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  Le famiglie dei vasai di Montelupo - I documenti
       
 
Casini  
La storia delle famiglie dei vasai di Montelupo Fiorentino e i loro alberi genealogici sono pubblicati nell'opera di Fausto Berti
STORIA DELLA CERAMICA DI MONTELUPO

GIOVANNI di Donato di Giovanni Casini

1463-64 Fornisce “lavoro d’orciuoli del pregio che si costuma ora al presente nella magiore vendita e lla minore”, in cambio di 6 barili di vino vermiglio valutato 16 soldi l’uno, all’Ospizio dei padri di San Niccolò di Montelupo. Egli ha fornito “dozine due di lavoro a soldi 25 la dozina” ed a saldo “tanto lavoro monta soldi 46”.

1465 È presente quale procuratore di Piero di Giovanni da Montelupo ad un atto notarile rogato il 1 novembre da ser Antonio Lenzi da Empoli.

1481 È presente ad un atto notarile rogato da ser Antonio Lenzi da Empoli per nominare alcuni procuratori.

1490 Fa parte del gruppo dei 23 orciolai che impegnarono la loro produzione per tre anni con Francesco fu Antonio degli Antinori di Firenze mediante atto notarile rogato da ser Piero di Bardo Gherardini.

1492 È testimone, con altri orciolai, ad un atto notarile rogato in Montelupo da ser Piero di Bardo Gherardini.

1492 Compera una casa in Montelupo per fiorini 42 da Onofrio fu Giovanni di Checco di Martino Tanci con atto notarile rogato da ser Leonardo di Giovanni Leonardi da Colle.

1500 È presente con altri come testimone ad un atto notarile rogato in Montelupo da ser Lorenzo di Bardo Gherardini.

1504 Nella portata di Decima risulta già morto poiché la posta è intestata alla sua vedova Cosa. L’estimo del 1490 era intestato a lui, e per i beni descritti pagava soldi 16. In questa portata è descritta una bottega a uso d’orciolaio con fornace. Sono nominati i suoi fratelli Donato, Benedetto ed Antonio con le loro famiglie:

“disse l’estimo l’anno 1490 in Giovanni di Donato in detto popolo, hebbe d’estimo soldi 16.

Beni imobili 1/2 casa per suo habitare, posta nel castello di Montelupo, a primo via, secondo Pagholo d’Antonio, terzo Piero di Samontana, quarto mura castellane”. Aggiunta dell’ufficiale del Catasto: “favisi gli orciuoli a una fornacie sotto detta casa, stimata per la Decima il sitto della bottega fiorini 66.13.4; 1/2 casa compagnia della sopradetta, comprata da Giovanni di Martino per fiorini 30 di sugello, rogato da ser Antonio di Nicolaio notaio … un pezo di terra di staia 10 in circa posto nel popolo detto…; un pezo di terra soda posta in detto popolo, di staia 6 et hora è vigna… fiorini 22.8.14. Maschi: Donato di Giovanni 50 anni; Benedetto di Giovanni 36 anni; Antonio di Giovanni 30 anni, storpiato; Pierfrancesco di Donato 5 anni; Domenico di Benedetto 3 anni; Lorenzo di Benedetto 1 anno. Femine: monna Caterina donna di Benedetto 24 anni; monna Tomasa donna di Tonio 22 anni; Caterina di Donato 3 anni; Lisabetta di Donato 1 anno.

Fatta per me Daniello Canigiani addì 10 di Magio 1504, paga soldi 4”.

 

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DONATO di Giovanni di Donato Casini

1504 Compare nella portata intestata alla madre Cosa, nella quale si dice che ha 50 anni.

1505 Donato di Giovanni compare dinanzi all’Ufficiale della Mercanzia in data 1 luglio 1505: “Donato di Giovanni di Donato orciolaio da Montelupo [si presentò in udienza da detto Ufficiale] et disse che insino dal mese di febbraio proximo passato esso da una parte fecie certa compagnia con Piero di Domenico Becossi et Tomaxo suo figliolo, dalla seconda parte et per la terza parte con Piero di Nanni di Caio. Nella quale compagnia si misse fra tutti tanti tra orciuoli et altri lavori di vasellame, come si costuma, che asciese alla somma di lire 300 circha”.

1508 Viene intestata a Donato di Giovanni [aggiunto: “Chasini”] assieme ai fratelli Antonio e Benedetto un arroto di Decima nel quale si comprende “la terza parte di una chasa con un po’ di bottegha a uxo d’orciolaio posta in Monte Lupo” nel luogo detto Castello; questi beni sono tolti dalla posta già intestata a Cosa loro madre. Su tale proprietà grava una tassa di soldi 2.3. Viene inoltre intestata a Donato e ai suoi fratelli la terza parte di un “poderuzzo” posto in Montelupo.

1509 Donato di Giovanni è presente ad un atto notarile rogato in Firenze da ser Lorenzo di Bardo Gherardini in data 30 luglio.

1520 Viene intestata a Donato di Giovanni e fratelli una posta di Decima che ripete l’arroto del 1508.

 

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PIERFRANCESCO di Donato di Giovanni detto Cecco Colombo

1526 È testimone con altri orciolai, al testamento di Giovanni di Antonio di Bartolo Salvini, orciolaio a Montelupo, rogato il 29 agosto da ser Carlo Becossi da Montelupo.

1532 È nominato procuratore da Marco fu Benedetto di Marco orciolaio da Montelupo, espressamente per far pace e tregua con Batista di Bandino di Luca da Montelupo, mediante atto notarile rogato da ser Girolamo Pagnini il 29 novembre.

1536 È intestata a Francesco ed al fratello Giovanni una portata di Decima. Essi abitano a Montelupo, fanno gli orciolai ed i beni furono descritti nella Decima al nome di Donato di Giovanni loro padre.

I beni consistono nella terza parte di una casa ed in una bottega sotto da orciolaio. Gli viene attribuita una tassa di soldi 2.3.

1537 È testimone ad un atto notarile rogato in Firenze da ser Sigismondo Bellotti in data 6 gennaio 1536 [’37].

1538 Compare genericamente assieme al fratello Giovanni, entrambi definiti orciolai, nel Civile del Podestà di Montelupo.

- Gli eredi di Donato di Giovanni di Donato sono citati nel tribunale locale da Francesco di Sano di Samminiatello per la vendita di un tornio, da essi solo parzialmente pagato all’attore:

“Franciscus Sani de Sancto Miniatello, tamquam heres Sani sui patri, agit contra:

Heredes Donati Johannis Donati de Monte Lupo [a quibus petit dari et solvi] pro uno torno vendito dicto Donato per partem maiori summe lire 8. 12 Ottobris [1538]”.

Ascm, Podestarile 363, c. 8v.

1540 Andrea fu Battista di Piero Calabranci si riconosce debitore di fiorini 25 da lire 7, per acquisto di vasellame di più tipi, di Francesco e Giovanni di Donato, mediante un atto notarile rogato da ser Jacopo Nardi del 13 ottobre.

1542-43 Francesco di Donato è nominato come vasellaio nel Civile del Podestà di Montelupo.

1543 Monte di Lorenzo Monti agisce in data 7 aprile nel tribunale di Montelupo contro Francesco detto “Cecho Colombo” per un credito di lire 2.5.- dovuto a fornitura di ceramiche [vedi documento a Monti].

- Sempre in data 7 aprile Francesco “Cechum vocato Giallorino Colombo” è richiesto nel medesimo tribunale da Andrea di Ciaino per un credito di lire 2.8.- dovuto a fornitura di ceramiche [vedi documento a Ciaini].

1544-45 Francesco di Donato alias Colombo è richiesto presso il tribunale podestarile di Montelupo per un debito di 8 scudi.

1546 Checco di Donato alias Colombo è citato nel tribunale podestarile di Montelupo da Bino di Jacopo per un debito di lire 1 dovute al pagamento del residuo di una fornitura di vasellame.

1554-55 Francesco e Giovanni di Donato sono richiesti per un debito di 6 scudi dalla Gabella dei Contratti per tramite del Podestà di Montelupo.

 

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GIOVANNI di Donato [di Giovanni]

1534 Giovanni di Donato agisce nel tribunale di Montelupo contro Biagio di Battista Calabranci e Michele d’Andrea Bernazzini per lavoro di bottega e ceramiche:

“Johannes Donati de Monte Lupo agit contra:

Blasium Batiste de Calabrancis, a quo [petit sibi dari et solvi] pro lavoro soldi 14.

Michaelem Andree de Bernardinis [sic], a quo [petit sibi dari et solvi] pro orciolinis lire 1.-.-. Die 9 Julii [1534]”.

Ascm, Podestarile 360, c. 21r.

1536 Gli è intestata, assieme al fratello Pierfrancesco, una portata di Decima [vedi sopra a Pierfrancesco].

1540 Giovanni di Donato agisce nel tribunale di Montelupo contro Leonardo d’Antonio detto Salvuccio Salvini per vendita di ceramiche:

“Nannes Johannis Donati vasellarius de Montelupo agit civiliter contra:

Nardum dicto Salvuccio de Montelupo a quo [petit sibi dari et solvi] pro residuo vasellaminum sibi venditorum lire 4.3.-. Die 19 Augusti [1540]”.

Ascm, Podestarile 365, c. 94v.

1544 Gabriele di Giovanni di Carmignano agisce nel tribunale di Montelupo contro Giovanni di Donato orciolaio per una fornitura d’olio non pagata:

“Gabriel Johannis… de Carmignano agit contra:

Johannem Donati orciolarium de Montelupo, a quo petit pro residuo unius salme olei eidem dati… lire 6.10.-. 30 Martii [1544]”.

Ascm, Podestarile 370, c. 26v.

 

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NICCOLÒ di Filippo di Giovanni

1692 Gli è intestato il seguente arroto di Decima: “una casa per uso con fornace sotto, Decima 2 soldi 8 denari; una bottega da orciolaio consistente in due stanze et una fornace in Montelupo, Decima 8 soldi 5 denari, totale 11 soldi 1 denaro. Comperò … da Francesco di Biagio Tosi da Montelupo per prezzo di scudi 220 di moneta (lire 7 per scudo) per contratto rogato da ser Bernardino di Romolo Pecchieri sotto dì 30 aprile 1691. Per fede in filza numero 218. Et in detto Francesco di Biagio Tosi, come legatario del reverendo messer Marco d’Ippolito Tosi, suo zio paterno, pervennero detti beni per restituzione fattali da Francesco d’Antonio Berti per prezzo non voluto, al qual reverendo messer Marco Tosi era pervenuto per compra fatta, anzi reverendo messer Marco Tosi havea venduto detti beni a Francesco di Costantino Berti et a Antonio suo figliolo, con riserva del dominio se non fosse pagato per prezzo di scudi 240 simili per rogito di ser Benedetto Carlini, come tutto appare per contratto rogato da ser Giuseppe Mazantini sotto di 16.III.1684 - fede in filza numero 219.

E si leva da Francesco di Gostantino Berti a carta 598 (con detta Decima di 11 soldi 1 denaro). Salda 30 agosto 1693”.

1693 Gli è intestato il seguente arroto di Decima: “Sustanze per correzione: una casa con bottega, fornace et orto in Montelupo, alla Porta San Piero, con Decima di 12 soldi 6 denari. Comperò detto Niccolò da Francesco di Biagio Tosi per 220 scudi, contratto rogato da ser Bernardino di Romolo Pecchieri 30.IV.1691, fede in filza 218 [1692].

Si pongono oggi in conto di detto Niccolò Casini senza pregiudizio della pretesa duplicità di tutto o parte dei medesimi beni etc. Si leva da Antonio di Francesco di Costantino etc. Berti a carta 567 con detta Decima 12 soldi 6 denari. Salda 28.II. 1693”.

 
     

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