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  Le famiglie dei vasai di Montelupo - I documenti
       
 
Marmi  
La storia delle famiglie dei vasai di Montelupo Fiorentino e i loro alberi genealogici sono pubblicati nell'opera di Fausto Berti
STORIA DELLA CERAMICA DI MONTELUPO

Batista di Lazzaro di Biagio

1539 È nominato senza qualifica nel Civile di Montelupo.

1551-52 È iscritto al Civile di Montelupo per debiti di gabella pari a lire 4.

1556 È iscritto al Civile per un debito di gabella pari a lire 2.1.-. È definito “faber lignarius”.

1559 Con atto notarile rogato da ser Andrea Ricuperati in data 26 gennaio 1558 [’59] si riconosce che Filippo, Giovanni e Angelo di Giuliano di Baccio d’Agnolo sono suoi debitori, in ordine a legname loro fornito, per lire 76; i sopraddetti cedono quindi a Battista un credito equivalente che essi vantano con Simone Colombini.

1563 In qualità di aggiudicatario dell’asta eseguita dal Podestà di Montelupo, i Capitani di Parte vendono, con atto del 18 agosto rogato da ser Luca Fabbroni, a Francesco di Battista di Lazzaro le carbonaie e fosse e le ripe esterne al castello di Montelupo verso il fiume Arno per una lunghezza di 300 braccia, oltre ad un pezzo di terra ortiva, il tutto per l’importo di lire 169, offerte nell’asta suddetta.

1564 Con arroto di Decima si toglie da Francesco di Battista di Lazzaro per iscriverli al padre Battista, come per scambio avvenuto con atto notarile rogato da ser Michele (?) Recuperati da Galeata, notaio della Mercanzia, in data 20 febbraio 1560 [’61], per un importo di lire 1260 di piccioli:

“una casa per uso con bottega sotto a uso di stovigliaio Montelupo, fiorini .- soldi 6 denari 8.

Tutte le carbonaie esistenti fuori della mura di Montelupo dalla porta del Pelacane alla porta San Piero e Decima di soldi 1 per arroto 1563 n. 196”.

 

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BIAGIO di Francesco di Batista Marmi

1570 Menzionato come creditore di Giovanbattista di Stefano “orcellaio” (defunto). Egli cita presso la Corte del Podestà di Montelupo il padre di questi, Stefano di Chirico pure orciolaio, ed il fratello Carlo, senza qualifica, per forniture di piombo, stagno, terra bianca e marzacotto. Non è pero indicato il suo mestiere.

1579 Fa causa presso la Corte del Podestà di Montelupo a Niccolaio di Bastiano di Bandino orciolaio, ponendo in giudizio una scritta nella quale si contengono varie partite per complessive L. 38.- sino al giugno 1579.

- Fa causa presso la Corte del Podestà di Montelupo a Piero di Agostino navicellaio per pagamento di forniture di stoviglie fattagli nel 1576. Porta in giudizio un suo libro nel quale si contengono le seguenti partite:

“per vasellame dozzine 31 et 2/3 di mazzi scodellicie [?] per soldi 14.- la dozzina = L. 53.16.8.-;

- n. 57 rinfreschatoi mezzani ordinario soldi 21 il paio = L. 29.18.6;

- n. 30 rinfreschatoi ordinari soldi 11 il paio = L. 8.5;

le suddette robe L. 92.- a lui consegnate per Antonio mio fattore a libro B 32”.

- In data 17.XI.1579 fa causa presso la Corte del Podestà di Montelupo a Raffaello di Giovanni detto Tordo orciolaio.

1579-80 Nel Civile del Podestà di Montelupo si contengono varie sentenze a suo favore.

- Avvia una causa presso la Corte del Podestà di Montelupo contro Gabbriello Marmi.

1581 Nel testamento del padre Francesco di Battista di Lazero (morto dopo il 1593), rogato da ser Annibale Pacini in data 11 dicembre 1581, si contengono le volontà espresse dal testatore in favore di suo figlio Biagio, a cui lascia:

“due case contigue poste in Montelupo nella via detta del Piano - nelle quali case esso Biagio à speso molti denari di suo proprio - e più lascia alcuni pezzi di terra a Cascialla e tutte le masserizie e sopelletili e panni lini e lane esistenti presso detto Biagio”, la maggior parte dei quali sono stati aquistati con denari propri. Ancora gli lascia un pezzo di terra in Montelupo presso il fiume Arno. Infine è nominato con i 4 fratelli maschi erede universale.

- È iscritto come debitore di una posta di Decima al Civile del Podestà di Montelupo perché egli ha preso in affitto una bottega in Montelupo dagli eredi di Raffaello di Matteo; egli inoltre prende in affitto una casa da Michele di Matteo di Raffaello (casa Lotti).

- Figura nell’elenco degli stovigliai dai quali l’Arte Medici e Speziali di Firenze esige il pagamento della matricola pari a L. 5.5, inviandola al Podestà di Montelupo.

1582 4.V.1582 - S’inizia una serie di testimonianze raccolte dal notaio ser Andrea Sergrifi nella bottega di Biagio, posta nel castello di Montelupo, in merito ad una grossa spedizione di stoviglie, da questi inviata a Roma, per la via fluviale verso il porto di Livorno, e successivamente perdutasi in mare.

Sono presenti come testi: Raffaello di Giovanni Masotti da Samminiatello e Tommaso di Domenico Sandrini da Capraia. In quella occasione “Ottavio del fu Ottavio fu Piero di Mariano del Riccio da Puntormo, richiesto da Biagio, dice che nel novembre 1581 egli vendé a Biagio bottegaio da Montelupo 12 dozzine di catinelle a strafizeca di più sorte, raguagliato l’una dozzina con l’altra, a ragione di L. 4 soldi 15 la dozzina, le quali si caricarono sull’Arno a Montelupo sopra i barchetti di Domenico da Capraia, con altre stoviglie per condurre a Livorno e a Roma. Ha poi inteso dire da più persone che le stoviglie sono finite in mare. Testimonia che detti lavori non si vendono meno a Puntormo di lire 4.15 la dozzina. Cosi ha venduto la sua roba a Biagio e ne ha ricevuto i danari. Egli ha 33 anni - non ha interessi, né è parente di Biagio.

Dichiara un valsente di scudi 200”.

- Altra testimonianza raccolta dal notaio Andrea Sergrifi nella bottega di Biagio. Sono presenti detto Raffaello Masotti e Giovanbattista di Jacopo Chiarenti in qualità di testimoni.

In quella occasione Bandino di Battista Bandini di Montelupo è l’altro teste richiesto da Biagio. Egli dichiara che “il 21 novembre 1581 vendé di sua bottega a detto Biagio:

100 dozzine di vasellame piano giusto ordinario a L. 2.- la dozzina e 12 dozzine di catinelle di più sorte a L. 3.- la dozzina, 44 dozzine di gruppi e venetiana a L. 2.- la dozzina, 6 dozzine di figurate a L. 3.- soldi 15 la dozzina, e 50 fontanelle a soldi 11 il paio. Il tutto si caricò lo stesso giorno sui barchetti di Domenico da Capraia e compagni per Livorno e Roma a tutte spese e vetture di Biagio, e come ha sentito dire, andò in naufragio in mare”. Conferma il prezzo pagatogli e dichiara che tali lavori non si vendono a meno in Montelupo, come sanno tutti i bottegai, fra cui Baldassarre di Michele e Lorenzo Porcelli.

Dichiara di avere 40 anni.

- Altra testimonianza raccolta dal notaio Andrea Sergrifi nella bottega di Biagio; sono presenti Jacopo Chiarenti e Luca di Jacopo di Tofano di Montelupo, in qualità di testimoni. Baldassarre di Michele di Baldassarre da Montelupo, teste richiesto da Biagio, dichiara che “nel novembre 1581 vendè al suddetto Biagio: 278 dozzine di lavoro piano giusto a 19 soldi la dozzina, 48 dozzine fra gruppi e venetiana a L. 2.18 soldi la dozzina, 12 dozzine di figurato a L. 4.- la dozzina, 1000 fusaioli a soldi 12 il cento. Il tutto ha venduto in propria bottega a Biagio, che disse mandarla a Roma. Lo stesso giorno si caricarono sui barchetti di Domenico da Capraia. Giunta a Livorno, la roba fu caricata per Roma e andò in naufragio. Conferma i prezzi incassati e che tali lavori non si vendono a meno a Montelupo”.

Dichiara di avere 42 anni ed un valsente di scudi 150.-.

- Altra testimonianza raccolta dal notaio Andrea Sergrifi nella bottega di Biagio; sono presenti come testi: Michele di Matteo di Raffaello e Lorenzo di Jacopo Gini da Montelupo. Lorenzo del fu Marco di Domenico “de Porciellis”, altro teste richiesto da Biagio, testimonia che “il 21 novembre 1581 partì da Montelupo, sopra un barchetto di Domenico da Capraia e compagni, con un carico di vasellame invetriato di Montelupo e Puntormo, di più sorte e valute, appartenente a Biagio Marmi, per complessive 500 dozzine circa, imbarcato su 6 barchetti”.

Egli accompagna la spedizione come mandato di Biagio. Passando da Empoli pagò L. 36.- di gabella e a Pisa L. 18, nonché L. 48 di nolo sino a Livorno; il vasellame fu stivato sulla barca in mare, e per paglia e dazio a Livorno pagò L. 18, ed ebbe da Biagio per 9 giorni di lavoro in tutto L. 120, comprensive delle spese. Inoltre “caricò in detta barca per Roma dozzine 6 e 1/2 di scodellini piccini che ne va 72 a dozzina, che gli costorno L. 1 soldi 4 la dozzina, comperi da Ceseri di Domenico da San Miniatello”. Gli altri vasellami li ebbe da Bandino di Battista, da [Balda]Sarri di Michele e da Ottavio da Puntormo, tutti vasellai. “Sentì dire che la barca sulla quali li caricò andò male quando andorno male i navicelli dell’Ill.mo monsignor Medici, che fu del mese di dicembre, vicino alle feste di Pasqua”.

Oltre ai detti, erano presenti alla partenza dei navicelli sull’Arno Becherino da Capraia, Luca di Tognone da Limite e Domenico di Ventura, presente a Livorno anche questi, il 27 novembre (circa) 1581. Lorenzo di Marco dichiara di avere 42 anni.

1583 Compra da Antonmaria fu Giuliano Bartolomei di Montelupo, per atto rogato da ser Girolamo Monsignani in data 13 febbraio 1582 [’83], con patto resolutivo, una casa ad uso di bottega posta nel castello di Montelupo nel luogo detto al Poggio per 130 scudi (di L. 7). Stimatori: Valerio di Mariotto Bartoloni e Salvadore di Tommaso Brizzelli.

1584 Figura in data 3.1X.1584 nella posta del figlio Francesco; nella medesima si cita la bottega a uso di stovigliaio che fu comprata dal medesimo Biagio, il 13 febbraio 1582 [’83] (fede in filza n. 137) da Antonmaria fu Giuliano Bartolomei di Montelupo per fiorini 130 di moneta. Egli risulta già matricolato nell’Arte dei Fabbricanti.

1585 Compare in una causa aperta nel tribunale podestarile di Montelupo fra Alessandro di Bartolomeo da Samminiatello e Alessandro di Tomaso da Faenza per una fornitura di stoviglie destinate a Roma. Fra i testimoni Biagio afferma: “quando ha fatto fare, per Roma o altro luogo, tante dozzine di vasellame, è restato d’accordo che quel lavoro deve essere di filo [tante dozzine in tanto tempo] se si rimane d’accordo su di una cosa la si deve osservare, non sa però le esatte condizioni dell’attuale contratto”. Dichiara di avere 42 anni e 2000 scudi di valsente.

1586-92 Nell’albero genealogico dei Marmi conservato presso la Biblioteca Nazionale di Firenze, figura come figlio di maestro Francesco fattore dei signori Antinori (1575-85). Egli fu provveditore della fabrica dell’Ambrogiana nel 1586 coi fratelli Lazzaro e Gabbriello, vasaio, e socio di Giovanbattista Antinori; nell’anno seguente è da solo provveditore. Nel 1592 è invece sotto-provveditore.

1597 Al Civile del Podestà di Montelupo sono nominati gli eredi di Biagio di Francesco Marmi

 

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DIONIGI di Francesco di Biagio di Francesco Marmi

1619 Compare al Civile del Podestà di Montelupo per la gabella di una casa posta nel popolo di San Giovanni Evangelista.

1634 È citato nei documenti di un archivio privato per acquisti di legna e stipa per la sua fornace. Deve avere, per la fornitura di 60 piatti per la villa, scudi 2.6. La posta è in data 17.VI.1634. Deve ancora avere per “200 scatole di terra da speziale servite per Alberto mio fratello, per il suo speziale scudi 26”. La posta è in data 20.VII.1634.

1636 È iscritto al Civile del Podestà di Montelupo poiché deve L. 10.16.- di Decima per Andrea Monti suo lavorante.

1640 Compera da Domenico di Giovanni Vestri, con atto notarile del 27.II.1639 [’40] rogato da ser Fabio Fabbroni, una casa rovinata, posta nel castello di Montelupo, per 20 scudi fiorentini, con gabella a proprie spese. È detto cittadino fiorentino.

- Viene segnato a suo avere in un archivio privato in data 25 novembre 1640 “per una catinella ed altre stoviglie dateci sino di luglio passato scudi 1.6”.

1641 Viene segnato a suo avere in un archivio privato in data 29 luglio 1641: “ricevuti per lui dal sig. Luigi Altoviti per conto di stoviglie” scudi 6.10.

1663 Viene segnato a suo avere in un archivio privato in data 1 novembre 1663: “per 32 piatti di bianco ordinario di più sorte”.

- Viene segnato a suo avere in un archivio privato in data 10 novembre 1663: “per più stoviglie datemi in più volte” scudi. 5.2.8.

1671 Viene segnato a suo avere in un archivio privato in data 14 luglio 1671: “per piatti di terra fattimi, dare scudi 1.1.3”.

 

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FRANCESCO di Batista di Lazzaro di Biagio Marmi detto Cecchino, poi Mastricino

1537-38 È nominato senza qualifica al Civile del Podestà di Montelupo.

1539 È nominato senza qualifica al Civile del Podestà di Montelupo.

1540 È citato come come vasellaio nel Civile del Podestà di Montelupo.

1541 Compare al Civile del Podestà di Montelupo nell’elenco dei debitori della Decima.

1542-43 È citato nel Civile del Podestà di Montelupo.

- Francesco di Battista di Lazero agisce contro Masino da Empoli al quale richiede il pagamento di L. 1.

1544 Nel Civile del Podestà di Montelupo si trova una notificazione a suo nome in data 5.VIII.1544, ove è detto fabbro legnario.

1544-45 Agisce nella Corte del Podestà di Montelupo contro Piero di Giovanni Becone per un credito di L. 10.6.

- Nel tribunale di Montelupo Francesco di Batista detto Cecchino apre in data 5 maggio 1544 una causa contro Leonardo di Jacopo Ciaini da Montelupo. Testimonia Giovanni di Matteo (anni 32). “Entrato nella bottega di Francesco, lo trovai che ragionavano fra loro Filippo di Francesco prete e Nicola detto Galante di Giovanni, della differenza sorta fra Francesco e Leonardo”. Questi pare avesse dato commissione a Francesco di istruire il figlio Jacopo all’arte degli orciolai, ma Francesco lo licenziò, e di lì nacque la lite.

Compare come secondo teste Salvatore di Giovampiero di anni 35, il quale fornisce un racconto simile al precedente, ove si parla pure di “foglio bianco” (inteso come carta sulla quale addestrarsi) dato a Francesco per istruire il giovane Jacopo.

1545-46 È citato al Civile del Podestà di Montelupo Francesco di Battista legnaiuolo.

- Agisce presso il tribunale di Montelupo contro Giannellino di Giovanni perché sgombri una casa affittatagli.

1546 Francesco di Battista di Lazero è citato come Camarlingo di Montelupo nel Civile del Podestà.

1546-47 Egli è invitato dagli eredi di Giovanni di Donato di Giovanni [Casini] a giustificare il suo operato di esecutore testamentario (specie per certi realizzi) nell’interesse delle due eredi minori Domenica e Lucia, nipoti del defunto.

Francesco afferma di aver venduto beni mobili sino a L 700.- (com’era autorizzato) per formare le doti delle due ragazze. Le permute furono fatte tramite ser Raffaello di Domenico Berti da Ronta.

1547 Francesco di Battista, Camarlingo di Montelupo, deve 100 scudi agli Offíciali d’Abbondanza, e di questo debito è richiesto tramite il Podestà di Montelupo in data 18 marzo 1546 [’47].

1551 Francesco di Batista di Lazzero da Montelupo si riconosce debitore di fiorini 20 d’oro (da L. 7.-) con atto rogato il 23 marzo 1550 [’51] dal notaio ser Paolo Bencivenni per causa di vero e gratuito mutuo concesso amore Dei e per servizio dei poveri mendicanti, e ne promette restituzione entro il 15 agosto prossimo.

1551-52 Causa formata contro Francesco di Battista di Lazzero presso la Corte del Podestà di Montelupo dagli Ufficiali della Mercanzia. Francesco ha comperato [una casa?] con patto condizionato di liberazione (rogato da ser Piero di Giovanni Lupi da Fucecchio il 23.IV.1549) da Daniello del fu Biagio Becossi e Benedetto e Bastiano di Daniello di Benedetto. La vendita è diventata effettiva col versamento di 38 scudi. Questa operazione viene contestata dagli Ufficiali della Mercanzia e i contraenti compaiono davanti alla Corte del Podestà, ove si prospetta la nullità dell’atto.

- È esattore della gabella del grano, e come tale agisce nella Corte del Podestà contro i debitori di essa.

- È nominato dal Podestà di Montelupo custode di un sequestro richiesto da Leonardo di Jacopo Ciaini ai danni di Benedetto e Bastiano Becossi per un debito di L. 42.-.

1552 Agisce in data 24.IV.1552 nella Corte del Podestà di Montelupo come Camarlingo della gabella del grano.

- Figura come teste in una causa dibattuta davanti al Podestà di Montelupo. Egli dichiara un’età di 36 anni.

1556 Richiede presso la Corte del Podestà di Montelupo il sequestro di un navicello carico di vasi per il credito di L. 23.- che ha nei confronti di Masotto di Giovanni di Niccolò, orciolaio da Capraia. È nominato custode Domenico di Carlo da Capraia.

- Compare nella Corte del Podestà di Montelupo per giustificare il sequestro richiesto. A questo scopo presenta un Libro intitolato “creditori e debitori” ove a c. 132 si legge: “Thomaso e frateli e figlioli di Niccolaio da Capraia devono dare come appare allo stracciafoglio della bottega delli orcioli (a c. 40), e tutto d’accordo a detto Masotto: adì 9.IX.1556 in bottega L. 22.3.-”.

- È estratto nella Podesteria quale Camarlingo alle farine.

- Agisce nella Corte del Podestà di Montelupo contro Lorenzo di Giunta per un credito di lire 5.12.-.

1557 Il tribunale della Mercanzia, con lettera indirizzata al Podestà di Montelupo in data 29.I.1556 [’57], ne richiede la comparizione ad istanza di Guido di Bartolomeo di Francesco di Battista di Lazzero.

1558 Viene nominato al Civile del Podestà di Montelupo per una fideiussione a favore di Pierantonio di Mariotto.

1560 È iscritto in un arroto di Decima, ove si contiene: “Una casa per uso con bottega sotto a uso di stovigliaio in Montelupo, per fiorini 52 d’oro di moneta. Roghato ser Piero di Giovanni Lupi da Fucecchio 23 aprile 1549”.

1560-61 Compare nell’elenco dei debitori di Valerio e Piero di Mariotto Bartoloni.

1561 Agisce contro di lui nella Corte del Podestà di Montelupo Jacopo di Leonardo Ciaini per L. 8.-.

1563 È citato come legnaiuolo al Civile del Podestà di Montelupo in occasione di una controversia in data 29 giugno 1563 sulla qualità e prezzo di un uscio fatto al mulino di Lucantonio di Bartolomeo.

- Nel Civile del Podestà di Montelupo si contiene la registrazione della vendita delle ripe e carbonaie: “Fossi e ripe dalla parte di sotto dal lato verso Arno, dove si cava terra per le fornaci; adì 4 luglio rimase a Francesco di Battista di Montelupo per L. 151” assieme ad un orto del valore di L. 44.3.- che si vendè il 18 luglio. Per l’acquisto di detti beni Francesco paga L. 18.- di tassa.

- Arroto della Decima nel quale sono descritti i beni pubblici acquistati da Francesco di Battista, definito stovigliaio: “Tutte le carbonaie e fossi che sono fuora delle mura di Montelupo, dalla porta del Pelacane a la porta di San Piero, con parte dentro a dette mura dirimpetto a l’orto di detto Batista [Bandini], quale disse essere braccia 300 vel circha, condotte da’ Magnifici Capitani di Parte per prezzo di L. 169.- piccioli libere, come per contratto rogato ser Luca Fabroni adi 18 agosto 1563 in filza di n. 320 (1 soldi). Salda 30.XII.1563”.

- Atto notarile rogato da ser Luca Fabbroni in data 18.VIII.1563 attraverso il quale si procede all’acquisto per asta dei terreni dei Capitani di Parte.

1571 È nominato con atto notarile rogato in data 16 gennaio 1570 [’71] da ser Orazio Salvi quale arbitro in un lodo; nel documento è detto “alias il Mastricino”.

1581 Testamento di Francesco di Batista rogato da ser Andrea Pacini in data 11.XII.1581. In margine sono segnate le date di copie tratte il 26 ottobre 1593 ed il 16 aprile 1624.

Francesco del fu Batista di Lazzero Marmi di Montelupo, sano di corpo, mente, intelletto, provvede per dopo la sua morte nel modo che segue:

1) vuole essere sepolto nella Chiesa di San Giovanni Evangelista di Montelupo;

2) dispone un legato all’Opera di Santa Maria del Fiore di Firenze;

3) lascia alla moglie Margherita (figlia di Gabriello di Giovanni da Cascialla), oltre alla sua dote, il pieno usufrutto di tuti i beni, restando vedova e onesta, salvo i beni infrascritti (cioè le cose poste in Montelupo e la bottega posta in Firenze);

4) a detta Margherita lascia l’usufrutto di una camera soltanto in ogni casa del testatore, con il letto e tutti i panni, tolta una parte per Gabbriello e Dionigi; non volendo essa stare con i figli, possa prendere a pigione una casa a Montelupo (e non altrove) per 8 scudi da pagarsi dai suoi eredi;

5) al figlio Lazzero la metà di una bottega per indiviso con gli eredi di Raffaello del Benino, posta in Firenze nel popolo di San Tommaso al Mercato Vecchio, più i diritti sui beni comprati a Castra e sui terreni a Cascialla. Inoltre tutte le suppelletili che si trovano in Firenze, a patto che non partecipi alla divisione delle masserizie esistenti altrove;

6) al figlio Biagio lascia due case contigue in Montelupo, nella via detta del Piano. Inoltre tutte le masserizie e panni lini e lani presso di lui. Inoltre terre a Cascialla e a Montelupo (presso l’Arno);

7) al figlio Dionigi, lascia una casa in Montelupo, luogo detto piazza de’ Becarelli; 1/2 casa a Cascialla e 1/2 podere ivi (l’altra metà a Biagio), perché esso Dionigi possa ordinarsi prete (già glielo aveva dato per atto notarile); le masserizie come sopra;

8) lascia al figlio Batista, una casa posta in Montelupo in luogo detto in piazza e più pezzi di terra, le masserizie che ha già in casa, e tutti i beni immobili contigui alle mura di Montelapo (luogo detto della Torre Alberata): i quali beni sono contigui a quelli di Biagio, che sono fino alla porta del Pelacane;

9) al figlio Gabbriello lascia una casa in Montelupo, in via Maestra e alcuni pezzi di terra, più tutti gli strumenti e suppellettili spettanti all’Arte di Lana esistenti nell’eredità, oltre alla sua parte di masserizie;

10) non dovrà l’eredità restituire le doti delle mogli dei figli (che tutti si sono sposati salvo Dionigi), non avendole egli ricevute;

11) dopo la morte della moglie Margherita, lascia alcuni piccoli donativi alla figlia Silvestra (moglie di Antonio di Biagio di Antonio da Montelupo) e in caso di vedovanza ne dispone il suo ritorno nella casa del testatore;

12) nomina suoi eredi universali i 5 figli maschi suddetti, legittimi e naturali.

1587 Scrive una lettera in data 1.XII.1587 da Montelupo a Francesco Bernardi in Firenze che è conservata presso l’Archivio Mediceo dell’Archivio di Stato di Firenze; in essa si riferisce a “Batista mio figliolo” e ringrazia della sua benevolenza. Si scusa di scrivere poco perché è “assai affaticato da molti negotii per questo mio fare dell’Ambrosiana”.

1588 È richiesto dall’Arte dei Fabbricanti e Speziali per un debito di L. 3.6.8.

1589 Francesco di Batista Marmi fattore di S.A.S. all’Ambrogiana agisce presso la Corte del Podestà di Montelupo contro Augustino di Mariano Cirri (fornaio). Questi deve restituire il grano avuto per fare il pane ai cani di S.A.S.

- Lettera di di Lattanzio di Girolamo stovigliaio di Montelupo del 7.X.1589 al Granduca conservata nel fondo della Guardaroba. In essa si reclama il pagamento di certi vasi fatti per il giardino della Loggia di Firenze. Vi è poi una nota: “Mastricino gli faccia il suo conto e paghisi. 21 settembre 1589 Gio. Batt. Concini. Risposto questo di 13.X.1589”.

- Lettera di Francesco Marmi nel fondo della Guardaroba medicea:

“YHS Maria 1589: Essendo comesso per virtù d’una suprica di Lata[n]tio di Girolamo da Faenza abitante in Montelupo, che io facc[i]a il mercato di certi vasi di terra cotta e di vari colori dipincti, per servitio del giardino di S.A.S. e consegnati a ‘Ngnolino giardinieri, come apare a detta suprica. Dico che detti vasi sono cotti due volte e posti in Firenze a spese di detto Lata[n]tio, che e’ vassi grandi vagl[i]ano l’uno L. 5 e 5 soldi, e’ vasi piccoli vagliano L. 2.- l’uno. E tanto ò facto di mia mano propia di io Francesco di Giovanbatista Marmi detto il Mastricino di Montelupo, e più avere L. 3.10 d’una concha. Vasi grandi n. 11 a L. 5.5 l’uno monta L. 57.15, vasi picholi a L. 2.- l’uno n. 36 montano L. 72.- la concha n. 1 monta L. 3.10 = L. 133.5”.

1591 Lettera indirizzata al Granduca conservata nell’archivio mediceo firmata il Mastricino e datata Montelupo 8 aprile 1591: “Mastricino: io ò provisto orci a 200 barili d’olio, e quando il fatore lo mandera lo potrò mettere in detti”.

1591-92 Procede alla stima disposta dal Podestà di Montelupo dei beni di Lucrezia, donna di Domenico di Bartolomeo Verdiani.

1593-94 Francesco di Battista Marmi è citato nel Civile del Podestà di Montelupo per un pagamento di lire 4.2.8 dovuto a gabella o Decima.

 

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FRANCESCO di Biagio di Francesco di Batista Marmi

1600 È nominato nell’agosto 1600 nel Civile del Podestà di Montelupo.

1604-05 Nel Civile del Podestà di Montelupo si nomina Francesco Marmi e compagni.

- Nel Civile del Podestà di Montelupo Francesco di Biagio Marmi è nominato Guardaroba di S.A.S.

1605 In data 31.VII.1605 Francesco Marmi è nominato come erede di Biagio Marmi.

- A Francesco di Biagio di Francesco di Batista Marmi viene intestato il seguente arroto di Decima:

“Una bottegha sotto la casa a uso di stovigliaio, in Montelupo al Poggio alla Malva (Decima soldi 10.-). Comprò Biagio, suo padre, da Antonio Maria di Giuliano di Bartolomeo di Antonio per fiorini 130 di moneta, rogato da ser Girolamo di Batista Monsignani da Premilcore, sotto dì 13.II.1582. Fede in filza n. 137.

Si leva da Anton Maria di Giuliano (c. 565 1/2). Aconcia con presenza di Francesco detto e di Dino di Bartolomeo di Giuliano 19.VIII.1605 Salda 7.IX.1605”.

1610 Francesco Marmi, Guardaroba per S.A.S. al palazzo dell’Ambrogiana, richiede lavoratori tramite il Podestà di Montelupo.

1618 Serie di documenti prodotti da Francesco Marmi, Guardaroba all’Ambrogiana, per la fornitura dei pavimenti del Palazzo del Luxemburgo a Maria de’ Medici, Regina di Francia, conservati presso la depositeria generale.

Nota in data 18.III.1617 [’18]: “Il Serenissimo Gran Duca di Toschana de’ dare per li appie’ pavimenti di terra di Montelupo dipinti a grotescha e schachi e alla domaschina, conforme alli disegni fatti dal Ligozzi pittore

Pavimento a grotescha:

quadri grandi con punte a grotescha n. 660

quadri con rote n. 660

quadri con gigli n. 528

quadri lunghi a matoncino n. 1584

quadri piccoli n. 528

n. 3940

in tutto braccia centoquaranta

a L. 8.- il braccio quadro = scudi 160.

Secondo pavimento alla domaschina:

quadri con gigli n. 960

quadri alla domaschina n. 1016

quadri a scachi n. 1920

n. 3896

in tutto braccia 136 quadre a L. 8.- il braccio quadro = scudi 155.3 in totale scudi 315.3.

Quali due pavimenti sono messi nel palazo dell’Ambrogiana nella stanza nuova, sotto la cura di Francesco Marmi, guardaroba in detto luogo”. [allegato al seguente documento]:

“Cosimo Secondo, Granduca di Toscana, …al Molto magnifico Alessandro Rinuccini nostro Depositario Generale. Pagherete in virtù di questo nostro mandato scudi trecentoquindici et lire tre a Francesco Marmi, nostro guardaroba all’Ambrogiana, per prezzo di due pavimenti di terra di Montelupo, dipinti a grottesche et alla domaschina, ordinatogli da noi per mandarsi in Francia, a ragione di lire 8 il braccio quadro; come gli sono stati pagati gli altri che in altri tempi ha fatti, che vi saranno menati buoni nel saldo dei Vostri conti dagli Ofiziali di Monte et Soprasindaci, a’ quali insin da hora lo ordiniamo con questo.

Dato in Fiorenza 6 aprile 1618”.

“Addì X di aprile 1618.

Io Francesco Marmi ho ricevuto detto di scudi 315 L. 3.- di moneta dal sig. Depositario Generale come sopra, e sono per 2 pavimenti fatti per camere, di terra di Montelupo”.

1623 Atto notarile rogato da ser Basilio Benvenuti in Montelupo il 7.VI.1623:

“Poiché fino dal 13.I.1614 [’15] Piero di Niccolò di Battista Bandini di Montelupo vendé a messer Francesco di Biagio Marmi, cittadino fiorentino, i seguenti beni:

un pezzo di portico con corte e fornace, posto in Montelupo, loco detto via del Pelacane, per prezzo di L. 114.- piccioli, con patto resolutivo di 5 anni a poter recuperare detti beni (strumento rogato ser Bastiano Luci di Monte Vetturini sotto detto dì), e non avendo Gio. Batista di Niccolò Bandini, come erede e fratello di detto Piero, potuto fino allora fare detta recuperazione, e volendola effettuare, previa stima de’ beni eseguita dagli amici comuni alle parti Carlo Becossi e Tommaso di Francesco Brizzelli, messer Francesco Marmi cede di nuovo i detti beni a Gio. Battista Bandini, ricevendone, oltre al primo prezzo, scudi 13 e L. 5”.

1629 Mediante richiesta formulata nella Corte del Podestà di Montelupo in data 6.VIII.1629, Francesco Marmi e Gabbriello Marmi sono invitati da Biagio di Batista di Francesco Marmi, perché compariscano davanti agli Ufficiali di Decima di Firenze il 9.VIII con fede autentica degli acquisti dei beni relativi (casa e bottega in Montelupo ancora sotto la posta di Francesco di Batista di Lazero di Biagio Marrni).

 

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GABRIELLO di Giovanbattista Marmi

1583 In data 26 maggio 1583 compera per scudi 140 con atto rogato da ser Andrea Sergrifi una casa “cum officina” ed un pezzo d’orto posto in Montelupo nella via Maestra da Leonardo del fu Domenico di Piero Bartoloni da Montelupo, ora abitante ad Empoli.

 

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GABBRIELLO di Francesco di Batista Marmi

1550 Suo atto di nascita:

“Gabbriello et Pasqui(no) di Francesco di Battista di Lazaro nacque addì 25 decto [dicembre] a hore 9. Compari Giovanni di Matteo e Salvadore di Giovampiero et mona Margherita donna di ser Baccio et Maria Antonia di Maso di Geppo”.

Aaf, RPC 1172. 1, c. 141r. n. 4.

1572 Gabbriello di Francesco Marmi è eletto a grande maggioranza (per fave 22 nere, bianche 1) ad una carica rappresentativa della Compagnia di San Lorenzo di Montelupo, mediante votazione effettuata il 23 marzo 1571 [’72].

1579 Con atto notarile rogato da ser Antonio del Medico in data 9 gennaio 1578 [’79], in presenza del padre, riceve promessa da Tommaso fu Michele Lippi per il suo matrimonio con la di lui figlia Francesca; Tommaso promette 500 scudi (da L. 7 per ciascuno) per dote, cioé 100 in contanti entro il mese ed il resto in panni subito dopo il matrimonio.

1581 Francesco di Battista, per testamento rogato da ser Annibale Pacini da Pontedera in data 11 dicembre, lascia, tra le altre cose, a Gabbriello, suo figlio: una casa in Montelupo con alcuni pezzi di terra, più gli strumenti e suppellettili spettanti all’Arte della Lana esistenti nelle case del testatore, oltre a varie masserizie, il tutto in concorso con gli altri figli maschi, coi quali è dichiarato erede universale.

1583 È testimone ad un atto notarile rogato nella casa di suo padre da ser Andrea Sergrifi in data 5 luglio con altri vasai presenti.

1589 Agisce nel tribunale podestarile di Montelupo contro Bandino di Battista.

1590 È richiesto nel tribunale podestarile di Montelupo per un debito di gabella di lire 10 dovuto ad acquisto di beni.

- Si offre come mallevadore nel tribunale podestarile di Montelupo in favore di Tommaso di Michele Lippi.

1591-92 In qualità di Camarlingo della Compagnia di San Lorenzo a Montelupo cita nel tribunale podestarile di Montelupo alcuni confratelli.

1593-94 È richiesto nel tribunale podestarile di Montelupo del pagamento di lire 25 per importo di gabella a seguito dell’acquisto di beni da Domenico di Bartolomeo Verdiani in Montelupo.

1595 Con atto notarile rogato da ser Lorenzo Muzzi da Bibbiena, Gabbriello, insieme a Ippolita Fiziani da Empoli, moglie di Giulio Manzini da San Romano, vende una casa posta in Empoli a Leonardo di Domenico Bartoloni, pittore ceramista di Montelupo, abitante a Empoli, per180 fiorini.

1597 È richiesto nel tribunale podestarile di Montelupo per un debito di lire 7 con la Gabella dei Contratti per acquisti di beni effettuati da Michele di Tommaso Lippi.

1600 È procuratore in una causa accesa nel tribunale podestarile di Montelupo.

1602 Scritta a lui intestata nell’archivio Antinori, con la quale Gabbriello si assume i seguenti obblighi:

“dare adì 1 di novembre L. 700.- contanti che con altri che alla giornata li pagherò mi si obbliga tenere per me una bottega di vasellami in Montelupo, e sotto suo nome negoziarla et a ogni mio piacere rendermene buon conto, e bene amministrarla, in giornale a c. 99 in questo a c. 135 Lire 700”.

1604 La società “Gabbriello Marmi e compagni” è citata genericamente nel Civile del Podestà di Montelupo.

- Scrittura intestata a Gabbriello nell’archivio Antinori: “de’ dare a 9 di maggio scudi 140 di moneta, portò contanti in casa sua, e sono per conto della magona che fa di vasellami e per tenere per contro di quello che per me ha fatto pagare e farà pagare a Roma - in giornale a c. 28 in questo a c. 48”.

- Scrittura intestata a Gabbriello nell’archivio Antinori: “Gabbriello di contro havere a 13 agosto scudi 755 di giuli 10 per scudo, tanti ha fatti pagare in Roma per me di contanti al signor Guido Magalotti, e per lui portogli Francesco di Salvadore Brizzelli… come in giornale a c. 29, in questo a c. 50”.

1605 Scrittura intestata a Gabbriello nell’archivio Antinori: “… L. 770.- che tanto mi paga d’accordo il 20.XI.1605, per essersi preso in taccio et accollato tutto il negotio della bottega e per ogni mio resto e pretentione al giornale a c. 126”.

1610 Nel Civile del Podestà di Montelupo è indicata la sua nomina a Camarlingo della gabella delle farine di Montelupo.

1617 Gabbriello è assunto come fattore della tenuta di Luciano da Margherita Altoviti, vedova di Giovan Battista Antinori.

1629 Gli Ufficiali della Decima della Città di Firenze, con loro lettera del 9 agosto inviata al Podestà di Montelupo, invitano Gabbriello col nipote Francesco di Biagio a comparire presso il loro ufficio per fornire chiarimenti circa i beni che possiedono in Montelupo, ancora a nome del fratello Francesco di Batista di Lazero. In quella occasione si richiede che i precettati portino seco la fede autentica dell’acquisto in base alla richiesta a ciò formulata dall’altro nipote, Biagio (IV) di Batista di Francesco Marmi.

1636 Gabbriello di Francesco Marmi compare nel Civile del Podestà di Montelupo come mallevadore, essendo anche padre, di Dionigi Marmi, Camarlingo della Compagnia di San Lorenzo in Montelupo, in occasione di una vertenza su assegnazioni di grano che riguarda altri confratelli della Compagnia.

 
     

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