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  Le famiglie dei vasai di Montelupo - I documenti
       
 
Lotti Carafulli  
La storia delle famiglie dei vasai di Montelupo Fiorentino e i loro alberi genealogici sono pubblicati nell'opera di Fausto Berti
STORIA DELLA CERAMICA DI MONTELUPO

MATTEO di Antonio di Checco

1520 Gli è intestata una posta di Decima. In essa si dice che i beni erano già descritti dal 1508 “in detto, Santo Spirito n. 57”, cioè nel popolo di San Miniato di Samminiatello. Tra le sue proprietà compare: “un pezzo di terra soda ecc. per stima al 1504 di fiorini XII, Decima soldi 1.2; un pezzo di terra di staia 3 1/2… soldi 1.1; un pezzo di terra ulivata e vitata, luogo detto la Querciola a Samminiatello…, comprò da monna Anfunsina e Filippo, suo figliolo, rogato ser Piero d’Alesso a dì 11.II.1521 per L. 36.1.-.Decima denari 9.-, andati a Antonio d’Andrea d'Antonio et altri, per Decima soldi 3”.

1541 Richiede il pagamento di L. 4 nel tribunale podestarile di Montelupo.

- Compare nell’elenco dei debitori della Decima del popolo di Samminiatello copiato nel Civile del Podestà di Montelupo.

1546-47 Richiede il pagamento di L. 8 nel tribunale podestarile di Montelupo.

- Richiede nel tribunale podestarile di Montelupo, per residuo del pagamento di lavori di fornace, L. 2.9.-.

1551 Compare in una causa agitata nel tribunale podestarile di Montelupo in data 25 febbraio.

1556 È richiesto nel tribunale podestarile di Montelupo per un debito di L. 1.-.

 

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CHECCO di Salvestro d’Antonio

1536 Gli è intestata, assieme ad Antonio d’Andrea d’Antonio, entrambi di Samminiatello e stovigliai, una portata di Decima nella quale compare una casa posta in detto popolo.

 

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ANTONIO di Andrea di Antonio di Checco detto Carafulla

1536 Gli è intestata, assieme a Checco di Salvestro d’Antonio - detti stovigliai, abitanti a Samminiatello - una casa per loro abitazione e tre pezzi di terra già descritti nella Decima a nome di Matteo d’Antonio loro zio.

- Antonio d’Andrea d’Antonio è presente ad atto di compromesso con altri vasellai di Montelupo rogato l’8 giugno da ser Jacopo Nardi.

1543 Antonio d’Andrea d’Antonio da Samminiatello è testimone in una causa dibattuta nel tribunale podestarile di Montelupo. Egli dichiara di avere 28 anni.

1544-45 Compare ancora come teste in una causa dibattuta nel tribunale podestarile di Montelupo; qui dichiara di avere 30 anni circa.

1550 Compare ancora come teste in una causa dibattuta nel tribunale podestarile di Montelupo. Nella registrazione a suo nome viene indicato “detto Carafulla”.

1554 Ad Antonio d’Andrea d’Antonio vasellaio è intestato un arroto di Decima per beni acquistati: “Una parte di casa in detto popolo, luogo detto Casa Lotti, appigionata a Marchino di Pasquino e pervenuta a detto Antonio per eredità di Matteo d’Antonio di Checho suo zio, L. 2 denari 2. Un’altra parte di detta casa… che teneva prima per uso, poi appigionata sino a 6.II.1553 per L. 7.- piccioli ecc. primo a Libro secondo Santo Spirito c. 537”.

1554-57 Compare in varie occasione negli atti civili del Podestà di Montelupo.

1560 Si impegna come mallevadore nel tribunale podestarile di Montelupo in favore di Piero di Bastiano e soci, contro i quali è stato chiesto un sequestro (nella loro fornace) da Carlo di Stefano di Chirico per un credito di L. 22.

- Gli è intestato un arroto di Decima: “per un pezo di terra in luogo detto in Valle (4 staia) che detto condusse a livello dalla Chiesa di Sanminiatello per L. 4.- piccioli l’anno 1545 (per fede in filza n. 1425 non si dà Decima). Salda 7.XI.1560 (primo a Libro secondo Santo Spirito c. 537)”.

- Gli è intestato un arroto di Decima per un “pezzo di terra boscata ecc. (6 staia) luogho detto la Consuma… condusse a livello più tempo fa da l’Ospitio de’ frati di Santa Maria Novella con caricho di L. 30.- piccioli l’anno; fede in filza n. 1565, e non s’avevano a Decima… però non li dà senza Decima come sopra. Salda questo dì 5.XII. 1560 (primo a Libro secondo Santo Spirito c. 537)”.

1561 Lettera del Podestà di Montelupo agli Officiali d’Abbondanza in data 27 gennaio 1560 [’61] che identifica in quattro più la moglie le bocche che si trovano in casa di Antonio d’Andrea orciolaio detto Carafulla.

1564 Come procuratore di Clemente di Benedetto di Pierantonio, vende con atto notarile rogato da ser Giovanni Ficarelli del 29 novembre a Piero fu Sebastiano di Pierantonio da Sanminiatello, “unum situm ad usum fornacis aptus ad construendum ut dicitur chonche et embrici”, con una casetta e due portici e uno staioro di terra, per fiorini 120 d’oro di L. 7 con pagamento a metà della gabella.

1570 Gli è intestata la portata della Decima. In essa fu descritto sin dal 1536. Si definisce stovigliaio, e gli sono descritti i seguenti beni: “Una parte di casa in luogo detto a Casa Lotti, Decima soldi 2.2 denari (arroto 1554 n. 37). Due pezzi di terra di staia 4 luogo detto in Valle... Un pezzo di terra boscata e soda di staia 6... Una casa con un pezzo d’orto, luogo detto accanto al rio di Conia, sulla quale terra ed orto ha edificato una fornace da lavoro per Decima soldi 2 denari 5 (arroto 1564 n. 118)”.

1580 Gli è intestato un arroto di Decima nel quale è descritta: “Una casa in detto popolo, luogo detto a Casa Lotti (c. 653), che per notificazione sopradetta si dice essere stata appigionata da 15 o 16 anni in qua… Salda 28.IV.1580”.

1581 Gli è intestato un arroto di Decima per beni acquistati: “Una mezza casa posta in S. Miniatello luogo detto al Rio appigionata L. 12 a cominciare dal I.X.1581” (una parte a monna Caterina donna fu di Tofano di Tommaso e 1/2 a Francesco d’Andrea di Giovanni). “Disse avere comprato dalla rede di Maso di Michele di Masino per fiorini 44”. Dichiara che questo bene non era decimato, e gli viene attribuita un’imposta di soldi 3 denari 7. “Salda 29.X.1581 posto a Libro secondo Santo Spirito c. 653”.

- Compare nella lista dei contribuenti della Decima per i quali si chiedono al Podestà di Montelupo nuovi dati e stime. Egli figura nella portata 70 con una bottega e fornace a uso di stovigliaio a Samminiatello, stimata come valore locativo L. 10.-. “fa tale esercizio da 10 anni circa”.

- Figura nella lista di stovigliai dai quali l’Arte dei Medici e Speziali di Firenze chiede, tramite il Podestà di Montelupo, il pagamento della matricola pari a L. 5.5.

1582 Gli è intestato un arroto di Decima per l’acquisto del seguente bene mediante atto rogato da ser Andrea Sergrifi del 26 aprile 1582: “Un pezzo di terra lavoratia di staiora 9, luogo detto a Cacciacani…: comprò Andrea suo figliuolo per sé e sua fratelli da Lorenzo di Domenico Chiesi per fiorini 135 di moneta”.

1583 Gli Ufficiali dei Fiumi multano attraverso il Podestà di Montelupo, con disposizione del 9 febbraio, Antonio d’Andrea di Samminiatello per aver occupato il greto del fiume Arno.

- È presente, anche a nome dei figli, ad un atto notarile rogato da ser Andrea Sergrifi del 5 luglio.

- È nominato, col figlio Andrea, fra i membri della Compagnia dello Spirito Santo di Montelupo abitanti in San Miniatello, a proposito di una lite aperta con i confratelli che abitano a Montelupo; per dirimere detta lite viene rogato un atto notarile da ser Andrea Sergrifi in data 15 agosto.

1586 Nella portata di Decima intestata ai figli Andrea, Miniato, Ceseri e Francesco è detto morto il 17 settembre 1586.

 

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ANDREA di Antonio di Andrea

1561 Agisce nel tribunale podestarile di Montelupo contro Piero di Bastiano alias il Bologna da Samminiatello per un credito di L. 2.

1579 Compare sotto data 8 novembre nel Civile del Podestà di Montelupo con il nome di Andrea del Carafulla di San Miniatello.

1579-80 La Gabella dei Contratti chiede ad Andrea di Antonio di Andrea di San Miniatello il pagamento della gabella per la dote della moglie Lucretia.

1582 È descritto nella matricola del Contado dell’Arte dei Medici e degli Speziali, ove risulta già matricolato nell’Arte dei Fabbricanti il 10 febbraio 1582.

- È citato in un arroto di Decima come acquirente per sé e i suoi fratelli di un pezzo di terra lavorativa di staia 9 posta in Samminiatello, nel luogo detto a Cacciacani, da Lorenzo di Domenico Chiesi per fiorini 135 di moneta, con atto rogato da ser Andrea Sergrifi da San Giovanni sotto dì 26 aprile 1582. La partita viene però intestata al padre Antonio d’Andrea vasellaio.

- Nel Civile del Podestà di Montelupo compaiono alcune registrazioni generiche a suo nome.

1583 I fratelli della Compagnia dello Spirito Santo di Montelupo abitanti in San Miniatello il 15 agosto 1583 eleggono loro procuratori Ciovanni di Domenico Checchi e Andrea d’Antonio Lotti per una lite aperta davanti al vicario dell’Arcivescovo di Firenze contro le ingiuste pretese degli uomini di detta Compagnia che abitano in Montelupo “qui insistenter et indebite eis negant immunitates, officia, honores et alia… dictis constituentibus spectantia”.

1586 È intestato ad Andrea d’Antonio, assieme ai fratelli Ceseri, reverendo ser Francesco e Miniato, un arroto di Decima per l’acquisto di alcuni beni, tra cui una casa ed una casetta poste nel luogo detto al Rio di Conia (tassa 6 soldi), parte di casa e casa in luogo detto Casa Lotti (tassa 12 soldi), una casa per uso con terra soda (tassa soldi 2.5.) e sei pezzi di terra vari (tassa 5 soldi 7 denari). “Beni pervenuti per la morte di Antonio loro padre morto il 17.1X.1586, fede in filza di giustificazioni n. 285, da levare dalla posta d’Antonio d’Andrea vasellaio (c. 653) salda 17.X.1586”.

1591 Andrea d’Antonio Lotti stima per il tribunale podestarile di Montelupo in data 23 settembre i beni del defunto Giuliano di Francesco da Samminiatello stovigliaio, e li consegna ad un altro stimatore.

1597 È citato più volte genericamente nel Civile del Podestà di Montelupo.

1598 Andrea d’Antonio di Carafulli è richiesto nel tribunale podestarile di Montelupo del pagamento di L. 2.

 

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CESERI di Antonio di Andrea di Antonio

1583 Compare con il padre ed i fratelli nell’atto notarile rogato da ser Andrea Sergrifi del 16 agosto con il quale si eleggono i procuratori per una lite aperta tra i membri della Compagnia dello Spirito Santo di Montelupo.

1586 È intestato a Ceseri, assieme ai fratelli Andrea, reverendo ser Francesco e Miniato, un arroto di Decima nel quale si descrivono i beni ereditati a seguito della morte del padre.

 

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MINIATO di Antonio di Andrea di Antonio

1583 Compare con il padre ed i fratelli nell’atto notarile rogato da ser Andrea Sergrifi del 16 agosto con il quale si eleggono i procuratori per una lite aperta tra i membri della Compagnia dello Spirito Santo di Montelupo.

1586 È intestato a Miniato, assieme ai fratelli Andrea, reverendo ser Francesco e Ceseri, un arroto di Decima nel quale si descrivono i beni ereditati a seguito della morte del padre.

 
     

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