FRANCESCO di Batista di Lazzaro di Biagio Marmi detto Cecchino,
poi Mastricino
1537-38 È nominato senza qualifica al Civile
del Podestà di Montelupo.
1539 È nominato senza qualifica al Civile del
Podestà di Montelupo.
1540 È citato come come vasellaio nel Civile
del Podestà di Montelupo.
1541 Compare al Civile del Podestà di
Montelupo nell’elenco dei debitori della Decima.
1542-43 È citato nel Civile del Podestà di
Montelupo.
- Francesco di Battista di Lazero agisce contro
Masino da Empoli al quale richiede il pagamento di L. 1.
1544 Nel Civile del Podestà di Montelupo si
trova una notificazione a suo nome in data 5.VIII.1544, ove è detto
fabbro legnario.
1544-45 Agisce nella Corte del Podestà di Montelupo
contro Piero di Giovanni Becone per un credito di L. 10.6.
- Nel tribunale di Montelupo Francesco di Batista
detto Cecchino apre in data 5 maggio 1544 una causa contro
Leonardo di Jacopo Ciaini da Montelupo. Testimonia Giovanni di Matteo
(anni 32). “Entrato nella bottega di Francesco, lo trovai che
ragionavano fra loro Filippo di Francesco prete e Nicola detto
Galante di Giovanni, della differenza sorta fra Francesco e
Leonardo”. Questi pare avesse dato commissione a Francesco di istruire
il figlio Jacopo all’arte degli orciolai, ma Francesco lo licenziò, e di
lì nacque la lite.
Compare come secondo teste Salvatore di Giovampiero
di anni 35, il quale fornisce un racconto simile al precedente, ove si
parla pure di “foglio bianco” (inteso come carta sulla quale
addestrarsi) dato a Francesco per istruire il giovane Jacopo.
1545-46 È citato al Civile del Podestà di
Montelupo Francesco di Battista legnaiuolo.
- Agisce presso il tribunale di Montelupo contro
Giannellino di Giovanni perché sgombri una casa affittatagli.
1546 Francesco di Battista di Lazero è citato come
Camarlingo di Montelupo nel Civile del Podestà.
1546-47 Egli è invitato dagli eredi di Giovanni di
Donato di Giovanni [Casini] a giustificare il suo operato di esecutore
testamentario (specie per certi realizzi) nell’interesse delle due eredi
minori Domenica e Lucia, nipoti del defunto.
Francesco afferma di aver venduto beni mobili sino a
L 700.- (com’era autorizzato) per formare le doti delle due ragazze. Le
permute furono fatte tramite ser Raffaello di Domenico Berti da Ronta.
1547 Francesco di Battista, Camarlingo di Montelupo,
deve 100 scudi agli Offíciali d’Abbondanza, e di questo debito è
richiesto tramite il Podestà di Montelupo in data 18 marzo 1546 [’47].
1551 Francesco di Batista di Lazzero da Montelupo si
riconosce debitore di fiorini 20 d’oro (da L. 7.-) con atto rogato il 23
marzo 1550 [’51] dal notaio ser Paolo Bencivenni per causa di vero e
gratuito mutuo concesso amore Dei e per servizio dei poveri
mendicanti, e ne promette restituzione entro il 15 agosto prossimo.
1551-52 Causa formata contro Francesco di Battista di
Lazzero presso la Corte del Podestà di Montelupo dagli Ufficiali della
Mercanzia. Francesco ha comperato [una casa?] con patto condizionato di
liberazione (rogato da ser Piero di Giovanni Lupi da Fucecchio il
23.IV.1549) da Daniello del fu Biagio Becossi e Benedetto e Bastiano di
Daniello di Benedetto. La vendita è diventata effettiva col versamento
di 38 scudi. Questa operazione viene contestata dagli Ufficiali della
Mercanzia e i contraenti compaiono davanti alla Corte del Podestà, ove
si prospetta la nullità dell’atto.
- È esattore della gabella del grano, e come tale
agisce nella Corte del Podestà contro i debitori di essa.
- È nominato dal Podestà di Montelupo custode di un
sequestro richiesto da Leonardo di Jacopo Ciaini ai danni di Benedetto e
Bastiano Becossi per un debito di L. 42.-.
1552 Agisce in data 24.IV.1552 nella Corte del
Podestà di Montelupo come Camarlingo della gabella del grano.
- Figura come teste in una causa dibattuta davanti al
Podestà di Montelupo. Egli dichiara un’età di 36 anni.
1556 Richiede presso la Corte del Podestà di
Montelupo il sequestro di un navicello carico di vasi per il credito di
L. 23.- che ha nei confronti di Masotto di Giovanni di Niccolò,
orciolaio da Capraia. È nominato custode Domenico di Carlo da Capraia.
- Compare nella Corte del Podestà di Montelupo per
giustificare il sequestro richiesto. A questo scopo presenta un Libro
intitolato “creditori e debitori” ove a c. 132 si legge: “Thomaso e
frateli e figlioli di Niccolaio da Capraia devono dare come appare allo
stracciafoglio della bottega delli orcioli (a c. 40), e tutto d’accordo
a detto Masotto: adì 9.IX.1556 in bottega L. 22.3.-”.
- È estratto nella Podesteria quale Camarlingo alle
farine.
- Agisce nella Corte del Podestà di Montelupo contro
Lorenzo di Giunta per un credito di lire 5.12.-.
1557 Il tribunale della Mercanzia, con lettera
indirizzata al Podestà di Montelupo in data 29.I.1556 [’57], ne richiede
la comparizione ad istanza di Guido di Bartolomeo di Francesco di
Battista di Lazzero.
1558 Viene nominato al Civile del Podestà di
Montelupo per una fideiussione a favore di Pierantonio di Mariotto.
1560 È iscritto in un arroto di Decima, ove si
contiene: “Una casa per uso con bottega sotto a uso di stovigliaio in
Montelupo, per fiorini 52 d’oro di moneta. Roghato ser Piero di Giovanni
Lupi da Fucecchio 23 aprile 1549”.
1560-61 Compare nell’elenco dei debitori di Valerio e
Piero di Mariotto Bartoloni.
1561 Agisce contro di lui nella Corte del Podestà di
Montelupo Jacopo di Leonardo Ciaini per L. 8.-.
1563 È citato come legnaiuolo al Civile del
Podestà di Montelupo in occasione di una controversia in data 29 giugno
1563 sulla qualità e prezzo di un uscio fatto al mulino di Lucantonio di
Bartolomeo.
- Nel Civile del Podestà di Montelupo si
contiene la registrazione della vendita delle ripe e carbonaie: “Fossi e
ripe dalla parte di sotto dal lato verso Arno, dove si cava terra per le
fornaci; adì 4 luglio rimase a Francesco di Battista di Montelupo per L.
151” assieme ad un orto del valore di L. 44.3.- che si vendè il 18
luglio. Per l’acquisto di detti beni Francesco paga L. 18.- di tassa.
- Arroto della Decima nel quale sono descritti i beni
pubblici acquistati da Francesco di Battista, definito stovigliaio:
“Tutte le carbonaie e fossi che sono fuora delle mura di Montelupo,
dalla porta del Pelacane a la porta di San Piero, con
parte dentro a dette mura dirimpetto a l’orto di detto Batista
[Bandini], quale disse essere braccia 300 vel circha, condotte da’
Magnifici Capitani di Parte per prezzo di L. 169.- piccioli libere, come
per contratto rogato ser Luca Fabroni adi 18 agosto 1563 in filza di n.
320 (1 soldi). Salda 30.XII.1563”.
- Atto notarile rogato da ser Luca Fabbroni in data
18.VIII.1563 attraverso il quale si procede all’acquisto per asta dei
terreni dei Capitani di Parte.
1571 È nominato con atto notarile rogato in data 16
gennaio 1570 [’71] da ser Orazio Salvi quale arbitro in un lodo; nel
documento è detto “alias il Mastricino”.
1581 Testamento di Francesco di Batista rogato da ser
Andrea Pacini in data 11.XII.1581. In margine sono segnate le date di
copie tratte il 26 ottobre 1593 ed il 16 aprile 1624.
Francesco del fu Batista di Lazzero Marmi di
Montelupo, sano di corpo, mente, intelletto, provvede per dopo la sua
morte nel modo che segue:
1) vuole essere sepolto nella Chiesa di San Giovanni
Evangelista di Montelupo;
2) dispone un legato all’Opera di Santa Maria del
Fiore di Firenze;
3) lascia alla moglie Margherita (figlia di Gabriello
di Giovanni da Cascialla), oltre alla sua dote, il pieno usufrutto di
tuti i beni, restando vedova e onesta, salvo i beni infrascritti (cioè
le cose poste in Montelupo e la bottega posta in Firenze);
4) a detta Margherita lascia l’usufrutto di una
camera soltanto in ogni casa del testatore, con il letto e tutti i
panni, tolta una parte per Gabbriello e Dionigi; non volendo essa stare
con i figli, possa prendere a pigione una casa a Montelupo (e non
altrove) per 8 scudi da pagarsi dai suoi eredi;
5) al figlio Lazzero la metà di una bottega per
indiviso con gli eredi di Raffaello del Benino, posta in Firenze nel
popolo di San Tommaso al Mercato Vecchio, più i diritti sui beni
comprati a Castra e sui terreni a Cascialla. Inoltre tutte le
suppelletili che si trovano in Firenze, a patto che non partecipi alla
divisione delle masserizie esistenti altrove;
6) al figlio Biagio lascia due case contigue in
Montelupo, nella via detta del Piano. Inoltre tutte le masserizie
e panni lini e lani presso di lui. Inoltre terre a Cascialla e a
Montelupo (presso l’Arno);
7) al figlio Dionigi, lascia una casa in Montelupo,
luogo detto piazza de’ Becarelli; 1/2 casa a Cascialla e 1/2
podere ivi (l’altra metà a Biagio), perché esso Dionigi possa ordinarsi
prete (già glielo aveva dato per atto notarile); le masserizie come
sopra;
8) lascia al figlio Batista, una casa posta in
Montelupo in luogo detto in piazza e più pezzi di terra, le
masserizie che ha già in casa, e tutti i beni immobili contigui alle
mura di Montelapo (luogo detto della Torre Alberata): i quali
beni sono contigui a quelli di Biagio, che sono fino alla porta del
Pelacane;
9) al figlio Gabbriello lascia una casa in Montelupo,
in via Maestra e alcuni pezzi di terra, più tutti gli strumenti e
suppellettili spettanti all’Arte di Lana esistenti nell’eredità, oltre
alla sua parte di masserizie;
10) non dovrà l’eredità restituire le doti delle
mogli dei figli (che tutti si sono sposati salvo Dionigi), non avendole
egli ricevute;
11) dopo la morte della moglie Margherita, lascia
alcuni piccoli donativi alla figlia Silvestra (moglie di Antonio di
Biagio di Antonio da Montelupo) e in caso di vedovanza ne dispone il suo
ritorno nella casa del testatore;
12) nomina suoi eredi universali i 5 figli maschi
suddetti, legittimi e naturali.
1587 Scrive una lettera in data 1.XII.1587 da
Montelupo a Francesco Bernardi in Firenze che è conservata presso
l’Archivio Mediceo dell’Archivio di Stato di Firenze; in essa si
riferisce a “Batista mio figliolo” e ringrazia della sua benevolenza. Si
scusa di scrivere poco perché è “assai affaticato da molti negotii per
questo mio fare dell’Ambrosiana”.
1588 È richiesto dall’Arte dei Fabbricanti e Speziali
per un debito di L. 3.6.8.
1589 Francesco di Batista Marmi fattore di S.A.S.
all’Ambrogiana agisce presso la Corte del Podestà di Montelupo contro
Augustino di Mariano Cirri (fornaio). Questi deve restituire il grano
avuto per fare il pane ai cani di S.A.S.
- Lettera di di Lattanzio di Girolamo stovigliaio di
Montelupo del 7.X.1589 al Granduca conservata nel fondo della
Guardaroba. In essa si reclama il pagamento di certi vasi fatti per il
giardino della Loggia di Firenze. Vi è poi una nota: “Mastricino
gli faccia il suo conto e paghisi. 21 settembre 1589 Gio. Batt. Concini.
Risposto questo di 13.X.1589”.
- Lettera di Francesco Marmi nel fondo della
Guardaroba medicea:
“YHS Maria 1589: Essendo comesso per virtù d’una
suprica di Lata[n]tio di Girolamo da Faenza abitante in Montelupo, che
io facc[i]a il mercato di certi vasi di terra cotta e di vari colori
dipincti, per servitio del giardino di S.A.S. e consegnati a ‘Ngnolino
giardinieri, come apare a detta suprica. Dico che detti vasi sono cotti
due volte e posti in Firenze a spese di detto Lata[n]tio, che e’ vassi
grandi vagl[i]ano l’uno L. 5 e 5 soldi, e’ vasi piccoli vagliano L. 2.-
l’uno. E tanto ò facto di mia mano propia di io Francesco di
Giovanbatista Marmi detto il Mastricino di Montelupo, e più avere
L. 3.10 d’una concha. Vasi grandi n. 11 a L. 5.5 l’uno monta L. 57.15,
vasi picholi a L. 2.- l’uno n. 36 montano L. 72.- la concha n. 1 monta
L. 3.10 = L. 133.5”.
1591 Lettera indirizzata al Granduca conservata
nell’archivio mediceo firmata il Mastricino e datata Montelupo 8
aprile 1591: “Mastricino: io ò provisto orci a 200 barili d’olio,
e quando il fatore lo mandera lo potrò mettere in detti”.
1591-92 Procede alla stima disposta dal Podestà di
Montelupo dei beni di Lucrezia, donna di Domenico di Bartolomeo
Verdiani.
1593-94 Francesco di Battista Marmi è citato nel
Civile del Podestà di Montelupo per un pagamento di lire 4.2.8
dovuto a gabella o Decima.