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  Le famiglie dei vasai di Montelupo - I documenti
       
 
Del Nano  
La storia delle famiglie dei vasai di Montelupo Fiorentino e i loro alberi genealogici sono pubblicati nell'opera di Fausto Berti
STORIA DELLA CERAMICA DI MONTELUPO

JACOPO di Domenico di Matteo

1529 Detto “orciolaio”, compera legna dagli Antinori.

 

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BASTIANO di Jacopo di Domenico

1539 È testimone nei primi giorni del mese di gennaio in una vertenza per il pagamento di un pillotto per macinare i colori accesa da Niccolò di Gagliardo Becossi e Nencio di Battista da Samminiatello [vedi documento a Becossi].

 

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BARTOLOMEO di Jacopo di Domenico [Meo Uccellini]

1540 Richiesta di sequestro di Bartolomeo di Jacopo nel tribunale podestarile di Montelupo in data 11 gennaio 1540 contro Sandro detto il Moretto, orciolaio di Montelupo, attualmente non abitante nel castello, di ogni quantità di “pietra per fare il bianco” tenuta da quest’ultimo nella casa di Pietrino di Filippo, lavoratore dei Frescobaldi:

“Die 19 Januarii 1539 [’40]

Ad petitionem et instantiam Bartolomei Jacobi alias Meo Uccellini de Monte Lupo… sequestrasse et in sequestrum posuisse omnem quantitatem pietrarum …actarum a fare biancho existentem in domo Pietrini Filippi laboratoris Iohannis de Frescobaldis posita in populo Montis Lupi, ut bona Sandrii alias el Moretto de Monte Lupo, orciolarii et ad presentem habitantis al Mercatale vel in alio loco, debitoris decti Bartolomei de libris 3 solidis 11.4…”.

Ascm, Podestarile 364, c. 54v.

- Pone fideiussione in favore di Donato di Meo di Baldassarri di San Miniatello, abitante a Pisa, nella causa che quest’ultimo inizia in data 27 gennaio nel tribunale podestarile di Montelupo contro Giuliano Bernazzini.

Ascm, Podestarile 364, c. 56r.

- In data 2 giugno “Bartolomeus Jacobi alias Meo Uccellino” pone una fideiussione nel tribunale di Montelupo in favore di Bastiano di Tonino di Camaioni nella causa che egli accende nel tribunale di Montelupo contro Giovanni di Pierantonio Masotti detto il Tordo [vedi documento a Masotti].

1543 Bartolomeo di Jacopo di Domenico al presente abita a Montelupo. In data 25.IX.1543 nella sua bottega si svolge un atto notarile di liquidazione fra gli eredi di Piero di Vieri di Nanni orciolaio e vasellaio, la moglie Margherita [sua seconda moglie?] e figlie.

1544 Bartolomeo di Jacopo di Domenico da San Miniatello abita a Montelupo; egli è teste in una causa aperta nel tribunale podestarile di Montelupo contro Battista di Stefano di Quirico per adulterio, promossa dal marito di monna Laura, Piero di Matteo Pelamatti, in data 3.X.1544. Dice di avere 50 anni circa; conferma: il reo disse “ho fatto come huomo che si lascia guidar dalla voluttà”.

1544-45 Chiede il sequestro nel tribunale podestarile di Montelupo di ogni quantità di vasellame, cotto o crudo, nella fornace di Jacopo di Bino, e dei suoi beni per una somma di lire 53.

1560-61 Richiesto presso il tribunale podestarile di Montelupo di un debito di lire 1.9.2., dà in pegno: 1 paiolo di libbre 6.

 

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JACOPO di Bartolomeo di Jacopo

1561 Si aggiudica il provento della vendita delle castagne in Montelupo per L. 24.- in un’asta effettuata il 15.IX.1561.

1563 Gli Otto di Balia per lettera al Podestà del 31.III. 1563 impongono a Jacopo di Bartolomeo di far pace con Lorenzo di Tommaso, sotto scudi 200 di pena.

- Convocazione del medesimo assieme al fratello Alessandro, in data 20 giugno 1563 per la pace con Jacopo di Bastiano.

- Jacopo di Bartolomeo Uccellini è richiesto presso il tribunale podestarile di Montelupo per un debito di lire 7.

- Lodo notarile rogato in Empoli il 24 giugno 1563 da ser Giovanni Ficarelli con l’ausilio di due arbitri per la divisione fra fratelli (il compromesso venne rogato da ser Ottaviano Brandini da Marradi il 16 di quel mese). A seguito del lodo Jacopo riceve una casa con bottega sottoposta in Montelupo nel luogo detto al fiume Pesa; Alessandro la metà di una casa in Montelupo posta sulla costa, un pezzo di terra e “unum situm ad usum fornacis actum ad fabricandum vasa seu ad artem figuli cum omnibus et singulis fulcimentis et masseritiis pro dicta arte exercenda expectantibus ad dictum situm” posto a San Miniatello.

1564 Gli è intestato un arroto di Decima per beni acquistati di nuovo:

- un pezo di terra vignata di staia 3, nel luogo detto Benivieni “pervenutali per la morte di sua zii Lorenzo e Bastiano d’Jacopo, morti più fa. Aconcia 25.X.1564 (primo a libro secondo Santo Spirito c. 55)”.

1567 Con atto rogato da ser Giovanni Ficarelli in Empoli il 24.IV.1567 vende a Cosimo di Bartolomeo di Giovanni, chiamato del Bianco di Prato, abitante a Fibbiana, “unum situm et fornacem ad usum costruendi vasa cum porticis et omnibus aliis eius pertinentis, sitam in dicto populo Sanminiatello, loco dicto alla via della Chiesa” per fiorini 22 d’oro (di lire 7.-) a gabella del compratore: detta somma da pagarsi entro aprile 1569.

1570 Gli è intestata una posta di Decima a c. 558. In essa si contiene: un pezzo di terra vignata di staia 3; una fornace ad uso di stoviglie con bottega simile in luogo detto al Rio con Decima soldi 1 “pervenutili per la morte di sua zii, come per arroto 1564 n. 189”.

1588 Da un arroto di Decima si apprende che il cugino Jacopo di Bastiano di Jacopo ereditò la fornace a seguito della sua morte.

1594 Nel Civile del Podestà di Montelupo si afferma Jacopo di Bartolomeo è morto senza eredi.

 

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DOMENICO di Jacopo del Nano detto Becone

1536 È nominato con atto rogato da ser Jacopo Nardi del 13 giugno 1536 arbitro in un compromesso, ove è citato come: “Domenico di Jacopo aliter Becone” orciolaio di Samminiatello.

1539 È nominato senza qualifica nel Civile del Podestà di Montelupo.
1543 È nominato senza qualifica nel Civile del Podestà di Montelupo.

 

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CESERI di Domenico di Jacopo del Nano

1559 A Ceseri di Domenico di Jacopo di Domenico ed ai fratelli Lucantonio e Miniato è intestato il seguente arroto di Decima:

“un pezo di terra vignata e canetata di staiora 5 in circa luogo detto Cacciacani o vero Campo maggio, per Decima di denari l0 larghi, arroto 1540 n. 45 = 10 denari.

Una fornace a uso di stovigliaio luogo detto a Rio, per Decima soldi 2 agumento 1542 Santo Spirito primo c. 387. Pervenuta loro per la morte più fa come disse Ceseri presente (levare da Domenico a c. 546). Salda 20.XII.1559”

1580 Fede di morte in data 18.IV.1580 contenuta nel Civile del Podestà di Montelupo:

“fassi fede per noi Offiziali del popolo di San Miniatello che… la Diamante di Ceseri di Domenico di Jacopo del Nano di Samminiatello, passò di questa vita presente il 2 a un 1/2 ora incirca, et lasò uno suo telaio ad una sua cogniata chiamata Santa, donna di Luchantonio fratello del dito Ceseri et figliuolo del detto Domenico di deto luogho… e in dita chasa non è mai stato altro telaio di questo… è la verità”.

La fede è sottoscritta da vari rappresentanti del popolo, fra cui Piero di Jacopo di Tofano e il rettore della Chiesa di San Miniatello, ser Antonio di Benedetto, prete.

1581 Agostino di Mariano Cirri il 5 giugno 1581 dipinge un piattello nella bottega di Bechone del Nano a Samminiatello.

- Compare nella lista dei contribuenti della Decima trascritta nel Civile del Podestà di Montelupo fra quelli di cui si chiedono dati e nuove stime. Alla partita 26 i suoi beni sono così descritti: “Una bottega et fornace a uso di stoviglie in detto [popolo di] San Miniatello, stimisi tutta, se bene dicano che la sia divisa; 20 anni e più fa, si ricorda, facevano lo stesso esercizio di stovigliaio, stima valore locativo L. 10”.

- Compare nella lista di stovigliai da cui l’Arte dei Medici e Speziali di Firenze chiede contributo di L. 5.5.- inviandola al Podestà di Montelupo.

1582 Risulta aver venduto a Lorenzo fu Marco di Domenico Porcelli (secondo dichiarazione di questi) nel novembre 1581 dozzine 6 e 1/2 di scodellini piccini “che ne va 72 a dozzina” a L. 1.4.- la dozzina, che furono da quegli caricati con altro vasellame di Biagio Marmi su una nave partita da Livorno, la quale poi naufragò.

1583 Sotto dì 10.I.1582 [’83] è matricolato nell’Arte dei Fabbricanti del Contado come fornaciaio.

- È nominato con atto notarile rogato da ser Andrea Sergrifi procuratore fra i Membri della Compagnia dello Spirito Santo di San Miniatello per definire una lite [vedi di seguito a Miniato].

 

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MINIATO di Domenico di Jacopo [del Nano] di Domenico

1559 Gli è intestato coi fratelli Ceseri e Lucantonio il seguente arroto di Decima: un pezzo di terra vignata di staia 5; una fornace a uso di stovigliaio, luogo detto a Rio “per Decima soldi 2 agumento 1542 Santo Spirito primo c. 287, soldi 2. Pervenuti loro per la morte di Domenico loro padre, morto più fa, come disse Ceseri presente. S’à da levare da Domenico a c. 546. Salda questo dì 20.XII.1559 per partito etc., primo a Libro secondo Santo Spirito a c. 544”.

1583 È nominato procuratore con atto notarile rogato da ser Andrea Sergrifi in data 16 agosto 1583 coi fratelli Ceseri e Lucantonio ed altri 13 vasai dimoranti a San Miniatello, membri della Compagnia dello Spirito Santo di Samminiatello, per comporre una lite coi membri della Compagnia dello Spirito Santo di Montelupo.

 

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LUCANTONIO di Domenico di Jacopo [del Nano] detto il Riccio

1558 Lucantonio detto il Riccio chiede nella Corte del Podestà di Montelupo un sequestro sui beni di Cosimo di Domenico di Neri.

1559 A Lucantonio ed ai fratelli Ceseri e Miniato è intestato il seguente arroto di Decima:

Un pezzo di terra vignata di 5 staia, Decima denari 10. Una fornace a uso di stovigliaio, Decima soldi 2 “agumento 1542 Santo Spirito primo c. 387. Pervenuti loro per eredità del padre Domenico”.

1579-80 Secondo una dichiarazione firmata da vari rappresentanti del popolo di Samminiatello e dal prete, parroco della Chiesa, di fronte al Podestà di Montelupo, sua moglie Santa riceve in lascito dalla cognata Diamante (moglie di Ceseri) un telaio.

1582 Richiede nella Corte del Podestà di Montelupo un credito di lire 17.-; qui è detto compagno di Andrea d’Antonio di Samminiatello.

- Interviene in qualità di testimone ad un atto di divisione fra i tre fratelli Curradini: Domenico, Francesco e Giovanni fu Michele di Francesco, rogato da ser Andrea Sergrifi.

1583 È nominato procuratore con atto notarile rogato da ser Andrea Sergrifi in data 16 agosto 1583 coi fratelli Ceseri e Miniato ed altri 13 vasai dimoranti a San Miniatello, membri della Compagnia dello Spirito Santo di Samminiatello, in una lite coi membri della Compagnia dello Spirito Santo di Montelupo.

1589-90 Richiede nella Corte del Podestà di Montelupo, per lavoro di sua bottega, una somma di L. 2 a Francesco d’Antonio Tei.

1591-92 Nella Corte del Podestà di Montelupo viene stabilito un suo gravamento ad istanza di Giulio di Pierantonio Masotti, Camarlingo del popolo di Samminiatello.

1593 Compare in un archivio privato come debitore per acquisti di legname.

1594 Francesco di Michele Curradini gli fa intimare il 3.V.1594 dal Podestà di Montelupo di restituire entro “8 dì ogni quantità di lavoro rozzo et cotto e corbelli 20 di terra da far orciuoli, altrimenti gli protesta danni e spese”.

1595 Con atto notarile del 21.X.1595 rogato da ser Lorenzo Muzzi, Magdalena, figlia di Lucantonio del Nano “figulo” di Samminiatello consegna la dote di 95 fiorini di L. 7 al marito Giovanni di Luca di Jacopo di Tofano “figulus” di Samminiatello, che dichiara contestualmente di averla ricevuta.

1597 Registrazione a suo nome in data 30.VIII.1597 in un archivio privato “per valuta di un fornimento di piatti fini hauti da lui per detto prezzo, d’accordo come in giornale a c. 41 - spese in questo c. 67”.

 

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LIONARDO di Lucantonio di Domenico del Nano

1583 È nominato procuratore con atto notarile rogato da ser Andrea Sergrifi in data 16 agosto 1583 con il padre Lucantonio e gli zii Ceseri e Miniato ed altri 13 vasai dimoranti a San Miniatello, membri della Compagnia dello Spirito Santo di Samminiatello, in una lite coi membri della Compagnia dello Spirito Santo di Montelupo.

1614 Vengono intestati a lui e al fratello Domenico le seguenti poste di Decima:

- metà di un pezzo di terra (5 staiora) luogo detto Cacciacani

- una fornace ad uso di stovigliaio luogo detto al Rio (Decima 2 soldi, per arroto 1559 n. 496)

- una bottega ad uso di fornace di stoviglie in detto popolo (Decima 1 soldo, per arroto 1576 n. 161) “Pervenuti per la morte di Lucantonio, lor padre, morto più fa e per divisa fatta con Cesari di Francesco di Cesari, nipote-cugino di detti, presente e d’accordo come dissono. Da levare da Cesari, Lucantonio e Miniato di Domenico di Jacopo di Domenico, c. 661. Salda 1.X.1614”.

1619 Lionardo di Lucantonio da Samminiatello deve L. 35.- a Giuseppe Magaldi, che agisce contro di lui nella Corte del Podestà di Montelupo.

1636 Lionardo di Lucantonio deve L. 7.17, forse per un debito di gabella risalente al 1614, e per questo è iscritto al Civile del Podestà di Montelupo.

 

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DOMENICO di Lucantonio di Domenico del Nano

1614 Assieme al fratello Lionardo gli vengono intestate le seguenti poste di Decima:

- metà di un pezzo di terra (5 staiora) luogo detto Cacciacani

- una fornace ad uso di stovigliaio luogo detto al Rio (Decima: 2 soldi per arroto 1559 n. 496)

- una bottega ad uso di fornace di stoviglie in detto popolo (Decima: 1 soldo, per arroto 1576 n. 161) “Pervenuti per la morte di Lucantonio, lor padre, morto più fa e per divisa fatta con Cesari di Francesco di Cesari, nipote-cugino di detti, presente e d’accordo come dissono. Da levare da Cesari, Lucantonio e Miniato di Domenico di Jacopo di Domenico, c. 661. Salda 1.X.1614”.

 

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CESERI di Francesco di Ceseri di Domenico del Nano

1614 È citato nella portata dei cugini Lionardo e Domenico di Lucantonio per un atto di divisione stabilito fra di essi in merito ai beni del padre Lucantonio.

 

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LORENZO di Jacopo di Domenico [Bastianini]

1536 Sua portata di Decima assieme al fratello Bastiano:

“habitano in detto popolo chon la sottoscritta Decima, fanno orciolai… Una chasa per suo habitare in Sam­mi­niatello, chon un pezo di terra vignata di staia 3 circa luogo detto a Benivieni, quale gli è pervenuto per dota di monna Chamilla donna di Jacopo di Domenico, sua madre, levata dalla posta di beni e possessori di beni di monna Agnola fu d’Antonio di Pippo (c. 459), Decima soldi 1.8”.

1563-64 È iscritto come orciolaio di Samminiatello nei debitori di Decima per 18 soldi.

1589-90 È nominato nel Civile del Podestà di Montelupo come testimone in una controversia tra orciolai.

 

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BASTIANO di Jacopo di Domenico [Bastianini]

1536 Sua portata di Decima assieme al fratello Lorenzo:

“habitano in detto popolo chon la sottoscritta Decima, fanno orciolai… Una chasa per suo habitare in Sam­mi­niatello, chon un pezo di terra vignata di staia 3 circa luogo detto a Benivieni, quale gli è pervenuto per dota di monna Chamilla donna di Jacopo di Domenico, sua madre, levata dalla posta di beni e possessori di beni di monna Agnola fu d’Antonio di Pippo (c. 459). Decima soldi 1.8”.

1561 Bastiano di Jacopo è iscritto al Civile del Podestà di Montelupo per un debito di gabella di lire 2.18.

1563 Gli eredi di Bastiano di Jacopo da Samminiatello sono ricercati dal Podestà per un debito di lire 59.

 

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JACOPO di Bastiano di Jacopo [Bastianini]

1560-61 Pandofo Petrucci, cittadino fiorentino, chiede se­questro nel tribunale podestarile di Montelupo di ogni lavoro che si trovi nella fornace degli eredi Bastianini di Samminiatello, che sono invitati a confessare o negare il debito di L. 14. Compare Jacopo di Bastiano (uno degli eredi) e promette di pagare. Domenico di Samminiatello è nominato custode del sequestro.

1563 Alessandro di Bartolomeo da Samminiatello [dei Del Nano-Uccellini] chiede il sequestro nel tribunale podestarile di Montelupo, affidandolo a Cesare di Domenico da Sam­mi­niatello [dei Del Nano] di quanto vi è nella bottega di Jacopo di Bastiano da Samminiatello [dei Del Nano-Bastianini] quale erede di Bartolomeo, padre di Alessandro, per circa L. 84, che deve per lavori di bottega.

- Il detto Alessandro (abitante a Pisa) agisce nella Corte del Podestà di Montelupo contro Jacopo di Bastiano, ed il 20.VI.1563 gli Otto di Balia li convocano entrambi, sotto pena di 300 scudi, per far pace in seguito ad offese.

- Jacopo di Bastiano contesta ad Alessandro la validità del sequestro; dice che cominciò a lavorare nella bottega di Bartolomeo Uccellini quando in essa non vi era nulla (né piombo, né terra, né altre materie per lavoro d’orciolaio); in seguito tutto ciò gli fu dato da Jacopo di Bartolomeo Uccellini (fratello di Alessandro). Inoltre, Jacopo afferma che il sequestro nei suoi confronti non è valido, secondo gli statuti di Montelupo, poiché egli ha beni per oltre 25 scudi.

Intervengono all’atto in qualità di testimoni: Pie­ro di Bastiano e Lorenzo di Sano da Samminiatello, i quali in data 7 luglio 1563 confermano che è stato Jacopo di Bartolomeo a rifornire Jacopo di Bastiano.

- È citato come vasellaio per un debito con la Gabella dei Contratti di lire 6.2.8. per la dote di monna Maria, sua donna.

1563-64 Paolo di Niccolò detto Gallo agisce nella Corte del Podestà di Montelupo contro Ludovico di Giuliano vasellaio di Limite per L. 3, da lui pagate per conto di Ludovico a Jacopo di Bastiano da Montelupo.

1570 È citato nel Civile del Podestà di Montelupo senza qualifica di mestiere come Jacopo di Bastiano da San Miniatello.

1581 Figura nel Civile del Podestà di Montelupo fra i contribuenti della Decima di cui si chiedono informazioni e stime. Qui gli è attribuita la portata n. 65, nella quale si contiene:

Una bottega e fornace a uso di stovigliaio e orciolaio. Jacopo ha fatto detto esercizio già da 14 anni circa, ed innanzi la tenne Bastiano suo padre.

1583 Come “Iacobus Sebastiani fighulus” è nominato procuratore con atto notarile rogato da ser Andrea Sergrifi in data 16 agosto insieme ad altri 13 vasai dimoranti a Samminiatello, membri della Compagnia dello Spirito Santo di Samminiatello, in una lite coi membri della Compagnia dello Spirito Santo di Montelupo.

1588 Gli è intestato il seguente arroto di Decima per beni acquistati: “Una fornace da stoviglie con bottega simile, luogo detto al Rio (Decima soldi 1.-), pervenuta per la morte di Jacopo di Bartolomeo di Jacopo suo fratello-cugino carnale, morto senza figlioli, come disse Jacopo di Bastiano, e aconcia con sua presentia, 9.VIII.1588”.

1600 Compare nel Civile del Podestà di Montelupo per un debito di lire 6 con la Gabella dei Contratti, in quanto “comperò da Cosimo di Bartolomeo del Bianco, habita nel popolo di Santa Maria a Fibbiana, una fornace nel popolo di Samminiatello, luogo detto "alla via della Chiesa".

 
     

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