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  Le famiglie dei vasai di Montelupo - I documenti
       
 
Ferruzzi  
La storia delle famiglie dei vasai di Montelupo Fiorentino e i loro alberi genealogici sono pubblicati nell'opera di Fausto Berti
STORIA DELLA CERAMICA DI MONTELUPO

SIMONE di Giulio Ferruzzi

1689 Gli è intestato il seguente arroto di Decima: “2/3 d’una bottega, oggi bottega e fornace ad uso d’orciolaio, posta nel Castello di Montelupo, luogo detto Poggio alla Malva con Decima 6 soldi 8 denari (per arroto 1626 n. 21) che per contratto si dice: una casa consistente in 4 stanze con una fornace da vasella, rovinata e senza coperta, in Montelupo, luogo detto Poggio alla Malva Comperò il suddetto Simone da Antonio di Domenico Brinati e da Simone d’Andrea Brinati, nipote di detto Antonio, per scudi 50 di moneta. Rogato ser Desiderio di Giovanni di Domenico Saccenti 27.III.1687 (fede in filza n. 561) ne’ quali venditori pervennero detti beni mediante la morte di Domenico e Andrea Brinati loro rispettivi padri, seguita d’ambi più fa. E per non giustificare come in detti Domenico e Andrea fusse pervenuta la rata di detti beni spettanti ad Antonio e Simone, loro fratelli carnali, se li danno nonostante, in virtù del partito di Magistrato nostro, senza pregiudizio d’alcuno etc. Si leva da Antonio etc. di Pasquino d’Antonio Brinati c. 566 con 6 soldi 8 denari. Salda 28.II.1689 per partito di Magistrato”.

1703 Nella posta di Decima intestata al figlio Andrea si dice che Simone è morto il 9 novembre 1703.

 

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ANDREA di Simone di Giulio Ferruzzi

1703 Gli è intestato un arroto di Decima per beni ereditati dal padre: “una casa consistente in quattro stanze, cioè una fornacie da vasella, rovinata e senza coperta, luogo detto Poggio alla Malva, con Decima già di fiorini 6.4 di poi ridotta per uso … per arroto 1689 n. 433. Pervenuta in detto Andrea per la morte di Simone di Giulio Ferruzzi suo padre 9.XI.1703 (fede in filza n. 348). Si leva da Simone”.

- Scritta su una targa devozionale: “Questo quadro fu donato a Margerita di Giacobe Geri dal suo conpare Andrea Ferruzzi. L’anno 1703 il dì tre novembre la tenne, cioè la battezò. Tutti di Monte Lupo”.

 

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DOMENICO di Andrea di Simone

1707-08 Silvestro di Giovanni Tofani chiede in data 29 ottobre 1707 un sequestro contro Domenico Ferruzzi per un debito dovuto a fornitura di legna da fornace, in esecuzione del quale vengono pignorate “numero 30 dozzine di piatti” allo stesso Ferruzzi, ma la causa si protrae sino al febbraio dell’anno successivo. In una testimonianza acquisita dal Podestà in data 24 febbraio 1708 si afferma che “Silvestro Tofani mandò più volte in gran quantità fastella di legna, mortella et altro a Domenico Ferruzzi”, e la circostanza viene avvalorata da Giovanbattista Pagni, che fu il trasportare delle medesime; egli, infatti, “in causa scientie disse per havere portate esso testimone some numero centiottantotto [sic] di… fastella”.

Ascm, Podestarile 660, cc. 290r.-294r.

1748 Comparsa di Maria Maddalena Lotti, vedova di Domenico Ferruzzi e Anna Maria, Maria Laura e Maria Geltrude, sorelle e figlie del fu Giovanni Ferruzzi, nipote di Domenico “la prima come erede usufruttuaria di detto Domenico Ferruzzi, e l’altre come donative et eredi beneficiate del medesimo”. Esse espongono al Podestà “qualmente il suddetto Domenico Ferruzzi diede a prigione [sic] una sua casa posta in Monte Lupo con diversi mobili, sì come ancora una fornace anessa [sic] a detta cassa [sic] con tutti i sua atrassi necessari et oportuni per la fabrica di fabricare stoviglie a Giuseppe Ferruzzi et a Lorenzo suo figlio, che però detti comparenti… domandano e fanno stanza [sic] per mezzo di suo tribunale farsi diligente inventario di tutti e’ mobili… sicome ancora di tutti li atrassi di bottega che si trovano in detta bottega di stovigliaio”. In data 8 marzo 1747 [’48] viene dato l’ordine di provvedere all’inventario.

Ascm, Podestarile 723, c. 318r.

Ma in ivi, a c. 319v. il cancelliere scrive: “né volendo permettere il suddetto Giuseppe Ferruzzi si descrivino gli attrezzi di bottega, per esser questi di lui provveduti e comprati”, non si procede ad eseguire questa parte dell’inventario.

- Maria Maddalena Lotti, vedova ed erede usufruttuaria di Domenico Ferruzzi pone nel tribunale podestarile di Montelupo un’intimazione contro “Giuseppe et altri Ferruzzi” affinché “nel termine di giorni otto o altro più vero termine che di ragione, rilassino… vacua e spedita la casa con fornace ad uso di pentolaio posta in Montelupo, abitata da essi Ferruzzi e di attenenza della suddetta istante… giacché intende di volerla abitare… e servirsene per proprio uso, siccome ancora [chiede che] abbino pagate in detto termine le pigioni decorse… Adì 18 aprile 1748 notificato…”.

Ascm, Podestarile 723, c. 238v.

 

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GIOVANNI di Lorenzo di Andrea

1748 È già morto, lasciando tre figlie, Anna Maria, Maria Laura e Maria Geltrude, alle quali il nonno Domenico d’Andrea lascia i suoi beni, consistenti in una casa ed una fornace, dei quali però riserva l’usufrutto alla moglie Maria Maddalena Lotti.

 

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ANNA MARIA BARTOLOMEA di Giovanni di Lorenzo

1753 Nella consegna della Decima del 1776 è copiato il seguente arroto di Decima intestato ad Anna Maria Bartolomea:

“Anna Maria Bartolommea, figliuola di Giovanni Ferruzzi, moglie al presente di Valentino Serafini.

La metà d’una casa consistente in quattro stanze, cioè una fornace da vasella rovinata e senza coperta posta in Monte Lupo, luogo detto il Poggio alla Malva, confina a primo Carlo di Domenico Pini, secondo eredi di prete Marco Tosi, terzo via Maestra, infra, salvo altri et cetera, con Decima di fiorini -.3.-. Della qual metà di casa la metà attiene alla suddetta Anna come sua rata e porzione, e l’altra metà, cioè la quarta parte dell’intero, in essa pervenuta per compra fatta da donna Maria Ferruzzi per prezzo di scudi 33, coll’obbligo di pagare ogn’anno la quarta parte dell’obbligo di messe tre… contratto rogato ser Giuseppe Maria Pierotti, adì 3 luglio 1753, in filza numero 118. Per arroto 1754 numero 100”.

Asf, Decima Granducale 5787, c. 50v.

 

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GIUSEPPE di Lorenzo di Andrea

1748 Maria Maddalena Lotti, vedova di Domenico Ferruzzi, come usufruttuaria dei beni del defunto marito, e Anna Maria, Maria Laura e Maria Geltrude, sorelle e figlie del fu Giovanni Ferruzzi, nipote del suddetto Domenico - beneficiate dal testamento del medesimo Domenico, rogato da ser Paolo Mainardi in data 16 febbraio 1747 - chiedono al Podestà di Montelupo che si faccia l’inventario dell’eredità in questione, consistente in una casa ed in una fornace; essa è detenuta da Giuseppe Ferruzzi e da suo figlio Lorenzo, i quali ne sono affittuari. Giuseppe e Lorenzo, comparendo a loro volta nel tribunale, affermano non doversi procedere alla stesura di tale inventario, poiché gli attrezzi che si trovano nella fornace appartengono a loro [vedi il documento a Domenico Ferruzzi].

- Il 2 maggio 1748 il Podestà di Montelupo assegna otto giorni di tempo a Giuseppe Ferruzzi per consegnare i mobili descritti nell’inventario dell’eredità di Domenico Ferruzzi (ivi, c. 320v.).

- Lo stesso giorno 2 maggio il Podestà di Montelupo, a seguito dell’istanza presentata in data 18 aprile dalla vedova di Domenico Ferruzzi, concede alla medesima “mandato espulsivo” nei confronti di Giuseppe Ferruzzi (ivi, c. 362v.).

- Il 7 maggio compaiono nel tribunale Giuseppe e Lorenzo Ferruzzi, i quali affermano di “non accettare la disdetta della casa e fornace… ma ben si intendono volere godere de’ privilegi delli statuti dell’Arte et Università di Por San Piero e Fabbricanti della Città di Firenze dove sono sottoposti, e per questo richiede di pigione ogni qualvolta sarà fatto i conti, e di tanto i medesimi debitori saranno pronti a pagare…”. In data 8 maggio il Podestà notifica questa eccezione alle Ferruzzi.

Ascm, Podestarile 723, cc. 363r.-v.

1750 Maria Maddalena Lotti, vedova di Domenico Ferruzzi, chiede al Podestà di Montelupo che sia notificato a Giuseppe Ferruzzi ed ai figli di lui una sentenza del Magistrato Supremo, secondo la quale essi debbono lasciare liberi i beni già affittati dal suddetto Domenico.

“Ad istanza di Maria Maddalena Lotti, come usufruttuaria del fu Domenico Ferruzzi suo marito… s’intima, notifica e fa comandamento a Giuseppe Ferruzzi e Lorenzo e Giovenale suoi figli, come in vigore di sentenza del magistrato Supremo della Città di Firenze del dì 6 ottobre 1750 sono stati condannati a rilassare per tutto il prossimo futuro mese… la casa con la fornace e bottega ad uso di pentolaio, o sia stovigliaio, posta in Montelupo nella via detta del Piano… con l’infrascritta roba, cioè due tavole affisse nel muro, due conche murate, due pillotti, le conche da colori e pancaccio, et a pagare a detta Lotti… la pigione di detta casa e bottega dal dì primo luglio prossimo passato fino all’attuale dimissione a ragione di scudi dodici l’anno…/ c. 141v./ Adì 10 settembre [sic, ma in realtà ottobre] notificato”.

Ascm, Podestarile 729, cc.141r.-v.

1751 Maria Maddalena Lotti chiede in data 25 gennaio al Podestà di Montelupo che sia notificato a Giuseppe Ferruzzi ed ai figli di lui, Lorenzo e Giovenale, la medesima sentenza già riportata nell’atto precedente.

Ascm, Podestarile 730, c. 125r.

- Causa tra Pomi e Giuseppe Ferruzzi per il possesso di due case, le quali sono così descritte: “Case delle quali domanda il possesso: una casa posta in Montelupo in Via di Piana [sic per Via del Piano], alla quale confina a primo strada maestra fiorentina, secondo dette sorelle Ferruzzi con fornace e casa, terzo signore Filippo et cetera Masi, et salvo et cetera. Altra casa attaccata alla medesima alla quale confinano i medesimi. Adì 23 marzo 1751 esibita…”.

Ascm, Podestarile 730, cc. 232r.-v.

1752 Nella consegna della Decima del 1776 è copiato il seguente arroto di Decima, intestato a Giuseppe di Lorenzo ed ai suoi figli Lorenzo e Giovenale:

“Giuseppe di Lorenzo Ferruzzi et Lorenzo e Giovenale Ferruzzi suoi figli.

Una casa di numero nove stanze da fondo a tetto con fornace da piatti posta nel castello di Montelupo e nella via Maestra di detto castello di Montelupo detta del Piano, a cui confina a primo Diego Canneri con casa livellaria della prioria di Monte Lupo, secondo avvocato Diacinto e fratelli Tosi, terzo reverendo Domenico Francesco e fratelli Masi, quarto Anna Maria Ferruzzi, moglie di Valente Serafini e Maria Geltrude Ferruzzi di lei sorella, venditrici, con altra loro casa, di cui n’è in tenuta Diacinto Pomi della città di Firenze come preteso creditore dell’eredità Peri, salvo per uso -.-. Comprorno da Anna Maria Ferruzzi, moglie di Valentino Serafini, per prezzo di scudi 210, contratto rogato ser Lorenzo Menchi 18 novembre 1751 in filza numero 405. Per arroto 1752 numero 518”.

Asf, Decima Granducale 5787, c. 481v.

 

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LORENZO di Giuseppe di Lorenzo

1748 È citato col padre Giuseppe nella vertenza che Maria Maddalena Lotti avvia per l’eredità del defunto marito Domenico Ferruzzi [vedi il documento a Domenico].

1750 È citato col padre Giuseppe ed il fratello Giovenale nella vertenza che Maria Maddalena Lotti avvia per l’eredità del defunto marito Domenico Ferruzzi [vedi il documento a Giuseppe].

1751 È citato col padre Giuseppe ed il fratello Giovenale nella vertenza che Maria Maddalena Lotti avvia per l’eredità del defunto marito Domenico Ferruzzi [vedi il documento a Giuseppe].

1757 Gli è voltata per arroto, assieme al fratello Giovenale, la parte di proprietà che il padre Giuseppe aveva di una casa con fornace. L’arroto è riportato nel volume di consegna della Decima del 1776:

“Lorenzo, Giovenale di Giuseppe di Lorenzo di Domenico Ferruzzi.

La metà d’una casa consistente in numero quattro stanze, cioè una fornace da vasella rovinata e senza coperta posta a Monte Lupo, luogo detto il Poggio alla Malva, confina a primo Carlo di Domenico Pini, secondo eredi di prete Marco Tosi, terzo via Maestra, quarto detto venditore, quinto via Maestra, con Decima di fiorini -.3.-. Pervenutagli mediante la morte del padre seguita più tempo fa. Per arroto 1757 numero 143”.

Asf, Decima Granducale 5787, c. 573v.

1758-63 Lorenzo è morto prima del dicembre del 1763. Antonio Gori, commerciate di Firenze, apre nel tribunale podestarile di Montelupo una causa per debiti contro Lorenzo e Giovenale Ferruzzi. Viene eseguita in data 14 dicembre la copia di un quadernuccio di bottega appartenente a Lorenzo, ma Giovenale afferma che queste partite “sono di proprio pugno del fu Lorenzo Ferruzzi, fratello del comparente” non ritenendosi responsabile in solido dei debiti del medesimo.

“Adì 14 dicembre 1763. Fede per me infrascritto notaio pubblico fiorentino qualmente da un quadernuccio coperto di foglio turchino esistente appo a Giovenale et Ferruzzi, infra l’altre partite di dare et avere, appariscono le seguenti, cioè:

1758, 3 novembre. Conto d’Antonio Gori. Dato una linguetta di piombo di libbre dugentocinquantanove col cappio, libbre 259.

Dato a conto lire 30 lire 30.

Adì novembre 1758. Io Lorenzo Ferruzzi ho avuto una linguetta con il cappio, libbre 259.

Adì 12 detto dato a conto lire 30 lire 30.

Adì detto dato a conto dozzine tre e mezo.

A 22 dicembre levò dozine dua a conto.

Adì 9 gennaio 1759 levò dozine tre e mezzo.

Adì 10 febbraio levò dozzine tre e mezzo.

A 12 marzo 1759 levò dozine sei.

Importa il mio lavoro lire trent’una e crazie 4 lire 31.6.8

e di prima una mezza dozzina e più quattro piatti pari di ventiquattro.

1759 adì 24 marzo levò dozzine 13 Antonio Gori. /c. 80v./.

1759 adì 6 aprile levò dozzine nove.

Adì 7 detto levò dozzine sei.

Adì 10 detto levò dozzine otto e mezzo.

Adì 13 detto levò dozzine 6.

Adì 20 detto levò una dozzina di fontanelle e cinque piatti di 24.

Adì 29 maggio 1759 Antonio Gori levò dozzine 6 a conto.

In tutto sono dozzine 50, scudi 9.6.8 e lire 66.13.4, importa questo lavoro lire 66.13.4.

Adì 6 giugno 1759 e più una dozzina di tondini.

Adì 20 detto più mezza dozzina di petanze di 36 e mezza di 48 e una dozzina di tondini, che sono dozine due, rimane a dare crazie quattro.

Adì 20 luglio 1759 e più dozzine due….

Adì 4 maggio 1762 dato a Antonio Gori rena macinata /c. 164r./ libbre 152, e più libbre 105.

A 4 agosto 1762 dato Antonio Gori libbre cento di rena, in tutto libbre 357 a pago.

Dato dozzine centoventicinque lavoro 125

Quattrini in contanti lire 30.

Quattrini in contanti lire 40.

Dato a conto di questo lavoro piombo due linguette, una à pesato libbre 260, e una pesato libbre 230.

Dato dozzine cento quattro di lavoro.

Quattrini lire 42.

Quattrini lire 40.

Dato, a conto di questo lavoro e quattrini, di piombo due linguette, una ha pesato libbre 260 e una ha pesato libbre 230.

Dato dozzine di lavoro 54.

Dato quattrini lire lire 20.

Quattrini lire 14 lire 14.

Dato sopra a questo conto due linguette di piombo che ànno pesato libbre 228 e più libbre 228 /c.164v./.

Dato lavoro dozzine sessantuna.

Dato due linguette, e si pesò e fu libbre 431.

Dozzine dato a Antonio Gori cinquantatre 53.

Dato sopra a questo lavoro due linguette di piombo, e non si sono pesate perché mi disse che aveva il foglio di peso a casa”.

Ascm, Podestarile 744, cc. 80r.-85r.

 

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GIOVENALE di Giuseppe di Lorenzo

1750 È citato col padre Giuseppe ed il fratello Lorenzo nella vertenza che Maria Maddalena Lotti avvia per l’eredità del defunto marito Domenico Ferruzzi [vedi il documento a Giuseppe].

1751 È citato col padre Giuseppe ed il fratello Lorenzo nella vertenza che Maria Maddalena Lotti avvia per l’eredità del defunto marito Domenico Ferruzzi [vedi il documento a Giuseppe].

1752 Gli è intestato, assieme al padre Giuseppe ed al fratello Lorenzo, un arroto di Decima nel quale si descrive una casa con fornace acquistata il 18 novembre 1751 da Anna Maria di Giovanni Ferruzzi per un prezzo di scudi 210 [vedi il documento a Giuseppe di Lorenzo].

1757 Gli è voltata per arroto, assieme al fratello Lorenzo, la proprietà della casa con fornace rovinata posta al Poggio alla Malva, la quale apparteneva ai Ferruzzi già dai tempi dell’avo Simone [vedi il documento a Lorenzo di Giuseppe].

1763 Suo fratello Lorenzo è morto prima del dicembre del 1763. Antonio Gori, commerciate di Firenze, apre nel tribunale podestarile di Montelupo una causa per debiti contro Lorenzo e Giovenale Ferruzzi. Viene eseguita in data 14 dicembre la copia di un quadernuccio di bottega appartenente a Lorenzo, ma Giovenale afferma che queste partite “sono di proprio pugno del fu Lorenzo Ferruzzi, fratello del comparente” non ritenendosi responsabile in solido dei debiti del medesimo [vedi il documento a Lorenzo].

 

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GIOVANBATTISTA di Giovenale di Giuseppe

1777 “Giovan Battista Ferruzzi e fornace” compare nel Dazzaiolo comunitativo.

Ascm, Comunità 152, cc. 125v.-138v.

1778 “Giovan Battista Ferruzzi e fornace” compare nel Dazzaiolo comunitativo.

Ascm, Comunità 153, cc. 112v.-124v.

1779 “Giovan Battista Ferruzzi e fornace” compare nel Dazzaiolo comunitativo.

Ascm, Comunità 154, cc. 114v.-126r.

1779-80 “Giovan Battista di Giovenale Ferruzzi e fornace da piatti” compare nel Dazzaiolo comunitativo.

Ascm, Comunità 155, cc. 117r.-131v.

1780 “Giovan Battista Ferruzzi e fornace da piatti” compare nel Dazzaiolo comunitativo.

Ascm, Comunità 156, cc. 131r.-144v.

1783 “Giovanni Ferruzzi e bottega di stovigliaio” compare nel Dazzaiolo comunitativo.

Ascm, Comunità 158, cc. 61v.-73v.

1784-85 “Giovanni Ferruzzi con bottega di stovigliaio e possessore” compare nel Dazzaiolo comunitativo.

Ascm, Comunità 162, cc. 74v.-88v.

1785-86 “Giovanni Ferruzzi con bottega di stovigliaio” compare nel Dazzaiolo comunitativo.

Ascm, Comunità 164, cc. 56v.-68r.

1786-87 “Giovanni Ferruzzi con bottega di stovigliaio e possessore” compare nel Dazzaiolo comunitativo.

Ascm, Comunità 166, cc. 70r.-90r.

1788-89 “Giovan Battista Ferruzzi per la bottega” compare nel Dazzaiolo comunitativo.

Ascm, Comunità 170, cc. 60r.-77r.

1789-90 “Giovan Battista Ferruzzi per la bottega” compare nel Dazzaiolo comunitativo.

Ascm, Comunità 171, cc. 61v.-79r.

1790-91 “Giovan Battista Ferruzzi per la bottega” compare nel Dazzaiolo comunitativo.

Ascm, Comunità 174, cc. 68r.-85r.

1792-93 “Giovanbattista Ferruzzi fornaciaio” compare nel Dazzaiolo comunitativo.

Ascm, Comunità 180, cc. 59v.-80r.

1793-94 “Giovanbattista Ferruzzi fornaciaio” compare nel Dazzaiolo comunitativo.

Ascm, Comunità 183, cc. n.n.

1794-95 “Giovanbattista Ferruzzi figlio e bottega” compare nel Dazzaiolo comunitativo.

Ascm, Comunità 185, cc. 61r.-76r.

1797-98 “Giovanbattista Ferruzzi per la bottega” compare nel Dazzaiolo comunitativo.

Ascm, Comunità 195, cc. 61v.-83v.

1798-99 “Giovanbattista Ferruzzi per la bottega” compare nel Dazzaiolo comunitativo.

Ascm, Comunità 198, cc. 62v.-86v.

1799-1800 “Giovanbattista Ferruzzi per la bottega” compare nel Dazzaiolo comunitativo.

Ascm, Comunità 200, cc. 64v.-88v.

 
     

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