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  Le famiglie dei vasai di Montelupo - I documenti
       
 
Cappiardi  
La storia delle famiglie dei vasai di Montelupo Fiorentino e i loro alberi genealogici sono pubblicati nell'opera di Fausto Berti
STORIA DELLA CERAMICA DI MONTELUPO

ANTONIO di Niccolò di Giovanni detto il Galante

1563 Gli Otto di Balia, richiedono Giovanni di Niccolò del Galante, beccaio, a nome proprio e dei suoi fratelli carnali [Leo]Nardo, Lorenzo ed Antonio (quest’ultimo si trova nell’area del castello di Montelupo “a Montelupo su alto” per lavorare ad una sua fornace).

1565 Con atto notarile rogato il 20 settembre in Empoli da ser Giovanni Ficarelli, Antonio di Niccolò, assieme ai fratelli Giovanni, Lorenzo e Leonardo, fa un lodo con Giovanni Brandi da San Gimignano e Sante di Domenico Santi da Montelupo, circa le controversie nate dal testamento del padre Niccolò rogato da ser Silvestro di Tommaso Signorelli da Empoli. In ragione del lodo si assegnano ad Antonio 136 scudi in denari, crediti e “vasellami e masseritie di bottega d’orciuoli et altre cose appartenenti a detta arte d’orciuoli per detto Antonio amministrata et condotta”.

1581 Antonio di Niccolò del Galante acquista da Tommaso fu Michele Lippi, con atto notarile rogato da ser Andrea Sergrifi dell’8 ottobre, una casa posta in Montelupo “su la Piazza”. Il costo pattuito è di scudi 150 (di lire 7), ma il documento contiene una clausola di retrovendita entro tre anni. In tal modo la casa è di nuovo venduta per l’identico prezzo.

- Compare nella lista dei vasai ai quali l’Arte dei Medici e degli Speziali chiede il pagamento della tassa di lire 5.5.-, demandandone l’esazione al Podestà di Montelupo.

1582 Il nome di Antonio di Niccolò compare nella matricola dell’Arte dei Fabbricanti in data 26 gennaio 1581 [’82].

1590 Antonio di Niccolò Cappiardi è richiesto dalla Gabella dei Contratti presso il tribunale di Montelupo per il pagamento di lire 15, derivanti dal contratto dotale di sua moglie Margherita, figlia di Battista.

1591-92 Compare nel Civile del Podestà di Montelupo in occasione di una controversia per una cavalla.

1593-94 Antonio di Niccolò è iscritto come nuovo Camarlingo al Civile di Montelupo; egli deve perciò cercare idonei mallevadori.

1594 Carlo di Giovanni da Montelupo dichiara presso il tribunale del luogo che Antonio del Galante acquistò la sua fornace da stoviglie nel 1549, e su di essa avrebbe dovuto pagare un censo di lire 20.16.-. Non avendolo fatto, lo stesso Carlo viene ora molestato dal Vicario di San Miniato, ma egli si protesta estraneo a questo obbligo per tale ragione.

 

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NICCOLÒ (di Vitale?) Cappiardi

1692 Niccolò Cappiardi concede a titolo di dote a Giovanpiero di Niccolò Bini, che sposa sua figlia Alessandra, una casa con fornace e orto posta nel castello di Montelupo. I beni sono stimati 525 ducati, ed il suddetto Niccolò si riserva di tornarne in possesso qualora nel termine di quattro anni egli paghi al medesimo Giovanpiero una somma corrispondente [vedi il documento a Bini].

 

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TOMMASO di Antonio Cappiardi

1713 Tommaso di Antonio muore nel gennaio di quest’anno, lasciando ai parenti Niccolò ed Anton Giuseppe, ancora in minore età, una casa con bottega e fornace posta in Montelupo.

 

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VITALE … Cappiardi

1713 Vitale Cappiardi, padre dei pupilli Niccolò e Anton Giuseppe, nominati eredi di Tommaso Cappiardi, chiede, alla morte di questi, che si faccia l’inventario della casa, fornace e bottega del defunto. Si comprende dagli atti successivi che le strutture produttive di questo immobile sono occupate da Giovanpiero Bini. L’inventario richiesto è redatto a partire dal giorno 27 gennaio 1712 [’13].

- Vitale Cappiardi “come padre e legittimo amministratore di Niccolò e Anton Giuseppe, suoi figliuoli pupilli, eredi beneficiati dal signor Tommaso Cappiardi” intima attraverso il Podestà di Montelupo a Giovanpiero Bini “come stante la morte di Tommaso Cappiardi intende… esser terminata la locazione della casa e bottega posta in Montelupo ad uso di fornace, concessa a pigione da detto Tommaso fino li 17 febbraio 1691 [’92]”. Egli, inoltre, “gli notifica a cautela che la detta casa o fornace minaccia rovina e si rende inabitabile, che però la resarcisca, intendendo che ogni danno in ogni caso sia per colpa e difetto… Adì 20 marzo 1712 [’13] notificato quanto sopra”.

 

     

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