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  Le famiglie dei vasai di Montelupo - I documenti
       
 
Lippi  
La storia delle famiglie dei vasai di Montelupo Fiorentino e i loro alberi genealogici sono pubblicati nell'opera di Fausto Berti
STORIA DELLA CERAMICA DI MONTELUPO

ANDREA di Lippo detto Bebi

1397 Compera con atto notarile la metà per indiviso di una fornace in una casa con orto posta nel borgo di Monteluppo, nel luogo detto via Nuova, da Francesco di Maffeo.

 

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ANTONIO di Andrea di Lippo

1427 Figura nella portata del Catasto di Francesco di Piero Bacegli, stovigliaio di Firenze, come “Antonio del Bebia da Montelupo” che “dè avere per istoviglie ci vendè fiorini 6”.

1429 Nella scheda del figlio risulta fornitore di laterizi.

1466 Suo figlio Papino nomina un procuratore con atto notarile. Egli si definisce “Papinus olim Antonii del Bebbe”. Da ciò si deduce che il padre è già morto.

 

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LORENZO d’Andrea di Lippo

1427 Sua portata autografa:

“Questi sono i beni di Lorenzo d’Andrea da Montelupo, popolo di san Giovanni, quartieri di santo Spirito, pivieri di Giogholi:

una meza chasa posta in Empoli…, fiorini 30;

una vigna chon sodo posta ne’ Rio de’ Malati…, fiorini 8;

una terza casa posta in Chiusura… non vi abita persona;

uno pezuolo di tera ulivata… posto in Chiusura…, fiorini 3;

uno pezolo di tera in nel fosato…, fiorini 3 lire 2.;

uno pezolo di boscho posto ne’ Rio di Chonia…;

una meza casetta posta i’ nel borgho di Montelupo ala porta a San Piero … non vi abita persona, fiorini 4. [Bocche]:

io Lorenzo d’Andrea, d’età d’anni 58;

monna [Dia]Ma[n]tte sua dona, d’età d’anni 40;

Nanni suo figliolo, d’età d’anni 18;

Menicho suo figliolo, d’anni 14;

Papera sua figl[i]uola, d’anni 5;

Checha sua figliola, d’anni 1.

Lorenzo d’Andrea de’ dare a Domenicho di Nicholò d’Antonio Ispigliati lire 16; debo dare a Meo Lapacci lire 12 soldi 10; debo dare al detto Simone di Michele orc[i]olaio i’ Montelupo lire 60.

Io Lorenzo sono orc[i]olaio e sto per lagorante chon Simone di Michele orc[i]olaio; Nanni mio figlio pe’ laghorante. Io Lorenzo d’Andrea òe d’estimo soldi 17”.

- Nella portata, in Firenze, di Miniato e Maso di Domenico a Ricorboli (orciolai) vi è fra i debitori segnati Lorenzo d’Andrea di Montelupo per fiorini 3.

 

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NANNI di Lorenzo d’Andrea di Lippo

1427 Figura nella portata del padre Lorenzo; in essa si afferma che ha 18 anni e ha impiego nella bottega come lavorante.

1435 Nanni di Lorenzo d’Andrea, orciolaio di Montelupo, ed ora abitante a Firenze, nel popolo di San Niccolò, acquista con atto notarile rogato da ser Jacopo Mini un pezzo di terra a Montelupo per lire 42 di piccioli.

1453 Essendo Nanni già morto, sua figlia Margherita elegge un procuratore con atto notarile rogato da ser Jacopo Mini.

 

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LORENZO di Domenico di Lorenzo d’Andrea

1469 Compare nella portata catastale del padre, ove si dichiara che egli allora ha 26 anni.

1485 Fornisce alla Badia di San Pancrazio 20 piatanze a soldi 1 l’una, 20 mezze pietanze a denari 8 l’una, 10 metadelle a soldi 2.5 l’una, 2 mezziquarti a soldi 4 l’uno, 20 scodellini a denari 10 l’uno, 10 saliere piccole a denari 8 l’una, oltre a metadelle e mezzette bianche, nonché ciotole gialle.

- Conto relativo al pagamento di una fornitura di ceramiche alla SS. Annunziata di Firenze (“per resto di otto dozine e due terzi d’orciuoli, cioè metadelle, mezzette, mezoquarti, quarti pel convento”), intestato a Lorenzo ed al fratello Bastiano, ma “portò Lorenzo di Domenico”.

1486 Fornisce scodelle, ciotole, 30 scodellini dipinti e un piatello da mezzoquarto dipinto, alla Badia di San Pancrazio.

- Sono posti a suo debito dalla Badia di San Pancrazio alcuni barili di vino rosso, fornitigli dal convento al prezzo di soldi 35, e poi di 40 il barile, “da Brozzi a nostra gabella e vettura”.

- Fornisce ancora alla Badia di San Pancrazio 8 scodelle, 8 scodellini e 8 piattellini dipinti.

 

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GIOVANNI di Domenico di Lorenzo d’Andrea

1469 Compare nella portata catastale del padre [vedi sopra], ove si dichiara che egli ha allora 24 anni.

1488 Fornisce, assieme ai fratelli, stoviglie alla Badia di San Pancrazio:

“per 14 piatanze, 2 piatanzini e 1 metadella, le quale chose ci rattenemo insin per la festa di S. Panchratio quando l’avemo adì 10 Magio”, oltre a 15 scodelle dipinte ed altre ceramiche.

1490 Nuova fornitura di scodellini, metadelle, mezzette, mezzoquarti e saliere alla Badia di San Pancrazio.

1497 Giovanni di Domenico “orciolaio a Santa Maria alle Grazie” fornisce mezzette ed orciuoli per orinare all’Ospedale di Santa Maria Nuova.

1500 Fornisce all’Ospedale di Santa Maria Nuova 100 albarelli dipinti a 30 soldi il centinaio e 752 albarelli bianchi a 18 soldi il centinaio (gliene vengono pagati 700).

1504 Fornisce “8 mezine invetriate” al convento fiorentino della SS. Annunziata per un valore di lire 1.10.-.

 

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GIOVANGUALBERTO di Domenico di Lorenzo d’Andrea

1469 Compare nella portata catastale del padre [vedi sopra]; in essa si afferma che Giovangualberto ha 11 anni.

1486 Prende a pigione, assieme a Giuliano di Matteo calzolaio, dall’Ospedale di Santa Maria Nuova, una casa posta in Firenze nel popolo di San Benedetto “nel chiasso Portinari dirimpetto allo Studio” per lire 18 annue.

 

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PAPINO d’Antonio d’Andrea Lippi

1429 Col padre “fa mattoni alla loro fornace di Montelupo”; egli compera dal convento di San Miniato al Monte 3 alberi, a metà con Antonio, per lire 9.

1439 Compera dal Convento di San Miniato al Monte un paio di bovi e fornisce calcina e laterizi.

1451 Sua portata catastale:

“Papino d’Andrea d’Antonio fa arte d’orciuoli in Montelupo, à d’estimo in detto popolo lire due, cioè lire 2.

Substantie: una chasa per mio habitare in nella quale fo l’arte degli orciuoli et tengovi funi et altre mercie di piccola valuta… di stima di fiorini 40, uno pezzo di terra vigniata…, uno pezzuolo di terra vigniata…, uno fornello da chuocere chalcina et mactoni, posto nel popolo di San Giovanni a Montelupo… tengolo a mia mano, stimolo fiorini venti et meno…, uno pezzuolo d’orto…, una chasa vecchia nel fiume d’Arno, la quale è trista…, uno muletto per mio adoperare…, uno chavallaccio…, stimolo per lo chuoio… Debitori, cioè incharichi…: tengo una bottegha in sulla piazza d’Enpoli a pigione, danne l’anno… di pigione lire dieci… Bocche:

Papino d’Antonio d’Andrea, malsano, d’anni 48;

Monna Mattea sua donna, d’anni 30;

Michele suo figliuolo, d’anni 11;

Giuliano suo figliuolo, d’anni 9;

Antonio suo figliuolo, fassi chiericho, d’anni 7;

Caterina sua figliuola, d’anni 13;

Nanina sua figliuola, d’anni 2;

Domenicho fratello di detto Papino, infermo, d’anni 33;

Monna Ginevra sua donna, d’anni 28;

Mea sua figliuola, d’anni 12;

Lorenzo suo filiuolo d’anni 2;

Pacie sua figliuola, d’anni 6…”.

1457 Figura fra i debitori, per lire 12, nella portata di Bartolomeo di Niccolaio bicchieraio a Firenze.

- Acquista un pezzo di terra per lire 34.16.- e fornisce calcina e laterizi al proprietario di una villa dei dintorni.

1458 Sua portata: ha d’estimo lire 3 (ne aveva lire 2). Ha una casa nella via Nuova, con orto, nella quale “fo bottega d’orciuoli” (stimata fiorini 40). Possiede ancora quanto dichiarato nel Catasto del 1451. Ha crediti per 111 lire svalutati a 1ire 50.

Esprime il desiderio di essere portato a Catasto nel popolo di San Vito, sempre a Montelupo.

- Papino ha 55 anni, è “infermo e guasto alle gambe”; tra i maschi figura il solo Giuliano (15 anni), vive con la moglie Mattea e due femmine.

Domenico, suo cugino (e non fratello, come indicato nel 1451) aveva 40 anni. Vi era ancora la moglie di lui, Ginevra, un figlio, Pace (12 anni) e due figlie.

1465 Fornisce calcina all’Ospizio di Santa Maria Novella in Montelupo.

1464 Compera con atto notarile rogato Ser Antonio Lenzi un pezzo di terra; fra i testimoni vi è “Filippo Dimitris de Sclavonia orciolaio in Montelupo predicto”.

1465 Compera un altro pezzo di terra, con un atto rogato dal medesimo notaio, alla presenza di “Piero olim Pauli alias Marzapichio orciolario in dicto castro”.

 

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DOMENICO di Lorenzo d’Andrea Lippi

1451 È citato nella portata di Papino d’Antonio, qualificato erroneamente come suo cugino.

1458 Citato nella portata dello stesso ancora come cugino (secondo le due portate egli sarebbe nato nel 1418).

1465 Presente ad un compromesso notarile, con altri orciolai di Montelupo.

1469 Sua portata insieme al cugino Giuliano di Papino d’Andrea. Possiedono una casa con orto “nella quale fanno bottegha d’orciuoli”, oltre a due casette (una a Empoli), un fornello da calcina e numerosi pezzi di terra coltivata a Montelupo ed in località vicine. Dichiarano pure: “un asinellaccio e uno muletto, una schafaccia trista e scarenata”. Citano vari debiti.

Domenico ha 64 anni, vive con la moglie Maria ed il figlio Lorenzo (22 anni), nonché col cugino Giuliano e la sua numerosa famiglia.

Estimo lire 3 soldi 10.

 

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GIULIANO di Papino d’Antonio d’Andrea

1467 Con atto notarile rogato da ser Antonio Lenzi acquista una vigna a Samminiatello.

1469 Portata catastale di Giuliano di Papino assieme a Domenico di Lorenzo d’Andrea suo cugino. Dichiarano che nel 1455 erano entrambi descritti nell’estimo di Papino; attualmente hanno una tassa di ben 47 soldi (!). Possiedono una casa d’abitazione posta in Montelupo nella via Nuova con orto, ove fanno bottega da orciolaio “stimo lo detto esercizio fiorini 40” (l’ufficiale del Catasto vi aggiunge fiorini 20 per “traficho”, cioè per valore commerciale dell’attività). Hanno inoltre altre due casette, una delle quali posta all’esterno del castello (“su’ fossi”) d’Empoli, un fornello da calcina ed otto pezzi di terra posti in varie località. Tra i loro beni figurano anche “un asinellaccio e uno muletto”, valutati 10 fiorini ed “una schafaccia trista e scarenata”, stimata 20 fiorini.

Dichiarano di essere debitori per doti e per obblighi religiosi assunti dalla famiglia.

Giuliano afferma di avere 34 anni e di vivere con la moglie Leonarda, con un figlio maschio, Benedetto, di un anno, e due figlie; nella casa c’è anche Bebbe di Papino, suo fratellino di soli 2 anni.

Le sostanze sono stimate complessivamente 418 fiorini, il che porta l’estimo di questa posta a 71 soldi, più 6 per i due intestatari, il tutto quindi a ben 77 soldi.

1471 In data 7 maggio 1471 “per deliberazione degli Uficiali, s’abatte a detta posta fiorini 40, perché intesono era sopra fatta [cioè sopravvalutata]”; l’imposta è quindi ridotta a 69 soldi e 11 denari. È ovvio che Giuliano e Domenico hanno fatto ricorso.

1473-74 Giuliano di Papino acquista alcuni pezzi di terra con atto notarile rogato da ser Antonio lenzi.

1480 Nuova portata di Giuliano, stavolta senza il cugino. Dichiara di possedere una mezza casa d’abitazione “cho’ botegha denttro a uso d’orciuoli” posta “nella via Nuova” di Montelupo, un’altra mezza casa, un fornello da calcina e diversi terreni, alcuni dei quali ha però venduto. Afferma di avere 45 anni, e di vivere con la moglie Leonarda ed i figli Papino di 10 anni, Antonio di 7 anni e col fratellino “Bebia” (Bebbe) di 11 anni.

1487 Portata catastale intestata a Giuliano di Papino ed a suo fratello Bebbe, i quali si definiscono “fornaciai”:

“Giuliano di Pappino d’Anttonio e Bebbo suo fratello fornac[i]ai, disse l’estimo l’anno 1469 in Domenico di Lorenzo d’Andrea Lippi in detto piviere e popolo. Beni inmobili:

una chasa chon una fornacie da chalcina per suo abitare e uso, posta nel popolo di San Giovanni a Monttelupo e fuora del chastello… chon un pezo di terra di staiora 3 di terra vingniata apichata chon detta chasa e fornaccie, fiorini 140;

una meza chasa per non divisa chon Domenico suo zio, e ogi la possiede Lorenzo di Domenico di Lorenzo d’Andrea per suo abitare, posta nel chastello di Monteluppo e nella via Nuova, da primo via, secondo Vestro di Bino [Bini], terzo beni della chiesa di San Nicholaio, quarto beni dello Spedale de’ freri, e nella sopradetta sua chasa fa una botegha d’orcc[i]uoli, fiorini 20;

una chasetta la quale ogi l’à apig[i]onata, posta in su’ fossi d’Empoli…, àlla apig[i]onatta a Guasparo di Paccino fabro per pregio di lire 18 l’anno, fiorini 64;

una mezza parte d’un pezo di terra vingniatta… posta a Petrognano, fiorini 17.10.-;

uno pezzo di terra vingniatta… posta in detto popolo, fiorini 20;

uno pezzo di terra vingniatta… posta nel popolo di San Miniatello, fiorini 15;

uno pezo di terra soda, fiorini 2;

uno pezo di terra lavorattia e vingniatta… posta in detto popolo… chomperatta da Piero di ser Bartolomeo detto Chavallo per preg[i]o di fiorini 41, roghatto ser Matteo di Antonio da Enpoli, soto dì suo anno, è fiorini 48;

uno pezo di terra lavorattia… posta in detto popolo, fiorini 12;

una bottegha posta in Montelupo e luogho detto al Poggio…, chomperò… per fiorini 40… roghatto ser Aghabitto da Pistoia l’anno 1478, apig[i]onatta a Benedetto di Biagio [Becossi] per lire 12 l’anno, fiorini 40;

una chasetta posta in detto chomune e luogho detto a Santa Maria a Fibbiana… chomperatta… per preg[i]o di fiorini 35, roghatto ser Antonio di Nicholaio da Enpoli, fiorini 35.10.-;

uno pezo di terra nel popolo di San Michele a Legniana, chomune di Puntormo… chomperattone uno pocho in dua voltte… roghatto ser Antonio sopradetto sotto suo dì e anno 1483, e staiora 4 …roghatto ser Antonio di Nicholaio sotto suo dì e anno 1484, fiorini 30;

uno pezo di terra posta in detto luogho… chonperò… roghatto ser Antonio di Nicholaio, fiorini 19.4.-;

uno pezo di terra… posta nel popolo di Santta Maria a Fibiana… chonperò da Michele di Masino… chartta per… ser Antonio di Nicholaio da Enpoli sotto suo dì e anno 1483, fiorini 24;

uno pezzo di terra posta in Sa’ Mi[ni]atello… chomperò… per fiorini 10 larghi, roghatto ser Antonio di Nicholaio da Enpoli sotto dì e anno 1480, fiorini 16;

uno pezzo di terra… posta in popolo di Santo Stefano a Chapraia, luogho detto le Rocche… chomperò… roghatto ser Antonio di Nicholaio l’anno 1475, fiorini 80.8.-;

3 pezi di terra… posta nel chomune di Chapraia, luogho detto le Rocche…, chomperò… per fiorini 26, roghatto ser Antonio da Empoli l’anno 1481, fiorini 31.4.-. Beni mobili:

uno mulo, fiorini 8;

uno asino, fiorini 3;

una asina, fiorini 2;

una meza schafa, fiorini 5.

Boche di maschi:

Giuliano di Papino sopradetto, d’anni 50;

Bebbo suo frattello, d’anni 24;

Pappino suo figl[i]uolo - è prete - d’anni 13;

Antonio suo figl[i]uolo, d’anni 12.

Boche [di] femine [le prime due dovrebbero essere morte]:

monna Mattea sua madre, d’anni 70;

monna Lionarda sua dona, d’anni 40;

Dianora sua figl[i]uola, àla a maritare, d’anni 13”.

[Seguono i beni alienati, comprendenti cinque pezzi di terra, un podere ed una casa].

1490 Fa parte del gruppo dei 23 orciolai di Montelupo che s’impegnano per atto notarile del 27 settembre a vendere per tre anni l’intera loro produzione a Francesco Antinori.

1491 Con atto notarile rogato da ser Piero di Bardo Gherardini si impegna, assieme al fratello Bebbe e ai propri figli ed altri parenti, per fare tregua e compromesso con Luca di Niccolò di Bandino [Bandini] orciolaio di Montelupo.

- Detta una nuova portata catastale come singolo: “Per ubidire da la presente è diviso da Bebo suo fratello, come dalle Signorie c’è suto chomesso”.

Dichiara la proprietà di “un fornello ovvero fornacetta con staia 2 di vignia, posta fuori di Montelupo verso Pisa… la quale è stata lungo tempo nostra, chon una fornace da orciuli”. Sul terreno di questa proprietà ha costruito varie casette, e in una di queste c’è una “bottega da orciuoli” dove tiene a vendere stoviglie. Possiede anche altre casette in diverse località oltre ad “uno pezzuolo di terra di staiora 2… comperato a baratto d’orciuoli da’ frati di Santa Maria Novella di Firenze per fiorini 8”.

Afferma di avere 60 anni (ma la cifra è cancellata e riscritta in “59”) e di vivere con il figlio Antonio, l’età del quale viene dichiarata in 14 anni (ne dovrebbe avere 16), mentre Papino è morto. Egli si è risposato con Lisabetta, che gli ha portato in casa tre figliastre.

Lisabetta gli ha anche portato in dote “un podere con casa da signore e lavoratore” posto a Samminiatello, valutato a ben 400 fiorini che, per i gravami di garanzia della dote della medesima e delle figliastre, viene accreditato per 100 fiorini a Giuliano, il quale possiede anche alcuni pezzi di terra in quel di Castelfranco di Sotto valutati in fiorini 57 e lire 10.

1493 Giuliano di Papino invia al Tribunale della Mercanzia di Firenze una petizione a seguito di una condanna subita in una causa che ha avuto con Paolo di Vanni Rucellai.

 

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BEBBI [o BEBBE] di Papino d’Antonio

1487 Portata di suo fratello Giuliano; con lui sono qui detti fornaciai.

Posseggono 4 case, una bottega d’orciuoli ed un’altra bottega, 14 pezzi di terra, bestie da soma, ecc.

Egli ha 24 anni (è nato quindi nel 1463).

1490 Bebbe fa parte del gruppo di 23 orciolai del luogo che, con atto notarile del 27 settembre, si impegnarono per 3 anni a vendere la loro produzione ceramica esclusivamente a Francesco di Antonio degli Antinori di Firenze.

Bebbe non fu presente al contratto, ma aderì per procura.

1491 Bebbe, col fratello Giuliano, fa tregua mediante atto notarile con Luca di Niccolò Bandini orciolaio, questi anche a nome dei suoi figli Niccolò e Zanobi, e degli altri suoi figli e parenti.

- Sua portata al Catasto:

“per divisione di gravezza da Giuliano, suo fratello e per ubidire alla Vostra Signoria da la presente:

Una meza chasa posta nel chastello di Montelupo in via Nuova… per mio abitare e sotto detta chasa la bottega degli orciuoli dove lavora”. Altra bottega d’orciuoli, luogo detto Poggio alla Malva; “appigionasi detta bottega a’ temporali” (ora: a Piero da Pontormo per lire 16 annue). Una casa a Empoli e parecchie terre.

Aggiunge “è sanza aviamento”.

1492 Cencede a pigione con atto notarile una bottega da bastiere in Empoli.

1504 Poratata di Decima intestata a Bebbe di Papino del Bebbe orciolaio: “estimo 1490 in lui 2 soldi 8 denari”.

Beni immobili: metà d’una casa in Montelupo per suo abitare, una bottega posta in detto castello per suo uso, una stalla, un casolare rovinato, una casa posta fuori d’Empoli (appigionata a lire 20 annue) e 3 lotti di terra per 33 staia. Maschi: Bebbe (anni 38) e Papino (anni 6) suo figlio. Femmine: Lessandra sua donna (anni 34), Mattea figlia (anni 8). “Fatta per me Giovanni Pasquini 8.V.1504”. Paga soldi 6.

1508 Nella portata di Decima a Santo Spirito n. 56 (c. 1058) sono descritti i seguenti beni a lui intestati:

“una bottega a uso d’orciolaio con fondo da quocier orciuoli posta in Montelupo per entrata di fiorini 4 di suggello a Libro secondo, Decima in detto Bebbi c. 214, fanno (di) Decima soldi 6 denari 8 a oro larghi… una vigna… un pezzo di terra lavoratia di staiora 20 in detto popolo; un pezzo di terra di staia 9 vignata in detto popolo, comperata per la metà da Mariotto di Masotto da San Miniatello per fiorini 22, roghato ser Antonio di Nicholaio da Empoli sotto dì 28.XI.1497.

1520 Ripete la portata del 1508.

 

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LORENZO di Domenico di Lorenzo Lippi

1487 Sua portata al Catasto. Disse l’estimo del 1469 in Domenico suo padre, nel 1451 in Papino d’Antonio suo zio.

Ebbe d’estimo nel 1469 lire 3 soldi 10.

Metà di una casa per sua abitazione, sulla via Nuova (in comune con Giuliano e Bebbe suoi cugini) con una bottega d’orciolaio stimata fiorini 30 lire 10. Vari pezzi di terra per oltre fiorini 100 di stima.

Lorenzo ha 40 anni è “ratratto come sa el popolo”. Ha con sé il padre Domenico (85 anni) la moglie Ghostanza ed i figli Francesco (8 anni), Andrea (6 anni) e Agniolo (4 anni).

“E’ sopradetto non fa nulla, è ratratto nel letto e dicono che questi si morrà e forse innanzi sia posto l’estimo”. “Questo à fatto fare Giuliano di Papino suo cugino”.

1504 Era già morto. La partita è intestata agli eredi, cioé ai 3 figli Francesco, Andrea ed Agnolo, la cui età è accresciuta dall’ufficiale del Catasto. Anche la fornace e la bottega, omesse dalla dichiarazione, sono aggiunte dall’ufficiale e valutate fiorini 41.13.4.

 

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ANTONIO di Giuliano di Papino

1504 È qualificato oste; ebbe estimo nel 1490 in Giuliano suo padre. Beni immobili: un portico rovinato ove si faceva gli orciuoli (quando l’appigionava ne traeva soldi 12). Bocche maschili: Antonio detto (32 anni), Francesco suo fratello (anni 8), Giuliano (anni 4) e Biagio (anni 2); bocche femminili: Camilla sua moglie (anni 30).

- Aggiunta alla precedente: “una bottegha posta in detto chastello dove si soleva fare l’orciolaio e ogi vi si fa el manischalcho…, la quale s’appigiona l’anno lire 4” [in margine, di mano dell’ufficiale del Catasto: “per virtù di Decima Santo Spirito a n. 2 per entrata di fiorini 3 - fanno di valsente fiorini 50 - uno porticho dove xi soleva fare orciuoli… tutto rovinato e non s’usa fare chosa nisuna”].

1508 Nell’ estimo sono descritti i seguenti beni immobili:

una bottega a uso d’orciolaio con fornace posta in detto castello nella via del Papa per entrata di fiorini 3 di suggello, a libro secondo, Decima in detto Antonio (c. 106) fanno di Decima soldi 5 a oro larghi;

una casa a uso d’osteria con stalla; tre botteghe serrate, una a uso d’orciolaio e una a uso di barbiere “et l’altra anchora non s’è serata… una caxa con bottegha sotto a uso di bechaio… quattro pezzi di terra varii…”.

La posta è segnata al margine: “Giuliano d’Antonio e frategli”, indicando con ciò che la portata è stata pagata dagli eredi.

 

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PAPINO di Beppi di Papino d’Antonio

1508 Figura in nota della posta di Decima, come titolare (in successione al padre) di “una bottega a uso d’orciolaio con fornacie da quocier orciuoli posta in Montelupo, per entrata di fiorini 4 di suggello a libro secondo di Decima in Bebbi c. 214 - fanno di Decima soldi 6 denari 8 a oro larghi. Una vignia… uno pezzo di terra lavoratia”.

1520 Registrazione per arroto di Decima di una compera di casa, che egli avrebbe acquistato dall’Arte della Lana per fiorini 96, con atto rogato da ser Zacheria Minori, adì… di gennaio [manca l’anno] “no si trova a Decima, non è apigionata”. Dal documento non si capisce se la casa fosse a Montelupo o, più probabilmente, a Firenze. “Achoncia adì 30 d’aprile 1530. Nota: tutto cancellato”.

1534 Intimazione a suo nome nella Corte del Podestà di Montelupo in data 20 luglio per Domenico di Meo da Bacchereto detto il Centella muratore: “Die 20 Iulii 1534. Protestum pro Papino del Bebbi.

Ad petitionem Papini del Bebbi de Montelupo… personaliter invenisse Domenicum Mei de Bachereto alias el Centella muratore eidemque protestasse, intimasse et ad memoriam reduxisse quatenus infra 15 dies ab hodie debeat fecisse et murasse unum fornum dicto Papino, ut obligatum est vigore unius scripte…”.

Ascm, Podestarile 360 c. 24v.

1536 È presente come testimone ad un atto notarile rogato in Montelupo in cui è nominato arbitro, con altri vasellai, il 23.II.1535 [’36].

- È testimonio in un atto di conciliazione rogato da ser Jacopo Nardi il 19.VI.1536.

1539 Per fitto di botteghe agisce nella Corte del Podestà di Montelupo contro Biagio de’ Morandi e Ansuigi di Nardo.

1541 Compare nell’elenco dei debitori della Decima nel Civile del Podestà di Montelupo.

1542-43 Richiede nella Corte del Podestà di Montelupo lire 7.5.- per cose della sua bottega da Nanni di Pierantonio.

1543 Chiede un sequestro nella Corte del Podestà di Montelupo.

- Con atto rogato da ser Piergiovanni Pagani del 23.XI.1543, assieme a Michele, come fratelli e figli legittimi di Bebbe di Papino da Montelupo, compra un podere posto nel popolo di Santo Stefano a Capraia, per fiorini 60 (da L. 7), cioè fiorini 56 d’oro in oro.

1544 Con atto rogato da ser Andrea Recuperati del 28.IX.1544 Papino di Bebbe insieme a Nicolò di Giovanni detto Galante Montelupo viene eletto arbitro per differenze sorte fra Antonio di Giovanni d’Antonio, detto Beria di Montelupo e Giovanni di Nicola di Stefano da Capraia.

- Viene richiesta dal Podestà di Montelupo la sua testimonianza in data 3 ottobre 1544 in una causa che Piero di Matteo Pelamatti muove contro Battista di Stefano di Quirico, per la quale lo si accusa di essere entrato di notte nella casa di Piero Pelamatti, per trovare nel letto la di lui moglie Laura. Papino dice che Battista, nella propria bottega gli confidò di averlo fatto, ma che era pentito ecc. Papino dice di avere 48 anni.

1544-45 Papino di Bebbi da Montelupo, assieme al fratello Michele, apre una causa nella Corte del Podestà di Montelupo con Antonio di Simone dalla Villa a Schizzano, che li ha citati.

1546 Nella Corte del Podestà di Montelupo agisce contro Battista di Sandro di Vestro per lire 4.17.2. (per cose della sua bottega).

1549 Viene citato come bottegaio per forniture della sua bottega.

1553 Papino di Bebbi di Papino, col fratello Michele, è citato nel tribunale podestarile di Montelupo per un debito di scudi 3.-.

1581 Monna Lessandra, sua vedova, figura fra i contribuenti della Decima nel Civile del Podestà di Montelupo; ella affitta una bottega a Salvadore di Tommaso Brizzelli.

 

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BIAGIO d’Antonio di Giuliano di Papino detto il Corazza

1532 È nominato senza qualifica nel Civile del Podestà di Montelupo.

1536 Portata di Decima di Biagio d’Antonio e Chamilla di Giuliano d’Antonio, “habitano a Montelupo, disse la Decima al champione c. 440 in Antonio di Giuliano, mio padre ed avolo della Chamilla.

- Una chasa ad uso d’osteria con istalla… posta sulla via Maestra.

- Tre botteghe: una a uso d’orciolaio e una a uso di barbiere, serrate tutte, Decima soldi l0.

Addì 3 di maggio 1538 abbatesi soldi 3.4. larghi di Decima per partito degli Ufficiali del Monte roghato ser Pagholo di Chatignano, sotto detto dì … e sono per una bottegha ridotta per uso, che sono nella somma di 3 botteghe chon Decima di soldi 10, che se ne abbatte soldi 3.4- restò in tutto la Decima fiorini 2”.

1539 Biagio d’Antonio detto il Corazza è citato senza qualifica nel Civile del Podestà di Montelupo.

1541 È richiesto presso il tribunale podestarile di Montelupo per un debito di lire 6.- (per fitto ?).

- Biagio detto il Corazza compare tra i debitori della Decima nel Civile del Podestà di Montelupo.

1543 Chiede in data 4 settembre 1544 un sequestro nel tribunale podestarile di Montelupo contro Andrea di Giovanni, e lo ottiene per L. 20.-.

1546-47 Biagio d’Antonio detto il Corazza agisce presso il tribunale podestarile di Montelupo contro Vincenzo d’Antonio Vestri per forniture di bottega del valore di lire 2.

1553 Biagio d’Antonio detto il Corazza è nominato come bottegaio nel Civile del Podestà di Montelupo.

1554-55 Gli eredi di Biagio d’Antonio detto il Corazza sono citati nel tribunale podestarile di Montelupo come debitori di gabella per lire 14.

1556 Gli eredi di Biagio d’Antonio detto il Corazza sono citati nel tribunale podestarile di Montelupo da Antonmaria fu Giuliano di Bartolomeo per un debito di lire 20.

 

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DOMENICO di Bebbi di Papino di Antonio

1536 È presente come testimone ad un atto di compromesso rogato da ser Jacopo Nardi in Montelupo in data 8 giugno 1536.

- È presente come testimone ad un atto rogato da ser Jacopo Nardi in Montelupo 5 luglio 1536

1556-57 Domenico di Bebbi è citato col fratello Michele nel Civile del Podestà di Montelupo.

 

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ANDREA di Stefano di Andrea di Lorenzo di Domenico Lippi

1545 Suo atto di nascita:

“Andrea et Roberto di Stefano d’Andrea del Bebbi si baptezzò addì 12 di luglio; compare Domenicho di Salvestro di Sandro di Vestro et Jacopo di Piero di Baccio et mona Lixbetta di Quiricho d’Ansuigi”.

Aaf, RPC. 1172. 1, c. 103v., n. 1.

1560 Viene Decimato di nuovo per alcuni acquisti fondiari effettuati col fratello Agnolo. Essi consistono in una casa ad uso di stovigliaio e fornace nel luogo detto “al Canneto”, più un pezzo di vigna, con Decima di soldi 2 e soldi 3 denari 5 rispettivamente (Decima per l’aumento 1542 Santo Spirito primo c. 330) da levare a Andrea di Lorenzo di Domenico c. 448.

Salda 6.XII.1560 primo a Libro secondo Santo Spirito c. 474.

1570 Decima in loro (col fratello Agnolo) soldi 2.- ripete la dichiarazione di cui sopra (c. 474).

1574 Sistema le sue differenze il 16.XI.1574 col fratello Agnolo, con Sante di Domenico e Domenico di Salvestro orciolaio.

1579-80 Si dispone un gravamento per 130 lire contro di lui dalla Gabella del Sale.

Figura come suo mallevadore Salvatore di Giovanni di Bastiano, stovigliaio di Montelupo

1581 Figura fra i Contribuenti della Decima (portata 107) per aver affittato una casa a Bonaventura d’Orvieto in Montelupo.

1582 Deve L. 60.-, ma non può essere gravato.

1588 Deve per gabella del sale L. 200, ma sta a Roma (a Montelupo non c’e da gravare).

1594 Sta a Roma e non ha più beni a Montelupo. Gostanza (figlia di Andrea Mari di Empoli) e moglie di Andrea di Stefano Lippi supplica per ottenere il beneficio della legge di povertà sui beni del marito, che 15 anni orsono, costretto dai debiti, se ne partì da Montelupo senza più far ritorno. È povera, ed anche i suoi fratelli sono miserabili (é accordato il 14.VII.1594).

1621 È ancora riportata la sua posta di Decima assieme col fratello Agnolo. In essa si ripetono le scritture precedenti, e gli viene aggiunta una casa posta in Montelupo in via Maestra (soldi 4, 7 denari per arroto 1574 n. 340).

Una fornace ad uso di stovigliaio con la bottega sotto la sua abitazione (in via del Papa), Decima 4 soldi.

Una casa nel Castello di Montelupo (Decima 9 soldi 7 denari), in tutto 1.3.7.

“Si levano da libri del 1570 c. 568 1/2 da Andrea etc. suddetti per saldo. Salda 29.VII.1621”.

 

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MICHELE di Bebbi di Papino detto Michelone

1542-43 È citato nel Civile del Podestà di Montelupo per un debito di lire 1, forse dovuto a spese di trasporto.

1544-45 Col fratello Papino è citato nel tribunale di Montelupo da Antonio di Simone da Schizzano.

1550 Michelone di Bebbi agisce nel tribunale di Montelupo contro Orlando di Filippo d’Orlando per un credito di lire 6.

- Pone protesto nel tribunale di Montelupo contro Battista e Benedetto di Bandino di Luca.

1551-52 Monna Sandra vedova di Simone di Gagliardo di Montelupo chiede nel tribunale di Montelupo il sequestro di tutto il vasellame esistente nella fornace di Michelone di Papino, come beni appartenenti a Marcantonio senese, suo debitore.

- Tofano di Domenico chiede nel tribunale podestarile di Montelupo il sequestro “unam cottam stovigliarum existentem in apotecha seu fornacis Michaellis del Bebi, tamquam bona et de bonis Marchantonii Lucae de civitate Senarum”.

- Vince una causa contro Piero di Francesco Chellini per lire 14.16.- nel tribunale podestarile di Montelupo.

- Richiede nel tribunale podestarile di Montelupo il pagamento di un credito di lire 12 per cose di bottega.

- Michele di Bebbi di Papino chiede nel tribunale podestarile di Montelupo il sequestro di alcuni beni contro Giuliano di Francesco d’Andrea.

 

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TOMMASO di Michele di Bebbi Lippi

1561 Agisce contro Giovanni di Bastiano detto Zuccha per denari prestati pari a L. 4.8.

1582 Tommaso di Michele Lippi (cittadino fiorentino) agisce contro Michele di Giovanni, suo lavoratore.

- Tommaso di Michele Lippi viene citato da Gabriello di Francesco Marmi per scudi 300 (da L. 7.-) che gli deve a seguito per contratto rogato per la dote di sua donna Francesca, figlia di Tommaso.Deve pagare entro 10 dì.

- Gravato dalla Mercanzia per L. 9.-.

1585 Durante una controversia fra vasai (Alessandro di Tommaso da Faenza ed Alessandro di Bartolomeo da Samminiatello) testimonia Bandino di Battista Bandini, affermando che Alessandro fa lo stovigliaio da circa 14 anni.

1588 Tommaso di Michele cittadino fiorentino agisce contro gli eredi di Giovanni di Bastiano detto Zucha da Montelupo.

1589-90 Lettera degli Officiali di Vendite al Podestà: “farete subito pigliare Tommaso di Michele Bebi Lippi di Monte Lupo debitore di scudi 53.1/2 e non lo rilasserete”.

-Carcerato, sarà liberato se darà garanzie. Le forniscono Gabriello di Francesco Marmi ed altri.

- In una controversia fra Domenico di Bastiano Verdiani e Federigo di Giuliano, Tommaso di Michele Lippi dichiara di aver fatto l’inventario delle masserizie che erano nella bottega.

 

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TOMMASO di Pompilio di Francesco Lippi

1627 È descritto col fratello Vincenzo in un arroto di Decima per il possesso di una casa posta in Montelupo, nella via Maestra detta del Papa, con fornace da vasella e orto, la quale è appigionata a Salvestro Vestri per lire 45 di piccioli all’anno. Gli viene attribuita una tassa di 13 soldi e 5 denari che viene saldata il 29 febbraio 1628.

1668 Tommaso ed il fratello Vincenzo sono nominati in un arroto di Decima come venditori di questa fornace ai frati di Santa Maria Novella di Firenze.

 

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VINCENTIO di Pompilio di Francesco Lippi

1627 Nominato col fratello Tommaso per la proprietà di una casa con fornace da vasella ed orto appigionata a Salvestro Vestri.

1668 Vincentio ed il fratello Tommaso sono nominati in un arroto di Decima come venditori di questa fornace ai frati di Santa Maria Novella di Firenze.

 
     

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