Con atto notarile rogato da ser Jacopo Nardi in data 31 ottobre, nomina un procuratore per far pace con Becone Nanni Grilli da Pulignano, a seguito di risse ed ingiurie fra questi ed il proprio figlio Maso.

1541 È nominato senza qualifica nel Civile del Podestà di Montelupo: egli promuove un’azione giudiziaria contro Andrea di Ciaino per L. 1.-, residuo di un debito di L. 5.- dovuto ad acquisto di terra bianca.

- Biagio di Giovanni Vannini agisce nel tribunale di Montelupo contro Bastiano di Pierantonio per un debito dovuto alla fornitura di terra bianca:

“Blasius Johannis Vannini agit contra:

Bastianum Pieri Antonii a quo [petit sibi dari et solvi] pro terra alba sibi vendita L. 1.-.

9 Maii [1541].

Ascm, Podestarile 366, c. 67r.

- Biagio di Giovanni Vannini “di Capraia” agisce nel tribunale di Montelupo contro Bastiano di Pierantonio per un debito dovuto alla fornitura di terra bianca:

“Blaxium Johannis Vannini de Capraria [sic] agit contra:

Bastianum Petri Antonii de Sancto Miniatello, a quo petit sibi dari pro residuo terre albe sibi vendite L. 1.4.-.

Die 17 Iulii [1541].

Ascm, Podestarile 367, c. 3v.

1542 Biagio di Giovanni Vannini “di Fibbiana” agisce nel tribunale di Montelupo contro Sebastiano di Pierantonio per la somma restante di un debito dovuto a fornitura di terra bianca:

“Blasius Johannis Vannini de Fibbiana agit contra:

Sebastianum Pierantoni fornaciarium de Sancto Miniatello, a quo [petit sibi dari et solvi] pro residuo terre albe eidem vendite et tradite L. 12.4.-.

Die 10 Februarii [1542].

Ascm, Podestarile 370, c. 13v.

- Niccolò di Francesco da San Martino al Colle di Limite agisce nel tribunale montelupino contro Bastiano di Pierantonio per terra rossa mandata a Pisa:

“Nicholaus Francisci de Sancto Martino al Cholle civiliter agit contra:

Bastianum Petriantonii de Sancto Miniatello, a quo [petit sibi dari et solvi] pro terra rossa [sic] quam misit Pisis eius fratris L. 4.-.-.

13 Augusti [1542]”.

Ascm, Podestarile 369, c. 17r.

1543 Fornisce 2 vasi da capperi e 30 embrici per una somma pattuita di L. 4.16, e la posta relativa compare nei libri di amministrazione di un archivio privato sotto data 15 giugno; fornisce ancora 5 vasi lunghi a L. 2.8.- l’uno per Antonio Altoviti e l’importo totale di L. 12.- gli è intestato sotto data 5 ottobre nei libri di amministrazione di un archivi privato [Antinori-Altoviti?].

1544 Compare nel Civile del Podestà di Montelupo per un debito di L. 2, dovuto ad un “dolio”.

- Bastiano, definito “fornaciaio”, è condannato a pagare la somma di L. 97.11.8 con sentenza del Podestà di Montelupo.

- Interrogatorio di Sebastiano di Pierantonio davanti al Podestà di Montelupo in data 22 febbraio 1544 [’45] in occasione del processo contro suo figlio Gabriello per il ferimento con una pugnalata di Antonio di Giovanni del Becha, avvenuto il 17 dello stesso mese di febbraio. Un testimone oculare aveva attestato che Gabriello, assieme ai fratelli Taddeo e Piero, circolava armato di una picca, ed un altro teste, Bastiano di Jacopo di Domenico, aveva visto Sebastiano di Pierantonio accorrere affannato da una sua fornace alla sua casa posta in Samminiatello.

Il successivo teste, Antonio d’Andrea d’Antonio, dice che alla fornace di Sebastiano fu rotto il tetto e che egli con altri si riunì per ripararla; costoro fecero una veglia verso le 23. Altri testimoni parlano della successiva spedizione che intrapresero armati i quattro figli di Sebastiano, Maso, Taddeo, Piero e Gabriello, da San Vito sino a Montelupo, dove avvenne il ferimento.

1544-45 Nel Civile del Podestà di Montelupo si annota che vengono recate 20 some di stipa nella sua fornace.

1545 Assieme al fratello Benedetto muove causa contro Lionardo di Jacopo Ciaini per la somma di L. 18. Il tribunale della Mercanzia con lettera del 5 gennaio 1544 [’45] dispone su loro istanza il gravamento contro il debitore.

1549 Fornisce ad una famiglia nobiliare fiorentina diverse terrecotte tra cui: “3 vasi fatti e cotti, cioè 2 orcetti e uno infrescatoio di terra da orciuoli”, e gli viene intestata in data 12 dicembre una partita di credito di L. 4.10.

1552 Fornisce ad una famiglia nobiliare fiorentina diverse terrecotte e gli viene intestata in data 18 gennaio 1551 [’52] una partita di credito di L. 8.2.

1556 I Conservatori di Legge, con propria lettera del 11 dicembre inviata al Podestà di Montelupo, intimano a Sebastiano ed al figlio Piero che sia composta una lite.

1558 Bastiano di Pierantonio Masotti è citato nel Civile del Podestà di Montelupo per un debito di lire 20.

1560-61 Compare nella lista dei debitori di Valerio e Piero Bartoloni, falliti, per L. 3; il Podestà di Montelupo è incaricato di recuperare il credito.

1563-64 Compare tra i debitori di Decima nel Civile del Podestà di Montelupo per L. 1.3.4.

 

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MICHELE di Domenico di Mariotto Masotti detto Pantano

1532 Con atto notarile rogato da ser Paolo Papini in data 15 settembre è nominato procuratore da Girolamo di Giovanni Mengari, specialmente per far tregua e pace con ser Michele di Pieve Santo Stefano.

1537 Con atto rogato in Firenze in data 6 gennaio 1536 [’37] acquista una casa in Montelupo, a tutta gabella del compratore, pagandola metà in contanti e metà entro il seguente mese di aprile.

- Con atto rogato in Firenze in data 6 gennaio 1536 [’37] Michele vende a Giuliano di Maso di Mariotto Masotti orciolaio una casa posta in San Miniatello sulla strada maestra per fiorini 52 di L. 7 a metà gabella, con pagamento in contanti.

1538 Gli è intestato in data 26 giugno il seguente arroto di Decima: “fa orciolaio, di nuovo in detto popolo n. 56 (c. 515). Beni aquistati e non achonci:

Una chasa con bottegha sotto ad uso di stovigliaio e pizichagnolo, in Montelupo, in via Maestra, comperò Michele deto da Pasquino di Giovanni fabro e da Santi di Lorenzo per fiorini 52 (roghato ser Gismondo Bellotti 6.I.1536). E’ detti beni si levano dalla posta di Lorenzo di Pasquino di Giovanni a c. 506 per Decima di soldi 6 achoncia questo dì 26.VI.1538. Chopiato alla charta -posto a Libro secondo Santo Spirito a c. 515”.

1542-43 Francesco di Salvestro agisce contro Michele detto Pantano (Michele di Domenico di Mariotto), spedalingo, nel tribunale podestarile di Montelupo per il salario di L. 12 di un suo figlio che stava con detto Michele “pro famulo ad artem vasellarii”.

1543 È presente in data 31 agosto ad un atto formato nel tribunale podestarile di Montelupo. Egli dichiara di abitare a Montelupo.

1544-45 Promuove nel tribunale podestarile di Montelupo, come spedalingo di Montelupo, un’azione contro certi lavoratori.

- Donato di Lorenzo lo cita nel tribunale podestarile di Montelupo per residuo di un suo debito “pro igne facto ad fornacem”.

1552 Il Podestà di Montelupo nel marzo 1551 [’52] rilascia fede di un atto della Gabella dei Contratti, con il quale si comprova l’avvenuto pagamento di scudi 120, quale dote di Maria, vedova di Michele di Domenico spedalingo; la vedova di Michele, sulla scorta di un certificato di indigenza, si appresta a muovere causa nei confronti degli eredi del defunto marito per recuperare la dote.

- Fede relativa ai beni mobili ritrovati dopo la morte di Michele di Domenico, scritta dal nuovo spedalingo di Montelupo in data 4 aprile:

“Bernardo di Simone d’Antonio d’Ambrogio, al presente spedalingho di San Piero a Montelupo fa fede a Ottaviano Altoviti podestà di Montelupo presente, di tute le robe che furno di Michele spedalingo passato di detto luogho per chomesione stata data a Sua Signoria:

dozine 60 fra buono e chactivo, piano e mazi,

6 conche da colori

1 banchecto da testo

2 torni da lavorare

1 monticello di tera bactuta e un poco nel teraio

2 bocte usate

2 dozine fra piano e mazi convertato

2 paia di cavigliate conficti in casa, e penso che siano dell’Ospedale.

Io Giovanni di… di Montelupo ò facto il sopra decto anventario per comissione del sopradetto Bernardo…

Io Bartolomeo di Giovanni di B[i]ancho di Montelupo fui presente a quanto in questi si conv[i]ene, e per fede del vero ò fato questi versi di mia propria mano questo dì sopra detto”.

 

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TOMMASO di Bastiano di Pierantonio Masotti

1532 Contro Maso di Bastiano di Pierantonio da San Miniatello, abitante a Montelupo, è richiesto un pignoramento nel tribunale podestarile.

1538-39 Tommaso di Bastiano di Pierantonio da Samminiatello e Bandino di Luca di Niccolò da Montelupo nominano, con atto notarile rogato da ser Gaspero Boverelli, quali arbitri per dirimere le loro differenze, Stefano di Chirico di Allegrino da Montelupo e Tommaso di Piero Pelamatti da Samminiatello.

1540 Essendo tra Tommaso e Becone di Nanni Grilli da Pulignano intercorse reciproche ingiurie e risse, il padre di Tommaso nomina un procuratore per far pace.

1541 Compare nell’elenco dei contribuenti dell’Aumento della Decima inviato al Podestà di Montelupo.

1542-43 [Tom]Maso di Bastiano agisce nel tribunale podestarile di Montelupo per L. 1.12 contro Marco di Falconetto da Montelupo.

1543 Il Tribunale della Mercanzia con propria lettera del 4 novembre al Podestà di Montelupo dispone il suo gravamento in beni per L. 13.2.8.

1544 Il Podestà di Montelupo fa stimare un anello di pietra bianca di Tommaso da Guido di Bartolomeo stimatore.

1544-45 Agisce nel tribunale podestarile di Montelupo contro Luca di Niccolò da Montelupo per L. 3.-.

1546 Viene chiesto un sequestro nel tribunale podestarile di Montelupo contro di lui in data 23 gennaio 1545 [’46].

1550 Tommaso fa notificare dal Podestà di Montelupo a Jacopo di Lionardo Ciaini che deve pagare un suo debito entro 15 giorni.

1560-61 È citato nel Civile per un debito di L. 2.10. È definito “miserabile”.

- Maso di Bastiano compare nell’elenco dei debitori di Valerio e Piero Bartoloni, falliti, per un debito di L. 5.9.4., che il Podestà di Montelupo deve recuperare.

1561 Atto di divisione di Tommaso coi fratelli Lorenzo, Gabriello, Piero e Taddeo da una parte, ed il cugino Clemente del fu Benedetto di Pierantonio dall’altra, rogato da ser Giovanni Ficarelli in Empoli il 17 aprile. In base all’atto ai fratelli vengono assegnate due case a San Miniatello, mentre a Clemente spetta una fornace da conche ed altri vasi.

- Tommaso di Bastiano da Samminiatello, pesatore della carne a Montelupo, dovendosi assentare, chiede al Podestà di Montelupo di sostituirlo con Pierantonio suo figlio.

1563-64 Tommaso di Bastiano fornaciaio è richiesto nel tribunale podestarile di Montelupo per un debito di L. 1.15.8.

 

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BENEDETTO di Pierantonio di Mariotto

1534 Benedetto e Bastiano, fratelli e figli di Pierantonio di Mariotto, definiti fornaciai e vasellai da Samminiatello, comprano legna e vino da una famiglia nobiliare fiorentina, ed il loro debito è inscritto nel libro entrata e uscita di un archivio privato.

1536 Portata di Decima intestata a Benedetto ed al fratello Donato: “disse la Decima al champione detto in Pıerantonio di Mariotto loro padre… Una fornace da quocere embrici e tegholi, posta in sulla strada di Sanminiatello, Decima soldi 3 4”.

1540-41 Benedetto di Pierantonio Masotti è nominato senza qualifica nell’elenco dei contribuenti della Decima di Samminiatello inviato al Podestà di Montelupo e scritto nel Civile.

1554-55 Con lettera del Tribunale della Mercanzia inviata al Podestà di Montelupo si dispone a istanza di Benedetto di Pierantonio e del fratello Bastiano di gravare in beni Lionardo di Jacopo Ciaini per L.18.

1558 Benedetto di Pierantonio di Mariotto è nominato senza qualifica nel Civile del Podestà di Montelupo.

 

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DONATO di Pierantonio di Mariotto

1536 Nella portata di Decima intestata a Donato si dice che “habitano a Pisa”, riferendosi al medesimo ed al fratello Benedetto; uno di loro, in realtà, risiede a Samminiatello, poiché poco prima è indicato con l’altro fratello Bastiano come fornaciaio e vasellaio in quel luogo. Donato è comunque comproprietario di una fornace da embrici e tegoli.

 

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PIERO di Sebastiano di Pierantonio Masotti detto il Bologna

1540 Piero di [Se]Bastiano detto il Bologna agisce in data 26 maggio 1540 nel tribunale di Montelupo contro Lorenzo di Cornelio di Niccolò Calabranci per un debito dovuto a fornitura di allume:

“Pierus Bastiani de Sancto Myniatello decto il Bologna agit civiliter contra - et quia in ordine militari constitutus, pro eo fideiussit Ansuigius Nardi Pippi de Capraria:

Laurentium Cornelii vasellarium de Monte Lupo, a quo [petit dari et solvi] pro allumine ab eo habito L. 19. Die 26 Maii [1540].

Die 29 Maii convenit [Laurentius] et dixit qualiter post dictum habitum alluminem quod sibi dixit ipsum non esse bonum… Die 9 Iunii… vigore accordo… quia dictus Laurentius promisit et [convenit] solvere pro omni residuo eidem libras quattuordecim… quas quidem… in tot laboreriis vasellaminum…”.

Ascm, Podestarile 365, c. 6v.

1542-43 Agisce nel tribunale podestarile di Montelupo contro Lorenzo di Lionardo per un credito di 10 scudi.

1544-45 Gli Otto di Guardia e Balia della città di Firenze, con loro lettera al Podestà di Montelupo, citano Piero per comparire davanti al loro tribunale entro cinque giorni insieme al cugino Clemente di Benedetto.

1546 Compare come teste in data 26 febbraio 1545 [’46] in un sequestro disposto dal Podestà di Montelupo; in quella occasione dichiara di avere 32 anni.

1546-47 Piero di Bastiano alias Bologna è nominato senza qualifica nel Civile del Podestà di Montelupo; assieme al padre è richiesto di un debito di L.1.15.-.

1551-52 Piero di Bastiano alias Bologna, fornaciaio a Samminiatello, è nominato col padre nel Civile del Podestà di Montelupo; è richiesto di un debito di L. 8.

1553 Piero di Bastiano è citato nel tribunale podestarile di Montelupo da Stefano di Chirico orciolaio per L. 8 che rappresentano il residuo di un debito “per vasellami”.

1556 I Conservatori di Legge di Firenze, con loro lettera dell’11 dicembre inviata al Podestà di Montelupo, dispongono che venga composta una lite pendente da parte di Piero di Bastiano detto il Bologna e suo padre.

- Piero di Bastiano agisce nel tribunale podestarile di Montelupo contro Francesco di Tofano detto Cecchino per un credito di L. 9 dovuto a fornitura di stagno.

- Piero di Bastiano agisce nel tribunale podestarile di Montelupo contro Francesco di Tofano detto Cecchino; esibisce come prova un libro di conti ove in data 20 febbraio 1554 [’55] risulta che gli ha ceduto libbre 13 e 1/2 di stagno nuovo che, a 14 soldi la libbra, forma un credito di L. 9.9.-.

- Francesco di Tofano agisce nel tribunale podestarile di Montelupo contro Piero di Bastiano detto il Bologna per un credito di L. 2.15 “per lavoro, ossia rinfrescatoi”.

1560-61 Carlo di Stefano di Chirico da Montelupo chiede al Podestà di Montelupo che si sequestri ogni genere e quantità di “conche e vasi nella fornace di Piero di Bastiano e Soci spettanti a loro” per un credito che egli vanta di L. 22; Antonio di Andrea detto Carafulla da Samminiatello si offre come mallevadore di Piero.

1561 Agisce nel tribunale podestarile di Montelupo per un credito di L. 1.15 dovuto alla fornitura di “una concha della sua bottega”.

- È richiesto nel tribunale podestarile di Montelupo per un debito di L. 7 dovuto a “un pezzo d’arme”.

- È richiesto nel tribunale podestarile di Montelupo per un debito di L. 1.10 “pro vectura unius cuppi”.

1563 È testimoniò in una causa agitata nel tribunale podestarile di Montelupo in occasione del sequestro avvenuto fra Jacopo di Bastiano e [Ales]Sandro di Bartolomeo Uccellini. La sua testimonianza è in data 14 luglio: “disse che da 18 mesi Jacopo di Bastiano cominciò a lavorare nella sua bottega per Jacopo di Bartolomeo, e che da tavole e forme e torni et conche da colore, non aveva altro, e che tutta la robba et materia da lavorare, cioè terra, piombo ed altro che s’addice al mestiere, gli fu dato da Jacopo di Bartolomeo, e che ancora gliene dà e sempre gliene ha dato per lavorare per lui, e che sa che detto Jacopo di Bastiano ha di beni per più di 25 scudi; ed altro disse non sapere”.

- Piero di Bastiano notifica tramite il tribunale podestarile di Montelupo a Giuliano di Maso di Samminiatello che se vuole comprare la sua casa deve decidersi entro 4 giorni.

1564 Con atto notarile rogato in Empoli in data 29 novembre da ser Giovanni Ficarelli, Piero di Sebastiano compera da Clemente di Benedetto di Pierantonio, suo cugino, “un sito ad uso di fornace per far conche ed embrici” con una casetta a due portici ed un terreno della superficie di uno staio per fiorini 120 d’oro, a mezza gabella.

 

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CLEMENTE di Benedetto di Pierantonio Masotti

1545 Da una lettera degli Otto di Guardia e Balia della città di Firenze, inviata in data 27 aprile al Podestà di Montelupo, si apprende che egli fu confinato a Pisa per due anni.

1561 Con atto notarile rogato in Empoli il 17 aprile da ser Giovanni Ficarelli si dividono alcuni beni immobili posti in Samminiatello tra Clemente da una parte, ed i cugini Gabriello, Lorenzo, Piero, Taddeo e Tommaso, fratelli e figli di Sebastiano di Pierantonio Masotti dall’altra.

A Clemente viene assegnato: “unum situm ad usum fornacis pro laborando et construendo choncas et alia vasa cum duobus porticis circum circha situm predictum in manutenendo vasa predicta”, assieme ad una casa ed un terreno; a Gabriello ed ai suoi fratelli vanno invece due case poste sulla via Maestra.

1564 Con atto notarile rogato in Empoli il 29 novembre da ser Giovanni Ficarelli, Clemente vende tramite Antonio d’Andrea d’Antonio, che agisce come suo procuratore, a Piero del fu Bastiano di Pierantonio, suo cugino, un sito ad uso di fornace per fare conche ed embrici con una casetta, due portici ed un terreno della superficie di uno staio per l’importo di fiorini 120 d’oro a mezza gabella.

 

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BATISTA di Pierantonio di Giuliano di Maso di Mariotto

1591 A Batista, assieme al fratello Giuliano ed ai figli del fratello Andrea (Andrea, Horazio e Tommaso) è intestato il seguente arroto di Decima:

“Decima in detti, di nuovo: una casa per uso con una fornace di stoviglie, luogo detto al Rio [più 4 pezzi di terra e parte di casa], Decima 1 soldo”. Beni pervenuti loro per la morte del padre Pierantonio ed avolo degli altri, morto il 29 giugno 1591, “da levare dalla sua posta c. 694, salda 4.IX.1591”.

1592 A Batista, assieme al fratello Giuliano, è intestato il seguente arroto di Decima: “Decima in loro medesimi (c. 679); una casa nel detto popolo luogo detto al Rio. Appigionata dal l.XI.1592 ad Antonio di Andrea Ciaini stovigliaio per L. 15.- l’anno; salda 30.XII.1592; Decima 4 soldi 6 denari”.

 

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PIERANTONIO di Tommaso di Bastiano Masotti

1553 Partita di un libro di entrata e di uscita conservato in un archivio privato sotto data 9 ottobre: “Guido di Bartolomeo vasaio a Montelupo, de’ avere L. VII piccioli, recò contanti Pierantonio, per tanti promise per Maso di Bastiano perché era nelle Stinche”.

1561 Tommaso di Bastiano, pesatore della carne, dovendosi assentare, chiede al Podestà di Montelupo di essere sostituito da Pierantonio, suo figlio.

1581 Fede di Pierantonio nel Civile del Podestà di Montelupo in data 31 agosto: “io Pierantonio di Tommaso di Bastiano fo fede a Girolamo di Lattanzio di Montelupo chome gli è vero chome io cambiai chamarlingo Francesco di Salvadore Brizeli: entrai a Marzo passato, e di tanto è la verita, ogi questo dì sopra deto i[n] Montelupo”.

- Pierantonio di Tommaso compare nelle liste degli stovigliai dai quali l’Arte Medici e Speziali di Firenze esige il pagamento della matricola pari a L. 5.5.-, inviandole per l’esecuzione al Podestà di Montelupo. L’esecuzione viene effettuata.

1582 Compare nelle matricole dell’Arte dei Fabbricanti per il Contado.

 

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RAFFAELLO di Giovanni di Pierantonio Masotti detto il Tordo

1556-57 Gli viene assegnato come soldato, a seguito di lettera di Ubertino Ubertini, capitano della banda di Empoli al Podestà di Montelupo, il donativo di uno scudo d’oro.

1570 È citato nel Civile del Podestà di Montelupo come stovigliaio.

1579 Raffaello di Giovanni detto il Tordo è richiesto nel tribunale podestarile di Montelupo in data 17 novembre per un debito di L. 14.12.- per fornitura di stipa.

- Raffaello di Giovanni detto il Tordo, orciolaio, è citato nel tribunale podestarile di Montelupo da Biagio Marmi, ed è condannato dal Podestà di Montelupo.

- Raffaello di Giovanni detto il Tordo è richiesto da Gabbriello di Francesco Marmi nel tribunale podestarile di Montelupo per un debito dovuto a fornitura di legna.

- Ad istanza di Pierantonio di Giuliano, Camarlingo del popolo di Samminiatello, si sequestra in data 24 novembre, presso Mariotto di Piero di Bastiano da Samminiatello, il lavoro della fornace di Raffaello di Giovanni detto il Tordo per un debito di L. 30.- piccioli, emerso alla restituzione del suo camarlingato.

1579-80 Raffaello di Giovanni detto il Tordo da Samminiatello è nominato senza qualifica nel Civile del Podestà di Montelupo.

1582 Raffaello di Giovanni, richiesto dal messo del Podestà di Montelupo del pagamento di L. 3.12.-, tiene l’uscio serrato.

- Raffaello di Giovanni è presente come testimone ad un atto rogato da ser Andrea Sergrifi in data 4 maggio in Montelupo nella bottega di Biagio Marmi, assieme ad altri, per attestare la perdita in mare di un carico di ceramiche spedite, via Arno, da detto Biagio a Livorno.

1583 Raffaello di Giovanni è nominato con altri 15 vasai quale membro dimorante a San Miniatello della Compagnia dello Spirito Santo di Montelupo, in un atto notarile rogato in data 16 agosto da ser Andrea Sergrifi, con il quale si eleggono procuratori in occasione di una lite aperta coi membri montelupini della medesima compagnia.

1588 Raffaello Masotti è richiesto nel tribunale podestarile di Montelupo per un debito dovuto ad acquisto di pane.

1590 Raffaello detto il Tordo è nominato genericamente nel Civile del Podestà di Montelupo.

 

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LUCANTONIO di Giuliano di Mariotto

1588 È nominato con qualifica di orciolaio fra coloro che sono multati ad istanza del Capitano Ubertino della banda di Empoli di L.10 per non essersi presentati alla rassegna militare.

 

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FRANCESCO di Piero di Bastiano di Pierantonio Masotti

1561 Compare assieme a Giovanni di Lorenzo di Bino in una delle notificazioni effettuate dal Podestà di Montelupo, affinché essi regolino i conti coi creditori entro 15 giorni.

1581 Francesco di Piero col fratello Mariotto figura nell’elenco dei contribuenti della Decima inviato al Podestà di Montelupo di cui si chiedono informazioni e stime; per essi è descritta: “una casetta ad uso di fornaciaio dove tengono il lavoro et una fornace da stoviglie, luogo detto alle fornaci di San Miniatello nei suoi confini” stimata come valore locativo in L. 12. Nel documento si dice che i sui predecessori hanno fatto sempre questo esercizio.

1582 Gli eredi di Francesco di Piero detto il Bologna, su istanza di Giovanni di Lorenzo da Empoli, chiedono il sequestro a casa di Michele Curradini, fornaciaio a Samminiatello, di ogni quantità di conche, catini, orci e altri lavori spettanti e pertinenti a detti eredi.

 

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PIERANTONIO di Giuliano di Maso di Mariotto di Maso

1561 Fa istanza in data 24 dicembre nel tribunale podestarile di Montelupo per un credito di scudi 26.

1570 A Pierantonio di Giuliano è intestato un arroto di Decima per beni aquistati, tra cui una casa per uso con una fornace da stoviglie posta in Samminiatello, nel luogo detto al Rio. Gli è assegnata una tassa per la fornace e per quattro pezzi di terra di soldi 1. “E’ quali beni li sono pervenuti per redità di Giuliano suo padre morto 18.IV. 1570, fede in filza n. 172. E aconcia con sua presentia 3.VI.1570”.

1581 Pierantonio di Giuliano compare fra i contribuenti della Decima dei quali si chiedono nuove stime. La sua portata è identificata col numero 64, ed in essa è descritta “una bottega con fornace a uso di stovigliaio in Samminiatello sotto la casa dove habita… esercita lui”. Stimata come valore locativo in L. 9. Nel documento si dice che egli ha esercitato da circa 25 anni, e che prima faceva l’arte della lana.

- Pierantonio di Giuliano compare nella lista degli stovigliai che viene inviata al Podestà di Montelupo per l’esenzione di L. 5.5.-, quale importo della matricola, all’Arte dei Medici e degli Speziali di Firenze.

- Pierantonio di Giuliano compare in data 18 dicembre come già matricolato all’Arte dei Fabbricanti del Contado.

1582 Pierantonio di Giuliano, si presenta nel tribunale podestarile di Montelupo come mallevadore di Bastiano di Tommaso.

- Pierantonio di Giuliano, nominato come stovigliaio, è richiesto nel tribunale podestarile di Montelupo dall’Arcispedale di Santa Maria Nuova di Firenze per il pagamento di un livello, per il quale si domanda un sequestro.

- Pierantonio di Giuliano è gravato dal Podestà di Montelupo per occupazione di strada.

- Pierantonio di Giuliano è mallevadore nel tribunale podestarile di Montelupo in favore di Antonio d’Andrea di Carafulla, gravato di L. 75.

1583 Pierantonio di Giuliano è citato come testimone ad un atto notarile rogato in data 16 agosto da ser Andrea Sergrifi, assieme ad altri 15 vasai, membri residenti in Samminiatello, affiliati alla Compagnia dello Spirito Santo di Montelupo, per una lite aperta coi confratelli montelupini.

1591 È citato nell’arroto intestato ai suoi figli Giuliano e Battista ed ai suoi nipoti, figli del figlio Andrea [premorto] Andrea, Horazio e Tommaso, i quali ereditano una casa con fornace da stoviglie a seguito della sua morte, avvenuta il 29 giugno 1591.

 

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GIULIANO di Pierantonio di Giuliano di Mariotto

1563 È richiesto nel tribunale podestarile di Montelupo per un debito di L. 7.8.-; è definito “povero”.

1563-64 È richiesto nel tribunale podestarile di Montelupo per un debito di L. 1.7.-.

1591 A seguito della morte di Pierantonio, avvenuta il 29 giugno 1591, è intestato ai suoi figli Giuliano e Battista ed ai nipoti, figli di suo figlio Andrea [premorto] Andrea, Horazio e Tommaso, un arroto di Decima; essi ereditano una casa con fornace da stoviglie, oltre a quattro pezzi di terra e parte di una casa. Saldano in data 4 settembre 1591.

1591 È intestato a Giuliano ed al fratello Batista un arroto di Decima nel quale si descrive una casa nel popolo di Samminiatello, appigionata fino al l novembre 1592 ad Antonio di Andrea Ciaini, stovigliaio, per L. 15.- l’anno. Saldano il 30 dicembre 1592; è attribuita loro una Decima di 4 soldi 6 denari.

 

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ANDREA di Pierantonio di Giuliano

1579-80 Andrea di Pier Antonio da Samminiatello è nominato in occasione di un sequestro richiesto nel tribunale podestarile di Montelupo dal padre Pierantonio di Giuliano.

1583 Andrea di Pierantonio di Giuliano è citato come testimone ad un atto notarile rogato in data 16 agosto da ser Andrea Sergrifi, assieme ad altri 15 vasai, membri residenti in San Miniatello, affiliati alla Compagnia dello Spirito Santo di Montelupo, per una lite aperta coi confratelli montelupini.

1597 È richiesto a istanza dello Scrittoio granducale del pagamento di L. 2.3.4; nel documento vi è scritto accanto “nulla”.

 

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MARIOTTO di Piero di Bastiano di Pierantonio

1581 Compare col fratello Francesco nell’elenco dei contribuenti della Decima inviato per l’esecuzione al Podestà di Montelupo.

- Mariotto di Piero col fratello Francesco figura nell’elenco dei contribuenti della Decima inviato al Podestà di Montelupo dei quali si chiedono informazioni e stime; per essi è descritta: “una casetta ad uso di fornaciaio dove tengono il lavoro et una fornace da stoviglie, luogo detto alle fornaci di San Miniatello nei suoi confini”, stimata come valore locativo in L. 12. Nel documento si dice che i suoi predecessori hanno fatto sempre questo esercizio.

1582 Mariotto di Piero detto il Bologna è richiesto nel tribunale podestarile di Montelupo dalla Gabella dei Contratti del pagamento di L. 30.-.-.

1583 Mariotto di Piero è citato come testimone ad un atto notarile rogato in data 16 agosto da ser Andrea Sergrifi, assieme ad altri 15 vasai, membri residenti in San Miniatello, affiliati alla Compagnia dello Spirito Santo di Montelupo, per una lite aperta coi confratelli montelupini.

 

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ANDREA di Andrea di Pierantonio di Giuliano di Maso di Mariotto

1591 A seguito della morte di Pierantonio, avvenuta il 29 giugno 1591, è intestato ai suoi figli Giuliano e Battista, ed ai nipoti, figli di suo figlio Andrea [premorto] Andrea, Horazio e Tommaso, un arroto di Decima; essi ereditano una casa con fornace da stoviglie oltre a quattro pezzi di terra e parte di una casa. Saldano in data 4 settembre 1591.

1621 È intestata ad Andrea di Andrea ed ai fratelli Horazio e Tommaso la posta di Decima già attribuita ai medesimi, ma con gli zii Batista e Giuliano, nel 1591, a seguito della morte del loro padre. Saldano 1 settembre 1621.

 

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HORAZIO di Andrea di Pierantonio di Giuliano di Maso di Mariotto

1591 A seguito della morte di Pierantonio, avvenuta il 29 giugno 1591 è intestato ai suoi figli Giuliano e Battista ed ai nipoti, figli di suo figlio Andrea [premorto] Andrea, Horazio e Tommaso, un arroto di Decima; essi ereditano una casa con fornace da stoviglie oltre a quattro pezzi di terra e parte di una casa. Saldano in data 4 settembre 1591.

1621 È intestata ad Andrea di Andrea ed ai fratelli Horazio e Tommaso la posta di Decima già attribuita ai medesimi, ma con gli zii Batista e Giuliano, nel 1591, a seguito della morte del loro padre. Saldano 1 settembre 1621.

 

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TOMMASO di Andrea di Pierantonio di Giuliano di Maso di Mariotto

1591 A seguito della morte di Pierantonio, avvenuta il 29 giugno 1591, è intestato ai suoi figli Giuliano e Battista ed ai nipoti, figli di suo figlio Andrea [premorto] Andrea, Horazio e Tommaso, un arroto di Decima; essi ereditano una casa con fornace da stoviglie, oltre a quattro pezzi di terra e parte di una casa. Saldano in data 4 settembre 1591.

1621 È intestata ad Andrea di Andrea ed ai fratelli Horazio e Tommaso la posta di Decima già attribuita ai medesimi, ma con gli zii Batista e Giuliano, nel 1591, a seguito della morte del loro padre. Saldano 1 settembre 1621.

 

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SISTO di Tommaso di Pierantonio Masotti

1645 A Sisto di Tommaso è intestato il seguente arroto di Decima: “Una casa per uso con una bottega e fornace a uso di stoviglie, Decima 2 soldi 8 denari. Per arroto 1621 n. 1556 e per arroto 1614 n. …[sic] E’ quali beni gli sono pervenuti per heredità e morte di Tommaso Masotti, suo padre, morto più fa. Salda 29.XI.1645 per partito del Magistrato, e li tocca di Decima 2 soldi 8 denari”.

1646 In un nuovo arroto di Decima i beni descritti nell’anno precedente come appartenenti a Sisto: “in virtù del Magistrato partito del 22 stante, si danno in conto a: Piero di Benedetto di Battista, Antonio di Giovanni di Battista, venerando Padre Francesco di Benedetto di Battista Dendi, e si leva da Sisto ecc. a c. 695”.

 
     

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