TOMMASO (“MASOTTO”) di
Giovanni di Niccolò1556 Francesco di Battista di Lazero di Montelupo,
per un credito di lire 23, chiede nel tribunale di Montelupo il sequestro di una
navicello carico di vasi appartenenti a Masotto di Giovanni “orciolaio da
Capraia”. Il sequestrato è affidato a Domenico di Carlo di Capraia.
Francesco di Battista, per giustificare il sequestro, presenta un libro
creditori e debitori, che a carta 132 porta la seguente posta: “Thomaso e
fratelli e figliuoli di Niccolaio da Capraia deono dare, come appare allo
stracciafoglio della bottega degli orcioli (carta 40) e tutto d’accordo a detto
Masotto adì 9.IX.1556 in bottega lire 22.3.-.”.
Il Podestà di Montelupo con propria sentenza condanna a pagare in solido lire
22.3.-. e, le spese processuali entro 10 giorni Masotto di Giovanni di Niccolò
da Capraia e Giovanni di Giuliano di Giovanni di Berna Bernazzini da Montelupo,
suo mallevadore. Sono citati come testimoni Salvadore di Tommaso di Francesco e
Salvadore di Stefano di Chirico da Montelupo.