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  Le famiglie dei vasai di Montelupo - I documenti
       
 
Berti  
La storia delle famiglie dei vasai di Montelupo Fiorentino e i loro alberi genealogici sono pubblicati nell'opera di Fausto Berti
STORIA DELLA CERAMICA DI MONTELUPO

GIOVANNI d’Antonio di Berto detto Nannone [Giovannone]

1532 Giovanni d’Antonio Berti agisce nel tribunale di Montelupo contro Matteo di Niccolò detto Concordino per ceramiche:

“Johannes Antonii Berti agit contra Matteum Niccolai vocato Concordino, a quo petit pro vasellis lire 3.-.-. Die 20 Novembris [1532]”.

Ascm, Podestarile 359, c. 34r.

- Ad istanza di Giovanni d’Antonio di Berto si agisce contro “Girolamo da Faenza” che deve L. 3.14 soldi.

1536 Sua portata di Decima: abita in Montelupo, fa orciolaio, disse la Decima al campione detto c. 456 in Ugholino di Matteo di Stefano - una casa in Montelupo, per uso, con bottegha sotto a uso d’orciolaio, pervenuta per dote dalla Marietta, sua donna e figliuola di Giannino di Domenico Pucci con Decima soldi 3.4.

1539 Giovanni d’Antonio di Berto detto Nannone agisce nel tribunale di Montelupo contro Bastiano di Meo di Baldassarre per una differenza di prezzo dovuta a baratto di terra da orcioli:

“Johannes Antonii Berti alias Nannone de Montelupo agit contra:

Bastianum Mei Baldassaris dicti loci a quo petit sibi dari et solvi pro quodam baratto terrarum [actarum] ad [faciendum] orciolorum lire 3.-.-.

Die 14 Novembris [1539] comparuit”.

Ascm, Podestarile 364, c. 39r.

1540 Giovanni del fu Antonio di Berto agisce nel tribunale di Montelupo contro Pasquino da Castelfiorentino per ceramiche biscottate e non buone a lui pagate:

“Johannes olim Antonii Berti vasellarius de Monte Lupo agit civiliter contra:

Pasquinum de Castro Florentino, ad presentem habitantem ad Montem Lupum, a quo [petit sibi dari et solvi] pro rinfrescatoriis sibi factis pro bonis, [sed] ruptis, quia nescivit eos laborare, et solutis eo lire 10.-.-. Die 4 Iunii [1540]”

Ascm, Podestarile 365, c. 19r.

- È testimone ad un atto notarile redatto in data 21 settembre dove è citato con la qualifica di vasellaio assieme a Nigi di Marco di Nigi.

1542 Pandolfo Petrucci agisce nel tribunale locale contro Giovanni d’Antonio per il residuo di un debito dovuto a fornitura di legna:

“Pandolphus de Petruccis civis florentinus civiliter agit contra:

Johannem Antonii Berti de Montelupo, a quo [petit sibi dari et solvi] pro parte lignarum pro parte lire 8.-.-. Die 8 Octubris [1542]”.

Ascm, Podestarile 369, c. 33v.

1542-43 È citato da Giovanni di Donato per L. 3.3.-, dovuto alla fornitura di libbre 37 di marzacotto.

1545-46 Girolamo di Lattanzio da Faenza agisce contro di lui per L. 3.-.-. quale debito per una fornitura di terra.

1547 Giovanni d’Antonio, con atto rogato ser Michele Tramontani in data 1 aprile, riconosce di essere debitore di Tommaso di Piero Pelamatti di San Miniatello e Compagni di Pisa - assente, e per esso, come uno dei compagni, è presente Lorenzo di Filippo Pelamatti di Empoli, dimorante in Monte Lupo - di L. 100.5.4. piccioli, per danari e cose ricevute in prestito; egli, non avendo comodità di pagarli, promette di restituirli così: “che per tutto il mese di maggio proximo futuro detto Giovanni promette et obbliga se et suoi heredi di dare al detto Lorenzo (per sé ed in detti nomi et loro heredi) dozzine 50 di vasellame ritto, piano et merchantile a ragione di L. 1 soldi 3 piccioli per dozzina, et il restante insino al saldo, sia tenuto a pagare entro dicembre presente anno. Et per ciò observare Giovanni per sicurtà di detto Lorenzo (per sé e gli altri) li obbliga in forma di ragione valida le infrascritte robbe e masserizie:

60 dozzine di forme terriccie, ritte e piane, un tornio da lavorar vasi, 10 paia di cavigliati, un panchaccio da battere la terra, una palavolta, una stangha da battere la terra, 4 conche di colori et pezzi 60 di tavole.

Con patto che mancando detto Giovanni di dare e pagare a detto tempo le dette 50 dozzine di vasellame, che all’hora ed in tal caso detto Lorenzo (e gli altri) possa e siali lecito far vendere tutte le soprascritte cose come di sopra obbligate per quel prezzo saranno stimate da duo amici comuni da chiamare dalle parti, et del ritratto se ne paghi il debito sino a saldo”.

1551-52 È nominato senza qualifica per un debito di L. 8.-.-. dovute a fornitura di antimonio nel Civile del Podestà di Montelupo.

- Agisce contro di lui nel tribunale podestarile di Montelupo Giovanbattista Antinori.

- Marietta moglie di Nannone e Tonino suo figlio sono invitati a comparire dagli Otto di Balia per una querela posta contro di loro.

1556-57 Giovanni d’Antonio di Berto orciolaio, detto Nannone, deve L. 4.-.-. agli Ufficiali di Decima per la posta numero 273 non pagata.

- È nominato senza qualifica al Civile del Podestà di Montelupo. In nota il notaio scrive “povero, nulla”.

1558 È nominato senza qualifica al Civile del Podestà di Montelupo per il pagamento della Decima del 1557-58 numero 273 per un importo di lire 6.

1560-61 È richiesto come debitore di Piero e Valerio Bartoloni falliti per lire 89.17.-. Egli compare nella Corte del Podestà e nega.

1561 Giovanni detto Nannone è citato al Civile del Podestà di Montelupo come debitore di Bastiano di Lorenzo.

1563 È citato nel tribunale di Montelupo per un debito di lire 2.10.-. Viene definito “povero” nella scrittura relativa.

- Possiede un orto di braccia 28.3. che è messo all’incanto con molti altri che si trovano sulle ripe dei fiumi per L. 7.-.-. L’orto non risulta venduto nell’asta.

1570 Compare nella Decima di questo anno a carte 498 per una “chasa con bottega sotto a uso d’orciolaio” che paga di tassa lire 1.3.4.

1574 La bottega in questione, a causa della sua morte, viene voltata per arroto ai figli Antonio e Costantino.

 

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COSTANTINO di Giovanni d’Antonio

1557 Compare nella lista dei soldati ai quali, con lettera di Ubertino Ubertini, capitano della Banda di Empoli, si dispone in data 29 gennaio 1556 [’57] l’assegnazione di uno scudo d’oro, probabilmente a seguito della conquista di Siena..

1558 Costantino di Giovanni è nominato senza qualifica nel Civile del Podestà di Montelupo; nel documento si dice che “è alla guerra”.

1560-61 Costantino di Giovanni, detto “Gostantino di Nannone”, figura per lire 19.18.- nell’elenco dei debitori di Valerio e Piero Bartoloni falliti, dei quali il Podestà di Montelupo è incaricato di recuperare i crediti.

1561 Costantino di Giovanni è richiesto nella Corte del Podestà di Montelupo per un debito di lire 3. Nell’atto egli è definito “miserabile”.

1563 Costantino di Giovanni è richiesto nella Corte del Podestà di Montelupo per un debito di lire 3.1.8. Nel documento è definito “soldato”.

1574 Gli è intestato col fratello Antonio un arroto di Decima, nel quale si comprende:

“una casa con bottega sotto a uso d’orciolaio, Decima 3 soldi 4 denari. Per redità di Giovanni loro padre, morto più fa, et aconcia 9.X.1574 in virtù del bando della gratia del 1574; s’à levare da Giovanni… Salda 24.XI.1574”.

1581 Compare col fratello Antonio fra i contribuenti della Decima del 1581 nei confronti dei quali si chiedono nuove stime. I beni sono descritti nella portata numero 24:

“una fornace ad uso d’orciuoli sotto la sua habitazione in Montelupo. Stima del valore locativo L. 14.-. Fanno l’arte da 20 anni circa, e così fecero i loro antecessori”.

1589 È nominato senza qualifica nel Civile del Podestà di Montelupo.

1594 Nel Civile del Podestà di Montelupo sono nominati gli eredi di Costantino di Giovanni.

 

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RAFFAELLO di Costantino di Giovanni

1593-94 È citato al Civile del Podestà di Montelupo, senza qualifica, per la dote di Umilia.

1619 Raffello di Costantino (“Gostantino”), assieme al fratello Francesco, acquista una casa posta in Montelupo da Vincenzo di Raffaello Masotti e paga una gabella sul contratto di lire 8.

 

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FRANCESCO di Costantino di Giovanni

1604-05 Francesco Berti è citato nel Civile come Camarlingo di Montelupo.

1610 Francesco è ancora nominato nel Civile come Camarlingo di Montelupo.

1619 Francesco di Gostantino Berti acquista assieme al fratello Raffaello una casa in Montelupo da Vincenzo di Raffaello Masotti.

1661 Nella posta del figlio Antonio e del nipote Domenico di Giovanni si dice che egli morì il 22 dicembre 1661.

 

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ANTONIO di Francesco di Costantino

1671 Antonio di Francesco è iscritto in un arroto di Decima assieme al nipote Domenico di Giovanni per beni pervenutigli a seguito della morte di suo padre Francesco in data 22 dicembre 1661.

Tra questi beni compare una casa con bottega, fornace e orto posta in Montelupo alla Porta di San Piero gravata da una tassa di Decima di soldi 12 denari 6, come si ricava dall’arroto 1658 n.14. Salda il 24 marzo 1671.

1681 La stessa iscrizione fondiaria viene ripetuta in quest’anno a carta 598; in essa si comprende:

- una casa per uso con fornace sotto, con Decima di soldi 2.2;

- la metà di una casa posta in Montelupo, in via San Giovanni, con Decima di soldi 4.2;

- una bottega da orciolaio, consistente in due stanze e una fornace, in via San Giovanni, con Decima di soldi 8.8, “le quali case e bottega si danno in conto al sopradetto Francesco per [le] medesime cause che si dicono per arroto 1658 numero 14, cioè per la medesima compera che fece dal reverendo Marco d’Ipolito Tosi, per scudi 240.-, che, per non si essersi trovato Decimato allora sotto nome del detto venditore, fu ordinato dalla nostra cancelleria di Decimarsi di nuovo in soldi 12.6 denari, come in detto arroto si vede ecc. Nel qual reverendo Marco venditore erano pervenute le medesime case e botteghe ecc. per compera fatta da Giovanni di Francesco Vestri da Montelupo per scudi 150.- di moneta (rogato ser Noferi Calici 29.III.1656, fede in [filza] numero 228). Nel qual Giovanni di Francesco Vestri erano pervenuti per eredità e morte di Cosimo di Lorenzo Vestri, suo zio paterno, morto più tempo fa, come disse, e tutto in virtù di partito di Magistrato nostro 31.I.1681 e senza pregiudizi, ecc. Si leva da Cosimo di Lorenzo Vestri (c. 583), soldi 15.3. Salda 31.I.1681 [’82]”.

 

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DOMENICO di Giovanni di Francesco di Costantino

1671 Domenico di Giovanni, con lo zio Antonio di Francesco, è iscritto in un arroto di Decima per beni pervenutigli a seguito della morte di suo padre Francesco in data 22 dicembre 1661.

Tra questi beni compare la casa con bottega, fornace e orto posta in Montelupo alla Porta di San Piero, [vedi sopra al fratello Antonio].

 
     

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