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discendenti di Neri di N.N.
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La storia delle famiglie dei vasai di Montelupo Fiorentino e i loro
alberi genealogici sono pubblicati nell'opera di Fausto Berti
STORIA DELLA CERAMICA DI MONTELUPO |
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STEFANO di Neri
1356 “Stefanus Neri” compare tra i capifamiglia del popolo di San
Miniato di Samminiatello dell’estimo del 1356.
Asf, Estimo 266, cc. 43r.- 47r.
1365 “Stefanus Nerii” compare tra i capifamiglia del popolo di San
Miniato di Samminiatello dell’estimo del 1365.
Asf, Estimo 267, cc. LIXr.- LXIIv.
1371 A “Stefanus Nerii” è intestata la portata n. 181 dell’estimo di
Montelupo relativa al popolo di San Miniato di Samminiatello. In essa
Stefano dichiara di avere 30 anni ed il suo nucleo familiare risulta
composto dalla moglie Maxa (per Masa, cioè Tommasa) di 25 anni e dai
figli Tura di 10 e Francesca di 6.
Asf, Estimo 240, cc. 882r.-909v.
1383 A “Stefanus Nerii” è intestata la portata n. 14 dell’estimo di
Montelupo relativa al popolo di San Miniato di Samminiatello. In essa
Stefano dichiara di avere 50 anni ed il suo nucleo familiare risulta
composto dalla moglie Masa (cioè Tommasa) di 40 anni e dai figli Neri di
8, Francesco di 5, Matteo di 1 e mezzo e dalla figlia Francesca di 15
anni. Le sue sostanze sono valutate a 10 libbre.
Asf, Estimo 241, cc. 50r.-56r. (carte rinumerate).
1384 “Stefanus Nerii” compare tra i capifamiglia del popolo di San
Miniato di Samminiatello nell’estimo del 1384.
Asf, Estimo 269, cc. 112r.- 113v.
1395 “Stefanus Neri et Nerius Stefani” compare tra i capifamiglia del
popolo di San Miniato di Samminiatello dell’estimo del 1395.
Asf, Estimo 258, cc. 241v.- 242r.
1403 “Stefanus Nerii pischator et Nerius, Ciechus, Matteus eius
filius” compare tra i capifamiglia del popolo di San Miniato di
Samminiatello dell’estimo del 1403.
Asf, Estimo 258, cc. 79v.-80v.
1412 A “Stefano Neri” è intestata la portata n. 6 dell’estimo di
Montelupo relativa al popolo di San Miniato di Samminiatello. In essa
Stefano dichiara di avere 70 anni ed il suo nucleo familiare risulta
composto dalla moglie Masa (cioè Tommasa) di 50 anni e dai figli Neri di
20, Francesco (“Checco”) di 15, Matteo di 10; la figlia Francesca si è
probabilmente maritata. Le sue sostanze comprendono una casa posta a
Samminiatello e sono valutate a 6 fiorini.
Asf, Estimo 247, cc. 222r.-275v.
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FRANCESCO di Stefano di
Neri 1414 “Checcho di Stefano et Matteo suo fratello” compaiono tra i
capifamiglia del popolo di San Miniato di Samminiatello dell’estimo del 1414.
Asf, Estimo 259, cc. 75r.-76r.
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MATTEO di Stefano
di Neri 1417 “Matteo di Stefano di Neri” compare tra i
capifamiglia del popolo di San Miniato di Samminiatello dell’estimo del
1417.
Asf, Estimo 260 (Libra del Quartiere di Santo Spirito), cc.
127r.-129v.
1426 “Matteo di Stefano” compare tra i capifamiglia del popolo di San
Miniato di Samminiatello dell’estimo del 1426.
Asf, Estimo 261 (Libra del Quartiere di Santo Spirito), cc.
85v.-86v.
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Matteo II di Stefano di Neri
1427 Compare nella portata catastale di Niccolaio di Ghino bicchieraio
da Gambassi come debitore di lire 8.13.
1434 Compare nella matricola dell’Arte dei Vinattieri, ove si dice
che egli è di Samminiatello.
1435-45 [Il documento non è databile con precisione] Portata
catastale di Matteo di Stefano. Afferma di abitare in una “casa trista”
stimata fiorini 25 col nipote Santi di 17 anni e di possedere anche un
pezzo di terra.
La sua famiglia è composta, oltre che da lui (40 anni), dalla moglie
Dorotea e dai figli Simone di 6 anni e Stefano di 5; ha anche tre figlie
femmine. Un altro parente, Goro “à bando di lire 500 e del piè, è
confinato, istà a Roma”.
1460 Nel libro di fra’ Matteo di Jacopo, dell’ospizio di Santa Maria
Novella di Montelupo, si contengono alcune scritture riguardanti i
rapporti tra Matteo di Stefano ed il padre domenicano:
“Ogi… cominciai a oficiare la capella di Matteo di Stefano, e debo
dire una volta la settimana messa alla detta capella, e il detto Matteo
mi debbe dare ogni quindici dì 2 mezio quarti di quello che io mi
contento, o tante altre cose che di pregio sia quelli due mezio quarti,
e dipoi mi debbe dare un mezio quarto quando lui cociesse al fornacino
minore”.
1463 Continuano le registrazioni nel libro di fra’ Jacopo riguardanti
Matteo di Stefano. “De’ dare per barili 3 e mezio di vino bianco per
soldi 16 el barile d’accordo insieme, e debbono pigliare lavorio a
pregio degli autri da chi io n’ò auti: monta il tutto a lire 2 soldi 16.
Anne dati [Matteo ed il fratello Santi, pittore d’orcioli] per dipintura
di 2 mezziquarti e due metadelle… Per 6 orciuoli per frate Niccolò. Per
8 piatelli di metadella. Per 4 iscodelle grandi e 12 scodellini soldi
20. Frate Niccolò di Giovanni per me ebbe da Matteo uno giuoco d’orciuoli
coll’arme, soldi 18”.
1475 Sempre nel libro di fra’ Matteo di Jacopo, in una posta
riguardante Benedetto di Becosso, si legge: “de’ dare soldi venti, sono
per una promessa mi fecie pe’ Matteo che stette con loro in bottega”.
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Santi di Stefano di Matteo I
1435-45 [La datazione del documento è incerta] È nominato nella portata
dello zio Matteo, col quale convive. Si dice che egli ha 17 anni.
1462 Compare nel registro tenuto da fra’ Matteo di Jacopo, rettore
dell’ospizio dei frati domenicani di Santa Maria Novella in Montelupo:
“de’ dare per uno barile di vino vermiglio ebbe adì 2 di febbraio per
pregio di lire 1 soldi 2 d’accordo, e io ne debbo torre masseritie
dell’arte sua, con questo che lui me le debba dare secondo ch’è pell’arte
loro, e volendo io il giuoco d’orciuoli, m’ànno a costare soldi 18, e
col quarto lire 1 e 8 soldi…”.
1463 Compare ancora nel registro suddetto: “Per dipintura d’orciuoli
a bottega di Luca del Frate [Bandini] ànne dato soldi 4”.
“Per due piatelli picoli… soldi 4”
“Per un piatello picolo e 2 iscodellini soldi 4”.
“Per 6 iscodellini soldi 6;
per 30 iscodellini… soldi 10”.
“Per un quarto [rotto]… soldi 4”.
“Per 12 isscodelle coll’arme soldi 16”.
“Per un mezio quarto e una mezietta soldi 6”.
Acquista ancora 4 barili di vino vermiglio per 16 soldi il barile,
per un valore totale di lire 3.4.-;
dà in cambio “8 piatelli picoli piani - dielli a Agnolo del Somaia, e
così sono contento - per 16 soldi; per uno paio di bronzini soldi 10;
uno paio di bronzini soldi 8, d’accordo”.
1468 Registrazione nel giornale d’uscita dell’Ospedale del Dolce di
Prato. “A Santi da Montelupo per 8 iscodelini, si comperarono da lui,
overo da uno di Modona, soldi 8”.
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Stefano di
Matteo II di Stefano 1435-45 [Il documento non è databile con
precisione] Compare nella portata catastale del padre, ove si afferma
che egli ha 5 anni d’età.
1477 Fede di pagamento di Stefano di Matteo nei conti del convento
della SS. Annunziata di Firenze. “Io Stephano di Matteo di Stefano da
Montelupo orciolaio ò ricevuto ogi lire 2 soldi 6, sono per orciuoli,
mezoquarti, metadelle, mezzette e una mezina à fatto alla Casa”. Si
tratta tuttavia di una fornitura di Ambrogio di Nanni da Mercatale “per
lui portò Stefano di Matteo di Stefano da Montelupo, lire 2 soldi 6”.
1488 [detto “da Firenze”] Fornitura per l’Ospedale di Santa Maria
Nuova:
8 quarti dipinti soldi 8 l’uno
8 quarti bianchi soldi 6 l’uno
4 mezziquarti soldi 3 l’uno
3 catini dipinti soldi 4.4 l’uno
totale lire 7.-.-.
Inoltre fornisce 27 mezzette bianche e 12 mezzettini per lire 1 soldi
14.
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Goro di Stefano
di Matteo I 1435-45 [Il documento non è databile con
precisione] Nella portata catastale dello zio Matteo di Stefano si
afferma che Goro “à bando di lire 500 e del pié, è confinato, istà a
Roma”.
1506 Gagliardo di Biagio [Becossi] acquista con atto notarile rogato
da ser Andrea Spigliati del 4 luglio 1506 una casa da Lena, erede di
Jacopa, vedova di Goro di Stefano.
1508 Per arroto di Decima viene voltato da Jacopa, vedova di
Goro di Stefano, in Gagliardo di Biagio [Becossi] la proprietà di “una
casa con bottega sotto a uso di fornace posta in Montelupo”.
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