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Masotti
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La storia delle famiglie dei vasai di Montelupo Fiorentino e i loro
alberi genealogici sono pubblicati nell'opera di Fausto Berti
STORIA DELLA CERAMICA DI MONTELUPO |
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MARIOTTO di Maso
d’Antonio 1472 Mariotto compare nella matricola dell’Arte dei
Maestri di Pietra e di Legname nel popolo di Samminiatello.
1475 A suo nome è iscritta la seguente posta nel libro dell’Ospizio
di Montelupo dei frati di Santa Maria Novella: “de’ dare per un barile
d’acieto… e debbe darmi lavoro, matoni o calcina, quand’io n’avessi
bisogno; vendolo agli altri lire 2, e a lui grossi 6”.
1497 Con proprio atto emancipa il figlio Pierantonio.
1504 Sua portata di Decima, nella quale afferma di praticare il
mestiere del fornaciaio e di avere i propri beni descritti nell’estimo
del 1490, per i quali gli è stata attribuita una tassa di lire 1.15.5. I
beni consistono in “una meza casa chon uno istaioro di terra per suo
abitare” e sono posti nel popolo di Samminiatello; ad essi bisogna
aggiungere “3 pezzi di terra popolo di Capraia. Tiene a villaro [sic]
una chiesa con chasa d’abitare, chon istaiora 3 di terra da messer Luigi
Tornabuoni…”. Afferma di aver venduto quattro pezzi di terra e una casa
con casolare.
La sua famiglia è composta da lui, che dichiara 74 anni, da Lorenzo
di anni 8 e Michele di anni 7, figli di Domenico e suoi nipoti, oltre
che da sua moglie Margherita di 55 anni e da sua figlia Costanza (“Ghostanza”).
La portata è fatta da Piero Scarfi in data 14 maggio. Gli viene
attribuita una tassa di soldi 5.-.
1520 Per arroto di Decima si toglie dai beni di Mariotto un pezzo di
terra lavorativa e soda di 8 staia posto in Samminiatello, già descritto
in Pier Antonio di Mariotto, per intestarlo a Giuliano di Maso di
Mariotto.
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GIULIANO di
Maso di Mariotto di Maso
1504 Giuliano compare nella portata dello zio Pier Antonio di Mariotto, ove
si dichiara che egli ha 7 anni.
1520 Nella portata di Decima inviata da suo zio Mariotto di Maso di Pier
Antonio, fornaciaio, si dice che una terra a San Miniatello passa ora ad essere
intestata a Giuliano.
1536 Sua portata di Decima nel popolo di Santo Stefano a Capraia: “…disse la
Decima al champione detto (c. 494) in Mariotto di Maso: - un pezzo di terra
vignata e soda di staia 8 incircha e oggi e in Arno… fiorini -.4.6 denari”.
- Sua portata di Decima nel popolo di Samminiatello; in essa si dice che egli
“habita in Saminiatello, fa stovigliaio” e che era già stato descritto nella
Decima “in Mariotto di Maso suo avolo”. Dichiara di possedere due pezzi di
terra.
- È nominato con atto notarile rogato da ser Jacopo Nardi in data 8 giugno
arbitro in un compromesso al quale sono presenti altri vasellai di Samminiatello
e di Montelupo.
1537 Compera da Michele fu Domenico Mariotti orciolaio, con atto notarile
rogato da ser Sigismondo Bellotti del 6 gennaio 1537 [’38], una casa posta in
San Miniatello, per fiorini 52 di L. 7.- a mezza gabella, con pagamento in
contanti.
1538 Giuliano di Maso agisce nel tribunale di Montelupo contro Marco di Salvo
di Giovanni per la vendita di ceramiche:
“Julianus Masi Mariotti de Sancto Miniatello agit contra:
Marcum Salvi Johannis Amerigi de Montelupo [a quo petit sibi dari et solvi]
pro vasellami [sic] L. 5.-.-. 15 Ottubris [1538]”.
Ascm, Podestarile 363, c. 16v.
1539 Richiede nel tribunale podestarile di Montelupo un pagamento di L. 5 per
vasellami.
1540 Testimonia di fronte al Podestà di Montelupo in data 7 giugno in una
vertenza relativa all’acquisto di un pillotto per macinare colori tra Lorenzo
del fu Battista di Matteo, vasellaio di Samminiatello, e Niccolò di Gagliardo
Becossi [vedi il documento a Becossi].
- Giuliano di Maso agisce nel tribunale Montelupo contro Caio di Giovanni da
San Vito e Domenico di Ciaino detto Passalacqua per stoviglie ed altro
vendute:
“Jualianus Masi Mariocti de Sancto Myniatello agit civiliter contra:
Chaium Johannis Gonfiachani de Sancto Vito a quo [petit sibi dari et
solvi] pro stoviglis et uno porcho ab eo habito L. 2 pro parte.
Die 2 Augusti [1540]…
Dominicum Ciaini alias Passalacqua de Montelupo a quo [petit sibi dari
et solvi] pro stoviglis ab eo venditis L. 1.10.-. Die primo Augusti [1540]”.
Ascm, Podestarile 365, c. 78v.
1542 Giuliano di Maso agisce nel tribunale di Montelupo contro Bastiano
lucchese, abitante a Pulignano di Limite, per un debito dovuto a fornitura di
stoviglie:
“Iulianus Masii de Sancto Miniatello civiliter agit contra: Bastianum… [sic]
luchesem de Pulignano, a quo [petit sibi dari et solvi] pro stoviglis L. 1.-.-.
27 Augusti [1542]”.
Ascm, Podestarile 369, c. 19v.
1544-45 Agisce nel tribunale podestarile di Montelupo contro Giannino
bolognese di Montelupo per una vendita di vasellame, a seguito della quale ha
con lui un credito di L. 2.2.-.
1547 Gli è intestato il seguente arroto di Decima: “Una chasa luogo detto
Sanminiatello, la quale appigionò per insino addì 15.IX.1547 a Francesco di
Tommaso di Francesco stovigliaio, insieme con la bottega 11 soldi”.
1551-52 Depone come testimone nel tribunale podestarile di Montelupo per Maso
di Domenico Porcelli: “circa 2 anni sono… davanti all’uscio di detto Battista
[di Sandro di Vestro] si vedde che Maso di Domenico scaricò di dosso alli suoi
muli 2 some di stoviglie e vasi da Castelfiorentino… dall’uscio di detto
Battista passonno in casa sua, altro non so”. Dichiara di avere 60 anni.
1554-55 È nominato nel Civile del Podestà di Montelupo come bottegaio;
ha un debito di L. 2.10.-.
1555 Agisce nel tribunale podestarile di Montelupo contro Maso di Piero
Paladini orciolaio.
1556 È citato nel Civile del Podestà Montelupo come Camarlingo della
Podesteria di Montelupo.
1560-61 È fideiussore di Jacopo di Bastiano e dei suoi eredi.
1561 Richiede nel tribunale podestarile di Montelupo un credito di L. 6 da
Orlando di Filippo.
- Nel Civile del Podestà di Montelupo si dice che Giuliano abita a
Pisa.
- Piero di Bastiano gli notifica tramite il Podestà di Montelupo che ha tempo
quattro giorni per comperare la sua casa.
1563-64 È testimone in una causa agitata nel tribunale podestarile di
Montelupo. In questa occasione egli dichiara di avere 50 anni [!] e di possedere
beni per cento scudi.
1570 Nell’arroto di Decima intestata al figlio Pierantonio, che eredita da
lui una casa con fornace, si indica che egli è morto il 18 aprile 1570.
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PIERANTONIO di Mariotto di Maso d’Antonio 1504 Sua portata di
Decima; in essa si afferma che Pierantonio esercita la professione di
fornaciaio nel popolo di San Miniatello, ove egli fu descritto nell’anno
1490 nell’estimo di Mariotto suo padre con una tassa di L. 1.15.5. Nella
portata dichiara: “una fornace con portichi a uso d’enbric[i]ai
chonsengnatagli da Mariotto suo padre, e detta fornace tiene per suo
uso”. La famiglia è composta da Pierantonio di 48 anni, da Piera, sua
moglie, di 38 anni, e dai loro figli Bastiano (16 anni), Betto (16
anni), Giovanni (11 anni) e Maddalena (10 anni). Fanno parte della
famiglia anche la cognata Ghostanza di 35 anni con tre figlie e Giuliano
di Maso, nipote di Pierantonio, di 7 anni. La portata è stata scritta da
Piero Scarfi in data 14 maggio. Gli è attribuita una tassa di soldi 3.
1520 Nuova portata di Decima a suo nome: “una casa con fornace per
quociere embrici e tegoli posta in sulla strada di San Minniatello (per
entrata di fiorini 4 di sugello) a libro quinto Decima in detto (c.
848), abatexi fiorini 2 di detta entrata per tanto li fu abbattuto dalli
ufficiali della Decima del 1504 come al libro de loro partiti c. 45,
rèstagli per entrata di fiorini 2 di sugello. Decima soldi 3 denari 4.
Andati a Benedetto di Donato di Pierantonio per Decima di soldi 3 denari
4”.
1558 Compare nel Civile del Podestà di Montelupo per porre una
fideiussione in favore di Francesco di Battista di Lazero.
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LORENZO di Masotto A suo nome
è iscritta una partita in data 15 settembre in un archivio privato; egli
compera legna per L. 5.5.- pagando in parte con 4 albarelli.
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GIOVANNI di Pierantonio di Mariotto Masotti detto il Tordo
1529 Gli è intestata, sotto il nome di Nanni alias il Tordo,
orciolaio a Samminiatello, una partita di un libro debitori e creditori
di un archivio privato, dalla quale si desume che egli compera vino e
legna.
1532 Fa un atto di compromesso in data 13 giugno mediante atto
notarile rogato da ser Jacopo Nardi con Francesco di Tofano di
Francesco. All’atto presenzia come testimone un altro orciolaio,
Domenico di Jacopo alias Becone.
1540 Bastiano di Tonino da Camaioni, con la fideiussione di Bartomeo
del Nano, agisce contro Giovanni nel tribunale di Montelupo per un
debito dovuto alla fornitura di scopa:
“Bastianus Tonini… de Navi ad Camaionem, et quia advenia, pro eo
fideiussit Bartolomeus Jacobi alias Meo Uccellino de Montelupo,
dicto fideiuxorio nomine agit civiliter contra:
Nannem Petri Antonii alias il Tordo de Sancto Myniatello, a
quo [petit dari et solvi] pro scopis sibi venditis L. 4.12.-.
Die 2 Iunii [1540].
Ascm, Podestarile 365, c. 19r.
- Vincenzo d’Antonio Vestri agisce nel tribunale montelupino contro
Giovanni detto il Tordo in data 9 giugno per il pagamento di
opere di pittore pari a lire 1.18.- [vedi il documento a Vestri].
- Niccolò di Gagliardo Becossi agisce in data 9 giugno nel tribunale
di Montelupo contro Giovanni detto il Tordo per opere di pittura
pari a lire 2.10.- [vedi il documento a Becossi].
- Battista di Simone di Gagliardo Becossi agisce in data 11-12
settembre nel tribunale di Montelupo contro Giovanni detto il Tordo
per il pagamento di lire 2.15.- dovute ad opere da lui date nella
pittura di vasi [vedi il documento a Becossi].
- Battista di Simeone agisce nel tribunale di Montelupo contro
Giovanni di Pierantonio per il pagamento di una gabella di ceramiche da
lui anticipata:
“Ad instantiam Baptiste Simeonis de Monte Lupo agit contra: Johannem
Pieri Antoni de Masottis de Sancto Miniatello, a quo [petit sibi dari et
solvi] pro dogana vasellorum L. 2.-.-.
13 Dicembris [1540]”.
Ascm, Podestarile 366, c. 13r.
- Mariotto d’Andrea da Morzano di Montesperoli, con la fideiussione
di Stefano [di Chirico] da Montelupo, agisce nel tribunale montelupino
contro Giovanni di Pierantonio per un debito dovuto a fornitura di
terra:
“Ad instantiam Mariocti Andree da Morzano, et quia forensis
fideiussiti pro eo de judicio… Stefanus… de Montelupo, agit contra:
Nannem Pieri Antonii de Sancto Miniatello, a quo [petit sibi dari et
solvi] pro terra L. 3.8.-.
19 Dicembris [1540]…”.
Ascm, Podestarile 366, c. 2r.
1541 Vincenzo d’Antonio Vestri agisce contro Giovanni nel tribunale
locale in data 13 ottobre per opere di pittura non pagate [vedi il
documento a Vestri].
- Battista di Simone di Guglielmo agisce nel tribunale podestarile di
Montelupo contro Giovampiero per opere di pittura:
“Baptistas Simonis Guglielmi de Montelupo agit contra:
Johannem Pieri Antonii de Sancto Miniatello, a quo petit sibi dari
pro ut supra [operis picturarum] L. 2.15.-.
Die 13 Octubris [1541].
Ascm, Podestarile 367, c. 71v.
- Nanni di Pierantonio da Samminiatello è richiesto nel tribunale
podestarile di Montelupo per un debito di L. 3.8.- per acquisto di
terra.
1542 Vincenzo d’Antonio Vestri agisce in data 22 agosto contro
Giovanni Masotti detto il Tordo nel tribunale di Montelupo per il
pagamento di lire 2 dovute per opere di pittore [vedi il documento a
Vestri].
1542-43 Nannone di Pierantonio compare nel Civile del
Podestà di Montelupo per un debito di soldi 12.
1543 Giovanni di Pierantonio detto il Tordo è richiesto nel
tribunale podestarile di Montelupo in data 19 febbraio da Vincenzo
d’Antonio Vestri per un debito di lire 2 dovuto a “laborerio vasellorum”
[vedi il documento a Vestri].
1546 Nannone “vasellaio” è iscritto nel Civile del
Podestà di Montelupo per un debito di L. 4.14.- dovuto a forniture di
grano.
1550 È nominato senza qualifica nel Civile del Podestà di
Montelupo per un debito di L. 7. È definito “povero”.
1554-55 Compare senza qualifica nel Civile del Podestà di
Montelupo per un debito di L. 7.7-.
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SEBASTIANO di Pierantonio di Mariotto 1533 Viene convocato
dagli Otto di Balia con loro lettera al Podestà di Montelupo del 7
gennaio 1532 [’33].
1534 Bastiano, Benedetto e fratelli, figlioli di Pierantonio di
Mariotto, fornaciai e vasellai, comperano legna e vino da una famiglia
nobiliare fiorentina e sono iscritti nelle poste dei libri di
amministrazione di un archivio privato.
1536 È presente con altri vasellai ad un atto notarile rogato da ser
Jacopo Nardi in data 23 aprile concernente la Compagnia dello Spirito
Santo di Montelupo.
1538 Con atto notarile del 10 ottobre rogato da ser Sigismondo
Bellotti, Bastiano, definitosi “fornaciaio”, dichiara di avere ricevuto
fiorini 46 da L. 4.2 come dote di Domenica, moglie di Piero suo fìglio e
figlia di Benedetto del Berna da Fibbiana.
1539 Testimonia nel tribunale di Montelupo in data 3 settembre per
una zuffa avvenuta tra Giovanni Bracci, beccaio di Montelupo, e Matteo
Pelamatti e originata da debiti di giuoco [vedi il documento a
Pelamatti].
1540 Con atto notarile rogato da ser Jacopo Nardi in data 31 ottobre,
nomina un procuratore per far pace con Becone Nanni Grilli da Pulignano,
a seguito di risse ed ingiurie fra questi ed il proprio figlio Maso.
1541 È nominato senza qualifica nel Civile del Podestà di
Montelupo: egli promuove un’azione giudiziaria contro Andrea di Ciaino
per L. 1.-, residuo di un debito di L. 5.- dovuto ad acquisto di terra
bianca.
- Biagio di Giovanni Vannini agisce nel tribunale di Montelupo contro
Bastiano di Pierantonio per un debito dovuto alla fornitura di terra
bianca:
“Blasius Johannis Vannini agit contra:
Bastianum Pieri Antonii a quo [petit sibi dari et solvi] pro terra
alba sibi vendita L. 1.-.
9 Maii [1541].
Ascm, Podestarile 366, c. 67r.
- Biagio di Giovanni Vannini “di Capraia” agisce nel tribunale di
Montelupo contro Bastiano di Pierantonio per un debito dovuto alla
fornitura di terra bianca:
“Blaxium Johannis Vannini de Capraria [sic] agit contra:
Bastianum Petri Antonii de Sancto Miniatello, a quo petit sibi dari
pro residuo terre albe sibi vendite L. 1.4.-.
Die 17 Iulii [1541].
Ascm, Podestarile 367, c. 3v.
1542 Biagio di Giovanni Vannini “di Fibbiana” agisce nel tribunale di
Montelupo contro Sebastiano di Pierantonio per la somma restante di un
debito dovuto a fornitura di terra bianca:
“Blasius Johannis Vannini de Fibbiana agit contra:
Sebastianum Pierantoni fornaciarium de Sancto Miniatello, a quo
[petit sibi dari et solvi] pro residuo terre albe eidem vendite et
tradite L. 12.4.-.
Die 10 Februarii [1542].
Ascm, Podestarile 370, c. 13v.
- Niccolò di Francesco da San Martino al Colle di Limite agisce nel
tribunale montelupino contro Bastiano di Pierantonio per terra rossa
mandata a Pisa:
“Nicholaus Francisci de Sancto Martino al Cholle civiliter agit
contra:
Bastianum Petriantonii de Sancto Miniatello, a quo [petit sibi dari
et solvi] pro terra rossa [sic] quam misit Pisis eius fratris L.
4.-.-.
13 Augusti [1542]”.
Ascm, Podestarile 369, c. 17r.
1543 Fornisce 2 vasi da capperi e 30 embrici per una somma pattuita
di L. 4.16, e la posta relativa compare nei libri di amministrazione di
un archivio privato sotto data 15 giugno; fornisce ancora 5 vasi lunghi
a L. 2.8.- l’uno per Antonio Altoviti e l’importo totale di L. 12.- gli
è intestato sotto data 5 ottobre nei libri di amministrazione di un
archivi privato [Antinori-Altoviti?].
1544 Compare nel Civile del Podestà di Montelupo per un debito
di L. 2, dovuto ad un “dolio”.
- Bastiano, definito “fornaciaio”, è condannato a pagare la somma di
L. 97.11.8 con sentenza del Podestà di Montelupo.
- Interrogatorio di Sebastiano di Pierantonio davanti al Podestà di
Montelupo in data 22 febbraio 1544 [’45] in occasione del processo
contro suo figlio Gabriello per il ferimento con una pugnalata di
Antonio di Giovanni del Becha, avvenuto il 17 dello stesso mese di
febbraio. Un testimone oculare aveva attestato che Gabriello, assieme ai
fratelli Taddeo e Piero, circolava armato di una picca, ed un altro
teste, Bastiano di Jacopo di Domenico, aveva visto Sebastiano di
Pierantonio accorrere affannato da una sua fornace alla sua casa posta
in Samminiatello.
Il successivo teste, Antonio d’Andrea d’Antonio, dice che alla
fornace di Sebastiano fu rotto il tetto e che egli con altri si riunì
per ripararla; costoro fecero una veglia verso le 23. Altri testimoni
parlano della successiva spedizione che intrapresero armati i quattro
figli di Sebastiano, Maso, Taddeo, Piero e Gabriello, da San Vito sino a
Montelupo, dove avvenne il ferimento.
1544-45 Nel Civile del Podestà di Montelupo si annota che
vengono recate 20 some di stipa nella sua fornace.
1545 Assieme al fratello Benedetto muove causa contro Lionardo di
Jacopo Ciaini per la somma di L. 18. Il tribunale della Mercanzia con
lettera del 5 gennaio 1544 [’45] dispone su loro istanza il gravamento
contro il debitore.
1549 Fornisce ad una famiglia nobiliare fiorentina diverse terrecotte
tra cui: “3 vasi fatti e cotti, cioè 2 orcetti e uno infrescatoio di
terra da orciuoli”, e gli viene intestata in data 12 dicembre una
partita di credito di L. 4.10.
1552 Fornisce ad una famiglia nobiliare fiorentina diverse terrecotte
e gli viene intestata in data 18 gennaio 1551 [’52] una partita di
credito di L. 8.2.
1556 I Conservatori di Legge, con propria lettera del 11 dicembre
inviata al Podestà di Montelupo, intimano a Sebastiano ed al figlio
Piero che sia composta una lite.
1558 Bastiano di Pierantonio Masotti è citato nel Civile del
Podestà di Montelupo per un debito di lire 20.
1560-61 Compare nella lista dei debitori di Valerio e Piero Bartoloni,
falliti, per L. 3; il Podestà di Montelupo è incaricato di recuperare il
credito.
1563-64 Compare tra i debitori di Decima nel Civile del
Podestà di Montelupo per L. 1.3.4.
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MICHELE
di Domenico di Mariotto Masotti detto Pantano
1532 Con atto notarile rogato da ser Paolo Papini in data 15
settembre è nominato procuratore da Girolamo di Giovanni Mengari,
specialmente per far tregua e pace con ser Michele di Pieve Santo
Stefano.
1537 Con atto rogato in Firenze in data 6 gennaio 1536 [’37] acquista
una casa in Montelupo, a tutta gabella del compratore, pagandola metà in
contanti e metà entro il seguente mese di aprile.
- Con atto rogato in Firenze in data 6 gennaio 1536 [’37] Michele
vende a Giuliano di Maso di Mariotto Masotti orciolaio una casa posta in
San Miniatello sulla strada maestra per fiorini 52 di L. 7 a metà
gabella, con pagamento in contanti.
1538 Gli è intestato in data 26 giugno il seguente arroto di Decima:
“fa orciolaio, di nuovo in detto popolo n. 56 (c. 515). Beni aquistati e
non achonci:
Una chasa con bottegha sotto ad uso di stovigliaio e pizichagnolo, in
Montelupo, in via Maestra, comperò Michele deto da Pasquino di
Giovanni fabro e da Santi di Lorenzo per fiorini 52 (roghato ser
Gismondo Bellotti 6.I.1536). E’ detti beni si levano dalla posta di
Lorenzo di Pasquino di Giovanni a c. 506 per Decima di soldi 6 achoncia
questo dì 26.VI.1538. Chopiato alla charta -posto a Libro secondo Santo
Spirito a c. 515”.
1542-43 Francesco di Salvestro agisce contro Michele detto Pantano
(Michele di Domenico di Mariotto), spedalingo, nel tribunale podestarile
di Montelupo per il salario di L. 12 di un suo figlio che stava con
detto Michele “pro famulo ad artem vasellarii”.
1543 È presente in data 31 agosto ad un atto formato nel tribunale
podestarile di Montelupo. Egli dichiara di abitare a Montelupo.
1544-45 Promuove nel tribunale podestarile di Montelupo, come
spedalingo di Montelupo, un’azione contro certi lavoratori.
- Donato di Lorenzo lo cita nel tribunale podestarile di Montelupo
per residuo di un suo debito “pro igne facto ad fornacem”.
1552 Il Podestà di Montelupo nel marzo 1551 [’52] rilascia fede di un
atto della Gabella dei Contratti, con il quale si comprova l’avvenuto
pagamento di scudi 120, quale dote di Maria, vedova di Michele di
Domenico spedalingo; la vedova di Michele, sulla scorta di un
certificato di indigenza, si appresta a muovere causa nei confronti
degli eredi del defunto marito per recuperare la dote.
- Fede relativa ai beni mobili ritrovati dopo la morte di Michele di
Domenico, scritta dal nuovo spedalingo di Montelupo in data 4 aprile:
“Bernardo di Simone d’Antonio d’Ambrogio, al presente spedalingho di
San Piero a Montelupo fa fede a Ottaviano Altoviti podestà di Montelupo
presente, di tute le robe che furno di Michele spedalingo passato di
detto luogho per chomesione stata data a Sua Signoria:
dozine 60 fra buono e chactivo, piano e mazi,
6 conche da colori
1 banchecto da testo
2 torni da lavorare
1 monticello di tera bactuta e un poco nel teraio
2 bocte usate
2 dozine fra piano e mazi convertato
2 paia di cavigliate conficti in casa, e penso che siano
dell’Ospedale.
Io Giovanni di… di Montelupo ò facto il sopra decto anventario per
comissione del sopradetto Bernardo…
Io Bartolomeo di Giovanni di B[i]ancho di Montelupo fui presente a
quanto in questi si conv[i]ene, e per fede del vero ò fato questi versi
di mia propria mano questo dì sopra detto”.
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TOMMASO di Bastiano di Pierantonio Masotti 1532 Contro Maso di
Bastiano di Pierantonio da San Miniatello, abitante a Montelupo, è
richiesto un pignoramento nel tribunale podestarile.
1538-39 Tommaso di Bastiano di Pierantonio da Samminiatello e Bandino
di Luca di Niccolò da Montelupo nominano, con atto notarile rogato da
ser Gaspero Boverelli, quali arbitri per dirimere le loro differenze,
Stefano di Chirico di Allegrino da Montelupo e Tommaso di Piero
Pelamatti da Samminiatello.
1540 Essendo tra Tommaso e Becone di Nanni Grilli da Pulignano
intercorse reciproche ingiurie e risse, il padre di Tommaso nomina un
procuratore per far pace.
1541 Compare nell’elenco dei contribuenti dell’Aumento della Decima
inviato al Podestà di Montelupo.
1542-43 [Tom]Maso di Bastiano agisce nel tribunale podestarile di
Montelupo per L. 1.12 contro Marco di Falconetto da Montelupo.
1543 Il Tribunale della Mercanzia con propria lettera del 4 novembre
al Podestà di Montelupo dispone il suo gravamento in beni per L. 13.2.8.
1544 Il Podestà di Montelupo fa stimare un anello di pietra bianca di
Tommaso da Guido di Bartolomeo stimatore.
1544-45 Agisce nel tribunale podestarile di Montelupo contro Luca di
Niccolò da Montelupo per L. 3.-.
1546 Viene chiesto un sequestro nel tribunale podestarile di
Montelupo contro di lui in data 23 gennaio 1545 [’46].
1550 Tommaso fa notificare dal Podestà di Montelupo a Jacopo di
Lionardo Ciaini che deve pagare un suo debito entro 15 giorni.
1560-61 È citato nel Civile per un debito di L. 2.10. È
definito “miserabile”.
- Maso di Bastiano compare nell’elenco dei debitori di Valerio e
Piero Bartoloni, falliti, per un debito di L. 5.9.4., che il Podestà di
Montelupo deve recuperare.
1561 Atto di divisione di Tommaso coi fratelli Lorenzo, Gabriello,
Piero e Taddeo da una parte, ed il cugino Clemente del fu Benedetto di
Pierantonio dall’altra, rogato da ser Giovanni Ficarelli in Empoli il 17
aprile. In base all’atto ai fratelli vengono assegnate due case a San
Miniatello, mentre a Clemente spetta una fornace da conche ed altri
vasi.
- Tommaso di Bastiano da Samminiatello, pesatore della carne a
Montelupo, dovendosi assentare, chiede al Podestà di Montelupo di
sostituirlo con Pierantonio suo figlio.
1563-64 Tommaso di Bastiano fornaciaio è richiesto nel tribunale
podestarile di Montelupo per un debito di L. 1.15.8.
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BENEDETTO di
Pierantonio di Mariotto 1534 Benedetto e Bastiano, fratelli e
figli di Pierantonio di Mariotto, definiti fornaciai e vasellai da
Samminiatello, comprano legna e vino da una famiglia nobiliare
fiorentina, ed il loro debito è inscritto nel libro entrata e uscita di
un archivio privato.
1536 Portata di Decima intestata a Benedetto ed al fratello Donato:
“disse la Decima al champione detto in Pıerantonio di Mariotto loro
padre… Una fornace da quocere embrici e tegholi, posta
in sulla strada di Sanminiatello, Decima soldi 3 4”.
1540-41 Benedetto di Pierantonio Masotti è nominato senza qualifica
nell’elenco dei contribuenti della Decima di Samminiatello inviato al
Podestà di Montelupo e scritto nel Civile.
1554-55 Con lettera del Tribunale della Mercanzia inviata al Podestà
di Montelupo si dispone a istanza di Benedetto di Pierantonio e del
fratello Bastiano di gravare in beni Lionardo di Jacopo Ciaini per L.18.
1558 Benedetto di Pierantonio di Mariotto è nominato senza qualifica
nel Civile del Podestà di Montelupo.
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DONATO di Pierantonio di
Mariotto 1536 Nella portata di Decima intestata a Donato si
dice che “habitano a Pisa”, riferendosi al medesimo ed al fratello
Benedetto; uno di loro, in realtà, risiede a Samminiatello, poiché poco
prima è indicato con l’altro fratello Bastiano come fornaciaio e
vasellaio in quel luogo. Donato è comunque comproprietario di una
fornace da embrici e tegoli.
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PIERO di Sebastiano di Pierantonio Masotti detto il Bologna
1540 Piero di [Se]Bastiano detto il Bologna agisce in data 26
maggio 1540 nel tribunale di Montelupo contro Lorenzo di Cornelio di
Niccolò Calabranci per un debito dovuto a fornitura di allume:
“Pierus Bastiani de Sancto Myniatello decto il Bologna agit
civiliter contra - et quia in ordine militari constitutus, pro eo
fideiussit Ansuigius Nardi Pippi de Capraria:
Laurentium Cornelii vasellarium de Monte Lupo, a quo [petit dari et
solvi] pro allumine ab eo habito L. 19. Die 26 Maii [1540].
Die 29 Maii convenit [Laurentius] et dixit qualiter post dictum
habitum alluminem quod sibi dixit ipsum non esse bonum… Die 9 Iunii…
vigore accordo… quia dictus Laurentius promisit et [convenit] solvere
pro omni residuo eidem libras quattuordecim… quas quidem… in tot
laboreriis vasellaminum…”.
Ascm, Podestarile 365, c. 6v.
1542-43 Agisce nel tribunale podestarile di Montelupo contro Lorenzo
di Lionardo per un credito di 10 scudi.
1544-45 Gli Otto di Guardia e Balia della città di Firenze, con loro
lettera al Podestà di Montelupo, citano Piero per comparire davanti al
loro tribunale entro cinque giorni insieme al cugino Clemente di
Benedetto.
1546 Compare come teste in data 26 febbraio 1545 [’46] in un
sequestro disposto dal Podestà di Montelupo; in quella occasione
dichiara di avere 32 anni.
1546-47 Piero di Bastiano alias Bologna è nominato senza
qualifica nel Civile del Podestà di Montelupo; assieme al padre è
richiesto di un debito di L.1.15.-.
1551-52 Piero di Bastiano alias Bologna, fornaciaio a
Samminiatello, è nominato col padre nel Civile del Podestà di
Montelupo; è richiesto di un debito di L. 8.
1553 Piero di Bastiano è citato nel tribunale podestarile di
Montelupo da Stefano di Chirico orciolaio per L. 8 che rappresentano il
residuo di un debito “per vasellami”.
1556 I Conservatori di Legge di Firenze, con loro lettera dell’11
dicembre inviata al Podestà di Montelupo, dispongono che venga composta
una lite pendente da parte di Piero di Bastiano detto il Bologna
e suo padre.
- Piero di Bastiano agisce nel tribunale podestarile di Montelupo
contro Francesco di Tofano detto Cecchino per un credito di L. 9
dovuto a fornitura di stagno.
- Piero di Bastiano agisce nel tribunale podestarile di Montelupo
contro Francesco di Tofano detto Cecchino; esibisce come prova un
libro di conti ove in data 20 febbraio 1554 [’55] risulta che gli ha
ceduto libbre 13 e 1/2 di stagno nuovo che, a 14 soldi la libbra, forma
un credito di L. 9.9.-.
- Francesco di Tofano agisce nel tribunale podestarile di Montelupo
contro Piero di Bastiano detto il Bologna per un credito di L.
2.15 “per lavoro, ossia rinfrescatoi”.
1560-61 Carlo di Stefano di Chirico da Montelupo chiede al Podestà di
Montelupo che si sequestri ogni genere e quantità di “conche e vasi
nella fornace di Piero di Bastiano e Soci spettanti a loro” per un
credito che egli vanta di L. 22; Antonio di Andrea detto Carafulla
da Samminiatello si offre come mallevadore di Piero.
1561 Agisce nel tribunale podestarile di Montelupo per un credito di
L. 1.15 dovuto alla fornitura di “una concha della sua bottega”.
- È richiesto nel tribunale podestarile di Montelupo per un debito di
L. 7 dovuto a “un pezzo d’arme”.
- È richiesto nel tribunale podestarile di Montelupo per un debito di
L. 1.10 “pro vectura unius cuppi”.
1563 È testimoniò in una causa agitata nel tribunale podestarile di
Montelupo in occasione del sequestro avvenuto fra Jacopo di Bastiano e [Ales]Sandro
di Bartolomeo Uccellini. La sua testimonianza è in data 14 luglio:
“disse che da 18 mesi Jacopo di Bastiano cominciò a lavorare nella sua
bottega per Jacopo di Bartolomeo, e che da tavole e forme e torni et
conche da colore, non aveva altro, e che tutta la robba et materia da
lavorare, cioè terra, piombo ed altro che s’addice al mestiere, gli fu
dato da Jacopo di Bartolomeo, e che ancora gliene dà e sempre gliene ha
dato per lavorare per lui, e che sa che detto Jacopo di Bastiano ha di
beni per più di 25 scudi; ed altro disse non sapere”.
- Piero di Bastiano notifica tramite il tribunale podestarile di
Montelupo a Giuliano di Maso di Samminiatello che se vuole comprare la
sua casa deve decidersi entro 4 giorni.
1564 Con atto notarile rogato in Empoli in data 29 novembre da ser
Giovanni Ficarelli, Piero di Sebastiano compera da Clemente di Benedetto
di Pierantonio, suo cugino, “un sito ad uso di fornace per far conche ed
embrici” con una casetta a due portici ed un terreno della superficie di
uno staio per fiorini 120 d’oro, a mezza gabella.
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CLEMENTE di
Benedetto di Pierantonio Masotti 1545 Da una lettera degli
Otto di Guardia e Balia della città di Firenze, inviata in data 27
aprile al Podestà di Montelupo, si apprende che egli fu confinato a Pisa
per due anni.
1561 Con atto notarile rogato in Empoli il 17 aprile da ser Giovanni
Ficarelli si dividono alcuni beni immobili posti in Samminiatello tra
Clemente da una parte, ed i cugini Gabriello, Lorenzo, Piero, Taddeo e
Tommaso, fratelli e figli di Sebastiano di Pierantonio Masotti
dall’altra.
A Clemente viene assegnato: “unum situm ad usum fornacis pro
laborando et construendo choncas et alia vasa cum duobus porticis circum
circha situm predictum in manutenendo vasa predicta”, assieme ad una
casa ed un terreno; a Gabriello ed ai suoi fratelli vanno invece due
case poste sulla via Maestra.
1564 Con atto notarile rogato in Empoli il 29 novembre da ser
Giovanni Ficarelli, Clemente vende tramite Antonio d’Andrea d’Antonio,
che agisce come suo procuratore, a Piero del fu Bastiano di Pierantonio,
suo cugino, un sito ad uso di fornace per fare conche ed embrici con una
casetta, due portici ed un terreno della superficie di uno staio per
l’importo di fiorini 120 d’oro a mezza gabella.
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BATISTA
di Pierantonio di Giuliano di Maso di Mariotto 1591 A Batista,
assieme al fratello Giuliano ed ai figli del fratello Andrea (Andrea,
Horazio e Tommaso) è intestato il seguente arroto di Decima:
“Decima in detti, di nuovo: una casa per uso con una fornace di
stoviglie, luogo detto al Rio [più 4 pezzi di terra e parte di
casa], Decima 1 soldo”. Beni pervenuti loro per la morte del padre
Pierantonio ed avolo degli altri, morto il 29 giugno 1591, “da levare
dalla sua posta c. 694, salda 4.IX.1591”.
1592 A Batista, assieme al fratello Giuliano, è intestato il seguente
arroto di Decima: “Decima in loro medesimi (c. 679); una casa nel detto
popolo luogo detto al Rio. Appigionata dal l.XI.1592 ad Antonio
di Andrea Ciaini stovigliaio per L. 15.- l’anno; salda 30.XII.1592;
Decima 4 soldi 6 denari”.
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PIERANTONIO di Tommaso di Bastiano Masotti 1553 Partita di un
libro di entrata e di uscita conservato in un archivio privato sotto
data 9 ottobre: “Guido di Bartolomeo vasaio a Montelupo, de’ avere L.
VII piccioli, recò contanti Pierantonio, per tanti promise per Maso di
Bastiano perché era nelle Stinche”.
1561 Tommaso di Bastiano, pesatore della carne, dovendosi assentare,
chiede al Podestà di Montelupo di essere sostituito da Pierantonio, suo
figlio.
1581 Fede di Pierantonio nel Civile del Podestà di Montelupo
in data 31 agosto: “io Pierantonio di Tommaso di Bastiano fo fede a
Girolamo di Lattanzio di Montelupo chome gli è vero chome io cambiai
chamarlingo Francesco di Salvadore Brizeli: entrai a Marzo passato, e di
tanto è la verita, ogi questo dì sopra deto i[n] Montelupo”.
- Pierantonio di Tommaso compare nelle liste degli stovigliai dai
quali l’Arte Medici e Speziali di Firenze esige il pagamento della
matricola pari a L. 5.5.-, inviandole per l’esecuzione al Podestà di
Montelupo. L’esecuzione viene effettuata.
1582 Compare nelle matricole dell’Arte dei Fabbricanti per il
Contado.
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RAFFAELLO di Giovanni di Pierantonio Masotti detto il Tordo
1556-57 Gli viene assegnato come soldato, a seguito di lettera di
Ubertino Ubertini, capitano della banda di Empoli al Podestà di
Montelupo, il donativo di uno scudo d’oro.
1570 È citato nel Civile del Podestà di Montelupo come
stovigliaio.
1579 Raffaello di Giovanni detto il Tordo è richiesto nel
tribunale podestarile di Montelupo in data 17 novembre per un debito di
L. 14.12.- per fornitura di stipa.
- Raffaello di Giovanni detto il Tordo, orciolaio, è citato
nel tribunale podestarile di Montelupo da Biagio Marmi, ed è condannato
dal Podestà di Montelupo.
- Raffaello di Giovanni detto il Tordo è richiesto da
Gabbriello di Francesco Marmi nel tribunale podestarile di Montelupo per
un debito dovuto a fornitura di legna.
- Ad istanza di Pierantonio di Giuliano, Camarlingo del popolo di
Samminiatello, si sequestra in data 24 novembre, presso Mariotto di
Piero di Bastiano da Samminiatello, il lavoro della fornace di Raffaello
di Giovanni detto il Tordo per un debito di L. 30.- piccioli,
emerso alla restituzione del suo camarlingato.
1579-80 Raffaello di Giovanni detto il Tordo da Samminiatello
è nominato senza qualifica nel Civile del Podestà di Montelupo.
1582 Raffaello di Giovanni, richiesto dal messo del Podestà di
Montelupo del pagamento di L. 3.12.-, tiene l’uscio serrato.
- Raffaello di Giovanni è presente come testimone ad un atto rogato
da ser Andrea Sergrifi in data 4 maggio in Montelupo nella bottega di
Biagio Marmi, assieme ad altri, per attestare la perdita in mare di un
carico di ceramiche spedite, via Arno, da detto Biagio a Livorno.
1583 Raffaello di Giovanni è nominato con altri 15 vasai quale membro
dimorante a San Miniatello della Compagnia dello Spirito Santo di
Montelupo, in un atto notarile rogato in data 16 agosto da ser Andrea
Sergrifi, con il quale si eleggono procuratori in occasione di una lite
aperta coi membri montelupini della medesima compagnia.
1588 Raffaello Masotti è richiesto nel tribunale podestarile di
Montelupo per un debito dovuto ad acquisto di pane.
1590 Raffaello detto il Tordo è nominato genericamente nel
Civile del Podestà di Montelupo.
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LUCANTONIO di Giuliano di
Mariotto 1588 È nominato con qualifica di orciolaio fra coloro
che sono multati ad istanza del Capitano Ubertino della banda di Empoli
di L.10 per non essersi presentati alla rassegna militare.
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FRANCESCO di Piero di Bastiano di Pierantonio Masotti 1561
Compare assieme a Giovanni di Lorenzo di Bino in una delle notificazioni
effettuate dal Podestà di Montelupo, affinché essi regolino i conti coi
creditori entro 15 giorni.
1581 Francesco di Piero col fratello Mariotto figura nell’elenco dei
contribuenti della Decima inviato al Podestà di Montelupo di cui si
chiedono informazioni e stime; per essi è descritta: “una casetta ad uso
di fornaciaio dove tengono il lavoro et una fornace da stoviglie, luogo
detto alle fornaci di San Miniatello nei suoi confini” stimata
come valore locativo in L. 12. Nel documento si dice che i sui
predecessori hanno fatto sempre questo esercizio.
1582 Gli eredi di Francesco di Piero detto il Bologna, su
istanza di Giovanni di Lorenzo da Empoli, chiedono il sequestro a casa
di Michele Curradini, fornaciaio a Samminiatello, di ogni quantità di
conche, catini, orci e altri lavori spettanti e pertinenti a detti
eredi.
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PIERANTONIO di Giuliano di Maso di Mariotto di Maso 1561 Fa
istanza in data 24 dicembre nel tribunale podestarile di Montelupo per
un credito di scudi 26.
1570 A Pierantonio di Giuliano è intestato un arroto di Decima per
beni aquistati, tra cui una casa per uso con una fornace da stoviglie
posta in Samminiatello, nel luogo detto al Rio. Gli è assegnata
una tassa per la fornace e per quattro pezzi di terra di soldi 1. “E’
quali beni li sono pervenuti per redità di Giuliano suo padre morto
18.IV. 1570, fede in filza n. 172. E aconcia con sua presentia
3.VI.1570”.
1581 Pierantonio di Giuliano compare fra i contribuenti della Decima
dei quali si chiedono nuove stime. La sua portata è identificata col
numero 64, ed in essa è descritta “una bottega con fornace a uso di
stovigliaio in Samminiatello sotto la casa dove habita… esercita lui”.
Stimata come valore locativo in L. 9. Nel documento si dice che egli ha
esercitato da circa 25 anni, e che prima faceva l’arte della lana.
- Pierantonio di Giuliano compare nella lista degli stovigliai che
viene inviata al Podestà di Montelupo per l’esenzione di L. 5.5.-, quale
importo della matricola, all’Arte dei Medici e degli Speziali di
Firenze.
- Pierantonio di Giuliano compare in data 18 dicembre come già
matricolato all’Arte dei Fabbricanti del Contado.
1582 Pierantonio di Giuliano, si presenta nel tribunale podestarile
di Montelupo come mallevadore di Bastiano di Tommaso.
- Pierantonio di Giuliano, nominato come stovigliaio, è richiesto nel
tribunale podestarile di Montelupo dall’Arcispedale di Santa Maria Nuova
di Firenze per il pagamento di un livello, per il quale si domanda un
sequestro.
- Pierantonio di Giuliano è gravato dal Podestà di Montelupo per
occupazione di strada.
- Pierantonio di Giuliano è mallevadore nel tribunale podestarile di
Montelupo in favore di Antonio d’Andrea di Carafulla, gravato di
L. 75.
1583 Pierantonio di Giuliano è citato come testimone ad un atto
notarile rogato in data 16 agosto da ser Andrea Sergrifi, assieme ad
altri 15 vasai, membri residenti in Samminiatello, affiliati alla
Compagnia dello Spirito Santo di Montelupo, per una lite aperta coi
confratelli montelupini.
1591 È citato nell’arroto intestato ai suoi figli Giuliano e Battista
ed ai suoi nipoti, figli del figlio Andrea [premorto] Andrea, Horazio e
Tommaso, i quali ereditano una casa con fornace da stoviglie a seguito
della sua morte, avvenuta il 29 giugno 1591.
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GIULIANO di
Pierantonio di Giuliano di Mariotto 1563 È richiesto nel
tribunale podestarile di Montelupo per un debito di L. 7.8.-; è definito
“povero”.
1563-64 È richiesto nel tribunale podestarile di Montelupo per un
debito di L. 1.7.-.
1591 A seguito della morte di Pierantonio, avvenuta il 29 giugno
1591, è intestato ai suoi figli Giuliano e Battista ed ai nipoti, figli
di suo figlio Andrea [premorto] Andrea, Horazio e Tommaso, un arroto di
Decima; essi ereditano una casa con fornace da stoviglie, oltre a
quattro pezzi di terra e parte di una casa. Saldano in data 4 settembre
1591.
1591 È intestato a Giuliano ed al fratello Batista un arroto di
Decima nel quale si descrive una casa nel popolo di Samminiatello,
appigionata fino al l novembre 1592 ad Antonio di Andrea Ciaini,
stovigliaio, per L. 15.- l’anno. Saldano il 30 dicembre 1592; è
attribuita loro una Decima di 4 soldi 6 denari.
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ANDREA di Pierantonio di
Giuliano
1579-80 Andrea di Pier Antonio da Samminiatello è nominato in
occasione di un sequestro richiesto nel tribunale podestarile di
Montelupo dal padre Pierantonio di Giuliano.
1583 Andrea di Pierantonio di Giuliano è citato come testimone ad un
atto notarile rogato in data 16 agosto da ser Andrea Sergrifi, assieme
ad altri 15 vasai, membri residenti in San Miniatello, affiliati alla
Compagnia dello Spirito Santo di Montelupo, per una lite aperta coi
confratelli montelupini.
1597 È richiesto a istanza dello Scrittoio granducale del pagamento
di L. 2.3.4; nel documento vi è scritto accanto “nulla”.
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MARIOTTO di Piero
di Bastiano di Pierantonio
1581 Compare col fratello Francesco nell’elenco dei contribuenti
della Decima inviato per l’esecuzione al Podestà di Montelupo.
- Mariotto di Piero col fratello Francesco figura nell’elenco dei
contribuenti della Decima inviato al Podestà di Montelupo dei quali si
chiedono informazioni e stime; per essi è descritta: “una casetta ad uso
di fornaciaio dove tengono il lavoro et una fornace da stoviglie, luogo
detto alle fornaci di San Miniatello nei suoi confini”, stimata
come valore locativo in L. 12. Nel documento si dice che i suoi
predecessori hanno fatto sempre questo esercizio.
1582 Mariotto di Piero detto il Bologna è richiesto nel
tribunale podestarile di Montelupo dalla Gabella dei Contratti del
pagamento di L. 30.-.-.
1583 Mariotto di Piero è citato come testimone ad un atto notarile
rogato in data 16 agosto da ser Andrea Sergrifi, assieme ad altri 15
vasai, membri residenti in San Miniatello, affiliati alla Compagnia
dello Spirito Santo di Montelupo, per una lite aperta coi confratelli
montelupini.
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ANDREA di Andrea di Pierantonio di Giuliano di Maso di Mariotto
1591 A seguito della morte di Pierantonio, avvenuta il 29 giugno 1591, è
intestato ai suoi figli Giuliano e Battista, ed ai nipoti, figli di suo
figlio Andrea [premorto] Andrea, Horazio e Tommaso, un arroto di Decima;
essi ereditano una casa con fornace da stoviglie oltre a quattro pezzi
di terra e parte di una casa. Saldano in data 4 settembre 1591.
1621 È intestata ad Andrea di Andrea ed ai fratelli Horazio e Tommaso
la posta di Decima già attribuita ai medesimi, ma con gli zii Batista e
Giuliano, nel 1591, a seguito della morte del loro padre. Saldano 1
settembre 1621.
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HORAZIO di Andrea di Pierantonio di Giuliano di Maso di Mariotto
1591 A seguito della morte di Pierantonio, avvenuta il 29 giugno 1591 è
intestato ai suoi figli Giuliano e Battista ed ai nipoti, figli di suo
figlio Andrea [premorto] Andrea, Horazio e Tommaso, un arroto di Decima;
essi ereditano una casa con fornace da stoviglie oltre a quattro pezzi
di terra e parte di una casa. Saldano in data 4 settembre 1591.
1621 È intestata ad Andrea di Andrea ed ai fratelli Horazio e Tommaso
la posta di Decima già attribuita ai medesimi, ma con gli zii Batista e
Giuliano, nel 1591, a seguito della morte del loro padre. Saldano 1
settembre 1621.
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TOMMASO di Andrea di Pierantonio di Giuliano di Maso di Mariotto
1591 A seguito della morte di Pierantonio, avvenuta il 29 giugno 1591, è
intestato ai suoi figli Giuliano e Battista ed ai nipoti, figli di suo
figlio Andrea [premorto] Andrea, Horazio e Tommaso, un arroto di Decima;
essi ereditano una casa con fornace da stoviglie, oltre a quattro pezzi
di terra e parte di una casa. Saldano in data 4 settembre 1591.
1621 È intestata ad Andrea di Andrea ed ai fratelli Horazio e Tommaso
la posta di Decima già attribuita ai medesimi, ma con gli zii Batista e
Giuliano, nel 1591, a seguito della morte del loro padre. Saldano 1
settembre 1621.
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SISTO di Tommaso di Pierantonio Masotti 1645 A Sisto di
Tommaso è intestato il seguente arroto di Decima: “Una casa per uso con
una bottega e fornace a uso di stoviglie, Decima 2 soldi 8 denari. Per
arroto 1621 n. 1556 e per arroto 1614 n. …[sic] E’ quali beni gli
sono pervenuti per heredità e morte di Tommaso Masotti, suo padre, morto
più fa. Salda 29.XI.1645 per partito del Magistrato, e li tocca di
Decima 2 soldi 8 denari”.
1646 In un nuovo arroto di Decima i beni descritti nell’anno
precedente come appartenenti a Sisto: “in virtù del Magistrato partito
del 22 stante, si danno in conto a: Piero di Benedetto di Battista,
Antonio di Giovanni di Battista, venerando Padre Francesco di Benedetto
di Battista Dendi, e si leva da Sisto ecc. a c. 695”. |
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