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  Le famiglie dei vasai di Montelupo - I documenti
       
 
Bianchi del Migliore  
La storia delle famiglie dei vasai di Montelupo Fiorentino e i loro alberi genealogici sono pubblicati nell'opera di Fausto Berti
STORIA DELLA CERAMICA DI MONTELUPO

BARTOLOMEO di Bianco di Migliore detto del Fede

1451 Sua portata al Catasto; riferendosi alla precedente dice che era intestata a Bianco di Migliore (padre di Bartolomeo) ed aveva un carico di soldi 8.10. Qui dichiara “una casaccia per nostro abitare” e due pezzi di terra. E con lui il fratello Migliore, la madre e sorelle. Bartolomeo ha 22 anni (n. 1429). Aggiunge “e stiamo a ffare gli orciuoli per gharzoni”.

1461 Col fratello Migliore fornisce ceramiche a Matteo di Jacopo, frate domenicano a capo dell’ospizio di San Niccolò in Montelupo, dipendente dal convento di Santa Maria Novella in Firenze: “deno avere da me frate Matteo per una ragione fatta, per molti ‘giuochi d’orciuoli’ ano fatti insino a questo dì 25 Febraio L. 1 8.-

per una catinella pe’ ll’aqua benedetta L. -.2.-

per due piatelli ebbi L. -.3.4

per uno giuocho d’orciuoli e due piatellini

L. -.19.-

per una metadella e uno mezo quarto L. -.19.-

per un rinfreschatoio e tre catinelle col becucio L. -.12.-

per 6 orciuoli mandai a Jacopo pollaiolo

L. -.10.-

per 1 rinfresschatoio a quattro piatelli L. 1.-.-

deno dare per vino e grano comprato [sic]

anne dato per 1 chatino da gielatina L. -.12.-

per piatelli e ischidellini ebbe frate

Pierofranciesscho L. -.5.-

per due alberelli L. -.4.-

per uno g[i]uocho d’orciuoli col quarto L. 1. 8.-

per uno quartto coll’arme L. -.8.-

per un paio di sschodelle coperchiate [sic]

per istoviglie ebbi per Jacopo

di Filippo L. 1.5.-

per tre piattelli picoli L. -.3.-

per due piatelli di mezio quarto coll’arme

L. -.5.-

per 6 orcioli coll’arme del Vesscovo di Firenze

L. -.18.-

per un paio di bronzini L. -.6.-

per uno catino grande biancho L. -.4.-

per molte istoviglie L. 2.-.-”.

1462 “deono dare (per vino e grano acquistati) [sic]

e deno avere per 3 piatelli de’ minori che si fanno L. -.3.-

per 6 orciuoli coll’arme di Zanobi cartolaio

L. -.18.-

per 1 piatello di mezietta L. -.1.-

per 1 giuocho di orciuoli per Pierozio L. 1.8.-

per catinelle, piatelli e 1 saliera L. -.7.-

per 5 orciuoli col’arme di frate Martino col lione

isschachato la metà dello issqudo L. -.18.-

per 6 quarti pe’ frati di Santa Maria Novella

L. 2.8.-

per 1 chatinella di quarto biancha L. -.4.-

per 2 piatelli di mezio quarto L. -.4.-

per 2 catinelle di metadella L. -.2.-

per 2 quarti picoletti d’acordo L. -.8.-

per 1 catinella col becucio L. -.2.-

per 2 catinelle coll’arme di frate Martino

di mezio quarto, sono per uno giuocho [sic]”.

1469 È nominato nell’archivio dell’Ospedale degli Innocenti di Firenze, per la fornitura in più volte “di orciuoli, piategli, schodelle” e altre stoviglie per l’importo di L. 15.15.-.

- Sua portata al Catasto. Si riferisce ad un precedente Catasto del 1455 (che non abbiamo) nel quale era descritto e pagava soldi 8 denari 6. Dichiara di possedere una casa in Montelupo ove abita con la famiglia composta dalla moglie Checcha, dal figlio Bianco e da tre figlie, oltre alla madre Domenica ed al fratello Migliore con moglie e figlia. Bartolomeo dichiara di avere 40 anni, per cui dovrebbe essere nato nel 1429.

1470 Fornisce all’Ospedale degli Innocenti di Firenze “4 mezoquarti, 12 metadelle, 7 mezzette 10 orciolini, 32 schodelle, 20 schodellini e 2 chatinelle chol bocchuccio” per un importo di L. 3.10.-. Fornisce ancora 3 quarti, 13 mezzi quarti, 27 metadelle.

1471 Fornisce all’Ospedale degli Innocenti di Firenze “50 schodelle, 48 schodelline, 2 piattegli di quarto, 2 piattegli di mezo quarto, 6 piattegli di metadella, 26 metadelle, 11 mezi quarti, 24 mezette, 16 terzeruole - queste cose ci mandò per Ghuido di Bartolomeo suo gharzone”.

1473 Fornisce all’Ospedale degli Innocenti di Firenze “12 mezi quarti, 16 metadelle, 20 mezette, 40 schodelle, 40 schodelline, 25 piattegli di più ragioni, 8 chatinelle chol becchuccio (ci pose a San Gallo)”.

1474 Forniture a suo nome al convento fiorentino della SS. Annunziata (Ircani, p. 353).

1475 Consegna 5 mezzine al convento fiorentino della SS. Annunziata per una valuta di lire 1.16.-. È detto “Bartolomeo del Fede, zio del Priore”, e consegna per Migliore di Montelupo.

1476 Col fratello Migliore fornisce a fra Matteo di Jacopo dei padri domenicani di Santa Maria Novella, a parziale copertura di una fornitura, “5 tamerigie soldi 4, uno calamaio soldi 2, 6 tamerigie picoline soldi 5, arechò Biancho”. Fornisce inoltre “Uno giuocho d’orciuoli coll’arme di Jacopo L. 1 soldi 6 - questo dì 13 novembre. Resta a dare L. 1 e soldi 12.”, per cui successivamente si annota “Anne dato detto Migliore tante isstoviglie che io sono pagato”.

1477 Bartolomeo (del Fede) consegna ancora alla SS. Annunziata 50 mezzette a denari 8 l’una e 50 metadelle a soldi 1 l’una, per un totale di L. 4.3.4.

1479 Bartolomeo (del Fede) consegna ancora 25 metadelle, 25 mezzette e 2 mezzine dipinte al convento della SS. Annunziata di Firenze per un importo totale di L. 5.7.-.

1480 Fornisce alla Spezieria del Giglio in Firenze, di proprietà dell’Ospedale degli Innocenti, due dozzine “d’alberegli da verde chol manicho” per L. 2 di piccioli.

- Bartolomeo di Bianco dichiara la sua portata al Catasto:

“Bartolomeo di Biancho di Migliore, ebe d’estimo in detto popolo soldi 7 piccioli. Sustanze:

una casa per suo abitare posta nel chastello di Montelupo…;

un pezzo di boscho nel popolo di Saminiatello…;

un pezzo di boscho posto nel popolo di Santo Stefano a Capraia…;

una bottegha d’orciuoli in detto castello, da primo via, da secondo rede di Betto di Domenico [Maffei], terzo Orto Samichele, quarto Poggio e lla via, quinto Giuliano di Papino [Lippi del Bebbe], avemone tenpo anni cinque, stimola fiorini 40, benché chostassi fiorini 50; chonperàla da Bartolomeo Lioncini più tenpo fa. Boche:

Bartolomeo sopradetto d’età d’anni 51;

Migliore suo fratello, 47;

monna Checha donna di Bartolomeo detto, 41;

Nanna mia figl[i]uola, d’anni 21;

Ginevra mia figl[i]uola, d’anni 16;

Marietta mia figl[i]uola, d’anni 14;

Giovanni mio figl[i]uolo, d’anni 10;

Brigida figliuola di Migliore detto, 11;

monna Piera donna di Migliore, d’anni 28;

Jacopo di Migliore, d’anni 3;

Fiammetta di Migliore, d’anni 2;

Zacheria suo fig[i]uolo, 1”.

1481 Col fratello Migliore fornisce ceramiche a fra’ Matteo di Jacopo dei padri domenicani di Santa Maria Novella in Montelupo: “…de’ dare per barili tre di vino vermiglio e uno di biancho e debemi dare lavoro a mia richiesta. Barili 4”.

“Deno dare 4 piattelli di mezio quarto, e 9 isscodelle, 11 isschodellini, 5 piattelli di mezzetta, 2 meziette, uno mezio quarto”.

1487 Bartolomeo di Bianco dichiara la sua portata al Catasto affermando di possedere “una mezza casa per suo abitare divisa cho’ Migliore suo fratello” posta in Montelupo nel luogo detto Poggio alla Malva con “una mezza fornacie apichata”, ed inoltre un’altra casetta in Montelupo.

Bartolomeo afferma di avere 58 anni e di vivere con la moglie e due figli maschi: Bianco (25 anni) e Giovanni (10 anni ?), oltre a due figlie.

“Il sopradetto discie che lavora per lavorante chon altrui d’orciuoli” e gli viene attribuita una tassa di soldi 4.

 

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JACOPO di Migliore di Bartolomeo di Bianco

1487 È descritto nella portata catastale del padre Migliore all’età di 10 anni.

1500 È testimone nell’atto notarile con cui Giovanni di Antonio di Bartolo Salvini orciolaio a Montelupo elegge suoi procuratori.

1508 È citato come confinante di Bebbe di Papino d’Antonio nella portata della Decima di questi.

 

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MIGLIORE di Bianco di Migliore

1451 Compare nella portata catastale del fratello Bartolomeo. In essa si dichiara che egli ha 20 anni ed i fratelli trovano impiego nel “fare gli orciuoli per garzoni”.

1460-63 Fornisce assieme al fratello Bartolomeo l’ospizio del convento di Santa Maria Novella posto in Montelupo di numerose ceramiche.

1474 Gli sono intestate nel libro di entrata ed uscita del convento della SS. Annunziata di Firenze le seguenti forniture:

70 metadelle a L. -.1.-. l’una.

78 mezzette a L. -.-.8. l’una

24 mezoquarti a L. -.2.-. l’uno

2 mezine a L. -.15.-. l’una

per un totale di L. 5.12.5

- Gli sono intestate nel libro entrata ed uscita del convento della SS. Annunziata di Firenze le seguenti forniture: “Per resto d’orciuoli; per lui portò Bartolomeo del Fede”.

- Fornisce 5 mezine per la canova, portò il predetto “zio del Priore”.

1475 Effettua forniture assieme al fratello Bartolomeo al convento di Santa Maria Novella.

1480 Compare nella portata catastale del fratello Bartolomeo, ove fra l’altro è descritta “una bottega d’orciuoli”. Si afferma che Migliore ha 47 anni e vive con la moglie Piera ed i figli maschi Jacopo di 3 anni e “Zacheria” (Zaccaria) di 1 anno, oltre a due figlie.

1481 Effettua altre forniture assieme al fratello Bartolomeo al convento di Santa Maria Novella di Firenze.

1482 Acquista un pezzo di terra con atto notarile rogato Ser Antonio Lenzi.

1487 Sua portata al Catasto; in essa Migliore dichiara “una casa per suo aoperare…” posta in Montelupo nel luogo detto Poggio alla Malva e di stare “per lavorante in Montelupo a fare gli orciuoli”.

Dichiara inoltre di avere 54 anni, e di vivere con la moglie Piera ed i figli Jacopo di 10 anni e Zacheria, di 8 anni oltre a cinque figlie. Gli viene attribuita una tassa di soldi 2.

1504 La portata catastale è intestata alla vedova monna Piera.

 

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BARTOLOMEO di Giovanni di Bianco

1532 Bartolomeo di Giovanni del Bianco di Montelupo, abitante a Firenze, affitta per cinque anni una bottega con fornace ed annessi posta in Montelupo a Piero di Vieri di Nanni di Niccolò orciolaio di Montelupo per L. 24.- annue, con atto rogato ser Girolamo Pagnini. Terminato questo periodo, Bartolomeo affitta i beni descritti per altri cinque anni a Stefano di Quirico di Giovanni orciolaio di Montelupo per lo stesso canone.

1536 È presente ad un atto notarile rogato in data 5 luglio da ser Jacopo Nardi, ove è definito “vasellaio”.

1540 Bartolomeo di Giovanni è richiesto in data 26 maggio presso il tribunale di Montelupo da Andrea del fu Taddeo di Francesco fabbro:

“Andreas olim Taddei Francisci faber ferrarius agit civiliter contra:

…Meum Johannis Blanci de Montelupo vasellarium a quo [petit dari et solvi] pro eodem [una stanga ferrea habili ad bactendum terram] et pro residuo lire 1 soldi 10. Die 26 Maii [1540]”.

Ascm, Podestarile 365, c. 7r.

- Lancillotto di Bastiano Monti camerario della Podesteria di Montelupo cita Bartolomeo nel tribunale di Montelupo per lire 10, quale parte residua d’un debito dovuto a fornitura di terra:

“Ad petitionem et instantiam Lancillotto Bastiani camerarii potesteriae Montis Lupi:

…Bartolemeum Blanci de Monte Lupo a quo [petit dari et solvi] pro terra habili ad conficendum vasos da quocere [sic] lire 10.-.- pro parte.

Die 27 Maii [1540]…”

Ascm, Podestarile 365, c. 7r.

- Cipriano di Sandro Calabranci agisce nel tribunale di Montelupo in data 23 luglio contro Bartolomeo di Giovanni per opere di pittore non pagate pari a soldi 17 [vedi il documento a Calabranci].

- Mariano del fu Andrea di Gonzo da Morzano di Montespertoli, con la fideiussione di Stefano di Chirico da Montelupo, richiede nel tribunale montelupino Meo di Giovanni di Bianco per il resto di un debito dovuto a fornitura di terra:

“Marianus olim Andree Ghonzi de Morzano potesteria Montispertoli, et, quia advena, pro eo fideiuxit Stephanus Chirici de Montelupo, dicto fideiuxore nomine agit civiliter contra:

Meum Johannis del Biancho de Montelupo a quo [petit sibi dari et solvi] pro residuo terre sibi vendite pro faciendo vasella lire 1.6.-.

Die 29 Iulii [1540]…”.

Ascm, Podestarile 365, c. 72v.

- Battista di Simone di Gagliardo Becossi agisce in data 14 agosto nel tribunale di Montelupo contro Bartolomeo (qui per errore chiamato “Masum [anziché “Meum”] Blanci”) per un debito dovuto ad opere di pittura pari a dieci soldi [vedi documento a Becossi].

- Niccolò di Giovanni da Brugnano agice nel tribunale di Montelupo contro Bartolomeo per un debito dovuto a fornitura di legna da fornace:

“Niccolaus Johannis de Brugnano agit civiliter contra:

Bartolomeum Blanci de Montelupo, a quo [petit sibi dari et solvi] pro stipa sibi vendita L. 1.-.-.

Die XXma Septembris [1540]”.

Ascm, Podestarile, c. 118v.

- “Meo del Biancho” è richiesto nel tribunale di Montelupo in data 1 novembre da Bastiano di Lorenzo di Nico Michi per il pagamento di lire una dovuto ad opere di pittura [vedi documento a Michi].

- Bartolomeo detto Meo fu Giovanni di Bianco vasellaio, chiede nel tribunale podestarile di Montelupo il sequestro contro Giovanni fu Piero Becossi della sua roba posta nella bottega di Stefano di Chirico.

1541 Bartolomeo di Biancho compare senza qualifica nell’elenco dei debitori di Decima della Podesteria di Montelupo.

1543 Giunta di Paolo richiede nel tribunale podestarile di Montelupo in data 30 gennaio a Bartolomeo, detto Meo di Bianco, un credito di L. 10.- “per laborerio” [vedi documento a Giunti].

1546 Bartolomeo di Bianco richiede nel tribunale podestarile di Montelupo a Orlando di Filippo L. 2 sul denaro avanzatogli per pitture.

1546-47 Bartolomeo di Giovanni di Bianco stovigliaio è richiesto da Piero di Giovanni Becossi zoccolaio nel tribunale locale per un debito di soldi 18.

1547 In data 16 marzo 1546 [’47] Lorenzo di Filippo Pelamatti di Empoli, abitante nel castello di Montelupo, per sé ed i suoi soci (Tommaso di Piero Pelamatti e soci di Pisa); chiede nel tribunale podestarile di Montelupo il sequestro di una cotta di lavoro di stoviglie nella fornace di Bartolomeo di Giovanni di Montelupo, affidandone la custodia a Stefano di Chirico; per un credito di L. 84.

1551 Appigiona con atto notarile rogato in Montelupo da ser Paolo Bencivegni il 15 marzo 1550 [‘51] a Bonaiuto e Berna da Montelupo, fratelli e figli del fu Bartolomeo di Berna da Montelupo “unam apotecham cum fornacie ad usum faciendi vaselle cum suis habituris et pertinentie” posta nel luogo detto Poggio alla Malva nel castello di Montelupo “cum omnibus masseritiis pertinentis dicte apotece” per 3 anni da detto giorno, per un canone annuo da pagarsi in aprile di L. 40.- di piccioli.

1552 Sua sottoscrizione autografa negli atti civili del Podestà di Montelupo in occasione di un inventario in data 4 aprile delle cose lasciate da Michele (di Domenico) già spedalingo di San Miniatello: “io Bartolomeo di Giovanni di Biancho da Montelupo fui presente a quanto in questo si conviene, e per… questo… di mia propria mano”.

1557-58 Bartolomeo fu Giovanni di Bianco vasellaio da Montelupo si riconosce debitore di monna Drea vedova di Bastiano Becherelli da Montelupo per una somma di fiorini 18.- d’oro, a seguito di un mutuo da restituirsi entro due anni, e di ciò si fa atto notarile per mano di ser Giovanni Antonio Portinari di Portico.

1559-60 Bartolomeo di Giovanni di Bianco orciolaio è incarcerato per debiti dal Podestà di Montelupo.

1560-61 Presenta una teglia di rame di libbre 5 come pegno a Santi di Domenico Camarlingo di Montelupo.

1563 Citato più volte per debiti al Civile del Podestà di Montelupo: tra questi deve L. 16.- a Niccolò di Battista Bandini, e in quell’occasione viene definito “povero”.

1563-64 Gli viene notificato un debito 16 scudi e 19 lire, ma il messo trova l’uscio serrato.

1570 Vengono descritti i sui beni nel registro della Decima, tra cui una fornace da stoviglie posta sotto la sua casa presso il Poggio alla Malva di Montelupo che ebbe una Decima di soldi 3.4 per l’aumento del 1542.

- Bartolomeo di Giovanni è citato Civile del Podestà di Montelupo come stovigliaio.

- “Baccio del Bianco”, nominato senza qualifica, ha un debito per legna e fornace, ed è iscritto nel Civile del Podestà di Montelupo.

1579 Vende con atto notarile rogato in Montelupo il 23 dicembre da ser Antonio del Medico a Biagio di Francesco di Battista Marmi un terreno con portico e tetto davanti ad un casa posta in Montelupo nel luogo detto Poggio alla Malva per scudi 32 di L. 7.-.

1581 Bartolomeo di Giovanni compare fra i contribuenti della Decima del 1581 di cui si chiedono informazioni e nuove stime. I suoi beni consistono in una bottega a uso di stovigliaio sotto la casa di sua abitazione, in merito alla quale si stima che se fosse affittata frutterebbe L. 5.10.- annui. Circa la sua attività si dice che “da sempre i suoi antichi hanno fatto il medesimo esercizio”.

1585 È nominato senza qualifica insieme al figlio Piero nel Civile del Podestà di Montelupo.

1588 Bartolomeo di Giovanni detto Biancho da Pontormo [?] è richiesto per un debito da un fornaio nel tribunale locale.

1589 Bartolomeo “di Baccio” [sic] e Ovidio suo figlio sono citati nel Civile di Montelupo.

- In data 13 giugno sono citati nel Civile di Montelupo gli eredi di Bartolomeo di Giovanni Bianchi.

1589-90 Bartolomeo di Giovanni orciolaio ed i suoi eredi sono citati presso il tribunale podestarile di Montelupo per un debito dovuto ad acquisto di stagno, piombo e altro.

1614 Nella posta di Decima intestata a Giovanni e Valentino di Vincenzo di Francesco Becarelli è indicato che la loro fornace fu venduta da Bartolomeo di Giovanni di Bianco molti anni prima a Lionardo d’Antonio di Bitozzi scalpellino, il quale la rivendé nel 1605 agli intestatari.

 

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COSIMO fu Bartolomeo di Giovanni (detto del Bianco)

1567 Cosimo del fu Bartolomeo, detto “di Prato”, ma ora abitante a Fibbiana di Montelupo, compera con atto notarile rogato in Empoli il 24 aprile da ser Giovanni Ficarelli da Jacopo di Bartolomeo di Jacopo da San Miniatello “unum situm et fornacem ad usum construendi vasa, cum porticis et omnibus aliis eius pertinentis”, posto in San Miniatello, “loco dicto via della Chiesa”, per l’importo di fiorini 22 d’oro da L. 7.- e gabella a carico del compratore, con patto aggiuntivo che detta somma debba pagarsi entro aprile 1569.

 

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GIOVANNI di Bartolomeo di Giovanni di Bianco

1558 È nominato senza qualifica nel Civile del Podestà di Montelupo.

1560 Il suo nome figura in data 29 ottobre nelle appuntature del Civile di Montelupo per un debito di L. 1.10.-.

1560-61 Giovanni “di Baccio”, soldato, è descritto per un debito nel Civile del Podestà di Montelupo.

1581 Compare fra i contribuenti della Decima del Civile di Montelupo per aver preso in affitto una casa dagli eredi di Francesco di Benedetto di Berna Bernazzini.

1589-90 Giovanni di Bartolomeo del Bianco è debitore di lire 7 per la Gabella dei Contratti dovuta alla dote di monna Maddalena sua donna. A fianco è scritto: “a Roma”.

1597 Giovanni di Bartolomeo Bianchi testimonia assieme ad altri presso il Podestà di Montelupo circa lo scandalo provocato dai cattivi costumi di madonna Diamante.

 

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GIOVANNI di Bianco

1551-52 Rappresenta Guido di Leonardo Curradini e suo figlio Leonardo in occasione di una citazione presentata contro di loro nella Corte del Podestà di Montelupo da Niccolaio da Pontormo.

 

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OVIDIO di Bartolomeo di Giovanni del Bianco

1581 Compare fra gli stovigliai di Montelupo descritti nella lista redatta dall’Arte Medici e Speziali di Firenze ed inviata al Podestà di Montelupo per il pagamento della matricola di L. 5.5.-.

1589 In data 21 luglio Ovidio di Meo di Bianco è richiesto presso il tribunale podestarile di Montelupo per il trasporto di “terra da far stoviglie” della somma di L. 27 da Santi di Michele da San Quirico.

- Ovidio di Bartolomeo Bianchi compare in data 27 novembre presso la Corte del Podestà di Montelupo per porre istanza contro Lorenzo di Jacopo ed altri. Nel processo civile in seguito formato Antonio di Andrea stovigliaio dice che insieme a Santi portava la terra a detto Ovidio.

1589-90 Ovidio di Bartolomeo compare nella Corte del Podestà di Montelupo dichiarando di pagare il giudicato al posto di suo fratello Francesco di Bartolomeo di Bianco, citato come debitore di L. 9.4.- da Lorenzo Brizzelli, il quale aveva perciò promosso un sequestro ai danni di detto Francesco, lasciando il pegno nelle mani di Lattanzio di Girolamo Tenducci. Francesco, successivamente comparso, afferma che il sequestro era malfatto, e che si deve perciò condannare Lorenzo Brizzelli alle spese relative.

1591-92 È nominato senza qualifica nel Civile di Montelupo per un debito con la Gabella dei Contratti dovuto alla dote di sua moglie Lucrezia di Giovanni da Fibbiana.

- È richiesto di un debito di L. 14.- dalla Gabella dei Contratti per una vendita effettuata a Ceseri di Marco di Puccio.

1594 È richiesto dal fratello Piero e dalla cognata Gostanza presso la Corte del Podestà di Montelupo al fine di ottenere la restituzione della dote, pari a scudi 60, e di altri diritti ipotecati sui beni del padre Bartolomeo, tra i quali compare una casa, una bottega ed una fornace ed altre appartenenze poste nel Castello di Montelupo.

- È citato presso il tribunale podestarile di Montelupo da Alessandro di Tommaso di Giorgio per un debito di L. 4.- dovuto a dipintura di stoviglie.

1597 Nel Civile del Podestà di Montelupo sono citati gli eredi di Ovidio del Bianco.

 

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PIERO di Bartolomeo di Giovanni di Bianco

1579-80 È nominato senza qualifica nel Civile di Montelupo.

1594 Piero di Bartolomeo di Bianco vasellaio compare assieme a sua moglie Gostanza nel tribunale di Montelupo. Egli dichiara di essersi sposato nel luglio del 1564, incamerando una dote di scudi 60, la quale andò a far parte del patrimonio familiare. Allora era vivente Bartolomeo, padre di Piero e di Ovidio, che possedeva “casa, bottegha, fornacie ed altre appartenenze poste nel castello di Montelupo”, che oggi sono possedute da Ovidio. Poiché Piero afferma che tali beni sono ipotecati alla dote di Gostanza, chiede la restituzione della dote e dei diritti al medesimo Ovidio. Poiché tale richiesta, già presentata, non ha avuto esito, egli domanda al Podestà di procedere all’esecuzione di quanto previsto dalla legge.

1605 Ghostanza vedova di Piero di Bartolomeo, vecchia e povera, pone una supplica (“piato della inopia”) affinché la sua dote sopra una casa del marito defunto sia liberata dai creditori di questi. Ottiene sentenza favorevole in data 11 ottobre.

 

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LORENZO di Domenico del Bianco

1542 Francesco di Piero mugnaio pone istanza di sequestro nel tribunale di Montelupo contro Lorenzo di Domenico per un debito di lire 6:

“Die 28 Februarii 1541 [‘42]. Ad petitionem et instantiam Francisci Petri molendinarii de Monte Lupo… personaliter invenisse Laurentium Dominici del Biancho de Monte Lupo et eidem sequestrasse, integisse et [sic] omnem quantitatem laborerii aut ut vulgi dicitur di stovigli existentem in fornace Laurentii Dominici del Biancho, posita in dicto castro Montis Lupi, tamquam bona et de bonis dicti Laurentii debitoris dicti Francisci de summa et quantitate librarum sex…”.

Ascm, Podestarile 370, c. 17r.

 
     

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