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Giunti
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La storia delle famiglie dei vasai di Montelupo Fiorentino e i loro
alberi genealogici sono pubblicati nell'opera di Fausto Berti
STORIA DELLA CERAMICA DI MONTELUPO |
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GIUNTA di
Corso di Giunta
1371 Figura un omonimo, se non lui stesso, nella
portata di estimo intestata a “Chorsus Iunte” di anni 40. Qui Giunta
avrebbe 6 anni, e quindi sarebbe nato nel 1365, mentre nella sua portata
del 1427 egli dichiara di essere nato nel 1347.
1427 Sua portata catastale:
“A nome di Dio amenne. A dì d’agosto 1427 Singnori
uficiali del Catasto di Firenze e del distretto, io Giunta di Corso da
Montelupo…; iscriverò da piè tuti i mobigli e imobili ch’io ò”.
Dichiara di avere 80 anni, di stare con la moglie
Caterina (anni 60) e i figli: Antonio (anni 32) - con la moglie
Francesca (“Ceca”, anni 20) ed una figlia - e Pagolo (anni 22), con la
moglie Antonia (anni 18) ed il figlioletto Piero (1 mese).
“Item una casa posta in chastelo di pregio fiorini
10”. E vari pezzi di terra, un asino valutato lire 14.
“E debo avere d’Antonio del Cortona di Piano del
Mugnone, di lavorio d’orciuoli, lire 12”.
“E debo avere a Palaia da Luca Pasagieri lire quatro
e mezzo di resto d’orciuoli …”.
“Oe in botega di lavorìo choto e crudo fiorini 8 e
altre cose”.
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ANTONIO di Giunta di
Corso
1427 Col fratello Paolo affitta una casa con bottega da Maso
e Miniato di Domenico orciolai a Ricorboli (Firenze) per un canone di fiorini 9
d’oro annui. La registrazione è nella portata catastale di questi ultimi.
- Descritto nella portata catastale del padre Giunta. Si dice
che egli ha 32 anni e vive nella casa paterna con la moglie Francesca ed una
figlia.
1428 Aggiunta alla portata del padre Giunta, che quindi si
intende essere probabilmente morto poco prima. Egli dichiara di aver comperato,
col fratello Paolo, una casa nel borgo di Montelupo per fiorini 75, con
pagamento dilazionato.
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PAOLO di Giunta
di Corso
1427 Compare assieme al fratello Antonio nella
portata catastale intestata al padre Giunta (che morirà poco dopo). Nel
documento si dichiara che egli ha 22 anni e vive nella casa paterna con
la moglie Antonia ed il figlio Piero, nato da un mese.
- In aggiunta alla portata catastale viene descritta
a nome di Paolo e di suo fratello Antonio una casa che essi hanno
comprato per fiorini 75.
- Nella portata catastale di Maso di Domenico di
Checco, orciolaio a Ricorboli (Firenze) si afferma che Paolo di Giunta
ed il fratello Antonio hanno affittato da lui per un canone di nove
fiorini annui una casa con bottega.
1429 Si ripete la portata catastale del 1427,
intestandola a Paolo di Giunta e suo fratello Antonio a seguito della
morte di loro padre.
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PIERO di Paolo
di Giunta
1457 Il notaio ser Lorenzo di Bardo Gherardini
compila dopo la sua morte, avvenuta in quest’anno, un inventario dei
beni che gli sono appartenuti. Nell’atto è detto “orciolaio”.
1458 Nella portata catastale di Giovanni di Cenni di
Ugolino si descrive una casa posta in Montelupo, in merito alla quale si
dice che “aveala a pigione Piero di Paolo orciolaio e davane, anzi
promise, l’ano lire 5, chessi morì di novembre passato”.
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PAOLO di
Antonio di Giunta
1474 Vende con atto notarile rogato da ser Antonio
Lenzi un pezzo di terra per la somma di fiorini 13 e mezzo.
1482 Atto rogato da ser Antonio Lenzi con il quale
Benedetto di Berna orciolaio assieme ai suoi fratelli dichiara di aver
ricevuto fiorini 30 d’oro quale dote della moglie Caterina, figlia di
Paolo di Antonio.
1490 Fa parte del gruppo dei 23 orciolai che si
impegnano con atto rogato da ser Piero di Bardo Gherardini a vendere per
tre anni la loro produzione a Francesco di Antonio degli Antinori.
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ANTONIO di
Pagolo di Giunta
1508 Portata di Decima intestata a “Antonio di
Pagholo di Giunta (a estimo Santo Spirito n. 56 c.460): una caxa sottovi
una bottega a uso d’orc[i]olaio, posta in Montelupo, per entrata la
bottega di fiorini 3.- di suggello a libro secondo, Decima in detto
Antonio c. 107. Fanno di Decima soldi 6 denari 8 a oro larghi”.
1510 Compare tra i 34 maestri che deliberano i
capitoli dell’Arte degli Orciolai di Montelupo.
1520 Si ripete nei registri della Decima la portata
catastale già intestatagli nel 1508.
1532 Antonio di Paolo, nominato senza qualifica,
agisce per fitto arretrato di bottega nel tribunale podestarile di
Montelupo.
1542-43 Antonio di Paolo è citato nel Civile
del Podestà di Montelupo per un debito di lire 9.9.-.
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GIUNTA di
Paolo di Giunta
1520 Con atto notarile del 21 settembre rogato da ser
Carlo Becossi, Giunta di Paolo di Giunta costituisce una società di
stovigliaio con Nicola di Stefano da Capraia.
1523 Giunta di Paolo compare per partite a lui
intestate nel libro di Entrate e Uscite del convento di Santa Lucia di
Firenze:
“Comperati da Giunta stovigliaio il 16.I.1522 [’23]
pezzi 242 [di] schodelle a soldi 1 al pezzo
L. 14.2.4-;
320 piatanzini a denari 8 l’uno L. 10.13.4;
141 piattellino a soldi 1 L. 7.1.-;
239 schodellini … L. 5.10.8;
30 alberegli [a lire 1.-.2 l’uno] L. 1.15
che tutte insieme montano a L. 39.2.4”.
1541 È nominato senza qualifica nel Civile del
Podestà di Montelupo per un debito di L. 2.2.- per panno avuto dalla
moglie.
- È nominato senza qualifica nel Civile del
Podestà di Montelupo nell’elenco dei contribuenti della Decima.
- Bartolomeo Calabranci lo richiede in data 17 maggio
nel tribunale podestarile di Montelupo per un debito di L. 4.- dovuto a
stagno, piombo e marzacotto fornitogli. Compare il figlio. Subisce in
data 13 giugno il sequestro di un saccone nero e di un mantello
romagnolo.
1542-43 È richiesto nel tribunale podestarile di
Montelupo per un debito di L. 1.5.- per lino dato a sua moglie.
1543 Giunta di Paolo agisce nel tribunale podestarile
di Montelupo contro Meo di Bianco per un debito di L. 10.- per lavoro di
fornace:
“Iunta Pauli de Montelupo agit civiliter contra:
Meum Blanchi de Montelupo a quo petit sibi dari et
solvi libras decem pro laborerio lire 10.-.-. Die 30 Januarii [1543,
compare] domina Maria eius [di Bartolomeo di Bianco] uxoris”.
Ascm, Podestarile 370, c. 12r.
- Richiede nel tribunale podestarile di Montelupo Meo
di Giovanni di Bartolomeo di Bianco per un credito che ha con lui di
lire 8.
1544 Giunta di Pagolo orciolaio è convocato con
lettera inviata al Podestà di Montelupo datata 15 marzo, assieme ad
altri dai Capitani di Parte.
- Con atto notarile rogato da ser Andrea Recuperati
da Galeata del 26 ottobre pone suo figlio Antonio a imparare l’arte di
tessere i drappi presso maestro Francesco di Miniato da Empoli per 5
anni.
1544-45 Compare nel Civile del Podestà di
Montelupo per un debito di L. 1.5.-. Qui è definito “povero”.
1545 Giunta di Paolo compare genericamente nel libro
di cassa dell’Ospedale degli Innocenti di Firenze
- Giunta di Paolo appigiona una casa posta in
Montelupo sino al giorno 1 dicembre 1545 a Bernardo di Simone Ambruogi
per lire 10 piccioli all’anno per scritta di Papino del Bebbe di
Montelupo.
1545-46 Con lettera del Tribunale della Mercanzia del
2 dicembre 1545 inviata al Podestà di Montelupo si richiede un sequestro
contro Giunta di Paolo e Lorenzo suo figlio da parte di Luca di Tommaso
Alamanni, priore dello Spedale degli Innocenti di Firenze, per un debito
di L. 21. Il figlio è carcerato il 16 gennaio in Montelupo.
1546 Contro Giunta di Paolo vasellaio chiede il
sequestro di una “cotta hoppure di una fornaciata di vasellami” Nigi di
Marco di Nigi per un debito di lire 4. È nominato conservatore del
sequestro Mariotto di Domenico di Ciaino.
1550 Monna Maria, vedova di Giunta orciolaio, compare
nel Civile del Podestà di Montelupo per un debito di L. 3.-.
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PAGHOLO d’Antonio di Pagholo di Giunta
1536 Sua portata di Decima: “habita a Montelupo, fa
orciolaio, disse la Decima al champione detto, in Antonio di Pagholo mio
padre.
Una chasa con bottegha sotto a uso d’orciolaio posta
in Montelupo … Decima soldi 6.8”.
1539 È nominato senza qualifica nel Civile del
Podestà di Montelupo per un debito di L. 1.- dovuto all’acquisto di rena
per orcioli.
1540 Giovanni del fu Raffaello detto Leprino
agisce nel tribunale di Montelupo contro di lui in data 29 maggio per un
debito dovuto a fornitura di piombo:
“Iohannes olim Raphaelis nuncupati el Leprino
de Monte Lupo agit civiliter contra:
…. Paulum Antonii Pauli de dicto loco a quo [petit
dari et solvi] pro plumbo ab eo habito et stanno lire 4 pro parte. Die
29 maii [1540]…”. Ascm, Podestarile 365, c. 10r.
1541 Figura nel Civile del Podestà di
Montelupo nell’elenco dei contribuenti della Decima.
1544-45 È richiesto nel tribunale podestarile di
Montelupo per un debito di L. 5.10.- dovuto alla fornitura di terra da
orcioli.
- Agisce contro di lui nel tribunale podestarile di
Montelupo Lorenzo di Giunta per un credito di L. 10.- “pro cocitura unam
fornacem eidem combusta” che rappresenta parte del debito.
1545 Con atto notarile rogato in Montedupo in data 8
giugno da Raffaello Berti da Ronta, Paolo d’Antonio di Paolo e Giunta fu
Paolo d’Antonio, ambedue di Montelupo, fanno compromesso fra loro,
eleggendo arbitri per la vertenza Guido di Bartolomeo di Guido e Jacopo
di Bino di Jacopo di Montelupo.
- Lodo rogato in Montelupo in data 14 giugno da Ser
Raffaello Berti da Ronta “inter Juntam Pauli et Paulum Antonii Pauli
Montelupo, coniunctos”. I due arbitri eletti Guido di Bartolomeo di
Guido e Jacopo di Bino di Jacopo di Montelupo stabiliscono che,
esistendo fra le parti una questione “causa et occasione fornac[i]um
utriusque partis tentarum necnon causa et occasione quorundam parium
formarum et aliarum massaritiarum venditarum seu commodatarum per dictum
Iuntam dicto Paulo, necnon causa et occasione pensionis domus et
apoteche tente per dictum Iuntam dicti Paoli, et causa et occasione
plurimarum aliarum rerum quas brevitatis causa pretermittimus: et
defalcato dare cum habere, invenimus dictum Paulum restare et esse …
debitorem dicti Iunte L. 17.- ”.
1546-47 È citato nel Civile del Podestà di
Montelupo per un debito di lire 4.10.- dovuto alla fornitura di 18 salme
di terra.
1558 Compare nel Civile del Podestà di
Montelupo per un debito di L. 8.- dovute a tassa di Decima arretrata.
1570 Nella portata di Decima di Antonio di Giunta di
Pagholo si dice che questi ha ereditato da Pagholo di Antonio di Pagholo
una casa con bottega da stovigliaio che ha una tassa di Decima di soldi
3. denari 4.
Paolo è perciò già morto.
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GIUNTA di
Paolo d’Antonio
1534 Domenico d’Andrea del Poggio alla Malva
navicellaio agisce in data 30 settembre nel tribunale podestarile di
Montelupo contro Giunta di Paolo (qui detto erroneamente “Giunta
d’Antonio di Paolo”) per il pagamento del trasporto di tre sacchi di
feccia e di piombo:
“Dominicus Andree de Podio ad Malvam navicellarius
agit contra:
Iuntam Tonii de Paulis de Monte Lupo, a quo petit pro
vectura trium sachorum feccie et piombi [sic] lire 2.5.10. Die 30
Settembris [1534] citatum… Die 9 Ottobris comparuit et negavit”.
Ascm, Podestarile 360, c. 54v.
1539 È richiesto in data 14 ottobre da Andrea di
Gagliardo Becossi nel tribunale di Montelupo per il pagamento di lire 5
dovute a fornitura di scodellini; per errore il notaio scrive “Giunta
d’Antonio di Paolo” [vedi il documento a Becossi].
1544 È richiesto del pagamento di lire 2 nel
tribunale podestarile di Montelupo da Donato di Matteo per macinatura di
colori.
1545 Con atto notarile rogato in Montelupo in data 8
giugno da Raffaello Berti da Ronta, Paolo d’Antonio di Paolo e Giunta fu
Paolo d’Antonio, ambedue di Montelupo, fanno compromesso fra loro,
eleggendo arbitri della vertenza Guido di Bartolomeo di Guido e Jacopo
di Bino di Jacopo di Montelupo.
- Lodo rogato in Montelupo in data 14 giugno da ser
Raffaello Berti da Ronta.
“inter Juntam Pauli et Paulum Antonii Pauli Montelupo,
coniunctos”. I due arbitri eletti Guido di Bartolomeo di Guido e Jacopo
di Bino di Jacopo di Montelupo stabiliscono che, esistendo fra le parti
una questione “causa et occasione fornac[i]um utriusque partis tentarum
necnon causa et occasione quorundam parium formarum et aliarum
masseritiam venditarum seu commodatarum per dictum Iuntam dicto Paulo,
necnon causa et occasione pensionis domus et apoteche tente per dictum
Iuntam dicti Paoli, et causa et occasione plurimarum aliarum rerum quas
brevitatis causa pretermittimus: et defalcato dare cum habere invenimus
dictum Paulum restare et esse… debitorem dicti Iunte L. 17.- ”.
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LORENZO di
Giunta di Paolo
1542-43 È citato nel Civile del Podestà di
Montelupo per un debito di lire 1.9.4.
1544-45 Agisce nel tribunale podestarile di Montelupo
contro Paolino d’Antonio di Paolo per un debito di L. 10.- “pro cocitura
unam fornacem eidem combustam”.
1545-46 Con lettera del Tribunale della Mercanzia del
2 dicembre 1545 inviata al Podestà di Montelupo si richiede un sequestro
contro Giunta di Paolo e Lorenzo suo figlio da parte di Luca di Tommaso
Alamanni, priore dello Spedale degli Innocenti di Firenze, per un debito
di L. 21. Il figlio è carcerato il 16 gennaio in Montelupo.
1546-47 È richiesto nel tribunale podestarile di
Montelupo per un debito di L. 1.10.- dovuto a fornitura di terra.
1550 Viene posto nel tribunale podestarile di
Montelupo un protesto contro Lorenzo, che è nominato senza qualifica.
1551 È richiesto nel tribunale podestarile di
Montelupo per un debito di soldi 16 dovuti a vangatura del suo orto.
1551-52 Lorenzo di Giunta vasellaio, deve L. 38.17.-
a Jacopo di Piero de’ Pinadori e soci, cittadini fiorentini per cose del
loro negozio, e del pagamento è richiesto nel tribunale podestarile di
Montelupo.
- Lorenzo di Giunta alias il Mirolla [?]
orciolaio deve L. 2.10, ed è richiesto del pagamento nel tribunale
podestarile di Montelupo.
1558 Lorenzo ed il fratello Antonio, fratelli e figli
di Giunta di Pagolo, subiscono nel mese di giugno il sequestro di un
tornio e di altre cose appartenenti all’esercizio di orciolaio da parte
del Podestà di Montelupo.
1560-61 Compare fra i debitori di Piero e Valerio
Bartoloni, falliti, per L. 8, ma Lorenzo di Giunta non si trova.
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ANTONIO di Giunta
di Paolo detto
il Barbetta
1544 Con atto notarile rogato da ser Andrea
Recuperati da Galeata, Giunta di Paolo pone il figlio Antonio per 5 anni
presso maestro Francesco Miniati da Empoli ad imparare l’arte di tessere
drappi.
1551-52 Antonio di Giunta detto Barbetta
vasellaio, assieme a Lorenzo, suo fratello, è iscritto nel Civile
del Podestà di Montelupo per alcuni debiti.
1554-56 Antonio di Giunta detto Barbetta
vasellaio, assieme a Lorenzo, suo fratello, è iscritto nel Civile
del Podestà di Montelupo per alcuni debiti.
1558 Antonio ed il fratello Lorenzo, figli di Giunta
di Pagolo, subiscono nel mese di giugno il sequestro di un tornio e di
altre cose appartenenti all’esercizio di orciolaio da parte del Podestà
di Montelupo.
1560 Gli è intestato il seguente arroto di Decima per
beni avuti in eredità: “la metà di una casa con bottega sotto ad uso di
stovigliaio in Montelupo divisa con Chirico di Ansuigi, pervenutagli per
redità di Pagolo di Antonio suo zio. Decima 3 soldi 4 denari. Da levare
dalla posta di Pagholo d’Antonio di Pagholo c. 518 detta Decima. Salda
7.XI.1560 per partito etc. posto a Libro secondo Santo Spirito c. 473”.
1563 Antonio di Giunta deve L. 2.12.4. Il messo della
Podesteria incaricato dell’esecuzione del pagamento trova però “uscio
serrato”.
1568 Antonio del fu Giunta di Paolo di Montelupo con
atto notarile dell’11 maggio rogato da ser Giovanni Ficarelli dà in
restituzione della dote di Caterina sua moglie, a Chirico d’Ansuigi fu
Leonardo da Capraia, abitante in Montelupo, una parte di una casa
indivisa con detto Antonio, posta in Montelupo, nella via Maestra.
1570 Gli è intestata la seguente posta di Decima: “la
metà di una casa con bottega sotto ad uso di stovigliaio in Montelupo,
divisa con Chirico d’Ansuigi… per Decima soldi 3.4 denari, arroto 1560
n. 996”.
1579-80 È citato nel tribunale podestarile di
Montelupo da Alessandro di Bartolomeo, orciolaio a San Miniatello, per
le seguenti forniture avvenute in data 6 aprile 1579:
“per dozzine 48 1/4 di lavoro L. 66.13.-
per dozzine 47 1/4 a soldi 28 la dozzina
[L. 65.15]
per dozzine 1 di piatti figurati e 2 albarelli grandi
L. 69.13
L. 70.-.- per dozzine 51 di lavoro lordo …dozzine 50
a soldi 28 la dozzina d’accordo L. 70.-.-”.
1579 Con atto notarile rogato in data 11 gennaio 1578
[’79] da ser Antonio del Medico dichiara di aver ricevuto da Francesco
di Salvadore Brizzelli 25 scudi da L. 7.- e s’impegna a restituirli
entro 3 anni.
1581 Compare fra i contribuenti della Decima iscritti
nel Civile del Podestà di Montelupo.
1582 Antonio di Giunta “de Paolottis” vende con atto
notarile rogato da ser Andrea Sergrifi del 6 gennaio 1581 [’82] una
parte di casa posta in Montelupo nel luogo detto al Piano assieme
a “unum porticum cum fornacula ruinata et alium porticum cum alia
fornace ad usum stoviliarii et orto” del valore scudi 90. Detta vendita
viene effettuata per estinguere due debiti con Francesco di Salvadore di
Giovanni Brizzelli, i quali sono rispettivamente di scudi 25.- [di L.
7.-] ed un altro di scudi 16. I due debiti sono stati contratti tramite
mutui rogati da ser Antonio di Tommaso del Medico in data 11 gennaio
1578 [’79] e da ser Jacopo di Giovanni Tommasi del 29 agosto 1579.
- Con atto notarile rogato da ser Andrea Sergrifi del
14 marzo 1581 [’82] nomina Francesco di Salvadore Brizzelli suo
procuratore per annullare la vendita di una parte di casa già fatta con
Antonio di Giovanni del Berna di Montelupo mediante atto rogato da ser
Giovanni Ficarelli.
- Antonio di Giunta è richiesto di un debito di L.
3.- nel tribunale podestarile di Montelupo. A fianco della registrazione
il notaio scrive “nulla: muore di fame”.
- Gli eredi di Antonio di Giovanni del Berna
stovigliaio notificano ad Antonio di Giunta di Pagolo di Montelupo e a
sua moglie, figli e famiglia, il contratto di vendita del defunto, il
quale acquistò da lui con atto rogato da ser Giovanni Ficherelli da
Empoli alcuni beni, fra cui due fornaci con portico. La notificazione è
in data 15 maggio.
- Antonio di Giunta pone nel tribunale podestarile di
Montelupo un protesto contro gli eredi di Antonio di Giovanni del Berna
per la notificazione che gli è stata fatta della vendita di alcuni beni.
1588 È nominato senza qualifica nel Civile del
Podestà di Montelupo fra i contribuenti morosi delle gabelle dei
contratti. Qui è detto “povero e medico”.
1589-90 Cita nel tribunale podestarile di Montelupo
Lattanzio di Girolamo Tenducci da Faenza per L. 3.10.-, debito dovuto a
“mercede di dipintura di più lavori”.
1591-92 È nominato senza qualifica nel Civile
del Podestà di Montelupo per debiti verso Jacopo di Bartolomeo oste.
1594 È richiesto nel tribunale podestarile di
Montelupo per un debito di L. 12.10.
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PAOLO di Giunta
di Paolo
1545-46 Agisce nel tribunale podestarile di Montelupo
contro Battista di Bandino per un credito di L. 1.- dovuto a cose della
propria bottega.
È definito orciolaio.
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GIUNTA di
Lorenzo di Giunta
1546 È citato nel tribunale podestarile di Montelupo
per un debito di L. 1.10.- dovuto a fornitura di terra.
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PAGOLO di Antonio di Giunta di Paolo di Giunta detto il
Barba
1589 Paolo d’Antonio detto il Barba è
richiesto dal Podestà di Montelupo del pagamento di L. 14.- le quali
sono state da lui promesse “per cavar di carcere Guglielmo di Bernardo
ciabattino, suo cognato”.
1593-94 Subisce da parte del Podestà di Montelupo un
sequestro di masserizie per un debito di scudi 50.
- Paolo di Antonio vasellaio è citato nel tribunale
podestarile di Montelupo da Lattanzio di Girolamo stovigliaio, il quale
presenta a riprova del debito una “scritta gabellata”.
1594 Il Tribunale della Mercanzia impone tramite il
Podestà di Montelupo con lettera del 28 giugno, a Batista di Francesco
Marmi di provvedere al pagamento della pigione di Pagolo d’Antonio di
Giunta, di cui è mallevadore, nelle mani di Giovanni Miniati di
Samminiatello.
- Compare nel tribunale podestarile di Montelupo
Lisabetta, moglie di Pagolo d’Antonio di Giunta vasellaio, la quale,
dopo aver inviato una supplica al Granduca, che l’ha accettata, chiede
al Podestà di Montelupo la restituzione della propria dote, da ottenere
mediante la “vendita delle masserizie, arnesi, etc. del marito
dissestato”, ed anche di anteporre il suo credito a quello degli altri
creditori, fra cui Batista Marmi.
- Aurelia, vedova di Baldassarre di Michele vasellaio
e madre di Lisabetta, protesta nel tribunale podestarile di Montelupo
perché ritiene che i creditori del genero Pagolo d’Antonio abbiano
prelevato, in occasione del fallimento, alcune masserizie che erano a
garanzia dei suoi beni dotali. Successivamente, in data 7 ottobre, ella
pone nel tribunale podestarile di Montelupo un’ulteriore supplica, nella
quale afferma di dover “girare tutto il giorno un pillotto per macinar
colori”. La supplica viene respinta. Aurelia compare nel tribunale
podestarile di Montelupo per ripetere la richiesta, e finalmente ottiene
una sentenza favorevole, nella quale si invita Battista Marmi a rendere
alla predetta Aurelia quei beni che le appartengono, e che furono
sequestrati per errore, credendoli del genero.
1597 È nominato come stovigliaio nel Civile
del Podestà di Montelupo. È richiesto di L. 1.1.8 per Decima dai Nove
Conservatori.
1600 È richiesto dal Podestà di Montelupo per un
debito di L. 24.13.4, e per lui si obbliga Giovanni di Jacopo di Dino.
- Ha un debito di L. 50.- ed è richiesto dal Podestà
di Montelupo a istanza del Ministro di Sua Altezza Serenissima per
fornitura di grano.
- È nominato senza qualifica nel Civile del
Podestà di Montelupo in data 18 marzo. Richiesto di un gravamento, il
Podestà di Montelupo afferma che “non si può gravare”.
- Compare come testimone nel Civile del
Podestà di Montelupo sotto data 31 agosto.
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GIOVANNI d’Antonio di Giunta di Pagolo
1589 È testimone nel Civile del Podestà di
Montelupo ad un atto scritto in data 2 novembre.
1591-92 È nominato senza qualifica nel Civile
del Podestà di Montelupo tra i debitori della Gabella dei Contratti.
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GIOVANNI di Paolo di Lorenzo di Giunta
1628 A Giovanni di Paolo di Giunta è intestato un
arroto di Decima nel quale si contiene: “metà di una casa con bottega
sotto ad uso d’orciolaio per Decima soldi 8. 5 denari. E si leva da
Giovan Maria di Giovanni di Piero di Domenico [Becossi], e si li dà in
conto per virtù di partito del Magistrato de’ 25 di febbraio 1626 [’27],
della quale n’è stato inquisito e condannato come al Libro secondo di
sentenze c. 56, per fede in filza n. 70 salda 30.VI.1628”. |
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