| |
|
Calabranci
|
|

La storia delle famiglie dei vasai di Montelupo Fiorentino e i loro
alberi genealogici sono pubblicati nell'opera di Fausto Berti
STORIA DELLA CERAMICA DI MONTELUPO |
|
|
|
TOMMASO di ...
È il capostipite della famiglia poi cognominata “Calabranci”, che,
secondo il ricordo di cui sopra, venne da Carmignano [o piuttosto
da Bacchereto?] a Montelupo. È altrimenti noto attraverso la sua
discendenza; mancano al momento documenti relativi alla sua vita, che
dovrebbe essersi svolta tra Tre e Quattrocento
|
|
^ up
|
|
BARTOLOMEO (Meo) di
Tommaso
È il figlio di Tommaso dal quale discendono i Calabranci già
identificati nel ricordo di cui sopra; mancano documenti relativi alla
sua vita.
|
|
^ up
|
|
FRANCESCO (Checco) di Bartolomeo
1460 Francesco di Bartolomeo dichiarò in quest’anno
la sua portata d’estimo, a noi non pervenuta, e venne tassato per soldi
19.-.
1469 A Francesco di Bartolomeo è intestata una
portata del Catasto valutata per estimo a soldi 12.-.
Tra i beni immobili è compresa una casa in Montelupo,
un’altra casetta ed alcuni pezzi di terra.
Francesco dichiara di vivere con il figlio Niccolò e
la di lui famiglia.
Deve essere morto quest’anno poiché in una nota a
fianco si legge: “Rede e beni e posesori de’ beni di Checho di Meo di
Tomaso, o veramente Nicholò di Checho Calabrancia”.
1474 La vedova di Francesco di Bartolomeo, Mattea,
compare nel libro debitori e creditori di frate Matteo di Jacopo
dell’Ospizio di Montelupo dei frati di Santa Maria Novella: “de’ dare
per due isstaia di grano presstai adì 11 d’ottobre per otto o dieci dì,
ebbi per ricordo una tovaglia capitata usata lire 2.16.-., anne dato 6
di marzo per una libra di candele e ressto d’orciuoli: è pagato”.
|
|
^ up
|
|
NICCOLÒ di Francesco di Bartolomeo
1463 Niccolò di Francesco (Niccolò di Checco) compare
nel libro dell’Ospizio di Montelupo dei frati di Santa Maria Novella per
aver fornito embrici in pagamento di carne salata.
1469 Niccolò di Checcho compare nella portata
inizialmente intestata al padre, detto Calabrancia, che poi,
forse per la sua morte, viene voltata agli eredi “o veramente” al
primogenito Niccolò. Gli vengono accatastate due case stimate 25 fiorini
ed alcuni terreni. Niccolò dichiara un’età di 32 anni e di vivere con la
moglie, mona Cosa, e con i figli maschi Francesco (12 anni), Cornelio (6
anni), Giovanni (5 anni) e Calabrancia (1 anno).
Tra i Calabranci compaiono anche i fratelli Dionigi
(26 anni) con il figlio Marco (1 anno) e Piero (23 anni); si dice però
che essi pagano l’imposta da sei anni (cioè dal 1463) a Fucecchio.
- A Niccolò di Checco è iscritta al campione del
Catasto la proprietà di una fornace che nel Catasto del 1427 apparteneva
a Piero e Giuliano di Francesco.
1475 Niccolò di Checco è intermediario in una permuta
di beni tra Matteo di Vestro e Lisa sua madre da una parte e l’Ospizio
di San Niccolò in Montelupo dall’altra.
1479 Niccolò di Checco fornisce in data 10 aprile
stoviglie per la valuta di lire 2 a Stoldo di Leonardo Frescobaldi, dopo
avere ricevuto dal medesimo tre staia di grano al prezzo di lire 4.1.-
lo staio, con il patto “che mi facessi orciuoli”; le stoviglie sono
consegnate dal fratello.
- Niccolò di Checco, detto “el Chalabrancia orciolaio”
fornisce ancora a Stoldo de’ Frescobaldi “catinele” per soldi 8 per la
fattoria di Castiglioni.
- Niccolò di Checcho compare ancora nel registro di
debitori e creditori di Stoldo de’ Frescobaldi per la fornitura di
orcioli, catinelle, scodelle, scodellini e piattelli “che mi fece per
vila” per una valuta di L. 6.1.-.
1480 A Niccolò di Checco viene intestata la portata
al Catasto dei Calabranci:
“Niccholaio, Dionigi, Piero, fratelli e figliuoli di
Checco di Meo detto Chalabrancha da Montelupo, disse l’estimo del
1470 in rede di Checcho di Meo di Tomaso e monna Mattea sua donna, detto
popolo e piviere; ebbe d’estimo lire 1. Substanze:
una chasa posta nel borgho del castello di Montelupo
per nostro abitare…;
una altra casetta oggi appichata colla detta casa, et
è per nostro habitare…;
uno pezo di vigna con canneto…;
uno pezuolo di renaio…;
facciamo uno poco di bottegha d’orciolaio nella detta
chasa per nostro habitare per substentare noi e la nostra famiglia e
figliuoli, con poco ghuadagno. Bocche:
Niccholaio detto, d’età d’anni 42;
monna Cosa sua donna, d’età d’anni 36;
Dionigi deto, d’età d’anni 38;
monna Tarsìa sua donna, d’età d’anni 30;
Piero detto, d’età d’anni 30;
monna Girolama sua donna, d’età d’anni 26;
Francesco figl[i]uolo di deto Nicholaio, d’età d’anni
17;
Cornelio figliuolo di detto Nicholaio, d’età d’anni
16;
Giovanni figliuolo di detto Nicholaio, d’età d’anni
15;
Lionetta figliuola di detto Nicholaio, sanza dote;
Calabrancha figliuolo di Nicholaio, d’età d’anni 11;
Bartolomeo figliuolo di detto Nicholaio, d’età d’anni
5;
Floria figl[i]uola di Dionigi, sanza dote;
Marco figliuolo di deto Dionigi, d’età d’anni 12;
Mattea figliuola di deto Dionigi, sanza dote;
Lisa figliuola di detto Dionigi, sanza dote;
Lisabetta figliuola di deto Piero, sanza dote;
Bastiano figliuolo di deto Piero, d’età d’anni 4;
Giramonte figliuolo di detto Piero, d’età d’anni 1”.
1486 Niccolò di Checco appare come testimone in un
atto notarile rogato da ser Piero di Bardo Gherardini.
- Portata al Catasto di Niccolò di Checco. Dichiara
di possedere una casa nei pressi della piazza al Poggio alla Malva
valutata fiorini 78 ed alcuni pezzi di terra della valuta di fiorini 27.
È anche proprietario di un mulo stimato fiorini 8, ma dichiara debiti
per lire 100. Assieme ai fratelli Dionigi e Piero vanta anche alcuni
diritti su di una casa posta in Capraia e posseduta da Guido di
Bartolomeo orciolaio. Dichiara inoltre di esercitare “…bottega d’orciuoli
in una bottega di Simone di Bartolomeo di Simone, posta sul Poggio
alla Malva”, per la quale paga lire 16 all’anno in seguito di
impegni assunti per la restituzione di beni dotali.
Niccolò afferma di avere 54 anni e di essere infermo;
vive con la moglie mona Cosa e con i figli Francesco (27 anni), Cornelio
(24 anni), Calabrancia (20 anni) e Bartolomeo (13 anni), unitamente alla
famiglia del figlio Francesco, composta dalla di lui moglie Giovanna
(Nanna) e da Amerigo (1 anno) loro figlio. Paga di tassa soldi 4.
- Aveva per lavorante Bartolomeo di Guido, visto che
egli, nella sua portata catastale presentata quest’anno, dichiara: “sto
per lavorante d’orciuoli… con Nicolaio Calabranci”.
1492 Niccolò di Checco compare tra i testimoni di un
atto notarile rogato da ser Piero di Bardo Gherardini.
|
|
^ up
|
|
DIONIGI di Francesco di Bartolomeo
1471 Dionigi di Francesco (Checco) dichiara con atto
notarile di aver ricevuto fiorini 60 d’oro quale dote della moglie
Tarsia, del popolo di Santa Maria all’Impruneta.
1480 Dionigi di Checco compare con il fratello Piero
nella portata al Catasto intestata a Niccolò.
1485 Dionigi (Nigi) di Checco assieme al fratello
Piero compare in un conto dell’Ospedale degli Innocenti; sono debitori
di lire 9 per aver avuto 12 barili di vino, dando in cambio alcuni
orcioli per i quali “s’à a fare il pregio”. L’Ospedale deve ancora
ricevere a saldo del conto “10 mezziquarti e 24 metadelle e 31 mezzette
di terra, ogni chosa chol bambino nel chorpo”.
1487 A Dionigi di Checco, che si qualifica come
“lavorante d’orciuoli”, viene iscritta la portata al Catasto. Dichiara
di possedere una casa, ove vive con la seconda moglie, Violetta, con il
figlio Marco e con tre figlie femmine, “sta per lavorante a quello si
guadagnia, e così il figliolo, a fare orciuoli, e non fanno sopra di
loro”. Paga di tassa soldi 2.
1489 Dionigi di Checco è presente come testimone ad
un atto notarile rogato in Montelupo.
1490 Dionigi di Checco fa parte del gruppo dei 23
orciolai che si obbligano a vendere la loro produzione per tre anni a
Francesco di Antonio degli Antinori.
1492 Dionigi di Checco figura come creditore per lire
72.2.4 del convento di Badia di Firenze per “più piatelli e piatellini,
schodelle e schodellini, bochali e mezzette avuti da llui qui in Firenze
a nostra ghabella e sua vettura”.
1502 Dionigi di Checco figura come debitore d’estimo
a Prato dal 1495 al 1502 per una somma di lire 27.4.-, che “per grazia a
denari 8 per lira”, vengono abbattute a lire 18.4.-.
1503 Dionigi di Checco compare in qualità di
testimone in un atto notarile.
1504 A Dionigi (Glionigi) di Checcho è intestata una
portata di Decima che fa riferimento ad una precedente del 1490 (che non
è stata conservata). I beni descritti sono quelli già indicati nel 1487;
gli viene attribuita una tassa di soldi 3.-.
1508 Dionigi di Checco presenta una portata di Decima
ove si rileva la presenza di una “bottega a uso d’orciolaio senza
fornacie” sotto la casa di sua abitazione.
1510 Dionigi di Checco fa parte del gruppo dei 34
vasai che deliberano gli statuti dell’Arte degli Orciolai di Montelupo.
|
|
^ up
|
|
PIERO
di Francesco di Bartolomeo
1480 Piero di Francesco (di Checco) compare con i
fratelli Dionisio e Niccolò nella portata del Catasto a loro voltata
dopo la morte del padre. Posseggono due case, in una delle quali c’è una
bottega da orciolaio, ed alcuni terreni. Piero dichiara di avere 30 anni
e di vivere con la moglie, mona Girolama, ed i figli Bastiano (4 anni),
Giramonte (1 anno) ed una figlia femmina.
1485 Piero di Francesco, assieme al fratello Dionigi,
fornisce all’Ospedale degli Innocenti 10 mezziquarti, 24 metadelle e 31
mezzette “di terra, ogni cosa col bambino in corpo”.
1486 Piero di Francesco compare tra i testimoni di un
atto notarile rogato a Montelupo da ser Piero di Bardo Gherardini.
1487 Piero di Francesco dichiara la sua portata al
Catasto. Possiede una casa per abitare in Montelupo, nel luogo detto
in borgo e “sta per lavorante d’orciuoli a quello si guadagnia, e
non fa nulla sopra di sé”.
Qui dichiara di avere 44 anni e di vivere con la
moglie Girolama ed i figli Bastiano (8 anni, ma al lato è scritto
“morto”), Giramonte (6 anni), Batista (2 anni) e una figlia femmina. Gli
viene attribuita una tassa di soldi 2.
1490 Piero di Francesco fa parte del gruppo dei 23
orciolai di Montelupo che stabiliscono di vendere per tre anni la loro
produzione a Francesco d’Antonio degli Antinori.
1508 La portata di Decima di quest’anno è intestata
alla sua vedova Girolama.
|
|
^ up
|
|
BARTOLOMEO di Niccolò di Francesco
1480 Bartolomeo di Niccolò è citato nella portata al
Catasto del padre, ove si dichiara che egli ha 5 anni.
1500 Bartolomeo di Niccolò fornisce ceramiche al
convento della SS. Annunziata di Firenze, ed in data 18 aprile il suo
credito viene iscritto al registro delle uscite “…per 14 mezine grande
per la canova… lire 11.3.-”.
1504 Bartolomeo di Niccolò dichiara la sua portata di
Decima: è orciolaio e possiede solo una vigna; afferma di avere 34 anni
e di vivere con la moglie Margherita ed i figli Jacopo (2 anni) e Piera
(3 anni). Gli viene attribuita una tassa di soldi 3.
1507 Bartolomeo di Niccolò è iscritto per una nuova
fornitura in data 8 maggio all’uscita del convento della SS. Annunziata:
“104 metadelle, 120 mezzette
a lire -.2.8 la coppia
11 quarti grandi a lire -.8.- l’uno
6 mezzine a lire -.16.- l’una,
portò, montano in tutto lire 23.18.-”.
- Nuova fornitura al convento “…lo portò Meo di
Nicholò Chalabranci da Montelupo alla canova, per 9 mezoquarti a lire
-.3.- l’uno, lire 1.7.-.”.
1508 Bartolomeo di Niccolò fornisce ancora ceramiche
alla SS. Annunziata di Firenze ed è iscritta la sua partita sotto dì 9
giugno all’uscita del convento: “spese del nostro refettorio: deon dare
per vasellamenti di terra, cioè orciuoli di più ragione, per quando si
fecie el capitolo, cioè:
- 12 mezoquarti
- 6 mezzine
- 7 quarti
- 120 metadelle
- 48 ciotole
- 40 saliere
- 108 mezzette tutto lire 21.-.-”.
1509 Bartolomeo di Niccolò compare ancora per la
rimanenza del credito precedente all’uscita del convento della SS.
Annunziata di Firenze sotto data 28 aprile: “…per resto di mezine,
metadelle, mezzette, saliere, ciotole, quarti, dati alla chasa l’anno
1508 di giugno - sono per resto d’ogni suo conto, portò lui detto -
contanti, lire 8.16.-”.
1510 Bartolomeo di Niccolò fa parte del gruppo dei 34
maestri vasai che fermano gli statuti dell’Arte degli Orciolai di
Montelupo.
1513 Bartolomeo di Niccolò acquista con atto notarile
del 2 novembre da tre pupilli assistiti da due orciolai di Montelupo una
casa posta in detto luogo per fiorini 14 e lire 1.
1518 Bartolomeo di Niccolò vende con atto notarile
rogato da ser Carlo di Benedetto Becossi il 18 di luglio per fiorini 15
e lire 1 una casa posta in Montelupo a Lorenzo d’Andrea di Monte
orciolaio, il quale poi nomina come vero compratore Giovanni di Serafino
da Viterbo.
1518-22 Bartolomeo di Niccolò e suo fratello Giovanni
depositano in più rate una somma complessiva di fiorini 110 larghi d’oro
presso il monte dell’Ospedale della Misericordia di Prato, ricevendone
un interesse del 5,5 per cento annuo.
1523 Bartolomeo di Niccolò acquista vino in data 4
maggio, e viene iscritto al libro di entrata di un archivio privato.
- Bartolomeo di Niccolò consegna in data 16 ottobre
alcune merci, tra cui un mezzoquarto ed una metadella, e di ciò viene
accreditato presso il medesimo archivio privato.
1531 Bartolomeo di Niccolò fornisce varie stoviglie
alla SS. Annunziata di Firenze, e la fornitura è registrata all’uscita
sotto dì 20 ottobre: “a spese di canova, sono per una soma di boccali e
mezzette e mezoquarti, che furono 200 e 12 mezoquarti, in tutto 212
comperi da Bartolomeo Calabranchi, consegnati alla canova lire 23.-.-”.
1536 Bartolomeo di Niccolò invia la sua partita di
Decima:
“Habita a Montelupo, fa orciolaio, e viene di nuovo
in detto popolo, chon la sottoscritta Decima:
una chasa posta nel chastello di Montelupo, quale
oggi si appigiona a Michele d’Andrea Bernazzini per lire 10.-.- l’anno,
Decima soldi 3.4”.
1539 Bartolomeo di Niccolò è citato davanti alla
Corte del Podestà di Montelupo da Giovanpiero di Ciaino per un debito di
lire 4.10.- dovuto a cottura di orciuoli e macinatura di colori [vedi
documento a Giovanpiero Ciaini].
1541 Bartolomeo di Niccolò fa protesto di sgombero
presso la Corte del Podestà di Montelupo nei confronti di Cipriano di
Sandro di Nigi.
- Bartolomeo di Niccolò richiede in data 17 maggio
nella Corte del Podestà di Montelupo Giunta di Paolo di Giunta in
ragione di un debito di lire 4 per stagno, piombo e marzacotto:
“Meus Calabranci de Monte Lupo agit contra:
Giuntam Pauli Iunte de dicto loco a quo pro rebus
apotece (stagni, geta, marzacotti), in totum lire 4.
17 Maii [1541]… comparuit eius [di Giunta] filius
nomine eius patris quia gravati a quandam infermitate…”. In data 13
giugno a Giunta è sequestrato “uno sacone nigro et uno mantello
romandiolo…”.
Ascm, Podestarile 366, c. 66r.
1556 Bartolomeo di Niccolò è richiesto dalla Gabella
dei Contratti presso la Corte del Podestà di Montelupo per un debito di
fiorini 2.
1560 Bartolomeo di Niccolò mostra nel tribunale di
Montelupo una ricevuta di pagamento di soldi 12 del 25 ottobre.
|
|
^ up
|
|
CORNELIO di Niccolò di Francesco
1480 Cornelio di Niccolò viene nominato nella portata
al Catasto del padre con dichiarazione d’età di 16 anni.
1487 Cornelio di Niccolò viene nominato nella portata
al Catasto del padre con dichiarazione d’età d’anni 24.
1500 Cornelio di Niccolò fornisce in data 30 maggio
due “piategli” della valuta di soldi 15 l’uno [manca il riferimento
archivistico].
1502 Cornelio di Niccolò riceve per sè e per sua
moglie Caterina, figlia del fu Filippo di Giovanni d’Ugo, fabbro in
Montelupo o, “a livello, ossia ad enfiteusi” un pezzo di terra posto in
Montelupo.
1504 A Cornelio di Niccolò è intestata la portata di
Decima, con i seguenti beni immobili:
“Una chasa per suo abitare, dentro nel chastello, che
ebbe per dote della Chaterina sua donna e figlia di Filippo di Giovanni
d’Ugho.
Un pezzo di terra di staia 2.
Tiene a fitto da ser Antonio di Niccolò rettore di
San Miniatello un pezo di terra… fitto lire 14.-.-l’ano. Masti: Cornelio
suddetto (anni 42); femmine: monna Chaterina (28 anni) sua donna…” e
quattro figlie. Gli viene assegnata una tassa di soldi 4.
- A Cornelio di Niccolò viene aggiunto dall’ufficiale
del Catasto la seguente nota: “un pezzo di terra e una vigna sono stati
alienati, [a] carta 1080 v., [per atto] rogato da ser Giovangualberto
d’Antonio Salamoni 13.XI.1497”.
- Cornelio di Niccolò con atto rogato da ser Lorenzo
Gherardini adì 9 di maggio fa compromesso in Giuliano Orlandini,
cittadino fiorentino, per la controversia che ha con ser Naldo e ser
Simone preti.
1505 A Cornelio di Niccolò viene assegnato per lodo
di Giuliano Orlandini a titolo di pagamento dei fiorini 32 che lo stesso
Niccolò aveva concesso a titolo di prestito a ser Naldo e ser Simone
preti, come dote di Tommasa, sorella di detto ser Simone e figlia di
Filippo di Giovanni, nonché moglie di Antonio del fu Giovanni di Donato,
orciolaio di Montelupo, un pezzo di terra posto in Montelupo, con il
quale confina per la quarta parte una proprietà di Lorenzo e fratelli di
Piero Sarto, orciolai di Montelupo.
1509 Cornelio di Niccolò è citato come confinante e
usufrutturio di una servitù in un atto di acquisto di una bottega nel
Borgo di Montelupo da parte di Biagio di Benedetto Becossi.
1510 Cornelio di Niccolò fa parte del gruppo dei 34
vasai che deliberano gli statuti dell’Arte degli Orciolai di Montelupo.
1520 A Cornelio di Niccolò è intestata la portata
della Decima, nella quale sono descritti i seguenti benni immobili:
“Una vigna… a Piano di Pexa…;
un pezzo di terra lavoratia di staia 6 comprò da
Giovannantonio di Filippo d’Ugho e altro per lire 136.14.6, [per atto]
rogato da ser Lorenzo Gherardini 6.V.1505, soldi 1.8;
un pezo di terra vigniata luogo detto Piano di
Pexa… comprò da Antonio di Giuliano di Papino per fiorini XII d’oro,
roghato ser Prospero Righi 4.VIII.1510 - andati a Lorenzo di Chornelio
di Nicholò, per Decima soldi 6.8.”.
1527 Cornelio di Niccolò con atto rogato da ser
Lorenzo di Bardo Gherardini sotto dì 21 di giugno nomina un suo
procuratore.
|
|
^ up
|
|
CALABRANCIA di Niccolò di Francesco
1480 Calabrancia di Niccolò compare nella portata al
Catasto del padre con un’età dichiarata di anni 11.
1487 Calabrancia di Niccolò compare nella portata al
Catasto del padre con un’età dichiarata di anni 20.
1504 A Calabrancia di Niccolò orciolaio è intestata
la portata di Decima comprensiva dei seguenti beni:
“una vigna in Sanminiatello…;
tiene casa a pigione da Girolamo di Bartolomeo
Lionicini, e dane l’ano lire 21.-.-.
Masti: Chalabrancia suddetto (anni 32), Bastiano
(anni 2) e Giuliano (anni 1), figli. Nastasia sua donna…”. Gli viene
attribuita una tassa di soldi 3.
1486 Calabrancia di Niccolò fa parte del gruppo di 34
vasai che deliberano gli statuti dell’Arte degli Orciolai di Montelupo.
|
|
^ up
|
|
FRANCESCO di Niccolò Calabranci
1486 Compare assieme ai fratelli nella portata
catastale del padre.
- “Francesco detto Chalabrancia da Montelupo”
fornisce all’Ospedale degli Innocenti di Firenze 25 mezziquarti ed una
scodella per un valore di lire 2.18.-.
1489 Fornisce all’Ospedale di Santa Maria Nuova di
Firenze:
“3 piattelli bianchi invetriati cholla grucia, da
gielatina lire 1.1.-”.
- Fornisce ancora nello stesso anno il medesimo
Ospedale di:
“11 orciuoli da sciloppi a soldi 13.4 l’uno
e 36 tegghini da coprire orciuoli a denari 8 l’uno”
per un totale di lire 8.10.8.
1490 Fa parte del gruppo dei 23 orciolai che con atto
notarile del 27 di settembre si impegnano a vendere per tre anni tutta
la loro produzione a Francesco Antinori.
- È testimone con altri orciolai ad un atto notarile.
1498 Fornisce all’Ospedale di Santa Maria Nuova di
Firenze:
“1800 albaregli da lattovare per soldi 18 il
centinaio
700 albaregli gialli per unzione
a soldi 14 il centinaio”,
il che comporta “alla nostra spezieria” il pagamento
di “fiorini 3 larghi [e] soldi 17, [cioè] lire 21.2.-”.
- Nuova fornitura da lui realizzata di 4 orcioli
grandi (soldi 36, cioè a soldi 9 l’uno) ed altre ceramiche.
- Ulteriore fornitura per Santa Maria Nuova:
“13 orciolli bianchi di quarto lire 3.18.-
4 piattegli grandi per soldi 12.- l’uno, lire 2.10.-
9 cattinelle con uno manicho soldi 3 l’una, lire 1.
7.-
9 cattinelle mezane soldi 1.4 l’una lire -. 12.-
9 cattinelle picine soldi 1 l’una lire -. 9.-
70 mezette bianche soldi 1 l’una lire 3.10.-
70 orciolini piccini denari 8 l’uno lire 2. 7.-
650 alberegli da lattovare per soldi 18 il cento lire
5.17.-
100 albaregli da unghuento per soldi 14 il cento lire
-. 14.-
somma lire 21.4.-”
1499 Fornisce all’Ospedale di Santa Maria Nuova:
293 scodelle dipinte a denari 10 l’una lire 12. 2.-
10 catinelle grandi da seggiole a soldi 6 l’una lire
3. 6.-
12 quarti bianchi a soldi 6 l’uno lire 3.12.-
10 quarti dipinti a soldi 8 l’uno lire 4.-.-
assieme ad altre ceramiche per un totale di
lire 43.7.-.
1502 Fornisce al convento fiorentino della SS.
Annunziata:
15 mezzine, 12 e 1/2 dozzine di mezzoquarti, mezzette
e metadelle, n. 132 saliere.
1503 Fornisce all’Ospedale di Santa Maria Nuova:
1600 albarelli a soldi 18 il cento lire 14. 8.-
1504 Francesco di Niccolò invia la sua portata di
Decima. In essa dichiara la proprietà di una casa d’abitazione e di un
pezzo di terra a vigna; afferma di avere 43 anni e di vivere con la
moglie Nan[n]a [Giovanna], col fratello Giovanni ed i figli Amerigo,
Salvestro e Niccolò. Gli viene attribuita una tassa di soldi 4.
1506 Fornisce all’Ospedale di Santa Maria Nuova:
3760 albarelli a soldi 18 il cento
860 albarelli a soldi 14 il cento.
- Nuova fornitura per il suddetto Ospedale:
“21 albarelli stiacciati di bochali 3 l’uno per
ritenere l’erbe e ll’altro che si stilla per la nostra spetieria a soldi
4 denari 6 l’uno”.
- Ulteriore fornitura per Santa Maria Nuova:
1000 albarelli da lattovari
500 albarelli da unzione
“portò Amerigo suo figliolo”.
1508 Nuova forniture per Santa Maria Nuova:
“284 albarelli bianchi netti da tare”
a soldi 14 il centinaio.
- Ulteriore fornitura per il suddetto Ospedale:
“36 horciolini da giulebbo”
a soldi 1 l’uno.
- Con atto notarile confessa di aver ricevuto,
assieme al figlio Amerigo, fiorini 115 d’oro a titolo di dote della
moglie di quest’ultimo, Piera, figlia di Jacopo del fu Domenico Ciaini,
calzolaio di Montelupo.
|
|
^ up
|
|
MARCO di
Dionigi di Francesco
1487 Marco di Dionigi compare nella portata al
Catasto del padre; in essa si dice che “sta per lavorante d’orciuoli” e
gli si attribusice un’età di 22 anni.
1504 Marco di Dionigi compare come fornitore in data
16 ottobre di un “giuoco d’orcioli” della valuta di lire 1 ad una
famiglia nobiliare fiorentina.
1507 Marco di Dionigi fornisce in data 15 agosto alla
medesima famiglia stoviglie ed orcioli per una valuta di lire 2.
1508 A Marco di Dionigi e fratelli viene voltata una
posta di Decima comprendente una casa con bottega ad uso di orciolaio
senza fornace, evidentemente per la morte del padre.
1541 Marco di Dionigi compare al Civile del
Podestà di Montelupo per un’appuntatura di lire 1, dovuta forse ad un
vecchio debito.
|
|
^ up
|
|
NICCOLÒ
di Francesco di Niccolò
1528 Niccolò di Francesco è iscritto nel libro di
uscita della SS. Annunziata di Firenze per aver portato, sotto dì 7
d’agosto, diverse stoviglie a nome del fratello Amerigo.
1529 Niccolò di Francesco compare nel libro d’uscita
della SS. Annunziata di Firenze sotto dì 15 maggio: “a spese di
refettorio, portò Nicholaio di Francesco da… [sic], sono per
mezine, bocali, mezete, ciotole pe’ nostri novitii, portò contanti
insino adì 11 deto; per parte di detto lavoro lire 23.-.-”.
- A Niccolò di Francesco stovigliaio sono date per
rata di saldo del debito precedente lire 10.14.- e l’uscita è segnata
nel libro della SS. Annunziata di Firenze.
- Niccolò di Francesco riceve un ulteriore
pagamanento dalla SS. Annunziata di Firenze sotto dì 31 di maggio: “…a
spese di refettorio portò Nicholaio di Francesco da Montelupo per resto
di più sorte di lavori fati per la nostra canova e rifetorio, questo dì
lire 10.14.-”.
|
|
^ up
|
|
DOMENICO di
Checco di Meo
1508 A Domenico di Checcho di Meo è intestata una
posta di Decima nell’anno 1520 nella quale si afferma che egli è
descritto nel registro fondiario sino dal 1508 a carta 469 per la
proprietà dei seguenti beni:
“Una chasa per suo abitare con bottega sotto a uxo d’orciolaio
senza fornacie”, e per questo gli viene attribuita una tassa di soldi
1.4.
1520 Iscrizione fondiaria (nuova) di beni in
Montelupo [vedi sopra].
1536 Nella portata di Decima di Vincenzo di Marco di
Nigi e fratelli si trova un riferimento all’iscrizione fondiaria di cui
sopra con l’indicazione “Domenicho di Checcho di Meo loro zio e cugino”.
1537 In nota alla scrittura fondiaria del 1520 si
rileva che tali beni sono stati ridotti a semplice uso il giorno 11
maggio del 1537, e perciò la tassa di Decima è stata annullata.
|
|
^ up
|
|
NICCOLÒ di
Giovanni di Niccolò detto il Galante
Niccolò di Giovanni non esercita la professione di
orciolaio, ma di fabbro e, almeno dal 1540, quella di beccaio.
|
|
^ up
|
|
AMERICO di
Francesco di Niccolò
1487 Americo di Francesco viene citato nella portata
al Catasto del nonno Niccolò con l’età dichiarata di un anno.
1508 Americo di Francesco fornisce all’Ospedale di
Santa Maria Nuova di Firenze 1840 bossoli da unguento a soldi 14 il
centinaio, per una somma complessiva di lire 12.7.-.
- Americo di Francesco, unitamente al padre,
dichiara, con atto rogato da ser Lorenzo di Bardo Gherardini il 5
luglio, di aver ricevuto a titolo di dote di Piera sua moglie, figlia di
Jacopo del fu Domenico di Ciaino calzolaio di Montelupo, fiorini 115 tra
denaro e beni mobili.
1509 Americo di Francesco fornisce in data 13
settembre le seguenti ceramiche all’Ospedale di Santa Maria Nuova di
Firenze:
-1200 “alberegli da lattovari”;
- 468 “alberegli da unzioni”,
a lire 11.9.- il centinaio, per un totale di fiorini
1, lire 4.9.-.
1510 Americo di Francesco fornisce in data 21 agosto
le seguenti ceramiche all’Ospedale di Santa Maria Nuova di Firenze:
- 1200 “albaregli bianchi”;
- 430 “albaregli gialli”,
a lire 12.12.- il centinaio,
per un totale di fiorini 1, lire 5.12.-.
- Americo di Francesco fa parte del gruppo dei 34
maestri vasai che deliberano gli statuti dell’Arte degli Orciolai di
Montelupo.
1511 Americo di Francesco fornisce in data 29 gennaio
a Santa Maria Nuova le seguenti ceramiche:
- 108 “alberegli da lattovari”,
per un totale di lire 1.10.-.
- Americo di Francesco fornisce ancora in data 20
maggio all’Ospedale di Santa Maria Nuova le seguenti ceramiche:
- 2700 “alberegli da lattovari”
a lire -.16.-. il centinaio
- 460 “alberegli da unzioni”
a lire -.14.-. il centinaio.
1512 Americo di Francesco fornisce all’Ospedale di
Santa Maria Nuova le seguenti ceramiche:
- 900 “alberelli gialli da unzioni”
a lire -.14.-. il centinaio
- 700 “ghobolette da lattovari”
a lire -.16.-. il centinaio,
- 3 “alberegli da vino di mellagrana”
a lire -.4.-. l’uno circa.
1513 “Merico” di Francesco fornisce all’Ospedale di
Santa Maria Nuova “380 alberegli lunghi” al prezzo di soldi 16 il
centinaio, cioè per un importo di lire 3.1.-.
1517 Americo di Francesco fornisce all’Ospedale di
Santa Maria Nuova le seguenti ceramiche:
- 500 “alberegli da latovari”
a lire -18.- il centinaio.
1525 Ad Americo di Francesco è intestato il seguente
arroto di Decima:
“Un pezo di terra vigniata di staia 5 circha luogho
detto Piano di Pessa…, comprò da Martino Ischarfi, rogato da ser
Charlo [Becossi] da Montelupo adì 25 luglio 1525, soldi 3.
Andati a Guido di Bartolomeo di Guido per Decima di
soldi 3”.
1528 Americo di Francesco fornisce al convento della
SS. Annunziata di Firenze le seguenti ceramiche, registrate sotto dì 28
di maggio:
- 10 mezzine a lire 1.8.- l’una
- 6 quartoni a lire 1.5.- l’uno
- 191 boccali e mezzette a lire -.3.- la coppia
- 148 mezzi quarti a lire -.6.- la coppia,
per un totale di lire 38.10.6.
- Americo di Francesco riceve in data 27 maggio a
parziale pagamento della soprascritta fornitura un acconto di lire 17,
che sono iscritte al libro di uscita della SS. Annunziata.
- Americo di Francesco fornisce ancora in data 7
agosto alla SS. Annunziata:
- 120 saliere a lire -.-.6 l’una,
per un totale di lire 3.
- Americo di Francesco viene saldato in data 7 agosto
del rimanente della fornitura del 28 di maggio, mediante il pagamento di
fiorini 3 larghi d’oro e 10 soldi, per un totale di lire 21.10.-.
1529 Americo di Francesco fornisce al convento della
SS. Annunziata “piattegli et scodelle et scodelli per e’ soldati” (Ircani,
p. 356).
1563 Gli eredi di Americo di Francesco sono nominati
per un debito con la Gabella dei Contratti nel Civile del Podestà
di Montelupo.
|
|
^ up
|
|
ORFEO di
Piero di Francesco
1521 Orfeo di Piero è citato in un atto notarile
rogato da ser Carlo Becossi in data 12 febbraio nel quale compare come
proprietario per indiviso con la cognata Fiammetta, vedova del fratello
Battista, di una casa posta in Montelupo, luogo detto il Borgo,
che ha sotto una bottega a uso di orciolaio.
Mediante l’atto i beni vengono divisi.
|
|
^ up
|
|
BATTISTA
di Piero di Francesco
1508 Battista di Piero, insieme al fratello Giramonte,
riceve in data 7 febbraio fiorini 35 e mezzo come dote di Fiammetta,
figlia di Jacopo Bonfigli da Vinci. L’atto è richiamato nel successivo,
redatto dopo la morte di Battista.
1521 Essendo morto Battista di Piero, i suoi beni
vengono divisi con atto rogato da ser Carlo Becossi tra la vedova
Fiammetta e Orfeo di Piero, fratello di Battista. Tra i beni oggetto
della divisione compare una casa con bottega ad uso d’orciolaio nel
Borgo di Montelupo.
|
|
^ up
|
|
GIRAMONTE di Piero di Francesco
1480 Giramonte di Piero è nominato nella portata al
Catasto del padre, che dichiara per lui l’età di un anno.
1508 Giramonte di Piero, con il fratello Battista,
dichiara in data 7 febbraio di aver ricevuto fiorini 35 e mezzo come
dote di Fiammetta, sposa del fratello.
|
|
^ up
|
|
JACOPO di
Battista di Piero
1523 Jacopo di Battista consegna all’Ospedale del
Ceppo di Pistoia otto “metadelle bianche per le monache” della valuta
complessiva di soldi 10.8.
|
|
^ up
|
|
BIAGIO di
Battista [di Piero]
1534 Giovanni di Donato Casini agisce in data 9
luglio nel tribunale di Montelupo contro Biagio di Battista Calabranci
per un credito di soldi 14 “pro lavoro” [vedi il documento a Casini].
|
|
^ up
|
|
VINCENZO di
Marco di Dionigi
1532 Vincenzo di Marco è citato presso la Corte del
Podestà di Montelupo per “pagamento scotto” della bottega da Antonio di
Paolo di Giunta.
1536 A Vincenzo di Marco, orciolaio, è intestata la
portata di Decima comprendente i seguenti beni:
“Una chasa con bottega sotto a uso d’orciolaio posta
in Montelupo, Decima soldi 1.4, e oggi la vuole ridurre per uso.
Chancellasi per partito degli Ufficiali del Monte…”.
1537- 38 Vincenzo di Marco è debitore di lire 1.6.8
per 4 libbre “d’azuro”, ed è citato presso la Corte del Podestà di
Montelupo.
1539 Vincenzo di Marco, assieme alla moglie Maddalena
del fu Martino di Giovanni da Montelupo, che contestualmente elegge come
suo mundualdo Donato di Gagliardo di Biagio Becossi, vende a Giovanni
del fu Jacopo di Vivaldo, con atto notarile rogato da ser Gasparo
Boverelli in data 10 gennaio, la metà di un pezzo di terra e di una casa
posta sulla piazza di Pontorme per la somma di 25 fiorini.
- Vincenzo di Marco e la moglie Maddalena acquistano
con atto rogato dal medesimo ser Gasparo Boverelli e sotto la stessa
data da Andrea di Battista di Piero Calabranci “apothecarius”, che
agisce anche a nome di frate Alberto, suo fratello, e di Biagio di
Battista Calabranci, anch’esso suo fratello, una casa con bottega ed
orto posta in Montelupo sulla via Maestra per un prezzo di 50
fiorini.
- Vincenzo di Marco e la moglie Maddalena vendono
nello stesso giorno con atto dello stesso notaio un pezzo di terra a ser
Antonio di Benedetto di Francesco da Cortenuova, prete.
1540 Vicenzo di Marco pone in Corte del Podestà di
Montelupo istanza di sgombero di una bottega ad uso di vasellaio nei
confronti di Francesco di Bartolomeo di Vestro detto Spallaccio.
- Bastiano di Taddeo Rigoli di Fibbiana produce nel
tribunale di Montelupo una dichiarazione scritta (fede) di Giuliano di
Bartolomeo d’Antonio legnaiolo a giustificazione del sequestro che egli
ha chiesto nei confronti di Vincenzo Calabranci, secondo la quale quest’ultimo
sarebbe suo debitore per un prestito avvenuto in Pisa nel giugno del
1539:
“Die 6 Octubris 1540. Comparuit coram prefato domino
potestate… Bastianus Taddei Rigoli de Fibbiana, causa et occasione
iustificandi quoddam eius sequestrum per eum factum contra et adversus
Vincentium Marci Nigi de Montelupo, prout in hoc registro a 124…
Io Giuliano di Bartholomeo d’Antonio da Montelupo fo
fede come Vincentio di Marcho di Nigi Chalabranci si chiama vero
debitore di Domenico di Bastiano di Taddeo di Rigolo di lire tre e soldi
dieci, e’ quali gli prestò di contanti in Pisa; e decto Domenico gli ha
facto tempo tucto Giugnio proximo a venire che saranno 1540. Et io
Giuliano di Bartolomeo d’Antonio legnaiuolo ho facto fede di quanto…
questo dì 4 di giugno 1539”.
Ascm, Podestarile 365, c. 130r.
- Vincenzo di Marco riconosce in data 11 novembre con
atto notarile rogato da ser Jacopo Nardi un debito di lire 10.11.- nei
confronti di Francesco di Bartolomeo di Vestro, e promette di liquidare
detta somma entro sei mesi.
- Vincenzo di Marco è nominato come proprietario di
una fornace nella quale Francesco di Bartolomeo di Vestro Vestri fa
istanza di sequestro dei lavori, sia cotti che crudi, pertinenti a
Biagio di Domenico Becossi. Per dirimere la controversia, Francesco di
Bartolomeo presenta un suo libro di conti, dal quale risultano le
forniture eseguite per Vincenzo, e tra esse:
4 piattelli di metadelle, “mazi 6 di bronzini da lire
-.6.- il mazo, a suo avere” e, inoltre “mi dipinse un fornimento” di 43
pezzi.
- Pietro Filippo Salvucci cittadino fiorentino agisce
contro Vincenzo nel tribunale di Montelupo per un debito dovuto a
fornitura di scopa:
“Petrus Phylippus Salvuccius civis florentinus agit
civiliter contra:
Vincentium Marci Nigi de Montelupo, a quo [petit sibi
dari et solvi] pro residuo scoparum ab eo habitarum lire 2.7.-. Die XII
Iulii [1540]”.
Ascm, Podestarile 365, c. 57r.
- Francesco del fu Battista di Lazzaro lo cita nel
tribunale podestarile di Montelupo per un debito dovuto a fornitura di
legna:
“Franciscus olim Baptistae Lazeri de Montelupo agit
civiliter contra:
Vincentium olim Marci Nigi vasellarium de dicto loco,
a quo [petit] partem pro residuo lignaminis sibi venditi et partem pro
tot sibi mutuatis lire 1.14.-. Die 15 Iulii [1540]”.
Ascm, Podestarile 365, c. 40r.
1541 Vincenzo di Marco si trova a Roma, dove il 20
giugno verifica il saldo della compagnia di vasaio costituita tra il
ceramista Girolamo de Leoni di Ferrara e Alessandro Romano.
1486 Maddalena, moglie di Vincenzo di Marco, chiede
al Podestà di Montelupo di recedere dal pignoramento eseguito a suo
carico su istanza di Lorenzo di Domenico mugnaio, in quanto non tenuta a
pagare con mezzi propri i debiti del marito che si trova a Roma:
“Die XXVIII Maii 1543. Comparuit personaliter in
judicio coram domino potestate et eius curia domina Lena uxor Vincentii
Marci Nigi de Montelupo et dixit qualiter ipse Vincentius eius vir est
absens a dicto castro Montislupi et hodie in urbe Rome, et a ddicto
Vincentio prefata domina Lena eius uxor non habuit nec habet subsidium
aliquum pro ea vivendi nec eius filii substentandi nec vittum nec
vestitum a dicto eius viro …[habet, et ] eius brachia [sic] sed
eius filii substentavit. Item dicit qualiter sub die 19 presentis mensis
Maii prefata domina Lena fuit per nuntium et familiam vestre curie
gravata de fatto et vigore contumacie ad petitionem et instantiam
Laurentii Dominici molendinarii de Montelupo pro summa l[ibrarum] 10
prout constat in actis vestre curie a 24 in una gamurra panni nigri
tamquam eius bona propria et non dicti Vincentii et non servatis
servandis …[voluit] dictum gravamentum defendere, tamquam eius bona
propria et non dicti Vincentii, ac etiam dixit non teneri ad solvendum
debita nec credita eius viri secundum formam juris. Ideo petivit et
petit dictum gravamentum… revocari… Qui dominus potestas ut supra pro
tribunali sedens et cetera, /c. 52v./ visis et auditis predictis admisit…
et visa forma juris et statutorum… revocamus dictum gravamentum…”.
Ascm, Podestarile 370, cc. 52r.-v.
[Il sequestro è richiesto con nota segnata a c. 24r.]
1551- 52 Maddalena è citata nel tribunale di
Montelupo come vedova di Vincenzo di Marco di Dionigi “pro farina et
aliis rebus” per un debito complessivo di lire 10.
|
|
^ up
|
|
FRANCESCO
di Americo di Francesco detto Mancino
1534 Gli nasce un figlio che battezza Amerigo:
“[A]Merigho et Lorenzo di Francesco d’Amerigho
Calabranci, nacque addì 8 d’agosto a hore 22. Compari Giovanni di
Donato, Francesco di Battista di Lazzero et Chaterina di Pagolo
d’Antonio di Pagolo”.
Aaf, RPC 1172. 1, c. 11r. n. 2.
1537-38 Francesco di Americo è nominato senza
qualifica al Civile del Podestà di Montelupo.
1539 Francesco di Americo è citato al Civile
del Podestà di Montelupo per fitto di bottega.
1540 A Francesco di Americo è intestato un arroto di
Decima in data 5 maggio: “viene di nuovo in detto popolo; beni
acquistati:
due botteghe a uso d’orciolaio, oggi ridotte tutte
una in Montelupo. Tali beni condusse a livello, overo a linea dai
Capitani d’Orsammichele più tempo fa sua antichi, e ne pagha l’anno lire
18.-.- piccioli e libbre una di cera bianca, come ce ne fa fede Nichola
de’ Medici loro proveditore. Detti beni si trovano a’ Libro de’
Religiosi, Santo Spirito numero 56 carta140, con Decima di lire -.8.8
larghi, in due partite che, difalchati e’ livello, ne pagha detto, con
Decima di lire -2.4 larghi, et achonci a suo chonto questo dì 5.V.1540.
Posto a’ Libro secondo Santo Spirito, carta 471”.
1543 Francesco di Americo orciolaio, già confinato
dal Commissario delle Bande fuori della Podesteria di Montelupo per un
mese sotto pena di lire 100, sembra non abbia ubbidito al precetto; gli
viene perciò richiesto con lettera del 17 novembre inviata al Podestà di
Montelupo per l’esecuzione, di presentarsi personalmente presso il
medesimo Commissario.
1545 Francesco di Americo orciolaio, con atto rogato
da ser Vittorio Giani del 21 marzo, si riconosce debitore di Benedetto
Uguccioni per 15 scudi d’oro ricevuti in prestito, e promette di
restituirli entro tre anni.
1546 Francesco di Americo figura tra le notificazioni
inviate dal Podestà di Montelupo.
1547 A Francesco di Americo stovigliaio è intestato
un arroto di Decima:
“Beni acquistati: un pezo di terra vignata… per
redità di Lorenzo di Chornelio di Nicholaio, rogato da ser
Giovannantonio da Pulicciano 23.X.1541, per Decima di lire -5.-.
Achoncia chon presenza di detto Francesco e per avere visto testamento e
rilassato. Salda addì 9 di luglio 1547 per partito Signori Uficiali di
Decima a’ libro de’ partiti carta 66”.
- A Francesco di Americo è intestato un ulteriore
arroto di Decima:
“Beni acquistati: una casa posta in Montelupo,
appigionata insino addì 1.II.1547 a Bartolomeo di Jacopo Puccellini di
Sanminiatello…”.
1551-52 Francesco di Americo è iscritto nel Civile
del Podestà di Montelupo per una somma di lire 2.-.-per “scottis litis”.
1553 Francesco di Americo detto Mancino viene
richiesto presso la Corte del Podestà di Montelupo per un debito di lire
19.10.-.
1560-61 Francesco di Americo viene gravato in beni
dal Podestà di Montelupo per un debito di lire 23 ad istanza dei
Capitani d’Orsammichele. Tra i beni sequestrati, una balestra a
pallottole alla fiorentina e 60 libbre di piombo.
1570 A Francesco di Americo è intestata la portata
della Decima. I beni immobili identificati sono:
una casa posta nella via Maestra di Montelupo,
una casa nella via del Papa di Montelupo,
nonché “una bottega a uso d’orciolaio in Montelupo, quali beni conducano
a linea [masculina] più tempo fa da’ Capitani di Orza’Michele e’ sua
antichi, per Decima soldi 2.4”.
1577 Francesco di Americo appigiona con atto rogato
da ser Antonio del Medico il 2 novembre “apothecam suam ad usum
orceolorum, cum fornace et suis habituris et pertinentiis, in Monte
Lupo” a Giovanni di Leonardo Berzelli (Brizzelli) di Montelupo per un
periodo di tre anni per un compenso di 12 scudi e la brace prodotta con
una cotta (“et una coctura brasciarum fornacis”).
1581 Francesco di Americo è tra i contribuenti della
Decima a cui vengono richieste nuove stime; egli con propria portata
dichiara il possesso di una bottega da stovigliaio “esercitata da lui”
per un valore locativo stimato di lire 24. Francesco dichiara inoltre di
avervi esercitato il mestiere di vasaio da 28 anni, e che i suoi
antecessori fecero lo stesso.
1582 Francesco di Americo figura come teste ad un
contratto rogato in Empoli il 26 di luglio.
|
|
^ up
|
|
[Dio]Nigi di Marco di [Dio]Nigi
1534 Dionigi di Marco agisce nel tribunale di
Montelupo contro Bonaiuto di Nerone per un debito al gioco della palla:
“Nigius Marci Nigi agit contra:
Bonaiutum Neronis de Montelupo, a quo [petit sibi
dari et solvi] pro ludo pile soldi 16 denari 8. Die 25 Augusti [1534]”.
Ascm, Podestarile 360, c. 43v.
1536 È citato nella portata di Decima di Pagolo
d’Antonio di Pagolo di Giunta [Giunti Paolotti] come confinante.
1540 Nigi di Marco agisce nel tribunale podestarile
di Montelupo contro Andrea di Battista di Piero Calabranci per un debito
di lire 21 dovuto ad una cotta di vasellame:
“Nisus Marci Nigi vasellarius de Monte Lupo agit
civiliter contra:
Andream Baptistae alias l’Antichucho de
Montelupo, a quo [petit sibi dari et solvi] pro una cotta vasellaminum
sibi vendita et pro parte maioris summae lire 21 pro parte. Die 4 Iulii
[1540]”. Ascm, Podestarile 365, c. 39v.
1541 È descritto al Civile nella ricognizione
dei componenti della banda militare.
1545 È testimone in data 9 aprile nel processo per il
ferimento di Antonio di Giovanni del Becha [Salvini] da Montelupo,
imputato ai figli di Bastiano di Pierantonio [Masotti] da Samminiatello;
dichiara di avere 28 anni ed un patrimonio di 40 fiorini d’oro.
1546 Fa un atto di fideiussione nel tribunale
podestarile di Montelupo.
- Chiede nel tribunale di Montelupo il sequestro di
una cotta di vasellame esistente nella fornace di Giunta di Paolo
[Giunti Paolotti] che gli è debitore per lire 4; Mariotto di Domenico di
Ciaino [Ciaini] è indicato da lui come affidatario del sequestro.
1551-52 Nel Civile del Podestà di Montelupo
accanto al suo nome è scritto: “morto”.
|
|
^ up
|
|
Cipriano di Sandro di Nigi detto Cipri
1537-38 È nominato al Civile del Podestà di
Montelupo senza qualifica professionale.
1540 Cipriano di Sandro agisce nel tribunale di
Montelupo contro Bartolomeo di Giovanni di Bianco Bianchi per opere di
pittore:
“Cipri Sandri vasellarius de Montelupo agit civiliter
contra:
Bartolomeum Johannis Blanci de dicto loco a quo
[petit sibi dari et solvi] pro manifactura pictura vasellorum lire
-.17.-. Die 23 Iulii [1540]”.
Ascm, Podestarile 365, c. 67v.
- È citato come “vasellaio Cipri” assieme a Vincenzo
[di Marco?] nel Civile di Montelupo.
1541 Cipri[ano] di Sandro, come erede del padre,
agisce nel tribunale di Montelupo contro gli eredi di Salvadore di
Giovanni e contro Andrea di Lancillotto [Monti], nipote di detto
Salvadore, per recuperare un residuo dotale di lire 70 appartenente a
Maria, figlia del medesimo Salvadore e moglie di Sandro di Nigi suo
padre.
- [Bartolo]Meo Calabranci agisce mediante protesto
nel tribunale podestarile di Montelupo contro Cipri[ano] di Sandro di
Nigi Calabranci affinché egli sgomberi una casa.
1542 Giovanbattista di Bartolomeo agisce nel
tribunale di Montelupo contro Cipriano per un debito dovuto alla
risuolatura di un paio di scarpe:
“Johannes Baptistas Bartolomei de Navarra habitans in
Montelupo agit contra:
Ciprum… [sic] laboratorem… Guido Bartolomei
stovigliaio, a quo petit pro resolature unius par aluptarum Lire -.14.-.
8 Februarii [1542]”.
Ascm, Podestarile 370, c. 9v.
- Ansuigi di Nardo da Capraia agisce nel tribunale di
Montelupo contro Cipri in data 9 agosto per un debito di 18 soldi “pro
frasconis” [vedi il documento a Nardi di Capraia].
1543 Cipriano di Sandro di Nigi detto Cipri è
richiesto nel tribunale di Montelupo da Ansuigi di Nardo da Capraia per
un debito di soldi 18 dovuto ad acquisto di legname:
“Ansuigi Nardi Pippi de Capraria agit contra:
Ciprium Sandri Dionisii de Montelupo, a quo petit
sibi dari et solvi solidos XVIII pro tribus salmis lingnarum lire
-.18.-. Die 25 Januarii [1543]”.
Ascm, Podestarile 370, c. 9v.
1544-45 È iscritto al Civile di Montelupo per
un debito di lire 1.10.-. Si dice in nota che è “poverissimo”.
1545-46 È iscritto al Civile di Montelupo per
un debito di lire 3.8.-. Si dice in nota che è “povero”.
1546 È richiesto nel tribunale di Montelupo da
Salvatore di Giovanpiero per un debito di lire 1.10.- dovuto alla
fornitura di lino ed a un prestito di denaro.
1547 È richiesto nel tribunale di Montelupo per un
debito di lire 1.10.-; si tratta di un residuo di debito che gli chiede
Giovanni di Raffaello detto Leprino pannaiolo.
1556 È iscritto al Civile di Montelupo per un
debito di lire 10 con la Gabella dei Contratti.
1558 È iscritto al Civile di Montelupo per un
debito di lire 30; a fianco c’è la nota: “nulla”.
|
|
^ up
|
|
LORENZO
di Cornelio di Niccolò
1536 A Lorenzo di Cornelio è intestata la portata di
Decima. Si dichiara lavorante, e denuncia una casa per suo abitare posta
in Montelupo oltre a due pezzi di terra in luogo detto Piano di Pesa.
1540 Lorenzo di Cornelio è richiesto nel tribunale
podestarile di Montelupo in data 26 maggio da Piero di Sebastiano
Masotti per un debito di lire 19 dovuto a fornitura di allume. Lorenzo
in data 29 maggio si presenta dal Podestà e afferma che l’allume in
questione non era buono, ma poi si accorda in data 9 giugno per il
pagamento di lire 14 al richiedente “in tot laboreriis vasellaminum” [vedi
il documento a Piero di Sebastiano Masotti].
1540 Lorenzo del fu Cornelio riceve in affitto per
tre anni, con atto rogato da ser Jacopo Nardi in data 15 agosto, dal
rettore della chiesa di San Lorenzo a Cacciacane di Samminiatello, una
casa, alcuni pezzi di terra e la metà di un bosco, tutti beni posti in
Samminiatello.
- Lorenzo del fu Cornelio è citato in data 26 maggio
nel Civile del Podestà di Montelupo come vasellaio.
1541 Lorenzo di Cornelio agisce presso la Corte del
Podestà di Montelupo contro Giovanni di Antonio Berti per un debito di
lire 1.
- Lorenzo del fu Cornelio compare nel Civile
del Podestà di Montelupo tra i contribuenti della Decima per
Samminiatello.
1547 Lorenzo di Cornelio è citato in un arroto di
Decima pertinente a Francesco di Bartolomeo di Vestro. In esso si
afferma che una casa con bottega sotto ad uso d’orciolaio e fornace, con
bosco, erano stati condotti a livello da Lorenzo di Cornelio Calabranci
dalla commenda di San Jacopo in Campo Corbolini. con gravame di lire 14
e L. 2.10.- “per più orciuoli”; Lorenzo tenne il livello sino alla sua
morte avvenuta il 26 maggio del 1543.
|
|
^ up
|
|
ANDREA di Battista di Piero detto “il Piccino” o “l’Anticucco”
1539 Andrea di Battista “apothecarius”, assieme al
fratello frate Alberto, di cui è procuratore, donatario dell’altro
fratello Biagio, vende una casa con bottega ed orto posta in Montelupo
sulla via Maestra a Vincenzo di Marco di Nigi Calabranci ed a sua
moglie Maddalena per fiorini 50 d’oro. L’atto è rogato il 10 gennaio da
ser Gasparo Boverelli.
- Andrea di Battista, detto Andrea il piccino,
Calabranci compare al Civile del Podestà di Montelupo.
1540 Andrea di Battista viene citato in data 4 luglio
presso la Corte del Podestà di Montelupo da Nigi di Marco di Nigi,
anch’egli dei Calabranci e vasellaio di Montelupo, per un debito di lire
21 dovuto ad una cotta di vasellame [vedi il documento qui a Nigi].
- Andrea detto l’Anticucco si riconosce
debitore, con atto rogato da ser Jacopo Nardi del 13 ottobre, di
Giovanni del fu Donato di Giovanni da Montelupo o e di suo fratello
Francesco per fiorini 25 “causa et occasione vasellarium plurium
sortarum” da essi ricevuti. Con l’atto in questione Andrea si obbliga a
pagare il debito entro il prossimo mese di dicembre, e porta come
fideiussore Giovanni di Bastiano di Michele detto Zucchetta di
Montelupo.
1540-41 Andrea di Battista detto l’Anticucco
subisce un sequestro cautelativo dal Podestà di Montelupo.
1541 Andrea di Battista (detto Andrea Calabranci)
compare al Civile del Podestà di Montelupo tra i debitori di
Decima.
1544-45 Andrea di Battista (“Drea alias Anticucco”)
è citato, assieme a Giovanni di Bastiano detto Zucchetta, “ut
socios”, presso la Corte del Podestà di Montelupo da Giovanni d’Ansuigi
di Capraia per un debito di lire 12 “pro parte”; nella formula della
richiesta si chiarisce che si tratta di un debito per il trasporto di
ceramiche: “a quibus petit pro vectura capsarum plenarum vasorum Pisis,
Liburnum…”. Inoltre viene chiesto agli stessi il rimborso di lire 2.10.-
“pro vectura… a navis Pisas”. In margine al nome di Andrea vi è
l’annotazione: “soldato e figlio di famiglia”.
1544-45 Il fratello di Andrea di Battista, frate
Alberto, agisce presso la Corte del Podestà di Montelupo contro Cipriano
di Sandro vasellaio per 11 soldi in ragione della vendita di cose di
bottega.
|
|
^ up
|
|
ASTORE di
Marco di Dionigi
1539 Astore di Marco è nominato senza qualifica al
Civile del Podestà di Montelupo.
1540 Astore di Marco viene citato come vasellaio in
data 24 giugno al Civile del Podestà di Montelupo.
1553 Nella fornace di Astore di Marco viene
sequestrata, a richiesta di Cosimo di Domenico Neri da Sammontana, “ogni
quantità di vasi ed ogni quantità di lavoro” pertinente a Marcantonio di
Luca senese, nominando il medesimo Astore custode del sequestro.
|
|
^ up
|
|
FRANCESCO di Domenico di Francesco
1544-45 Francesco di Domenico è citato senza
qualifica per un debito di gabella di lire 1 al Civile del
Podestà di Montelupo.
1545-46 Francesco di Domenico agisce presso la Corte
del Podestà di Montelupo contro Giovanni di Bastiano per un debito di
lire 2.10.- in ragione di “lavoro di vasellami”.
1560-61 Francesco di Domenico, orciolaio, compare nel
Civile del Podestà di Montelupo per diverse registrazioni di
debito della Gabella dei Contratti e, in particolare:
per acquisto di beni da Martino Scarfi, tra cui un
pezzo di terra a vigna (lire 23 di gabella);
per un residuo di debito di lire 3. A fianco di
quest’ultima registrazione è scritto: “non si trova”, probabilmente
perché si è trasferito a Roma.
1583 Francesco di Domenico, avendo avuto in Roma un
litigio con Bettino di Faenza (“cum sit quod diebus proxime elapsis orta
sint verba altercatoria ex nonnulli inter eos accidentibus”) fa pace con
quest’ultimo in data 3 di giugno.
|
|
^ up
|
|
CAMILLO di
Vincenzo di Marco
1581 Camillo di Vincenzo figura in un elenco dei
contribuenti di Decima contenuto nel Civile del Podestà di
Montelupo per una casa in Montelupo affittata a Lorenzo di Jacopo di
Bino.
|
|
^ up
|
|
PIERO di Marco
di Dionigi
1621 Nella portata di Decima della vedova di Piero di
Marco di Dionigi si ritrova la seguente annotazione:
“Redità giacente: una casa per uso con bottega e
fornace in detto castello, Decima soldi 3.4.
Si levano dal 1570 carta 637 da redità suddetta per
saldo di detto conto (salda 1.IX.1621)”. |
| |
|