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  Le famiglie dei vasai di Montelupo - I documenti
       
 
discendenti di Francesco da Samminiatello  
La storia delle famiglie dei vasai di Montelupo Fiorentino e i loro alberi genealogici sono pubblicati nell'opera di Fausto Berti
STORIA DELLA CERAMICA DI MONTELUPO
DOMENICO di Francesco

1365 “Dominichus Cecchi” compare tra i capifamiglia nell’estimo di Montelupo.

Asf, Estimo 267, cc. LIXr.-LXIIv.

1371 Portata d’estimo (n. 153) intestata a “Domenechus Ciecchi”. Domenico afferma di avere 30 e di vivere con la moglie Filippa (25 anni) ed i figli Bilia (10 anni), Michele (“Chele”, 5 anni), Maffeo (3 anni), Antonio (1 anno) e la figlia Nicolosa (“Nicholoxa”, 8 anni).

Asf, Estimo 240, cc. 882r.-909v.

1383 Portata d’estimo (n. 18) intestata a “Domenichus Cecchi” nel popolo di San Miniato di Samminiatello. Domenico afferma di avere 40 anni ed i suoi beni sono stimati 250 libbre. In famiglia, ove vive anche sua sorella Cara di 45 anni, c’è la moglie Filippa (32 anni) ed i figli Michele (“Chele”, 15 anni), Maffeo (14 anni), Antonio (8 anni), Bartolomeo (“Bartolus”, 5 anni), Francesco (4 anni) e Miniato (3 anni).

Asf, Estimo 241, cc. 64r.-68v. (carte rinumerate).

1384 “Domenicus Ciechi et Michele et Maffeus Dominici” compare tra i capifamiglia dell’estimo del comune di Montepo.

Asf, Estimo 269, cc.112r.-113v.

1395 “Dominichus Francisci” compare tra i capifamiglia nell’estimo del popolo di San Giovanni Evangelista di Montelupo.

Asf, Estimo 270, cc. 238r.-239r.

1403 “Domenichus Ciechi et Chele, Meus, Francischus et Miniatus eius filii” compaiono nell’elenco dei capifamiglia relativo al Borgo di Montelupo.

Asf, Estimo 258, cc. 78r.-79v.

1412 Portata d’estimo (n. 58) intestata a “Domenico Cecchi” ed a “Cara Cecchi” per il Borgo di Montelupo. Domenico afferma di avere 65 anni, la sorella Cara 68; possiede una casa con orto posta nel Borgo di Montelupo stimata 15 fiorini, una casa a Samminiatello (8 fiorini) e tre pezzi di terra lavorativa e vignata (14 fiorini). La famiglia dei due fratelli è composta da Michele ( “Chele”, 28 anni), Bartolomeo (“Meo”, 23 anni), Francesco (21 anni), Miniato (18 anni), Piero (11 anni) e Tommaso (9 anni).

Asf, Estimo 247, cc. 237r.-261v.

 

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MAFFEO di Domenico di Francesco

1395 “Maffius Dominici” compare tra i capifamiglia nell’estimo del popolo di San Miniato di Samminiatello.

Asf, Estimo 270, cc. 241v.-242r.

 

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MINIATO di Domenico di Francesco

1414 “Miniato di Domenico et Piero et Maso suoi fratelli” compaiono nell’elenco dei capifamiglia relativo al Borgo di Montelupo.

Asf, Estimo 259, cc. 72r.-73r.

 

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Piero di Domenico di Francesco

1420 Conti intestati a lui ed ai fratelli Miniato e Maso per forniture al convento di San Miniato al Monte di Firenze.

1423 Affitta con i fratelli alcune case e botteghe da orciolaio dal convento di San Miniato a Monte. Non è presente all’atto [vedi sotto].

1427 Non compare nella portata catastale dei fratelli, ed è dunque già morto.

 

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Miniato di Domenico di Checco [Francesco]

1420 Conti a nome di “Miniato e fratelli da Montelupo, orciolai al presente a Ricorboli” si trovano nei documenti del convento di San Miniato al Monte di Firenze.

1423 Nei documenti del convento fiorentino di San Miniato al Monte si riepilogano i dati salienti dell’accordo fermato con atto notarile tra il convento medesimo e Miniato e Maso per l’affitto di due case con bottega da orciolaio a Ricorboli, nel popolo di San Niccolò di Firenze: “Miniato e frategli orciolai che stanno nelle nostre chase a Richorboli denno fare, facta ragione con esso loro d’achordo dela pigione dele chase dove stanno e di vino che chompronno da’ frati - come appare in questo a carta 78 e a carta 95, e della pigione appare a’ libro dell’alogagioni a carta 38 - denno dare in tutto della pigione e del vino fiorini 32 lire 3 soldi 18, chosì chonfessorno essere debitori di questo chonvento. E di questo fece charta ser Nicholò da San Gimignano, nostro prochuratore, questo dì XVI di luglio 1423, e chosì fece charta dell’aloghagione, che noi lo facemmo di nuovo delle chase dove stanno e dei patti che furono fra noi e loro della stima delle masserizie che vi rimasono quando se n’andorono, che furono stimate fiorini 8 lire quarantasette soldi due. E chosì n’appare inventario scripto per mano di Giunta di Tugio orciolaio che sta ala porta di Sam [sic] Piero Ghattolino, e ancho la stima appare di sua mano ed è infilzata all’ofitio de’ Chonsoli dell’Arte de’ Pizichagnoli, e ancho n’apparisce charta di mano del loro notaio. E ancho fa menzione dell’achordo che noi facemmo insieme, che se non ci paghano di mese in mese, che noi potiamo alloghare le chase a qualunque persona noi voliamo. E essi promisono di non venire chontra, e rinunziarono a ogni statuto o legge che per loro si facesse. E di questa quantità del debito s’obligorono di paghare ogni anno soldi tre per lira, tanto quanto dura a ppigliare el sopradecto debito interamente in quanto essi non rischotessino le soprascripte masaritie, cioè: [omissis, vedi questa Storia in vol. V, Inventari di fornaci]. E questo accordo fu fatto adì XVI di luglio MCCCCXXIII”.

- Atto notarile di cui sopra: Firenze, 16 luglio 1423, rogato da ser Niccolò Gentiluzzi da San Gimignano. Alla presenza - come fideiussori dei locatari - di Andrea del fu Fruosino del popolo di San Miniato al Monte e di Niccolò del fu Giovanni del popolo di Santa Margherita a Montici, Michele di Antonio dei Casoli, come sindaco e procuratore del convento di San Miniato al Monte di Firenze, concede in affitto a Miniato e Maso, fratelli e figli del fu [Domenico] di Cecco, orciolai del popolo di San Giovanni a Montelupo, presenti e riceventi per loro stessi e per Piero, loro fratello assente “duas domus contiguas cum portico et seu apotheca et fornace et orto, cameris, salis et lodia retro seu portico, et alia, posita in populo Sancti Miniatis ad Montem, ubi dicitur Ricorboli, quibus omnibus a primo via, a II, III et IIII bona dictorum fratrum et seu monacorum etc., pro tempore triginta mensium proxime futurorum ab hodie, pro florenis vigintiquattuor auri quolibet anno solvendis de mense in mensem prout pro rata temporis et quantitatis tangit, videlicet florenos duos quolibet mense, tali pacto apposito etc., quod si et quando deficerent in alia solutione, liceat dictis fratribus incontinenti absque aliqua notificatione… locare dicta bona… unicuique de arte et ministerio dictorum conductorum… Liceat dictis fratribus etiam propria auctoritate capere, distrahere et alienare…massaritias apotece ut sunt vasa semel cotta, pille, panchacci, conche et pietre pro coloribus, tornia, ruote et alia, pro extimatione florenorum octo et libris 47 et solidis 2, quia inter eos fuerunt comuni concordia extimate”.

I fideiussori si impegnano solo per un mese di affitto, mentre Miniato e Maso dichiarano di essere debitori, assieme al fratello Piero, del detto convento locatore per la somma di fiorini 32 d’oro e lire 2, dovuta a pigione inevasa delle medesime case; essi si impegnano perciò ad estinguere il debito in ragione di soldi 3 per ogni lira di debito [cioè lire 19.1], e di versare annualmente tale rata, salvo che il convento non esiga dai medesimi il pagamento dell’intero arretrato, qualora essi manchino di assolvere al loro obbligo.

1424 Nuovi conteggi del convento di San Miniato al Monte in relazione alle case di Ricorboli appigionate a Miniato e Maso.

- Forniture di ceramiche, tra le quali “mezzette e piategli da insalata”, a Santa Maria Nuova.

- Nuova fornitura per l’Ospedale di Santa Maria Nuova di Firenze per il valore complessivo di lire 25; si precisa che si tratta di “25 quarti d’orciuoli dozinali e 38 meziquarti”.

1426 Registrazione di un prestito ottenuto dall’Ospedale di Santa Maria Nuova. “Deon dare Giovedì Santo adì 28 marzo fiorini 25 [di soldi 80 per fiorino d’oro] che gli prestamo contanti”.

1427 Portata catastale intestata ai fratelli Miniato e Maso “figliuoli di Domenico, da Ricorboli”. Essi dichiarano il possesso di una casa con bottega posta in Montelupo, la quale affittano per 9 fiorini ad Antonio di Giunta [Giunti Paolotti] e Pagolo suo fratello, orciolai. Possiedono un’altra casa posta in Samminiatello, oltre a vari pezzi di terra; hanno crediti e debiti per 130 fiorini e 220 lire. Tra gli “incarichi” essi precisano: “istiamo a pigione a Richorboli nelle case d’Antonio di Lando medice, che le dette case sono de lo spedale, ver è che alo spedale noi diamo la pigione… di fiorini 24”.

Vivono in una famiglia allargata che comprende Miniato, il quale dichiara di avere 44 anni, Maso, più giovane di dieci anni, oltre ai nipoti Domenico di Piero [di Francesco] di 14, Damiano di Piero [di Francesco] di 12 e Pippo [Filippo] di Piero [di Francesco] di 8 anni. In famiglia c’è anche la moglie di Miniato ed alcune figlie femmine.

- Grande fornitura a Santa Maria Nuova di Miniato e Maso orciolai, comprensiva di ben 49 dozzine “di più stoviglie di domaschini di più raxoni di terra, per tutto lire centoventisette, soldi diece”.

- Parziale saldo della fornitura precedente nel libro entrata e uscita dell’Ospedale di Santa Maria Nuova: “lire 27 soldi 10, portarono per parte di lire 127 soldi 10 di 49 dozine di più stoviglie di damaschino, trattone la ghabella ch’ebbano, fieno lire 96”; “per la gabella lire 4”. Il residuo di lire 96 viene accreditato ad Antonio di Lando ed addebitato nel libro pigioni a Miniato e Maso.

1428 Nella portata catastale del 1429 [vedi di seguito a Tommaso] si dice che Miniato “morì adì 8 d’agosto 1428”.

 

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[Tom]Maso di Domenico di Checco [Francesco]

1420 Presente con fratello Miniato [vedi sopra] nei conti del convento di San Miniato a Monte.

- Varie registrazioni del convento di San Miniato al Monte a suo nome; tra queste un acconto di pigione e vendita di vino; i frati comperano un mulo da lui.

- “Maso di Domenicho orciolaio di fuori a Sa’ Niccholò” fornisce 17 orcioli di quarto per un valore di lire 10 all’Ospedale di Santa Maria Nuova.

1423-27 È sempre citato nei documenti col fratello maggiore Miniato [vedi sopra].

1429 Portata catastale intestata a Miniato e Maso (ma nella medesima si dice che il primo è già morto):

“Quartiere Santa Croce, popolo di San Miniato a Monte. Sustanze di Miniato e Maso di Domenico da Ricorboli:

una chasetta posta nel borgho di Montelupo chon una bottega… tiene a pigione… Antonio e Paolo di Giunta, e danne l’anno fiorini VIIII d’oro: stima detta casa… fiorini 100;

una chasa posta nel popolo di San Miniatello… stimala fiorini 10;

un pezzuolo di terra ulivata… posto nel detto popolo fiorini 2;

una vigna di staia 3 posta nel popolo di San Giorgio chomune di Chapraia… è soda… non se ne trae nulla… fiorini 2;

una vigna di staia 20 posta nel detto popolo… è diventata boscho e non se ne è tratto nulla già fa anni X… fiorini 10;

una vigna posta nel chomune di Chapraia… è soda… fiorini 8.

Dichono ànno avere… fiorini 45 per una chasa era loro… fiorini 45.

Debitori: [sono dieci, per un valore complessivo di 70 fiorini e 10 soldi].

Creditori [sono 23, per un totale di fiorini 273 e 221 lire; lo scritturale del Catasto aggiunge di suo pugno]: ragiònansi detti creditori d’achordo chò Maso, perché dice à preso achordo cho’lloro in paga[r]gli in 15 anni, quelli che non sono tratti fuori, fiorini 60.

Incharichi: tengono a pigione chase d’Antonio di Lando poste a Richorboli, dicono che’l detto Antonio diche che dette chase sono dello spedale, e allo spedale dicono darne pigione, cioè fiorini XXIIII d’oro l’anno.

Bocche: Miniato detto, d’età d’anni 44 - morì adì 8 d’agosto 1428;

Maso, d’età d’anni 34;

Agniola, donna di Miniato, d’anni 37 [o 30];

Domenico, d’età d’anni 14, loro nipote;

Damiano, d’età d’anni 12, loro nipote;

Lisa, d’età d’anni 10, loro nipote;

Francesca, d’età d’anni 10, loro nipote;

Pippo, d’età d’anni 8, loro nipote;

Piera, d’età d’anni 3, figliola di Miniato;

Francescho, d’età mesi 6, figliolo di Miniato.

Adì 18 di novembre 1429 per deliberazione degli Uficiali si abattè per la chasa tiene a pigione fiorini 35; tocha soldi 5 denari 3”.

- Miniato e Maso di Domenico compaiono tra i debitori nella portata catastale dell’erede di Datino, biadaiolo, per fiorini 20; nel documento si afferma che essi “sono falliti”.

1431 Compare in varie scritture contabili dell’Ospedale di Santa Maria Nuova.

1434 Nei conti del convento di San Miniato al Monte gli vengono addebitati diversi barili di vino, in essi compare anche la nota: “quando fece una fornasetta la quale gli fece magistro Ambroso”. Egli doverebbe aver fornito al convento “uno orcio da vino da uno quarto, el quale avea fesso el manego” e “16 scudellini a denari 6 l’uno”.

1436 “Maso, overo Tomaso” fornisce varie stoviglie all’Ospedale di Santa Maria Nuova.

1437 Nei documenti di Santa Maria Nuova vi sono diversi conteggi “per resto di pigione e per denari prestati, fiorini 264”.

1438 Fornitura per Santa Maria Nuova: “per 143 scodelle di terra, 108 scodellini, 96 mezzette, 66 metadelle, per uno orciuolo grande di quarti due, e per uno mezo quarto, è di terra cota e dipinta, per tutto lire 29 soldi 16 denari 4”.

1439 Nuova fornitura per Santa Maria Nuova comprendente 8 orcioli grandi a grossi 5 l’uno (cioè 25 soldi l’uno), 56 quarti a soldi 10 l’uno, 54 mezziquarti di scodelle, 18 mezziquarti di mezzette per soldi 52 la dozzina e 6 orciolini d’aceto e olio, in tutto lire 55.

- Portata catastale di Maso. Dichiara di avere 60 anni (aumentandosi palesemente l’età) e vive con i tre figli del fratello Piero; afferma altresì di avere avuto come tassa soldi 9 e denari 2. La casa di Montelupo sarebbe attualmente in mano ad Antonio di Tommaso a seguito d’un pegno di 60 fiorini.

1441 Nei conti dell’Ospedale di Santa Maria Nuova è segnato un ennesimo prestito a suo carico: “Maso di Domenicho e chompagni orciolai fuori della porta a Sa’ Niccholò, de’ dare adì XXII di luglio lire sette, portò Domenicho suo nipote, i qua’ danari gli prestiamo, e debecene fare mezzette”.

- Importo a suo credito nei conti del suddetto Ospedale “per parte di misure di terra”.

- Nuovi conteggi nei registri dell’Ospedale fiorentino per gli oneri d’affitto di Tommaso e per “resto di più lavorìo auto da lui, fiorini 11 soldi 5 denari 4, valsono a soldi 86 per fiorino”.

- Fornitura a Santa Maria Nuova “portò Domenicho di Piero, sono per parte di lavorìo auto da llui, lire 40”.

1446 Conti di Santa Maria Nuova intestati a “Maso di Domenicho orciolaio e Domenicho e Filippo suo’ nipoti” che riguardano la pigione delle case “una, overo due chase a un tenere, cho’ loro fornimenti atti al mestiere dell’orciolaio, poste a Richorboli”, per un totale di fiorini 51, lire 2, soldi 16 e denari 8. A questo conto viene aggiunto l’importo di fiorini 100 per fitto arretrato. Vi sono poi accrediti per forniture di ceramiche.

Tommaso era morto, e quindi al suo nome sono già associati i nipoti. Ancora nel 1475 si ritrova nei libri di Santa Maria Nuova il debito del 1446, pari a fiorini 151.2.16.8 di cui sopra.

 

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Domenico di Piero di Domenico di Checco [Francesco]

1427 Compare nella portata catastale intestata agli zii Miniato [vedi] e Maso. Qui si afferma che egli ha 14 anni.

1441 Figura nei libri di amministrazione dell’Ospedale di Santa Maria Nuova, assieme al fratello Filippo [Pippo] ed allo zio Tommaso [Maso], quale affittuario delle case e bottega di orciolaio a Ricorboli di proprietà del nosocomio.

1444 Portata catastale di Domenico assieme al fratello Pippo:

“Domenicho et Pippo di Piero di Cecco orc[i]olai, ànno d’estimo in detto popolo [San Miniato a Monte] soldi 13 danari 7.

Diceva l’estimo in Maso di Domenicho orc[i]olaio et Damiano, nipote di detto Maso oggi morto, già sono 4 anni o circha. I detti Domenicho e Pippo erano nipoti di detto Maso ogi morto.

Non à sustanze.

Domenicho detto, d’età d’anni 30;

Pippo detto, d’età d’anni 24;

Mona Checha, donna di detto Domenicho, d’anni 20;

Masa figliuola di detto Domenicho, di mesi 2.

Incharichi: A’ dare allo spedale di Santa Maria Nuova fiorini 50. Tiene i detti Domenicho e Pippo una chasa a pigione, la quale è di Santa Maria Nuova, posta in detto popolo, pagane l’anno fiorini 10.

Vogl[i]ono i detti Domenicho e Pippo l’estimo dicha in loro, i quali ànno pagato del sopradetto extimo la metà, poì che morì detto Maso e Damiano… Rechò Domenicho detto adì 15 di dicembre 1444”.

1449 Fornitura assai consistente per l’Ospedale di Santa Maria Nuova: “più lavorìo di stoviglie per lire 113 soldi 7 denari 8” col fratello Pippo.

 

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Pippo [Filippo] di Piero di Domenico di Checcho [Francesco]

1427 Compare nella portata catastale intestata agli zii Miniato [vedi] e Maso. Qui si afferma che egli ha 8 anni.

1444 Sua portata catastale assieme al fratello Domenico [vedi sopra]. Qui si dice che egli ha 24 anni.

1449 Importante fornitura per Santa Maria Nuova assieme al fratello [vedi sopra].

1451-54 Ricordo di affitto a lui intestato nel “Libro delle pigioni delle case segnato G” dell’Ospedale di Santa Maria Nuova:

“Pippo di Piero orciolaio del popolo di San Miniato al Monte chondusse a pigione per anni tre che chominceranno adì primo di settembre 1451 per fiorini cinque l’anno la metà [d’una casa] per non diviso chon Salvi di Zanobi lanaiuolo, posta in detto popolo, chon bottegha a fornacie d’orciolaio, luogho detto a Richorboli, da primo via, secondo chiasso, terzo e quarto questo spedale; qual metà di chasa e bottegha ci donò monna Mattea d’Antonio di Lando per mano di ser Matteo di Domenicho Mattei adì 17 di Dicenbre [sic] 1442, durante la sua vita, e dopo la sua morte rimane a’ frati di San Miniato a Monte. E per lui stette mallevadore Francesco di Jacopo orciolaio del popolo di San Pier Maggiore e Betto di Matteo di Jachopo fornaciaio del popolo di Sant’Anbruogio [sic], charta d’alloghagione per ser Giovanni Gini adì 26 d’agosto 1451. La detta chasa teneva Maso di Domenicho orciolaio, al libro pigioni segnato F a c. 78. Monta la detta pigione per anni tre l’à tenuta, da dì primo di settembre 1451 a tutto agosto 1454, sono fiorini 15.

Anne dato … Resta a dare fiorini VI d’oro soldi 17 piccioli, posto debbi dare al libro pigioni segnato H, c. 43”.

1472 Il vecchio conto è riportato per lungo tempo, e viene aggiunta la scritta: “non è persona, paionci perduti”, poi però si aggiunge ancora in data 1472 “Ànne dato fiorini 5 soldi 17”.

 
     

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