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  Le famiglie dei vasai di Montelupo - I documenti
       
 
Calabranci  
La storia delle famiglie dei vasai di Montelupo Fiorentino e i loro alberi genealogici sono pubblicati nell'opera di Fausto Berti
STORIA DELLA CERAMICA DI MONTELUPO

TOMMASO di ...

È il capostipite della famiglia poi cognominata “Calabranci”, che, secondo il ricordo di cui sopra, venne da Carmignano [o piuttosto da Bacchereto?] a Montelupo. È altrimenti noto attraverso la sua discendenza; mancano al momento documenti relativi alla sua vita, che dovrebbe essersi svolta tra Tre e Quattrocento

 

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BARTOLOMEO (Meo) di Tommaso

È il figlio di Tommaso dal quale discendono i Calabranci già identificati nel ricordo di cui sopra; mancano documenti relativi alla sua vita.

 

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FRANCESCO (Checco) di Bartolomeo

1460 Francesco di Bartolomeo dichiarò in quest’anno la sua portata d’estimo, a noi non pervenuta, e venne tassato per soldi 19.-.

1469 A Francesco di Bartolomeo è intestata una portata del Catasto valutata per estimo a soldi 12.-.

Tra i beni immobili è compresa una casa in Montelupo, un’altra casetta ed alcuni pezzi di terra.

Francesco dichiara di vivere con il figlio Niccolò e la di lui famiglia.

Deve essere morto quest’anno poiché in una nota a fianco si legge: “Rede e beni e posesori de’ beni di Checho di Meo di Tomaso, o veramente Nicholò di Checho Calabrancia”.

1474 La vedova di Francesco di Bartolomeo, Mattea, compare nel libro debitori e creditori di frate Matteo di Jacopo dell’Ospizio di Montelupo dei frati di Santa Maria Novella: “de’ dare per due isstaia di grano presstai adì 11 d’ottobre per otto o dieci dì, ebbi per ricordo una tovaglia capitata usata lire 2.16.-., anne dato 6 di marzo per una libra di candele e ressto d’orciuoli: è pagato”.

 

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NICCOLÒ di Francesco di Bartolomeo

1463 Niccolò di Francesco (Niccolò di Checco) compare nel libro dell’Ospizio di Montelupo dei frati di Santa Maria Novella per aver fornito embrici in pagamento di carne salata.

1469 Niccolò di Checcho compare nella portata inizialmente intestata al padre, detto Calabrancia, che poi, forse per la sua morte, viene voltata agli eredi “o veramente” al primogenito Niccolò. Gli vengono accatastate due case stimate 25 fiorini ed alcuni terreni. Niccolò dichiara un’età di 32 anni e di vivere con la moglie, mona Cosa, e con i figli maschi Francesco (12 anni), Cornelio (6 anni), Giovanni (5 anni) e Calabrancia (1 anno).

Tra i Calabranci compaiono anche i fratelli Dionigi (26 anni) con il figlio Marco (1 anno) e Piero (23 anni); si dice però che essi pagano l’imposta da sei anni (cioè dal 1463) a Fucecchio.

- A Niccolò di Checco è iscritta al campione del Catasto la proprietà di una fornace che nel Catasto del 1427 apparteneva a Piero e Giuliano di Francesco.

1475 Niccolò di Checco è intermediario in una permuta di beni tra Matteo di Vestro e Lisa sua madre da una parte e l’Ospizio di San Niccolò in Montelupo dall’altra.

1479 Niccolò di Checco fornisce in data 10 aprile stoviglie per la valuta di lire 2 a Stoldo di Leonardo Frescobaldi, dopo avere ricevuto dal medesimo tre staia di grano al prezzo di lire 4.1.- lo staio, con il patto “che mi facessi orciuoli”; le stoviglie sono consegnate dal fratello.

- Niccolò di Checco, detto “el Chalabrancia orciolaio” fornisce ancora a Stoldo de’ Frescobaldi “catinele” per soldi 8 per la fattoria di Castiglioni.

- Niccolò di Checcho compare ancora nel registro di debitori e creditori di Stoldo de’ Frescobaldi per la fornitura di orcioli, catinelle, scodelle, scodellini e piattelli “che mi fece per vila” per una valuta di L. 6.1.-.

1480 A Niccolò di Checco viene intestata la portata al Catasto dei Calabranci:

“Niccholaio, Dionigi, Piero, fratelli e figliuoli di Checco di Meo detto Chalabrancha da Montelupo, disse l’estimo del 1470 in rede di Checcho di Meo di Tomaso e monna Mattea sua donna, detto popolo e piviere; ebbe d’estimo lire 1. Substanze:

una chasa posta nel borgho del castello di Montelupo per nostro abitare…;

una altra casetta oggi appichata colla detta casa, et è per nostro habitare…;

uno pezo di vigna con canneto…;

uno pezuolo di renaio…;

facciamo uno poco di bottegha d’orciolaio nella detta chasa per nostro habitare per substentare noi e la nostra famiglia e figliuoli, con poco ghuadagno. Bocche:

Niccholaio detto, d’età d’anni 42;

monna Cosa sua donna, d’età d’anni 36;

Dionigi deto, d’età d’anni 38;

monna Tarsìa sua donna, d’età d’anni 30;

Piero detto, d’età d’anni 30;

monna Girolama sua donna, d’età d’anni 26;

Francesco figl[i]uolo di deto Nicholaio, d’età d’anni 17;

Cornelio figliuolo di detto Nicholaio, d’età d’anni 16;

Giovanni figliuolo di detto Nicholaio, d’età d’anni 15;

Lionetta figliuola di detto Nicholaio, sanza dote;

Calabrancha figliuolo di Nicholaio, d’età d’anni 11;

Bartolomeo figliuolo di detto Nicholaio, d’età d’anni 5;

Floria figl[i]uola di Dionigi, sanza dote;

Marco figliuolo di deto Dionigi, d’età d’anni 12;

Mattea figliuola di deto Dionigi, sanza dote;

Lisa figliuola di detto Dionigi, sanza dote;

Lisabetta figliuola di deto Piero, sanza dote;

Bastiano figliuolo di deto Piero, d’età d’anni 4;

Giramonte figliuolo di detto Piero, d’età d’anni 1”.

1486 Niccolò di Checco appare come testimone in un atto notarile rogato da ser Piero di Bardo Gherardini.

- Portata al Catasto di Niccolò di Checco. Dichiara di possedere una casa nei pressi della piazza al Poggio alla Malva valutata fiorini 78 ed alcuni pezzi di terra della valuta di fiorini 27. È anche proprietario di un mulo stimato fiorini 8, ma dichiara debiti per lire 100. Assieme ai fratelli Dionigi e Piero vanta anche alcuni diritti su di una casa posta in Capraia e posseduta da Guido di Bartolomeo orciolaio. Dichiara inoltre di esercitare “…bottega d’orciuoli in una bottega di Simone di Bartolomeo di Simone, posta sul Poggio alla Malva”, per la quale paga lire 16 all’anno in seguito di impegni assunti per la restituzione di beni dotali.

Niccolò afferma di avere 54 anni e di essere infermo; vive con la moglie mona Cosa e con i figli Francesco (27 anni), Cornelio (24 anni), Calabrancia (20 anni) e Bartolomeo (13 anni), unitamente alla famiglia del figlio Francesco, composta dalla di lui moglie Giovanna (Nanna) e da Amerigo (1 anno) loro figlio. Paga di tassa soldi 4.

- Aveva per lavorante Bartolomeo di Guido, visto che egli, nella sua portata catastale presentata quest’anno, dichiara: “sto per lavorante d’orciuoli… con Nicolaio Calabranci”.

1492 Niccolò di Checco compare tra i testimoni di un atto notarile rogato da ser Piero di Bardo Gherardini.

 

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DIONIGI di Francesco di Bartolomeo

1471 Dionigi di Francesco (Checco) dichiara con atto notarile di aver ricevuto fiorini 60 d’oro quale dote della moglie Tarsia, del popolo di Santa Maria all’Impruneta.

1480 Dionigi di Checco compare con il fratello Piero nella portata al Catasto intestata a Niccolò.

1485 Dionigi (Nigi) di Checco assieme al fratello Piero compare in un conto dell’Ospedale degli Innocenti; sono debitori di lire 9 per aver avuto 12 barili di vino, dando in cambio alcuni orcioli per i quali “s’à a fare il pregio”. L’Ospedale deve ancora ricevere a saldo del conto “10 mezziquarti e 24 metadelle e 31 mezzette di terra, ogni chosa chol bambino nel chorpo”.

1487 A Dionigi di Checco, che si qualifica come “lavorante d’orciuoli”, viene iscritta la portata al Catasto. Dichiara di possedere una casa, ove vive con la seconda moglie, Violetta, con il figlio Marco e con tre figlie femmine, “sta per lavorante a quello si guadagnia, e così il figliolo, a fare orciuoli, e non fanno sopra di loro”. Paga di tassa soldi 2.

1489 Dionigi di Checco è presente come testimone ad un atto notarile rogato in Montelupo.

1490 Dionigi di Checco fa parte del gruppo dei 23 orciolai che si obbligano a vendere la loro produzione per tre anni a Francesco di Antonio degli Antinori.

1492 Dionigi di Checco figura come creditore per lire 72.2.4 del convento di Badia di Firenze per “più piatelli e piatellini, schodelle e schodellini, bochali e mezzette avuti da llui qui in Firenze a nostra ghabella e sua vettura”.

1502 Dionigi di Checco figura come debitore d’estimo a Prato dal 1495 al 1502 per una somma di lire 27.4.-, che “per grazia a denari 8 per lira”, vengono abbattute a lire 18.4.-.

1503 Dionigi di Checco compare in qualità di testimone in un atto notarile.

1504 A Dionigi (Glionigi) di Checcho è intestata una portata di Decima che fa riferimento ad una precedente del 1490 (che non è stata conservata). I beni descritti sono quelli già indicati nel 1487; gli viene attribuita una tassa di soldi 3.-.

1508 Dionigi di Checco presenta una portata di Decima ove si rileva la presenza di una “bottega a uso d’orciolaio senza fornacie” sotto la casa di sua abitazione.

1510 Dionigi di Checco fa parte del gruppo dei 34 vasai che deliberano gli statuti dell’Arte degli Orciolai di Montelupo.

 

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PIERO di Francesco di Bartolomeo

1480 Piero di Francesco (di Checco) compare con i fratelli Dionisio e Niccolò nella portata del Catasto a loro voltata dopo la morte del padre. Posseggono due case, in una delle quali c’è una bottega da orciolaio, ed alcuni terreni. Piero dichiara di avere 30 anni e di vivere con la moglie, mona Girolama, ed i figli Bastiano (4 anni), Giramonte (1 anno) ed una figlia femmina.

1485 Piero di Francesco, assieme al fratello Dionigi, fornisce all’Ospedale degli Innocenti 10 mezziquarti, 24 metadelle e 31 mezzette “di terra, ogni cosa col bambino in corpo”.

1486 Piero di Francesco compare tra i testimoni di un atto notarile rogato a Montelupo da ser Piero di Bardo Gherardini.

1487 Piero di Francesco dichiara la sua portata al Catasto. Possiede una casa per abitare in Montelupo, nel luogo detto in borgo e “sta per lavorante d’orciuoli a quello si guadagnia, e non fa nulla sopra di sé”.

Qui dichiara di avere 44 anni e di vivere con la moglie Girolama ed i figli Bastiano (8 anni, ma al lato è scritto “morto”), Giramonte (6 anni), Batista (2 anni) e una figlia femmina. Gli viene attribuita una tassa di soldi 2.

1490 Piero di Francesco fa parte del gruppo dei 23 orciolai di Montelupo che stabiliscono di vendere per tre anni la loro produzione a Francesco d’Antonio degli Antinori.

1508 La portata di Decima di quest’anno è intestata alla sua vedova Girolama.

 

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BARTOLOMEO di Niccolò di Francesco

1480 Bartolomeo di Niccolò è citato nella portata al Catasto del padre, ove si dichiara che egli ha 5 anni.

1500 Bartolomeo di Niccolò fornisce ceramiche al convento della SS. Annunziata di Firenze, ed in data 18 aprile il suo credito viene iscritto al registro delle uscite “…per 14 mezine grande per la canova… lire 11.3.-”.

1504 Bartolomeo di Niccolò dichiara la sua portata di Decima: è orciolaio e possiede solo una vigna; afferma di avere 34 anni e di vivere con la moglie Margherita ed i figli Jacopo (2 anni) e Piera (3 anni). Gli viene attribuita una tassa di soldi 3.

1507 Bartolomeo di Niccolò è iscritto per una nuova fornitura in data 8 maggio all’uscita del convento della SS. Annunziata:

“104 metadelle, 120 mezzette

a lire -.2.8 la coppia

11 quarti grandi a lire -.8.- l’uno

6 mezzine a lire -.16.- l’una,

portò, montano in tutto lire 23.18.-”.

- Nuova fornitura al convento “…lo portò Meo di Nicholò Chalabranci da Montelupo alla canova, per 9 mezoquarti a lire -.3.- l’uno, lire 1.7.-.”.

1508 Bartolomeo di Niccolò fornisce ancora ceramiche alla SS. Annunziata di Firenze ed è iscritta la sua partita sotto dì 9 giugno all’uscita del convento: “spese del nostro refettorio: deon dare per vasellamenti di terra, cioè orciuoli di più ragione, per quando si fecie el capitolo, cioè:

- 12 mezoquarti

- 6 mezzine

- 7 quarti

- 120 metadelle

- 48 ciotole

- 40 saliere

- 108 mezzette tutto lire 21.-.-”.

1509 Bartolomeo di Niccolò compare ancora per la rimanenza del credito precedente all’uscita del convento della SS. Annunziata di Firenze sotto data 28 aprile: “…per resto di mezine, metadelle, mezzette, saliere, ciotole, quarti, dati alla chasa l’anno 1508 di giugno - sono per resto d’ogni suo conto, portò lui detto - contanti, lire 8.16.-”.

1510 Bartolomeo di Niccolò fa parte del gruppo dei 34 maestri vasai che fermano gli statuti dell’Arte degli Orciolai di Montelupo.

1513 Bartolomeo di Niccolò acquista con atto notarile del 2 novembre da tre pupilli assistiti da due orciolai di Montelupo una casa posta in detto luogo per fiorini 14 e lire 1.

1518 Bartolomeo di Niccolò vende con atto notarile rogato da ser Carlo di Benedetto Becossi il 18 di luglio per fiorini 15 e lire 1 una casa posta in Montelupo a Lorenzo d’Andrea di Monte orciolaio, il quale poi nomina come vero compratore Giovanni di Serafino da Viterbo.

1518-22 Bartolomeo di Niccolò e suo fratello Giovanni depositano in più rate una somma complessiva di fiorini 110 larghi d’oro presso il monte dell’Ospedale della Misericordia di Prato, ricevendone un interesse del 5,5 per cento annuo.

1523 Bartolomeo di Niccolò acquista vino in data 4 maggio, e viene iscritto al libro di entrata di un archivio privato.

- Bartolomeo di Niccolò consegna in data 16 ottobre alcune merci, tra cui un mezzoquarto ed una metadella, e di ciò viene accreditato presso il medesimo archivio privato.

1531 Bartolomeo di Niccolò fornisce varie stoviglie alla SS. Annunziata di Firenze, e la fornitura è registrata all’uscita sotto dì 20 ottobre: “a spese di canova, sono per una soma di boccali e mezzette e mezoquarti, che furono 200 e 12 mezoquarti, in tutto 212 comperi da Bartolomeo Calabranchi, consegnati alla canova lire 23.-.-”.

1536 Bartolomeo di Niccolò invia la sua partita di Decima:

“Habita a Montelupo, fa orciolaio, e viene di nuovo in detto popolo, chon la sottoscritta Decima:

una chasa posta nel chastello di Montelupo, quale oggi si appigiona a Michele d’Andrea Bernazzini per lire 10.-.- l’anno, Decima soldi 3.4”.

1539 Bartolomeo di Niccolò è citato davanti alla Corte del Podestà di Montelupo da Giovanpiero di Ciaino per un debito di lire 4.10.- dovuto a cottura di orciuoli e macinatura di colori [vedi documento a Giovanpiero Ciaini].

1541 Bartolomeo di Niccolò fa protesto di sgombero presso la Corte del Podestà di Montelupo nei confronti di Cipriano di Sandro di Nigi.

- Bartolomeo di Niccolò richiede in data 17 maggio nella Corte del Podestà di Montelupo Giunta di Paolo di Giunta in ragione di un debito di lire 4 per stagno, piombo e marzacotto:

“Meus Calabranci de Monte Lupo agit contra:

Giuntam Pauli Iunte de dicto loco a quo pro rebus apotece (stagni, geta, marzacotti), in totum lire 4.

17 Maii [1541]… comparuit eius [di Giunta] filius nomine eius patris quia gravati a quandam infermitate…”. In data 13 giugno a Giunta è sequestrato “uno sacone nigro et uno mantello romandiolo…”.

Ascm, Podestarile 366, c. 66r.

1556 Bartolomeo di Niccolò è richiesto dalla Gabella dei Contratti presso la Corte del Podestà di Montelupo per un debito di fiorini 2.

1560 Bartolomeo di Niccolò mostra nel tribunale di Montelupo una ricevuta di pagamento di soldi 12 del 25 ottobre.

 

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CORNELIO di Niccolò di Francesco

1480 Cornelio di Niccolò viene nominato nella portata al Catasto del padre con dichiarazione d’età di 16 anni.

1487 Cornelio di Niccolò viene nominato nella portata al Catasto del padre con dichiarazione d’età d’anni 24.

1500 Cornelio di Niccolò fornisce in data 30 maggio due “piategli” della valuta di soldi 15 l’uno [manca il riferimento archivistico].

1502 Cornelio di Niccolò riceve per sè e per sua moglie Caterina, figlia del fu Filippo di Giovanni d’Ugo, fabbro in Montelupo o, “a livello, ossia ad enfiteusi” un pezzo di terra posto in Montelupo.

1504 A Cornelio di Niccolò è intestata la portata di Decima, con i seguenti beni immobili:

“Una chasa per suo abitare, dentro nel chastello, che ebbe per dote della Chaterina sua donna e figlia di Filippo di Giovanni d’Ugho.

Un pezzo di terra di staia 2.

Tiene a fitto da ser Antonio di Niccolò rettore di San Miniatello un pezo di terra… fitto lire 14.-.-l’ano. Masti: Cornelio suddetto (anni 42); femmine: monna Chaterina (28 anni) sua donna…” e quattro figlie. Gli viene assegnata una tassa di soldi 4.

- A Cornelio di Niccolò viene aggiunto dall’ufficiale del Catasto la seguente nota: “un pezzo di terra e una vigna sono stati alienati, [a] carta 1080 v., [per atto] rogato da ser Giovangualberto d’Antonio Salamoni 13.XI.1497”.

- Cornelio di Niccolò con atto rogato da ser Lorenzo Gherardini adì 9 di maggio fa compromesso in Giuliano Orlandini, cittadino fiorentino, per la controversia che ha con ser Naldo e ser Simone preti.

1505 A Cornelio di Niccolò viene assegnato per lodo di Giuliano Orlandini a titolo di pagamento dei fiorini 32 che lo stesso Niccolò aveva concesso a titolo di prestito a ser Naldo e ser Simone preti, come dote di Tommasa, sorella di detto ser Simone e figlia di Filippo di Giovanni, nonché moglie di Antonio del fu Giovanni di Donato, orciolaio di Montelupo, un pezzo di terra posto in Montelupo, con il quale confina per la quarta parte una proprietà di Lorenzo e fratelli di Piero Sarto, orciolai di Montelupo.

1509 Cornelio di Niccolò è citato come confinante e usufrutturio di una servitù in un atto di acquisto di una bottega nel Borgo di Montelupo da parte di Biagio di Benedetto Becossi.

1510 Cornelio di Niccolò fa parte del gruppo dei 34 vasai che deliberano gli statuti dell’Arte degli Orciolai di Montelupo.

1520 A Cornelio di Niccolò è intestata la portata della Decima, nella quale sono descritti i seguenti benni immobili:

“Una vigna… a Piano di Pexa…;

un pezzo di terra lavoratia di staia 6 comprò da Giovannantonio di Filippo d’Ugho e altro per lire 136.14.6, [per atto] rogato da ser Lorenzo Gherardini 6.V.1505, soldi 1.8;

un pezo di terra vigniata luogo detto Piano di Pexa… comprò da Antonio di Giuliano di Papino per fiorini XII d’oro, roghato ser Prospero Righi 4.VIII.1510 - andati a Lorenzo di Chornelio di Nicholò, per Decima soldi 6.8.”.

1527 Cornelio di Niccolò con atto rogato da ser Lorenzo di Bardo Gherardini sotto dì 21 di giugno nomina un suo procuratore.

 

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CALABRANCIA di Niccolò di Francesco

1480 Calabrancia di Niccolò compare nella portata al Catasto del padre con un’età dichiarata di anni 11.

1487 Calabrancia di Niccolò compare nella portata al Catasto del padre con un’età dichiarata di anni 20.

1504 A Calabrancia di Niccolò orciolaio è intestata la portata di Decima comprensiva dei seguenti beni:

“una vigna in Sanminiatello…;

tiene casa a pigione da Girolamo di Bartolomeo Lionicini, e dane l’ano lire 21.-.-.

Masti: Chalabrancia suddetto (anni 32), Bastiano (anni 2) e Giuliano (anni 1), figli. Nastasia sua donna…”. Gli viene attribuita una tassa di soldi 3.

1486 Calabrancia di Niccolò fa parte del gruppo di 34 vasai che deliberano gli statuti dell’Arte degli Orciolai di Montelupo.

 

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FRANCESCO di Niccolò Calabranci

1486 Compare assieme ai fratelli nella portata catastale del padre.

- “Francesco detto Chalabrancia da Montelupo” fornisce all’Ospedale degli Innocenti di Firenze 25 mezziquarti ed una scodella per un valore di lire 2.18.-.

1489 Fornisce all’Ospedale di Santa Maria Nuova di Firenze:

“3 piattelli bianchi invetriati cholla grucia, da gielatina lire 1.1.-”.

- Fornisce ancora nello stesso anno il medesimo Ospedale di:

“11 orciuoli da sciloppi a soldi 13.4 l’uno

e 36 tegghini da coprire orciuoli a denari 8 l’uno”

per un totale di lire 8.10.8.

1490 Fa parte del gruppo dei 23 orciolai che con atto notarile del 27 di settembre si impegnano a vendere per tre anni tutta la loro produzione a Francesco Antinori.

- È testimone con altri orciolai ad un atto notarile.

1498 Fornisce all’Ospedale di Santa Maria Nuova di Firenze:

“1800 albaregli da lattovare per soldi 18 il centinaio

700 albaregli gialli per unzione

a soldi 14 il centinaio”,

il che comporta “alla nostra spezieria” il pagamento di “fiorini 3 larghi [e] soldi 17, [cioè] lire 21.2.-”.

- Nuova fornitura da lui realizzata di 4 orcioli grandi (soldi 36, cioè a soldi 9 l’uno) ed altre ceramiche.

- Ulteriore fornitura per Santa Maria Nuova:

“13 orciolli bianchi di quarto lire 3.18.-

4 piattegli grandi per soldi 12.- l’uno, lire 2.10.-

9 cattinelle con uno manicho soldi 3 l’una, lire 1. 7.-

9 cattinelle mezane soldi 1.4 l’una lire -. 12.-

9 cattinelle picine soldi 1 l’una lire -. 9.-

70 mezette bianche soldi 1 l’una lire 3.10.-

70 orciolini piccini denari 8 l’uno lire 2. 7.-

650 alberegli da lattovare per soldi 18 il cento lire 5.17.-

100 albaregli da unghuento per soldi 14 il cento lire -. 14.-

somma lire 21.4.-”

1499 Fornisce all’Ospedale di Santa Maria Nuova:

293 scodelle dipinte a denari 10 l’una lire 12. 2.-

10 catinelle grandi da seggiole a soldi 6 l’una lire 3. 6.-

12 quarti bianchi a soldi 6 l’uno lire 3.12.-

10 quarti dipinti a soldi 8 l’uno lire 4.-.-

assieme ad altre ceramiche per un totale di

lire 43.7.-.

1502 Fornisce al convento fiorentino della SS. Annunziata:

15 mezzine, 12 e 1/2 dozzine di mezzoquarti, mezzette e metadelle, n. 132 saliere.

1503 Fornisce all’Ospedale di Santa Maria Nuova:

1600 albarelli a soldi 18 il cento lire 14. 8.-

1504 Francesco di Niccolò invia la sua portata di Decima. In essa dichiara la proprietà di una casa d’abitazione e di un pezzo di terra a vigna; afferma di avere 43 anni e di vivere con la moglie Nan[n]a [Giovanna], col fratello Giovanni ed i figli Amerigo, Salvestro e Niccolò. Gli viene attribuita una tassa di soldi 4.

1506 Fornisce all’Ospedale di Santa Maria Nuova:

3760 albarelli a soldi 18 il cento

860 albarelli a soldi 14 il cento.

- Nuova fornitura per il suddetto Ospedale:

“21 albarelli stiacciati di bochali 3 l’uno per ritenere l’erbe e ll’altro che si stilla per la nostra spetieria a soldi 4 denari 6 l’uno”.

- Ulteriore fornitura per Santa Maria Nuova:

1000 albarelli da lattovari

500 albarelli da unzione

“portò Amerigo suo figliolo”.

1508 Nuova forniture per Santa Maria Nuova:

“284 albarelli bianchi netti da tare”

a soldi 14 il centinaio.

- Ulteriore fornitura per il suddetto Ospedale:

“36 horciolini da giulebbo”

a soldi 1 l’uno.

- Con atto notarile confessa di aver ricevuto, assieme al figlio Amerigo, fiorini 115 d’oro a titolo di dote della moglie di quest’ultimo, Piera, figlia di Jacopo del fu Domenico Ciaini, calzolaio di Montelupo.

 

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MARCO di Dionigi di Francesco

1487 Marco di Dionigi compare nella portata al Catasto del padre; in essa si dice che “sta per lavorante d’orciuoli” e gli si attribusice un’età di 22 anni.

1504 Marco di Dionigi compare come fornitore in data 16 ottobre di un “giuoco d’orcioli” della valuta di lire 1 ad una famiglia nobiliare fiorentina.

1507 Marco di Dionigi fornisce in data 15 agosto alla medesima famiglia stoviglie ed orcioli per una valuta di lire 2.

1508 A Marco di Dionigi e fratelli viene voltata una posta di Decima comprendente una casa con bottega ad uso di orciolaio senza fornace, evidentemente per la morte del padre.

1541 Marco di Dionigi compare al Civile del Podestà di Montelupo per un’appuntatura di lire 1, dovuta forse ad un vecchio debito.

 

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NICCOLÒ di Francesco di Niccolò

1528 Niccolò di Francesco è iscritto nel libro di uscita della SS. Annunziata di Firenze per aver portato, sotto dì 7 d’agosto, diverse stoviglie a nome del fratello Amerigo.

1529 Niccolò di Francesco compare nel libro d’uscita della SS. Annunziata di Firenze sotto dì 15 maggio: “a spese di refettorio, portò Nicholaio di Francesco da… [sic], sono per mezine, bocali, mezete, ciotole pe’ nostri novitii, portò contanti insino adì 11 deto; per parte di detto lavoro lire 23.-.-”.

- A Niccolò di Francesco stovigliaio sono date per rata di saldo del debito precedente lire 10.14.- e l’uscita è segnata nel libro della SS. Annunziata di Firenze.

- Niccolò di Francesco riceve un ulteriore pagamanento dalla SS. Annunziata di Firenze sotto dì 31 di maggio: “…a spese di refettorio portò Nicholaio di Francesco da Montelupo per resto di più sorte di lavori fati per la nostra canova e rifetorio, questo dì lire 10.14.-”.

 

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DOMENICO di Checco di Meo

1508 A Domenico di Checcho di Meo è intestata una posta di Decima nell’anno 1520 nella quale si afferma che egli è descritto nel registro fondiario sino dal 1508 a carta 469 per la proprietà dei seguenti beni:

“Una chasa per suo abitare con bottega sotto a uxo d’orciolaio senza fornacie”, e per questo gli viene attribuita una tassa di soldi 1.4.

1520 Iscrizione fondiaria (nuova) di beni in Montelupo [vedi sopra].

1536 Nella portata di Decima di Vincenzo di Marco di Nigi e fratelli si trova un riferimento all’iscrizione fondiaria di cui sopra con l’indicazione “Domenicho di Checcho di Meo loro zio e cugino”.

1537 In nota alla scrittura fondiaria del 1520 si rileva che tali beni sono stati ridotti a semplice uso il giorno 11 maggio del 1537, e perciò la tassa di Decima è stata annullata.

 

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NICCOLÒ di Giovanni di Niccolò detto il Galante

Niccolò di Giovanni non esercita la professione di orciolaio, ma di fabbro e, almeno dal 1540, quella di beccaio.

 

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AMERICO di Francesco di Niccolò

1487 Americo di Francesco viene citato nella portata al Catasto del nonno Niccolò con l’età dichiarata di un anno.

1508 Americo di Francesco fornisce all’Ospedale di Santa Maria Nuova di Firenze 1840 bossoli da unguento a soldi 14 il centinaio, per una somma complessiva di lire 12.7.-.

- Americo di Francesco, unitamente al padre, dichiara, con atto rogato da ser Lorenzo di Bardo Gherardini il 5 luglio, di aver ricevuto a titolo di dote di Piera sua moglie, figlia di Jacopo del fu Domenico di Ciaino calzolaio di Montelupo, fiorini 115 tra denaro e beni mobili.

1509 Americo di Francesco fornisce in data 13 settembre le seguenti ceramiche all’Ospedale di Santa Maria Nuova di Firenze:

-1200 “alberegli da lattovari”;

- 468 “alberegli da unzioni”,

a lire 11.9.- il centinaio, per un totale di fiorini 1, lire 4.9.-.

1510 Americo di Francesco fornisce in data 21 agosto le seguenti ceramiche all’Ospedale di Santa Maria Nuova di Firenze:

- 1200 “albaregli bianchi”;

- 430 “albaregli gialli”,

a lire 12.12.- il centinaio,

per un totale di fiorini 1, lire 5.12.-.

- Americo di Francesco fa parte del gruppo dei 34 maestri vasai che deliberano gli statuti dell’Arte degli Orciolai di Montelupo.

1511 Americo di Francesco fornisce in data 29 gennaio a Santa Maria Nuova le seguenti ceramiche:

- 108 “alberegli da lattovari”,

per un totale di lire 1.10.-.

- Americo di Francesco fornisce ancora in data 20 maggio all’Ospedale di Santa Maria Nuova le seguenti ceramiche:

- 2700 “alberegli da lattovari”

a lire -.16.-. il centinaio

- 460 “alberegli da unzioni”

a lire -.14.-. il centinaio.

1512 Americo di Francesco fornisce all’Ospedale di Santa Maria Nuova le seguenti ceramiche:

- 900 “alberelli gialli da unzioni”

a lire -.14.-. il centinaio

- 700 “ghobolette da lattovari”

a lire -.16.-. il centinaio,

- 3 “alberegli da vino di mellagrana”

a lire -.4.-. l’uno circa.

1513 “Merico” di Francesco fornisce all’Ospedale di Santa Maria Nuova “380 alberegli lunghi” al prezzo di soldi 16 il centinaio, cioè per un importo di lire 3.1.-.

1517 Americo di Francesco fornisce all’Ospedale di Santa Maria Nuova le seguenti ceramiche:

- 500 “alberegli da latovari”

a lire -18.- il centinaio.

1525 Ad Americo di Francesco è intestato il seguente arroto di Decima:

“Un pezo di terra vigniata di staia 5 circha luogho detto Piano di Pessa…, comprò da Martino Ischarfi, rogato da ser Charlo [Becossi] da Montelupo adì 25 luglio 1525, soldi 3.

Andati a Guido di Bartolomeo di Guido per Decima di soldi 3”.

1528 Americo di Francesco fornisce al convento della SS. Annunziata di Firenze le seguenti ceramiche, registrate sotto dì 28 di maggio:

- 10 mezzine a lire 1.8.- l’una

- 6 quartoni a lire 1.5.- l’uno

- 191 boccali e mezzette a lire -.3.- la coppia

- 148 mezzi quarti a lire -.6.- la coppia,

per un totale di lire 38.10.6.

- Americo di Francesco riceve in data 27 maggio a parziale pagamento della soprascritta fornitura un acconto di lire 17, che sono iscritte al libro di uscita della SS. Annunziata.

- Americo di Francesco fornisce ancora in data 7 agosto alla SS. Annunziata:

- 120 saliere a lire -.-.6 l’una,

per un totale di lire 3.

- Americo di Francesco viene saldato in data 7 agosto del rimanente della fornitura del 28 di maggio, mediante il pagamento di fiorini 3 larghi d’oro e 10 soldi, per un totale di lire 21.10.-.

1529 Americo di Francesco fornisce al convento della SS. Annunziata “piattegli et scodelle et scodelli per e’ soldati” (Ircani, p. 356).

1563 Gli eredi di Americo di Francesco sono nominati per un debito con la Gabella dei Contratti nel Civile del Podestà di Montelupo.

 

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ORFEO di Piero di Francesco

1521 Orfeo di Piero è citato in un atto notarile rogato da ser Carlo Becossi in data 12 febbraio nel quale compare come proprietario per indiviso con la cognata Fiammetta, vedova del fratello Battista, di una casa posta in Montelupo, luogo detto il Borgo, che ha sotto una bottega a uso di orciolaio.

Mediante l’atto i beni vengono divisi.

 

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BATTISTA di Piero di Francesco

1508 Battista di Piero, insieme al fratello Giramonte, riceve in data 7 febbraio fiorini 35 e mezzo come dote di Fiammetta, figlia di Jacopo Bonfigli da Vinci. L’atto è richiamato nel successivo, redatto dopo la morte di Battista.

1521 Essendo morto Battista di Piero, i suoi beni vengono divisi con atto rogato da ser Carlo Becossi tra la vedova Fiammetta e Orfeo di Piero, fratello di Battista. Tra i beni oggetto della divisione compare una casa con bottega ad uso d’orciolaio nel Borgo di Montelupo.

 

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GIRAMONTE di Piero di Francesco

1480 Giramonte di Piero è nominato nella portata al Catasto del padre, che dichiara per lui l’età di un anno.

1508 Giramonte di Piero, con il fratello Battista, dichiara in data 7 febbraio di aver ricevuto fiorini 35 e mezzo come dote di Fiammetta, sposa del fratello.

 

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JACOPO di Battista di Piero

1523 Jacopo di Battista consegna all’Ospedale del Ceppo di Pistoia otto “metadelle bianche per le monache” della valuta complessiva di soldi 10.8.

 

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BIAGIO di Battista [di Piero]

1534 Giovanni di Donato Casini agisce in data 9 luglio nel tribunale di Montelupo contro Biagio di Battista Calabranci per un credito di soldi 14 “pro lavoro” [vedi il documento a Casini].

 

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VINCENZO di Marco di Dionigi

1532 Vincenzo di Marco è citato presso la Corte del Podestà di Montelupo per “pagamento scotto” della bottega da Antonio di Paolo di Giunta.

1536 A Vincenzo di Marco, orciolaio, è intestata la portata di Decima comprendente i seguenti beni:

“Una chasa con bottega sotto a uso d’orciolaio posta in Montelupo, Decima soldi 1.4, e oggi la vuole ridurre per uso.

Chancellasi per partito degli Ufficiali del Monte…”.

1537- 38 Vincenzo di Marco è debitore di lire 1.6.8 per 4 libbre “d’azuro”, ed è citato presso la Corte del Podestà di Montelupo.

1539 Vincenzo di Marco, assieme alla moglie Maddalena del fu Martino di Giovanni da Montelupo, che contestualmente elegge come suo mundualdo Donato di Gagliardo di Biagio Becossi, vende a Giovanni del fu Jacopo di Vivaldo, con atto notarile rogato da ser Gasparo Boverelli in data 10 gennaio, la metà di un pezzo di terra e di una casa posta sulla piazza di Pontorme per la somma di 25 fiorini.

- Vincenzo di Marco e la moglie Maddalena acquistano con atto rogato dal medesimo ser Gasparo Boverelli e sotto la stessa data da Andrea di Battista di Piero Calabranci “apothecarius”, che agisce anche a nome di frate Alberto, suo fratello, e di Biagio di Battista Calabranci, anch’esso suo fratello, una casa con bottega ed orto posta in Montelupo sulla via Maestra per un prezzo di 50 fiorini.

- Vincenzo di Marco e la moglie Maddalena vendono nello stesso giorno con atto dello stesso notaio un pezzo di terra a ser Antonio di Benedetto di Francesco da Cortenuova, prete.

1540 Vicenzo di Marco pone in Corte del Podestà di Montelupo istanza di sgombero di una bottega ad uso di vasellaio nei confronti di Francesco di Bartolomeo di Vestro detto Spallaccio.

- Bastiano di Taddeo Rigoli di Fibbiana produce nel tribunale di Montelupo una dichiarazione scritta (fede) di Giuliano di Bartolomeo d’Antonio legnaiolo a giustificazione del sequestro che egli ha chiesto nei confronti di Vincenzo Calabranci, secondo la quale quest’ultimo sarebbe suo debitore per un prestito avvenuto in Pisa nel giugno del 1539:

“Die 6 Octubris 1540. Comparuit coram prefato domino potestate… Bastianus Taddei Rigoli de Fibbiana, causa et occasione iustificandi quoddam eius sequestrum per eum factum contra et adversus Vincentium Marci Nigi de Montelupo, prout in hoc registro a 124…

Io Giuliano di Bartholomeo d’Antonio da Montelupo fo fede come Vincentio di Marcho di Nigi Chalabranci si chiama vero debitore di Domenico di Bastiano di Taddeo di Rigolo di lire tre e soldi dieci, e’ quali gli prestò di contanti in Pisa; e decto Domenico gli ha facto tempo tucto Giugnio proximo a venire che saranno 1540. Et io Giuliano di Bartolomeo d’Antonio legnaiuolo ho facto fede di quanto… questo dì 4 di giugno 1539”.

Ascm, Podestarile 365, c. 130r.

- Vincenzo di Marco riconosce in data 11 novembre con atto notarile rogato da ser Jacopo Nardi un debito di lire 10.11.- nei confronti di Francesco di Bartolomeo di Vestro, e promette di liquidare detta somma entro sei mesi.

- Vincenzo di Marco è nominato come proprietario di una fornace nella quale Francesco di Bartolomeo di Vestro Vestri fa istanza di sequestro dei lavori, sia cotti che crudi, pertinenti a Biagio di Domenico Becossi. Per dirimere la controversia, Francesco di Bartolomeo presenta un suo libro di conti, dal quale risultano le forniture eseguite per Vincenzo, e tra esse:

4 piattelli di metadelle, “mazi 6 di bronzini da lire -.6.- il mazo, a suo avere” e, inoltre “mi dipinse un fornimento” di 43 pezzi.

- Pietro Filippo Salvucci cittadino fiorentino agisce contro Vincenzo nel tribunale di Montelupo per un debito dovuto a fornitura di scopa:

“Petrus Phylippus Salvuccius civis florentinus agit civiliter contra:

Vincentium Marci Nigi de Montelupo, a quo [petit sibi dari et solvi] pro residuo scoparum ab eo habitarum lire 2.7.-. Die XII Iulii [1540]”.

Ascm, Podestarile 365, c. 57r.

- Francesco del fu Battista di Lazzaro lo cita nel tribunale podestarile di Montelupo per un debito dovuto a fornitura di legna:

“Franciscus olim Baptistae Lazeri de Montelupo agit civiliter contra:

Vincentium olim Marci Nigi vasellarium de dicto loco, a quo [petit] partem pro residuo lignaminis sibi venditi et partem pro tot sibi mutuatis lire 1.14.-. Die 15 Iulii [1540]”.

Ascm, Podestarile 365, c. 40r.

1541 Vincenzo di Marco si trova a Roma, dove il 20 giugno verifica il saldo della compagnia di vasaio costituita tra il ceramista Girolamo de Leoni di Ferrara e Alessandro Romano.

1486 Maddalena, moglie di Vincenzo di Marco, chiede al Podestà di Montelupo di recedere dal pignoramento eseguito a suo carico su istanza di Lorenzo di Domenico mugnaio, in quanto non tenuta a pagare con mezzi propri i debiti del marito che si trova a Roma:

“Die XXVIII Maii 1543. Comparuit personaliter in judicio coram domino potestate et eius curia domina Lena uxor Vincentii Marci Nigi de Montelupo et dixit qualiter ipse Vincentius eius vir est absens a dicto castro Montislupi et hodie in urbe Rome, et a ddicto Vincentio prefata domina Lena eius uxor non habuit nec habet subsidium aliquum pro ea vivendi nec eius filii substentandi nec vittum nec vestitum a dicto eius viro …[habet, et ] eius brachia [sic] sed eius filii substentavit. Item dicit qualiter sub die 19 presentis mensis Maii prefata domina Lena fuit per nuntium et familiam vestre curie gravata de fatto et vigore contumacie ad petitionem et instantiam Laurentii Dominici molendinarii de Montelupo pro summa l[ibrarum] 10 prout constat in actis vestre curie a 24 in una gamurra panni nigri tamquam eius bona propria et non dicti Vincentii et non servatis servandis …[voluit] dictum gravamentum defendere, tamquam eius bona propria et non dicti Vincentii, ac etiam dixit non teneri ad solvendum debita nec credita eius viri secundum formam juris. Ideo petivit et petit dictum gravamentum… revocari… Qui dominus potestas ut supra pro tribunali sedens et cetera, /c. 52v./ visis et auditis predictis admisit… et visa forma juris et statutorum… revocamus dictum gravamentum…”.

Ascm, Podestarile 370, cc. 52r.-v.

[Il sequestro è richiesto con nota segnata a c. 24r.]

1551- 52 Maddalena è citata nel tribunale di Montelupo come vedova di Vincenzo di Marco di Dionigi “pro farina et aliis rebus” per un debito complessivo di lire 10.

 

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FRANCESCO di Americo di Francesco detto Mancino

1534 Gli nasce un figlio che battezza Amerigo:

“[A]Merigho et Lorenzo di Francesco d’Amerigho Calabranci, nacque addì 8 d’agosto a hore 22. Compari Giovanni di Donato, Francesco di Battista di Lazzero et Chaterina di Pagolo d’Antonio di Pagolo”.

Aaf, RPC 1172. 1, c. 11r. n. 2.

1537-38 Francesco di Americo è nominato senza qualifica al Civile del Podestà di Montelupo.

1539 Francesco di Americo è citato al Civile del Podestà di Montelupo per fitto di bottega.

1540 A Francesco di Americo è intestato un arroto di Decima in data 5 maggio: “viene di nuovo in detto popolo; beni acquistati:

due botteghe a uso d’orciolaio, oggi ridotte tutte una in Montelupo. Tali beni condusse a livello, overo a linea dai Capitani d’Orsammichele più tempo fa sua antichi, e ne pagha l’anno lire 18.-.- piccioli e libbre una di cera bianca, come ce ne fa fede Nichola de’ Medici loro proveditore. Detti beni si trovano a’ Libro de’ Religiosi, Santo Spirito numero 56 carta140, con Decima di lire -.8.8 larghi, in due partite che, difalchati e’ livello, ne pagha detto, con Decima di lire -2.4 larghi, et achonci a suo chonto questo dì 5.V.1540. Posto a’ Libro secondo Santo Spirito, carta 471”.

1543 Francesco di Americo orciolaio, già confinato dal Commissario delle Bande fuori della Podesteria di Montelupo per un mese sotto pena di lire 100, sembra non abbia ubbidito al precetto; gli viene perciò richiesto con lettera del 17 novembre inviata al Podestà di Montelupo per l’esecuzione, di presentarsi personalmente presso il medesimo Commissario.

1545 Francesco di Americo orciolaio, con atto rogato da ser Vittorio Giani del 21 marzo, si riconosce debitore di Benedetto Uguccioni per 15 scudi d’oro ricevuti in prestito, e promette di restituirli entro tre anni.

1546 Francesco di Americo figura tra le notificazioni inviate dal Podestà di Montelupo.

1547 A Francesco di Americo stovigliaio è intestato un arroto di Decima:

“Beni acquistati: un pezo di terra vignata… per redità di Lorenzo di Chornelio di Nicholaio, rogato da ser Giovannantonio da Pulicciano 23.X.1541, per Decima di lire -5.-. Achoncia chon presenza di detto Francesco e per avere visto testamento e rilassato. Salda addì 9 di luglio 1547 per partito Signori Uficiali di Decima a’ libro de’ partiti carta 66”.

- A Francesco di Americo è intestato un ulteriore arroto di Decima:

“Beni acquistati: una casa posta in Montelupo, appigionata insino addì 1.II.1547 a Bartolomeo di Jacopo Puccellini di Sanminiatello…”.

1551-52 Francesco di Americo è iscritto nel Civile del Podestà di Montelupo per una somma di lire 2.-.-per “scottis litis”.

1553 Francesco di Americo detto Mancino viene richiesto presso la Corte del Podestà di Montelupo per un debito di lire 19.10.-.

1560-61 Francesco di Americo viene gravato in beni dal Podestà di Montelupo per un debito di lire 23 ad istanza dei Capitani d’Orsammichele. Tra i beni sequestrati, una balestra a pallottole alla fiorentina e 60 libbre di piombo.

1570 A Francesco di Americo è intestata la portata della Decima. I beni immobili identificati sono:

una casa posta nella via Maestra di Montelupo,

una casa nella via del Papa di Montelupo, nonché “una bottega a uso d’orciolaio in Montelupo, quali beni conducano a linea [masculina] più tempo fa da’ Capitani di Orza’Michele e’ sua antichi, per Decima soldi 2.4”.

1577 Francesco di Americo appigiona con atto rogato da ser Antonio del Medico il 2 novembre “apothecam suam ad usum orceolorum, cum fornace et suis habituris et pertinentiis, in Monte Lupo” a Giovanni di Leonardo Berzelli (Brizzelli) di Montelupo per un periodo di tre anni per un compenso di 12 scudi e la brace prodotta con una cotta (“et una coctura brasciarum fornacis”).

1581 Francesco di Americo è tra i contribuenti della Decima a cui vengono richieste nuove stime; egli con propria portata dichiara il possesso di una bottega da stovigliaio “esercitata da lui” per un valore locativo stimato di lire 24. Francesco dichiara inoltre di avervi esercitato il mestiere di vasaio da 28 anni, e che i suoi antecessori fecero lo stesso.

1582 Francesco di Americo figura come teste ad un contratto rogato in Empoli il 26 di luglio.

 

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[Dio]Nigi di Marco di [Dio]Nigi

1534 Dionigi di Marco agisce nel tribunale di Montelupo contro Bonaiuto di Nerone per un debito al gioco della palla:

“Nigius Marci Nigi agit contra:

Bonaiutum Neronis de Montelupo, a quo [petit sibi dari et solvi] pro ludo pile soldi 16 denari 8. Die 25 Augusti [1534]”.

Ascm, Podestarile 360, c. 43v.

1536 È citato nella portata di Decima di Pagolo d’Antonio di Pagolo di Giunta [Giunti Paolotti] come confinante.

1540 Nigi di Marco agisce nel tribunale podestarile di Montelupo contro Andrea di Battista di Piero Calabranci per un debito di lire 21 dovuto ad una cotta di vasellame:

“Nisus Marci Nigi vasellarius de Monte Lupo agit civiliter contra:

Andream Baptistae alias l’Antichucho de Montelupo, a quo [petit sibi dari et solvi] pro una cotta vasellaminum sibi vendita et pro parte maioris summae lire 21 pro parte. Die 4 Iulii [1540]”. Ascm, Podestarile 365, c. 39v.

1541 È descritto al Civile nella ricognizione dei componenti della banda militare.

1545 È testimone in data 9 aprile nel processo per il ferimento di Antonio di Giovanni del Becha [Salvini] da Montelupo, imputato ai figli di Bastiano di Pierantonio [Masotti] da Samminiatello; dichiara di avere 28 anni ed un patrimonio di 40 fiorini d’oro.

1546 Fa un atto di fideiussione nel tribunale podestarile di Montelupo.

- Chiede nel tribunale di Montelupo il sequestro di una cotta di vasellame esistente nella fornace di Giunta di Paolo [Giunti Paolotti] che gli è debitore per lire 4; Mariotto di Domenico di Ciaino [Ciaini] è indicato da lui come affidatario del sequestro.

1551-52 Nel Civile del Podestà di Montelupo accanto al suo nome è scritto: “morto”.

 

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Cipriano di Sandro di Nigi detto Cipri

1537-38 È nominato al Civile del Podestà di Montelupo senza qualifica professionale.

1540 Cipriano di Sandro agisce nel tribunale di Montelupo contro Bartolomeo di Giovanni di Bianco Bianchi per opere di pittore:

“Cipri Sandri vasellarius de Montelupo agit civiliter contra:

Bartolomeum Johannis Blanci de dicto loco a quo [petit sibi dari et solvi] pro manifactura pictura vasellorum lire -.17.-. Die 23 Iulii [1540]”.

Ascm, Podestarile 365, c. 67v.

- È citato come “vasellaio Cipri” assieme a Vincenzo [di Marco?] nel Civile di Montelupo.

1541 Cipri[ano] di Sandro, come erede del padre, agisce nel tribunale di Montelupo contro gli eredi di Salvadore di Giovanni e contro Andrea di Lancillotto [Monti], nipote di detto Salvadore, per recuperare un residuo dotale di lire 70 appartenente a Maria, figlia del medesimo Salvadore e moglie di Sandro di Nigi suo padre.

- [Bartolo]Meo Calabranci agisce mediante protesto nel tribunale podestarile di Montelupo contro Cipri[ano] di Sandro di Nigi Calabranci affinché egli sgomberi una casa.

1542 Giovanbattista di Bartolomeo agisce nel tribunale di Montelupo contro Cipriano per un debito dovuto alla risuolatura di un paio di scarpe:

“Johannes Baptistas Bartolomei de Navarra habitans in Montelupo agit contra:

Ciprum… [sic] laboratorem… Guido Bartolomei stovigliaio, a quo petit pro resolature unius par aluptarum Lire -.14.-. 8 Februarii [1542]”.

Ascm, Podestarile 370, c. 9v.

- Ansuigi di Nardo da Capraia agisce nel tribunale di Montelupo contro Cipri in data 9 agosto per un debito di 18 soldi “pro frasconis” [vedi il documento a Nardi di Capraia].

1543 Cipriano di Sandro di Nigi detto Cipri è richiesto nel tribunale di Montelupo da Ansuigi di Nardo da Capraia per un debito di soldi 18 dovuto ad acquisto di legname:

“Ansuigi Nardi Pippi de Capraria agit contra:

Ciprium Sandri Dionisii de Montelupo, a quo petit sibi dari et solvi solidos XVIII pro tribus salmis lingnarum lire -.18.-. Die 25 Januarii [1543]”.

Ascm, Podestarile 370, c. 9v.

1544-45 È iscritto al Civile di Montelupo per un debito di lire 1.10.-. Si dice in nota che è “poverissimo”.

1545-46 È iscritto al Civile di Montelupo per un debito di lire 3.8.-. Si dice in nota che è “povero”.

1546 È richiesto nel tribunale di Montelupo da Salvatore di Giovanpiero per un debito di lire 1.10.- dovuto alla fornitura di lino ed a un prestito di denaro.

1547 È richiesto nel tribunale di Montelupo per un debito di lire 1.10.-; si tratta di un residuo di debito che gli chiede Giovanni di Raffaello detto Leprino pannaiolo.

1556 È iscritto al Civile di Montelupo per un debito di lire 10 con la Gabella dei Contratti.

1558 È iscritto al Civile di Montelupo per un debito di lire 30; a fianco c’è la nota: “nulla”.

 

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LORENZO di Cornelio di Niccolò

1536 A Lorenzo di Cornelio è intestata la portata di Decima. Si dichiara lavorante, e denuncia una casa per suo abitare posta in Montelupo oltre a due pezzi di terra in luogo detto Piano di Pesa.

1540 Lorenzo di Cornelio è richiesto nel tribunale podestarile di Montelupo in data 26 maggio da Piero di Sebastiano Masotti per un debito di lire 19 dovuto a fornitura di allume. Lorenzo in data 29 maggio si presenta dal Podestà e afferma che l’allume in questione non era buono, ma poi si accorda in data 9 giugno per il pagamento di lire 14 al richiedente “in tot laboreriis vasellaminum” [vedi il documento a Piero di Sebastiano Masotti].

1540 Lorenzo del fu Cornelio riceve in affitto per tre anni, con atto rogato da ser Jacopo Nardi in data 15 agosto, dal rettore della chiesa di San Lorenzo a Cacciacane di Samminiatello, una casa, alcuni pezzi di terra e la metà di un bosco, tutti beni posti in Samminiatello.

- Lorenzo del fu Cornelio è citato in data 26 maggio nel Civile del Podestà di Montelupo come vasellaio.

1541 Lorenzo di Cornelio agisce presso la Corte del Podestà di Montelupo contro Giovanni di Antonio Berti per un debito di lire 1.

- Lorenzo del fu Cornelio compare nel Civile del Podestà di Montelupo tra i contribuenti della Decima per Samminiatello.

1547 Lorenzo di Cornelio è citato in un arroto di Decima pertinente a Francesco di Bartolomeo di Vestro. In esso si afferma che una casa con bottega sotto ad uso d’orciolaio e fornace, con bosco, erano stati condotti a livello da Lorenzo di Cornelio Calabranci dalla commenda di San Jacopo in Campo Corbolini. con gravame di lire 14 e L. 2.10.- “per più orciuoli”; Lorenzo tenne il livello sino alla sua morte avvenuta il 26 maggio del 1543.

 

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ANDREA di Battista di Piero detto “il Piccino” o “l’Anticucco

1539 Andrea di Battista “apothecarius”, assieme al fratello frate Alberto, di cui è procuratore, donatario dell’altro fratello Biagio, vende una casa con bottega ed orto posta in Montelupo sulla via Maestra a Vincenzo di Marco di Nigi Calabranci ed a sua moglie Maddalena per fiorini 50 d’oro. L’atto è rogato il 10 gennaio da ser Gasparo Boverelli.

- Andrea di Battista, detto Andrea il piccino, Calabranci compare al Civile del Podestà di Montelupo.

1540 Andrea di Battista viene citato in data 4 luglio presso la Corte del Podestà di Montelupo da Nigi di Marco di Nigi, anch’egli dei Calabranci e vasellaio di Montelupo, per un debito di lire 21 dovuto ad una cotta di vasellame [vedi il documento qui a Nigi].

- Andrea detto l’Anticucco si riconosce debitore, con atto rogato da ser Jacopo Nardi del 13 ottobre, di Giovanni del fu Donato di Giovanni da Montelupo o e di suo fratello Francesco per fiorini 25 “causa et occasione vasellarium plurium sortarum” da essi ricevuti. Con l’atto in questione Andrea si obbliga a pagare il debito entro il prossimo mese di dicembre, e porta come fideiussore Giovanni di Bastiano di Michele detto Zucchetta di Montelupo.

1540-41 Andrea di Battista detto l’Anticucco subisce un sequestro cautelativo dal Podestà di Montelupo.

1541 Andrea di Battista (detto Andrea Calabranci) compare al Civile del Podestà di Montelupo tra i debitori di Decima.

1544-45 Andrea di Battista (“Drea alias Anticucco”) è citato, assieme a Giovanni di Bastiano detto Zucchetta, “ut socios”, presso la Corte del Podestà di Montelupo da Giovanni d’Ansuigi di Capraia per un debito di lire 12 “pro parte”; nella formula della richiesta si chiarisce che si tratta di un debito per il trasporto di ceramiche: “a quibus petit pro vectura capsarum plenarum vasorum Pisis, Liburnum…”. Inoltre viene chiesto agli stessi il rimborso di lire 2.10.- “pro vectura… a navis Pisas”. In margine al nome di Andrea vi è l’annotazione: “soldato e figlio di famiglia”.

1544-45 Il fratello di Andrea di Battista, frate Alberto, agisce presso la Corte del Podestà di Montelupo contro Cipriano di Sandro vasellaio per 11 soldi in ragione della vendita di cose di bottega.

 

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ASTORE di Marco di Dionigi

1539 Astore di Marco è nominato senza qualifica al Civile del Podestà di Montelupo.

1540 Astore di Marco viene citato come vasellaio in data 24 giugno al Civile del Podestà di Montelupo.

1553 Nella fornace di Astore di Marco viene sequestrata, a richiesta di Cosimo di Domenico Neri da Sammontana, “ogni quantità di vasi ed ogni quantità di lavoro” pertinente a Marcantonio di Luca senese, nominando il medesimo Astore custode del sequestro.

 

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FRANCESCO di Domenico di Francesco

1544-45 Francesco di Domenico è citato senza qualifica per un debito di gabella di lire 1 al Civile del Podestà di Montelupo.

1545-46 Francesco di Domenico agisce presso la Corte del Podestà di Montelupo contro Giovanni di Bastiano per un debito di lire 2.10.- in ragione di “lavoro di vasellami”.

1560-61 Francesco di Domenico, orciolaio, compare nel Civile del Podestà di Montelupo per diverse registrazioni di debito della Gabella dei Contratti e, in particolare:

per acquisto di beni da Martino Scarfi, tra cui un pezzo di terra a vigna (lire 23 di gabella);

per un residuo di debito di lire 3. A fianco di quest’ultima registrazione è scritto: “non si trova”, probabilmente perché si è trasferito a Roma.

1583 Francesco di Domenico, avendo avuto in Roma un litigio con Bettino di Faenza (“cum sit quod diebus proxime elapsis orta sint verba altercatoria ex nonnulli inter eos accidentibus”) fa pace con quest’ultimo in data 3 di giugno.

 

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CAMILLO di Vincenzo di Marco

1581 Camillo di Vincenzo figura in un elenco dei contribuenti di Decima contenuto nel Civile del Podestà di Montelupo per una casa in Montelupo affittata a Lorenzo di Jacopo di Bino.

 

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PIERO di Marco di Dionigi

1621 Nella portata di Decima della vedova di Piero di Marco di Dionigi si ritrova la seguente annotazione:

“Redità giacente: una casa per uso con bottega e fornace in detto castello, Decima soldi 3.4.

Si levano dal 1570 carta 637 da redità suddetta per saldo di detto conto (salda 1.IX.1621)”.

 
     

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