| |
|
Becossi
|
|

La storia delle famiglie dei vasai di Montelupo Fiorentino e i loro
alberi genealogici sono pubblicati nell'opera di Fausto Berti
STORIA DELLA CERAMICA DI MONTELUPO |
|
|
|
MATTEO
È il capostipite della famiglia Becossi. Mancano i documenti
relativi.
|
|
^ up
|
|
BIAGIO di Matteo
È il padre di Domenico da cui discendono i Becossi. Mancano
documenti relativi alla sua vita.
|
|
^ up
|
|
DOMENICO di
Biagio di Matteo
1445 Domenico di Biagio dichiara la sua portata al
Catasto (che è segnata al 1435, ma per la dichiarazione d’età dovrebbe
essere di dieci anni successiva):
“Fo l’arte degli orciuoli chon una botegheta la quale
io tengho a pigione da Simone di Michele e dogli fiorini 15 l’ano, cho’
maserizie che mi prestò, che in prima facieva l’arte lui e ala afitata a
me ogni cosa, la quale tengho e no vi ghuadagnio, ch’ogni chosa è suo”.
Possiede una casa per abitare e due pezzi di terra.
Dichiara un debito di L. 100.-.- con Simone di
Michele per l’avviamento della bottega ed un altro debito di L. 60.-.-
con Bernardo di Francesco de’ Vetri [?] “per robe aute da lui per aviare
la botegha”.
Afferma di avere 40 anni e di vivere con la moglie
Domenica ed i figli maschi Biagio, Benedetto, Daniello, Piero e
Alessandro.
1451 Domenico di Biagio dichiara la sua portata al
Catasto, in tutto simile a quella del 1445 (o 1435). Tiene ancora a
pigione la bottega di Simone di Michele Zamperini, per la quale dice ora
dover pagare fiorini 12 e mezzo.
Afferma di avere 46 anni.
|
|
^ up
|
|
BIAGIO di
Domenico di Biagio
1458 A Biagio di Domenico viene intestata, mediante
rescrittura del suo nome avanti, la portata al Catasto del padre
soprannominato Becosso, che si apre con questo preambolo:
“Faciamo una botegha ovvero fornace d’orciuoli di che
ne viviamo, e ogi l’arte è ghuasta, e apena posiamo viviere e paghare il
comune, la quale fornacie e botegha, insieme cho’ molte maserizie
apartenenti a deto mestiero, tegniamo a pigione da Simone di Michele
Zamperini, citadino fiorentino; è a graveza in Firenze; diagli l’anno
fiorini dodici e mezo”.
Dichiara una casa per suo abitare posta a Montelupo
ed alcuni pezzi di terra, oltre a crediti per 40 fiorini ed un debito
con Simone di Michele per la pigione e le masserizie di bottega di L.
50.-.-.
Importante è la supplica che si contiene nella
portata: “Priego la signoria vostra ci metiate a graveza ala porta a San
Friano in quelo popolo parà ala signoria vostra, perché parte di noi
abitiamo in Firenze e perché nel popolo dove siamo v’abiamo cierte
diferenze, che quando l’intenderete particularmente spero ci chaverete
dele loro manni”.
1462 Biagio di Domenico compare nel libro di entrata
ed uscita di Santa Maria Novella: “Biagio di Becosso deve dare L. 1
presstai di contanti… venne el suo fatorino - renduti”.
1465 Biagio di Domenico compare nella matricola dei
Maestri di Pietra e di Legname: “Blasius Dominici alias Becosso
fornaciarius de Montelupo matricolavit se…”.
1469 Biagio di Domenico “e frategli” presenta la sua
portata al Catasto. Dichiara che nel Catasto del 1458 pagava per tassa
d’estimo L. 1.7.-; possiede, assieme ai fratelli, la casa d’abitazione
“dove vi fo fornacie da orciuoli e una chasetta dove tengho schope per
detta fornacie” (nel documento si contiene l’indicazione degli atti
notarili con i quali fu fermato l’acquisto), oltre a quattro pezzi di
terra.
Denuncia l’obbligo, assunto per volere testamentario
del padre Domenico, di dotare per 30 fiorini una cappella nella chiesa
di San Giovanni Evangelista di Montelupo.
Vive con la moglie Lagia e col figlio Alessandro,
oltre al fratello Benedetto e la di lui moglie e figli, e l’altro
fratello Piero.
Gli viene posta una tassa di L. 2.14.-.
1473 Biagio di Domenico compare nel libro di entrata
ed uscita dell’ospizio di Montelupo del convento di Santa Maria Novella:
“Biagio di Becosso de’ dare uno fiorino largo presstai, disse per pagare
vino lui comperò, e disse come Benedetto tornasse da Pisa me lo
renderebbe. Allo renduto”.
|
|
^ up
|
|
PIERO di
Domenico di Biagio
1487 Piero di Domenico invia la sua portata al
Catasto. Dichiara che la stessa era nel 1451 a nome del padre Domenico,
detto Becosso, e nel 1469 voltata a Biagio suo fratello.
Possiede una casa per sua abitazione indivisa con il
fratello Benedetto che è stimata fiorini 20, nonché cinque pezzi di
terra, il tutto stimato fiorini 73.
Un’altra casa ha venduto per fiorini 27.
Una terza casa con una bottega sotto ad uso di
orciolaio egli ha concesso per metà a titolo di dote della figlia
Antonia a Giovanni del Berna Bernazzini, che, con i suoi fratelli, ha
acquistato l’altra metà della stessa da suo fratello Benedetto di
Domenico.
Piero di Domenico dichiara di avere 50 anni e di
essere “guasto di sotto” (cioè zoppo, sciancato); vive con la moglie
Ghita (Margherita) ed i figli Giovanni (5 anni), Tommaso (3 anni) e 3
figlie.
Nel documento dichiara che “fecie già orciolaio”,
mentre ora “egli lavora per lavorante col genero [Giovanni del Berna,
n.d.r.] e suoi fratelli, d’orciuoli, per quello si guadagnia”.
Paga una tassa fondiaria di L. -.6.-.
1502 Nell’estimo di Montelupo conservato all’Archivio
di Stato di Prato si trova la sua posta che è pari a soldi 15.-. Risulta
debitore dall’anno 1495 a tutto il 1502, per un totale di lire 68.13.8
“tocagli per grazia a denari 8 per lira = lire 2.6.-”.
1504 Piero di Domenico invia la sua portata di
Decima, dalla quale si ricava che egli ebbe l’estimo intestato a lui
medesimo sin dal 1490 per una tassa di soldi 15 dovuta alla proprietà
della metà di una casa d’abitazione posta nel castello di Montelupo e di
4 pezzi di terra della misura totale di 21 staia. Risulta anche che egli
ha venduto una casa.
La famiglia di Piero è composta dal suddetto, che
dichiara un’età di 66 anni, da Tommaso di anni 20 e Giovanni di anni 12,
suoi figli. Le femmine della famiglia sono Ghita [Margherita] di anni
50, sua moglie. La portata è stata scritta da Daniello Canigiani in data
10 maggio. Gli è attribuita una tassa di soldi 4.
[Questa portata è successivamente corretta dallo
scrivente per il nome dell’avo, Biagio, mentre l’ufficiale di Decima
corregge a sua volta l’età del figlio Giovanni da 12 in 22 anni].
1505 Donato di Giovanni di Donato, orciolaio di
Montelupo, accende in data 1 luglio una causa davanti al Tribunale della
Mercanzia di Firenze contro Piero di Domenico Becossi e suo figlio
Tommaso perché i medesimi fecero compagnia nel passato mese di febbraio
con lui e con Piero di Nanni di Caio, ma omisero a suo dire di
mostrargli i conti relativi alle consegne di ceramiche effettuate a
Pontedera, Lari, Livorno ed altri luoghi.
1508 Agli eredi di Piero di Domenico è intestata una
posta di Decima nella quale si descrive “una mezza casa divixa con
Benedetto suo fratello, con bottega sotto a uso d’orciolaio, per entrata
la bottega di fiorini 2 di suggello a libro 5°, Decima di Piero detto c.
846, fanno di Decima soldi 3.4 a oro larghi”; a questa data dunque egli
risulta già morto.
1520 Si ripete la posta precedente ed inoltre agli
eredi di Piero è intestata una posta di Decima nel popolo di
Samminiatello, ove si descrive un pezzo di terra posto in luogo detto
Campo Maggio per un’entrata di fiorini 2 soldi 2 di suggello; beni
sui quali è posta una tassa di Decima di soldi 3.6.
|
|
^ up
|
|
BENEDETTO di Domenico di Biagio
1473 Benedetto di Domenico compare nei libri di
entrata ed uscita dell’ospizio di Montelupo del convento di Santa Maria
Novella con la seguente posta: “Benedetto di Becosso de’ avere isstaia 6
di grano; presstomelo quando io [fra Matteo di Jacopo, n.d.r.]
venni di principio a sstare a Montelupo. E’ de’ avere per cose avute e
soldi 15 impresstò, L. 4.4.-”. Questo debito gli è pagato “parte in
aceto e parte in lezioni date al fanciullo di Benedetto [Daniello?] per
imparare a leggere”.
1475 È probabilmente da riferire a Benedetto di
Domenico la seguente posta contenuta nel libro di entrata ed uscita
dell’ospizio di Montelupo del convento di Santa Maria Novella:
“De’ dare soldi 20 per una promessa mi fecie pe’
Matteo che stette con lloro in bottega, fu per due mezi barili di vino
ebbe da me d’acordo soldi 10 el mezio barile, in tuto L. 1.-.-.
E’ de’ dare per una promessa mi fecie L. 1.2.- anne
dato per 4 mezio quarti e quattro metadelle delle [o belle] bianche
coll’arme mia”.
1486 Portata catastale di Benedetto di Domenico nel
quartiere di Porta Lucchese di Pistoia:
“Sancta Maria Fuorleporti. Benedecto di Domenico di
Biagio Mathei orciolaio, cittadino pistoiese, rapporta havere gl’infrascripti
beni, cioè:
una casa posta nel borgho di Montelupo, Contado di
Firenze, vechia con solaio a terreno e ’l nostro pozzo e orto e fructi
sopra decto orto. Confini: a primo via publica, a secondo el muro
castellano. Comprata da Giovanni, Bartholomeo e Bastiano d’Antonio di
Nanni, alias di Lupaccio, da Montelupo.
Item una casa con solaio e portico nella via innanzi
alla soprascritta casa, e con corte, orto e arbori fructiferi, posta nel
soprascritto luogho. Confini: al primo via, a II el muro, a III la
soprascritta casa, a IIII e’ beni di Benedetto di Michele da San
Quirico.
Sopra le quali case e beni per deliberatione de’
Magnifici Signori Priori e Gonfalonieri di Giustizia, facta insieme con
loro venerabili Collegii del Popolo e Comune della città di Pistoia
sotto dì XXII del mese di Febraio 1485 [’86], pagherà d’imposta e
graveza per ogni migliaio al Camarlingo di detta città in ragione di
soldi trenta. Bocche:
Benedecto di Domenicho soprascritto d’anni LV
Monna Francesca sua donna d’anni XLVI
Agnoletta sua figliuola d’anni XX
Domenico suo figliuolo d’anni XVIII
Carlo suo figliuolo d’anni XII
Biagio suo figliuolo d’anni X
Camilla sua nipote d’anni XVI”.
- Benedetto di Domenico vende con atto notarile la
metà di una casa con bottega d’orciolaio sotto posta nel Borgo di
Montelupo a Benedetto di Berna di Nanni Bernazzini ed ai suoi fratelli.
- Benedetto di Domenico fornisce 200 scodelle, 200
scodellini e 19 mezzoquarti “avemo pel desinare di Giovedì Santo” allo
Spedale del Ceppo di Pistoia per L. 7.11.-, e per 3 quartini bianchi, L.
1.1.-.
1487 Benedetto di Domenico presenta la sua portata al
Catasto per il popolo di San Giovanni di Montelupo dichiarandosi
“cittadino pistolese, abita a Pistoia”. Dichiara il possesso di una
mezza casa in Montelupo per suo abitare divisa con il fratello Piero;
tra i beni alienati denuncia la metà di “una bottega per uso d’orciuoli
con fornace”, anch’essa divisa con Piero, venduta l’anno precedente a
Benedetto di Berna di Nanni Bernazzini.
Afferma di avere 55 anni e di essere infermo, vive
con la moglie Francesca ed i figli.
Paga di tassa L. -.4.-.
- Benedetto di Biagio (da intendersi “Benedetto di
Domenico di Biagio”) è nominato nella portata al Catasto di Giuliano di
Papino d’Antonio e Bebbe suo fratello, che dichiarano di avergli
affittato, per L. 12.-.- all’anno, una bottega da vasaio in Montelupo,
in luogo detto Poggio alla Malva.
1489 Benedetto di Domenico fornisce 512 scodelle
“roze” all’Ospedale del Ceppo di Pistoia a L. 1.8.- la dozzina, per un
importo di L. 7.3.-.
1490 Benedetto di Domenico paga di estimo L. -.19.8
per beni in Montelupo.
1492 Benedetto del fu Biagio (da intendersi
“Benedetto di Domenico di Biagio”) rimborsa con atto notarile del 13
maggio rogato ser Papino di Giuliano di Papino un mutuo di fiorini 11 a
Salvatore di Michele di Matteo lavorante di vasi.
1504 Benedetto di Domenico invia la sua portata di
Decima dichiarando il possesso di una casa con bottega per “favi dentro
orciuoli”, oltre alla metà di un’altra casa ed alcune terre.
Vive con due figli maschi, Daniello (25 anni) e
Biagio (23 anni). Paga di tassa L. -.4.-.
|
|
^ up
|
|
DOMENICO di
Piero fiorentino
1496 Un “Domenico di Piero fiorentino”, che potrebbe
essere un figlio di Piero di Domenico Becossi, emigrato prima del 1487
da Montelupo, è in Roma, dove stipula un contratto per la fabbricazione
di vettine nella propria fornace col vasaio Francesco Domini di Cesana.
|
|
^ up
|
|
GAGLIARDO di Biagio di Domenico
1489 Gagliardo di Biagio fornisce stoviglie
all’Ospedale degli Innocenti di Firenze, ed in particolare:
64 piattelli, 23 mezziquarti, 8 metadelle per L.
18.9.-.
- Gagliardo di Biagio fornisce all’Ospedale degli
Innocenti una soma di stoviglie e “6 ischodelle e 6 ischodellini per a
Enpoli, …dato a Guido, L. 18.9.-”.
1490 Gagliardo di Biagio fa parte del gruppo di 23
orciolai che si impegnano con atto notarile del 27 settembre a vendere
tutta la loro produzione a Francesco d’Antonio degli Antinori.
1494 Gagliardo di Biagio fornisce all’Ospedale degli
Innocenti “una soma di stoviglie (recò el mulo nostro), e sono le chose
a piè, ogni chosa chol banbino:
22 mezzette bianche;
22 piatteli grandi bianchi;
26 metadelle bianche;
28 piatelli minori bianchi;
20 meziquarti bianchi;
6 piatelli picini bianchi;
26 ischodelle tonde da contadini;
36 ischodellini simili;
12 ischodelle dipinte belle, ve ne fu 2 rotte;
12 ischodellini dipinti belli;
1 mezina chol banbino, tutta fessa L. 8.10.-”.
1495 Gagliardo di Biagio fornisce all’Ospedale degli
Innocenti “dua some di stoviglie, rechò lui… d’achordo chol priore
nostro, cioè:
9 dozine, 2 mezi quarti e 5 quarti L. 13.-.-”.
1496 Gagliardo di Biagio fornisce all’Ospedale degli
Innocenti “una soma d’orciuoli”.
1498 Gagliardo di Biagio fornisce all’Ospedale degli
Innocenti “6 dozine di scodelle e scodellini roze azure” L. 6.
1499 Gagliardo di Biagio fornisce all’Ospedale degli
Innocenti “dozine dieci di lavoro, fra mezoquarti, metadelle, mezette e
piattelli e scodelle e altri lavori con l’arme del banbino, per L. 1.8.-
per dozina fiorini 2”.
1500 Gagliardo di Biagio fornisce all’Ospedale degli
Innocenti “dozine dodici e mezo tra mezoquarti, metadelle e piattelli e
altre stoviglie a L. 1.7.- la dozina fiorini 2. L. 2.17.-.
Sotto dì 30 giugno”.
1501 Gagliardo di Biagio fornisce all’Ospedale degli
Innocenti “7 dozine di più ragioni di orciuoli a L. 1.6.- la dozina l’un
per l’altro fiorini 1. L. 2.2.-”.
1502 Gagliardo di Biagio è debitore del comune di
Prato in ragione di L. -.2.- di estimo per gli anni dal 1495 a tutto il
1502, per un totale di L. 3.10.-.
Il debito gli viene ridotto a lire 2.4.-.
1504 Gagliardo di Biagio presenta la sua portata alla
Decima. Dichiara il possesso di una casa con bottega nel castello di
Montelupo e di due vigne. Afferma di avere 45 anni e di vivere con la
moglie Lucia di 40 anni ed i figli maschi Andrea (10 anni), Niccolò (8
anni) e Simone (6 anni), oltre alla figlia Bartolomea (2 anni).
Paga di tassa L. -.4.-.
1506 Gagliardo di Biagio, “orciolario et figulo”,
acquista con atto notarile dell’1 giugno, rogato da ser Giovanni Andrea
Spigliati una casa con terreno posta in Montelupo da monna Lena, vedova
di Giuliano di Goro di Matteo di Stefano per lire 123.-.-.
1508 Dall’arroto di Decima successivo si deduce che
il contratto di cui sopra è stato rogato in data 4 luglio e che si
tratta di “una casa con bottega sotto a uso di fornacie, posta in
Montelupo per entrata di fiorini 1 soldi 12 di suggello, a libro quinto,
Decima in nome di detta… soldi 2 denari 8 larghi”. L’iscrizione
fondiaria è confusa, poiché cita Jacopa, vedova di Goro di Stefano, come
venditrice, mentre l’atto sembra avvenuto tra Gagliardo e gli eredi di
Jacopa, cioè la figlia di questa, Lena.
- Gagliardo di Biagio presenta la sua portata alla
Decima. Dichiara di possedere una casa con bottega sotto da orciolaio
(gravata da una Decima di L. -.5.-), ed un’altra casa con fornace
acquistata nel 1506 dagli eredi di monna Jacopa.
Alla tassa di Decima di L. -.5.-, gli vengono ora
aggiunte L. -.2.8.
1515 Gagliardo di Biagio riceve per cessione in data
15 marzo 1514 [’15], con atto notarile rogato ser Carlo di Benedetto
Becossi, suo cugino, certi diritti spettanti alla casa posta in
Montelupo, comperata nel 1506 da monna Lena, vedova di Giuliano di Goro.
1520 Gagliardo di Biagio ripete la portata di Decima,
che risulta invariata rispetto a quella del 1508.
1526 Gagliardo di Biagio emancipa i figli Andrea,
Domenico, Donato e Simone, assegnando loro i suoi beni, tra cui “unam
domum ad usum apotece pro exercitio orciolariorum positam in dicto
castro [Montislupi, n.d.r.]”, con vari patti, tra cui quello di
ricevere per sé e la moglie Lucia una certa quantità di vino.
L’atto, datato 28 settembre, è rogato dal cugino ser
Carlo di Benedetto Becossi.
|
|
^ up
|
|
BIAGIO di Benedetto di Domenico Becossi
1508 Biagio di Benedetto compare nella nota alla
Decima, assieme ai fratelli, come erede del padre Benedetto. I beni
comprendono una casa con bottega sotto ad uso d’orciolaio e fornace.
1509 Biagio di Benedetto acquista, come procuratore
del fratello Mariotto prete, dimorante in “Corte di Roma”, da Antonio
del fu Giuliano di Papino del Bebbe, che agisce in nome proprio e del
fratello Francesco, una bottega ad uso di orciolaio per 52 fiorini d’oro
larghi in oro. L’atto è rogato ser Francesco Anselmi da San Miniato.
1531 Nel libro segnato “A” della Compagnia di San
Lorenzo, a c. 31 appare la scritta della morte di Biagio di Benedetto;
segue quella della moglie Gemma [o Giovanna?] l’anno 1546. Fede di
queste scritture è rilasciata da Jacopo di Bernardo Chiaventi,
provveditore della medesima Compagnia, negli anni 1563-64 ed è contenuta
negli atti civili del Podestà di Montelupo.
1544 La vedova di Biagio di Benedetto, Giovanna [o
Gemma?] deve L. 2.-.- per gabella, ed è perciò iscritta nel registro
degli atti civili del Podestà di Montelupo.
|
|
^ up
|
|
DANIELLO di
Benedetto di Domenico di Biagio
1504 Daniello di Benedetto compare nella portata
della Decima intestata al padre; afferma di avere 25 anni d’età.
1508 Daniello del fu Benedetto orciolaio di Montelupo
acquista con atto del 31 luglio rogato ser Lorenzo di Bardo Gheradini,
come procuratore del fratello Mariotto prete, un pezzo di terra posto a
Samminiatello per fiorini 9.
1510 Daniello di Benedetto fa parte dei 34 maestri
orciolai che fermano in quest’anno i Capitoli dell’Arte degli Orciolai,
e viene designato Camarlingo dell’Arte medesima.
1520 Da Daniello di Benedetto i beni fondiari in
Montelupo iscritti nella Decima, evidentemente per morte, passano ai
figli. Tra questi una casa con fornace.
|
|
^ up
|
|
GIOVANNI di Piero di Domenico di Biagio
1510 Giovanni di Piero fa parte dei 34 maestri vasai
che fermano in quest’anno i Capitoli dell’Arte degli Orciolai di
Montelupo.
1536 Giovanni di Piero è descritto nella posta di
Decima del padre.
1540 Giovanni di Piero, detto Meo Becossi, è
iscritto negli atti civili del Podestà di Montelupo per una richiesta di
sequestro di vasellami e quanto altro a lui pertinente che si trova
nella fornace di Stefano di Chirico di Montelupo; la richiesta è
avanzata dagli orciolai Domenico di Ciaino e Bartolomeo di Giovanni di
Bianco.
- Giovanni di Piero è debitore di L. 100.-.- per
gabella del sale, e come tale è iscritto nel libro degli atti civili del
Podestà di Montelupo.
- Giovanni di Piero è nominato dalla comunità di
Montelupo quale stimatore sostituto.
1541 Giovanni di Piero è iscritto negli atti civili
del Podestà di Montelupo per un debito di L. 32.-.-. A fianco è scritto
“morto”, ma dovrebbe trattarsi di annotazione successiva o di errore.
- Mariano d’Andrea di Morzano, con la fideiussione di
Pasquino di Lorenzo detto Corteccia, agisce nel tribunale di
Montelupo contro Giovanni Becossi per un debito dovuto a fornitura di
terra.
“Marianus Andree de Morzano, pro quo, quia forensis,
Pasquinus Laurentii alias Corteccia fideiussit, agit contra:
Johannem Becossi da Montelupo a quo [petit
sibi dari et solvi] pro terra sibi vendita lire 7.12.-… 30 Aprilis
[1541]”.
Ascm, Podestarile 366, c. 64v.
1542 Marco di Michele da Capraia agisce nel tribunale
locale contro Giovanni di Piero per una fornitura di legna da fornace:
“Marcus Michaelis de Capraia civiliter agit contra:
Johannem Petri Bechossi de Monte Lupo, a quo petit
sibi dari et solvi pro residuo stipe eius vendite lire 2.-.-. Die 5
Februarii [1542]”.
Ascm, Podestarile 370, c. 9r.
- Domenico Ciaini agisce in data 10 ottobre contro
Giovanni di Piero nel tribunale di Montelupo per la somma di lire 40, la
quale rappresenta una parte dei crediti che egli vanta nei suoi
confronti a causa di una società esistente tra di loro [vedi il
documento a Ciaini].
- Donato e Giovanni di Donato mugnai agiscono nel
tribunale di Montelupo contro Giovanni per un debito dovuto a fornitura
di terra:
“Donatus et Johannes Donati molendinarius [sic]
civiliter agit contra:
Johannonem Bechossi, a quo [petit sibi dari et solvi]
pro terra vendita lire 3.-.-.
20 Octubris [1542]”
Ascm, Podestarile 369, c. 37v.
1544 Giovanni di Piero è convocato a Firenze dai
Capitani di Parte.
1544-45 Giovanni di Piero, definito bottegaio, cita
davanti al tribunale podestarile di Montelupo Giunta di Paolo.
1547 Giovanni di Piero figura come debitore, in
quanto erede, con Ginevra vedova del fratello Tommaso, per un vecchio
conto di L. 3.-.- iscritto negli atti civili del Podestà di Montelupo.
1560-61 Giovanni di Piero, per un debito di L.
3.10.-., subisce un sequestro di abiti; l’atto è iscritto al Civile
del Podestà di Montelupo.
- Giovanni di Piero viene ricercato per un debito di
L. 4.-.-, ma il messo riferisce al Podestà di Montelupo non trovarsi.
|
|
^ up
|
|
NICCOLÒ
di Gagliardo di Biagio
1521 Compare in data 23 aprile nei documenti
dell’Ospedale del Ceppo di Pistoia per una fornitura di “vaselli” per
l’importo di lire 2.10.-.
- È iscritto nei documenti del medesimo Ospedale in
data 27 maggio per un pagamento di lire 4.
1522 Forniture all’Ospedale del Ceppo di Pistoia (per
le quali Gagliardo riceve a defalco anche grano):
“Da Nicholaio di Gagliardo l’8.IV.1522 gli
infrascritti orciuoli:
24 mezi quarti a soldi… [sic] la dozzina;
30 metadella a soldi… [sic] la dozzina;
2 quartoni da 5 bochali l’uno a soldi… [sic];
3 mezi quarti bianchi a soldi… [sic];
Totale lire 15.5.-. in tutto d’achordo con lui”.
-“29.VII. 1522, portò Nicholaio per più istoviglie a
uscita c. 32, lire 3.14.-”.
-“29.VII.1522 pella monta di 55 piatellini bianchi (a
libro c. 114), lire 3.14.-” [È una partita che completa la precedente].
1523 Fornitura all’Ospedale del Ceppo di Pistoia:
“Da Nicholaio di Gagliardo il 14.III.1522 [’23]:
albarelli da lattovari n. 480 a soldi 10 il cento L.
2. 6.-
albarelli mezani 100 a soldi 14 il cento
L. -.14.-
n. 2 mezi quarti grandi a 7 soldi L. -.14.-
totale L. 3.14.-”.
1539 Niccolò di Gagliardo agisce nel tribunale
podestarile di Montelupo contro Nencio di Battista da Samminiatello per
una rata del pagamento di un pillotto:
“Nicolaus Gagliardi de Monte Lupo [agit] contra:
Nencium Baptiste… di Sancto Miniatello [a quo petit
sibi dari et solvi] pro residuo unius pillotti lire 12.-.-. Die 6
Januarii [1539]”.
Ascm, Podestarile 363, c. 29v.
[La testimonianza di Bastiano di Jacopo di Domenico e
di Maso di Tofano di Francesco a proposito del pillotto è a cc. 36r.-v.
della medesima filza 363].
1540 Lorenzo del fu Battista di Matteo agisce in data
29 maggio contro Niccolò di Gagliardo nel tribunale podestarile di
Montelupo per il recupero di una somma di lire 2.12, da lui anticipata
ad un navicellaio. Si tratta dell’atto che ha poi il seguito giudiziario
successivo [vedi il documento a Discendenti di Battista di Matteo].
- Viene richiesto nel tribunale di Montelupo da
Lorenzo del fu Battista di Matteo, vasellaio di Samminiatello per una
vertenza riguardante un pillotto per macinare i colori:
“Die septima iunii 1540. Iustificatio reclami per
Laurentium olim Baptistae Mattei vasellarium de Sancto Myniatello per
testes.
Julianus olim Masii Mariocti [Masotti] vasellarius de
Sancto Myniatello testis inductus et productus per Laurentium olim
Baptistae Mattei vasellarium de Sancto Myniatello personaliter sub die
quinta presentis mensis Iunii citatus per Cechum alias Malavezo
nuntium publicum curiae… In et super quodam reclamo per dictum
Laurentium positum contra Niccolaum Gagliardi vasellarium de Monte Lupo
prout in hoc presenti civili registro a 13 suo juramento testificando
dixit de contentis in dicto reclamo et negative per dictum Niccolaum…et
si certe memoria tenet cum ipse testis fuisset occasionis arbitrati pro
parte dicti Laurentii una cum Hieronimo [Mengari] de Faenza, habitante
ad Montem Lupum, vocato pro parte dicti Niccolai et essent una die una
coadunationis…suprascriptis coram prefato domino potestate Montis Lupi
hinc temporis in castro Montis Lupi existenti et dicti arbitri audissent
dictarum partium differentias.
Et auditis partibus predictis, videlicet qualiter
dictus audivit dicti testis a dicto Laurentio a quo dictis testis
vocatus fuit pro arbitrio suo, qualiter quidam de Fighino di quel di
Prato consignaverat dicto Niccolò plures pilottos petrosos, habiles
ad macinandum colores subtiles da vasa, et quo dictus Niccolaus
conduxerit eos per viam cuiusdam navicellarii per fluminem Arni et in
ripis Arni prope Santum Minyatellum, potesteriam Emporii [sic!],
Niccolaus convenit ad Sanctum Myniatellum dictum Laurentium et sibi
duxisse dixit qualiter sibi mutuo… libras tres causa eas solvendi
prefato navicellatio de vectura dicti pilotti, et quo dictus Niccolaus
cum dicto Laurentio contendebat et altrecabat de tali coram dictis
arbitris et domino potestate prefato et eius notario ad banchum juris
Montis Lupi dicendo… se habuisse ab eo quia unum ex dictis pilottis
emerat a dicto Niccolaio, et dictus Laurentius negabat esse verum et
ipsi /c.27r./ [sic]. altercantibus dixerunt qualiter dictus
Niccolaus eidem Laurentio dixit infrascripta verba… videlicet: ‘Lorenzo,
da hora in avanti giuro in sulla pietra sacrata in chiesa di fra’
Cherubino che tu non habbi mercatato o comperato da me questo pilotto, e
io ti voglio rendere le tue tre lire che mi hai date’ et quo dictus
Laurentius sibi dixisse et dixit infrascripta verba…videlicet: ‘io
son contento di giurare, andiamo’ et quo unanimiter dicti Laurentius
et Niccolaus, una cum multis aliis de potestaria Montis Lupi, se
convenerunt ad ecclesiam dicti fratris Cherubini sitam propre domus
potesterie Montis Lupi, et quo eo [sic] convenctis, dictus
Laurentius ad altare [sic] maius [sic] dicte ecclesie
perventus…in et super dicta pietra manibus ibidem positis iurare
qualiter non sibi vendiderat nec mercatus fuit cum eo dictum pilottum,
et quo de inde dictus testis una cum dicto Hyeronimo eius suprascripto
eo arbitro fecerunt quo dictus Niccolaus solveret eidem Laurentius
dictas libras tres infra quindecim dies…”. [Il testimone afferma di
avere 45 anni. Il Podestà ricerca nel Civile di Simone di
Francesco Guiducci, dove trova il richiamo alla vertenza a c. 4].
Ascm, Podestarile 365, cc. 26v-27r.
- Niccolò di Gagliardo di Biagio agisce nel tribunale
di Montelupo contro Giovanni di Pierantonio Masotti per opere di
pittura:
“Niccolaus Gagliardi Blaxii vasellarius de Montelupo
agit civiliter contra:
Nannem olim Petri Antonii decto il Tordo de
Sancto Myniatello, a quo [petit sibi dari et solvi] pro picturis
vasellorum lire 2.10.-.
Die 9 Iunii [1540]”.
Ascm, Podestarile 365, c. 14r.
1541 Niccolò di Gagliardo agisce nel tribunale di
Montelupo contro Pietro di Giovanpiero Becossi per il pagamento di opere
di pittura:
“Nic[colau]s Gagliardi de Montelupo agit contra:
Petrus Johannis Petri Becosi de Monte Lupo a quo
[petit sibi dari et solvi] pro augilio [sic] dato in eius ypoteca
[sic] ad pictandum lire 4.16.-.
Die 21 Septembris [1541]”.
Ascm, Podestarile 367, c. 48r.
1542 Abramo di Simone, ebreo di Empoli, agisce contro
Niccolò di Gagliardo nel tribunale di Montelupo per merci acquistate
nelle sua bottega. Si tratta però di uno scambio di pesrona:
“Ad instantiam Abram Simonis hebrei de Emporio
civiliter agit a quibus petitis pro rebus esidem datis et venditis de
sua apoteca…/c. 11r./:
Niccolaum Ghagliardi de Montelupo orciolaio lire
3.10.-. [al lato] Error”.
[febbraio 1542].
Ascm Podestarile 370, cc. 10v.-11r.
1543 È richiesto nel tribunale podestarile di
Montelupo per il pagamento di lire 33. Nell’atto è scritto “povero -
nulla si trova”.
- La vedova di Niccolò, Elisabetta, è richiesta nel
tribunale di Montelupo per un debito di lire 3.
|
|
^ up
|
|
BENEDETTO di
Daniello di Benedetto Becossi
1536 Benedetto di Daniello compare nella portata
della Decima con il fratello Bastiano. Sembra che eserciti l’arte del
lanaiolo, ma possiede “una chasa chon bottegha sotto ad uso d’orciolaio”
posta nel castello di Montelupo, che non risulta affittata. Per questi
beni paga di Decima L. -.6.8.
1544-45 Benedetto di Daniello è citato per un debito
nella Corte del Podestà di Montelupo da Francesco di Bartolomeo di
Vestro.
- Benedetto di Daniello, che abita a Prato, cita nel
tribunale del Podestà di Montelupo Vincenzo di Marco di Nigi per L.
4.-.-.
- Benedetto di Daniello deve L. 1.10.- per
appuntatura, ed è iscritto negli atti civili del Podestà di Montelupo.
1545 Benedetto di Daniello deve accordarsi entro il
28 agosto con Masino di Piero, e l’atto è iscritto nel Civile di
Montelupo.
1546-47 Benedetto di Daniello è debitore al Civile
del Podestà di Montelupo di L. 7.-.- per affitto di casa.
- Benedetto di Daniello, che sta a Prato, è debitore
al Civile di Montelupo di L. 1.10.-.
1551-52 Benedetto di Daniello ed il fratello Bastiano
sono richiesti di sequesto di beni per L. 42.-.- nella Corte del Podestà
di Montelupo da Leonardo di Jacopo di Ciaino.
1556 Benedetto di Daniello, il fratello Bastiano ed
il cugino Daniello di Biagio Becossi, debbono pagare L. 20.-.- alla
gabella dei contratti per una bottega “dal pozzo di Montelupo”, e per
questa somma sono iscritti al Civile di Montelupo.
1558 Benedetto di Daniello ed il fratello Bastiano
sono iscritti negli atti civili del Podestà di Montelupo per un debito
di Decima di L. 10.8.-.
1560-61 Su istanza dei Nove Conservatori, Benedetto
di Daniello viene gravato al Civile del Podestà di Montelupo per
L. 9.15.-. Il messo riferisce non trovarsi.
1563 Benedetto di Daniello ha una vertenza per fitto
di casa con Margherita, vedova di Bastiano [?] Becossi, e suo figlio
Mariotto.
|
|
^ up
|
|
LEONARDO
di Domenico di Biagio
1538 Lucia, vedova di Leonardo (nel documento
erroneamente scritto “Lorenzo”) di Domenico Becossi, cita nel tribunale
di Montelupo Domenico detto Chino Tofani di Samminiatello per una
parte non soluta dell’affitto di una ruota da vasaio:
“Domina Lucia, uxor olim Laurentii [sic]
Dominici Bechossi de Monte Lupo…(con il mundualado dei figli) [agit
civiliter] contra:
Dominichum alias Chino de Sancto Miniatello
pro afficto unius rote ad usum vasallarii pro parte lire 2. Die 4
Februarii [1539]…”.
Ascm, Podestarile 363, c. 40v.
1539 È ancora citato nel Civile di Montelupo
per un debito di lire 3, ormai inesigibile.
|
|
^ up
|
|
ANDREA di
Gagliardo di Biagio detto il Toso
1526 Andrea, assieme ai fratelli Domenico, Donato e
Simone, è emancipato dal padre con atto notarile del 26 settembre.
1539 Andrea di Gagliardo agisce nel tribunale di
Montelupo contro Masino di Piero da Empoli per il pagamento di un
tornio:
“Andreas Ghagliardi de Montelupo agit contra:
Masinum Pieri… [sic] de Emporio, a quo petit
pro residuo unius tornii sibi venditi lire 3.-.-.” Ascm, Podestarile
364, c. 4r.
- Andrea di Gagliardo agisce nel tribunale di
Montelupo contro Giunta di Paolo d’Antonio Giunti (qui per errore detto
“di Antonio di Paolo”) per lavoro di bottega:
“Andreas Ghagliardi de Montelupo agit contra:
Giuntam Antonii Pauli dicti loci, a quo petit pro
laborerio scodellinorum pro residuo lire 5.-.-. Die 14 Ottobris [1539]
comparuerunt… et fecerunt compotum vigore libri dicti Andree, in quo
dictus Giunta restat [sic] debitor dicti Andree de denariis lire
5.-.-”.
Ascm, Podestarile 364, c. 22r.
1540 Con atto notarile rogato ser Jacopo Nardi del 16
settembre Andrea di Gagliardo riconosce un debito di 28 scudi.
- È presente come testimone ad un atto notarile
rogato il 18 ottobre. Nell’atto si cita con il soprannome di Toso.
- Andrea detto il Toso è richiesto nel
tribunale podestarile da Vincenzo di Marco di Nigi Calabranci per un
debito di soldi 6 “pro macinatura colororum”.
- La moglie di Andrea, Lucia, agisce nel tribunale di
Montelupo contro un’altra donna per un debito dovuto a tessitura di
panni.
1545 Con atto notarile rogato ser Raffaello Berti da
Ronta in Montelupo in data 7 aprile, Andrea concede in affitto una vigna
posta a Samminiatello.
1550 Andrea di Gagliardo agisce nel tribunale
montelupino contro Daniello di Biagio Becossi per un credito di lire 4.
|
|
^ up
|
|
DANIELLO di Biagio di Benedetto Becossi
1540 Daniello di Biagio è citato come “Daniele” negli
atti civili del Podestà di Montelupo per una vertenza a riguardo di
vasellami.
1543 Daniello di Biagio agisce nella Corte del
Podestà di Montelupo contro Antonio di Niccolò detto Sportone,
per una somma di L. 1.10.- dovuta probabilmente al fitto di una casa.
1544 Daniello di Biagio deve L. 6.1.- per fitto, ed è
iscritto negli atti civili del Podestà di Montelupo.
1545-46 Daniello di Biagio figura negli atti civili
del Podestà di Montelupo come debitore per scudi 2 della Gabella dei
Contratti.
- Daniello di Biagio assieme al fratello Domenico
pone precetto nella Corte del Podestà di Montelupo per avere libera una
casa.
1546 Daniello di Biagio ed il fratello Domenico, che
risulta essere soldato, debbono L. 13.6.8 e sono iscritti negli atti
civili del Podestà di Montelupo.
1546-47 Daniello di Biagio e suo fratello Domenico
sono richiesti di sequestro nella Corte del Podestà di Montelupo da
parte di prete Raffaello, rettore della chiesa di San Lorenzo a
Cacciacane.
1550 Daniello di Biagio è richiesto di sequestro
cautelativo nella Corte del Podestà di Montelupo per un debito di L.
2.6.- da parte di Matteo detto Rosso.
- Daniello di Biagio agisce presso la Corte del
Podestà di Montelupo contro gli eredi di Francesco di Bartolomeo di
Vestro per un debito di L. 42.-.-.
- Daniello di Biagio è richiesto nella Corte del
Podestà di Montelupo per un debito di scudi 1 da parte di Battista di
Bandino e di L. 4.-.- da Andrea di Gagliardo.
1551-52 Avendo Daniello di Biagio, con i cugini
Benedetto e Bastiano di Daniello di Benedetto, venduto una casa a
Francesco di Battista di Lazzero da Montelupo mediante atto notarile
rogato ser Piero di Giovanni Lupi da Fucecchio con patto condizionato di
liberazione, la vendita viene ora definita nella Corte del Podestà di
Montelupo con il versamento di 38 scudi.
- Daniello di Biagio pone precetto di sgombero nella
Corte del Podestà di Montelupo contro Piero di Giovanni Becossi per
ottenere la liberazione di una casa che affitta.
- Daniello di Biagio è richiesto davanti alla Corte
del Podestà di Montelupo su istanza della Mercanzia in relazione alla
vendita della casa da lui realizzata con i cugini Benedetto e Bastiano.
1553 Daniello di Biagio è richiesto per un livello di
beni formato ad istanza di Caterina, vedova di suo fratello Domenico,
presso la Corte del Podestà di Montelupo.
1556 Daniello di Biagio deve pagare, assieme ai
cugini Bastiano e Benedetto, L. 20.-.- per gabella di contratti relativa
alla bottega “del pozzo” di Montelupo, e di ciò è richiesto presso il
Podestà di Montelupo.
- Daniello di Biagio compare in una vertenza negli
atti civili del Podestà di Montelupo relativa al fitto della “casa detta
dello oriolo di Montelupo”.
1558 Daniello di Biagio è definito “povero” [!] negli
atti civili del Podestà di Montelupo.
1560-61 Daniello di Biagio figura per L. 4.6.- nella
lista dei debitori dei fratelli Piero e Valerio Bartoloni che hanno
fatto fallimento. Nella nota posta a fianco si legge “sta a Pisa”.
1563 Daniello di Biagio è richiesto presso il Podestà
di Montelupo per il pagamento della Gabella dei Contratti relativo
all’acquisto da lui fatto di una casa in Montelupo.
- Daniello di Biagio riceve in data 30 novembre dal
Podestà di Montelupo l’invito a comparire in Firenze presso i
Conservatori di Legge.
1563-64 Daniello di Biagio e suo fratello Domenico
fanno solenne libello presso la Corte del Podestà di Montelupo contro
Bastiano di Bartolomeo di Baldassarre da Samminiatello, che rivendica il
possesso di un pezzo di terra in luogo detto Campo Maggio di
Samminiatello.
1581 Daniello di Biagio pone nella Corte del Podestà
di Montelupo istanza di sgombero di una bottega in Montelupo.
|
|
^ up
|
|
BATTISTA
di Simone di Gagliardo
1540 Battista di Simone agisce nel tribunale di
Montelupo contro Bartolomeo Bianchi (qui erroneamente detto “Masum”
anziché “Meum”) per opere di pittura:
“Baptista Simonis Gagliardi vasellarius de Montelupo
agit civiliter contra:
Masum [sic] Blanci de dicto loco, a quo [petit
sibi dari et solvi] pro laboratura et pictura vasellaminum lire -.10.-.
Die 14 Augusti [1540]”.
Ascm, Podestarile 365, c. 89v.
- Battista di Simone agisce nel tribunale di
Montelupo contro Giovanni di Mariotto Masotti per un credito dovuto a
opere di pittura:
“Baptistas Simonis Gagliardi de Montelupo agit
civiliter contra:
Johannem Mariotti supradicto il Tordo de
Sancto Myniatello, a quo [petit sibi dari et solvi] pro dipintura
vasellaminum lire 2.15.-.
[s.d., ma 11-12 settembre 1540]”.
Ascm, Podestarile 365, c. 114v.
1544-45 Luca di Niccolò lo richiede nel tribunale di
Montelupo per un debito di lire 4 dovuto ad affitto di casa.
- È citato, assieme ai fratelli Francesco, Jacopo e
Gagliardo, nonché ai cugini Bastiano, Girolamo e Vincenzo di Domenico,
nel tribunale di Montelupo, da sua madre Sandra, come possessore dei
beni del defunto marito Simone.
1546 È richiesto, per sostenere una querela
presentata contro di lui, dagli Otto di Custodia e Balia della città di
Firenze tramite lettera inviata al Podestà di Montelupo in data 4
febbraio.
- Masino di Piero da Empoli gli intima in data 8
ottobre attraverso il Podestà di Montelupo di accordarsi con lui nel
tempo di 15 giorni.
- È richiesto nel tribunale di Montelupo per un
debito di lire 3 dovuto a fornitura di lino.
- Battista e sua madre Sandra richiedono Masino di
Piero da Empoli nel tribunale di Montelupo affinché egli paghi loro lire
3 “pro famulato… eius filii”.
1547 Compare nel Civile di Montelupo come
stimatore della Podesteria.
1551-52 È richiesto nel tribunale podestarile da
Francesco di Battista di Lazzaro, Camarlingo del grano, del pagamento di
lire 3.2.-.
1556-57 È citato nel tribunale di Montelupo da
Daniello di Biagio Becossi per un credito di lire 4.6.- certificato da
scritta.
|
|
^ up
|
|
PIERO
di Giovanni di Piero Becossi
1541 È richiesto nel tribunale di Montelupo da
Niccolò di Gagliardo di Biagio del ramo dei Becossi Mattei per un debito
dovuto a opere di pittura date dal medesimo nella sua bottega [vedi
documento in questa serie a Niccolò].
- Piero di Giovanni figura tra i debitori della
Decima negli atti civili del Podestà di Montelupo.
- Piero di Giovanni è citato presso la Corte del
Podestà di Montelupo da Santi di Nardo di Pippo per un debito di L.
1.-.- “pro pictura” [vasellaminis].
- Piero di Giovanni è citato da Chiricho camerario di
Montelupo presso la Corte del Podestà locale per un debito dovuto a
spese di gabella per Pisa (“cittadelle”) ed opere di torniante:
“Ad petitionem Chirici camerarii Montis Lupi gravetur:
Pierum Johannis Becossi pro citadelle et datiis et pro mercede in
laborando al torno, in totum lire 1 soldi 3. 9 Martii [1541].”
Ascm, Podestarile 366, c. 44v.
1542-43 Piero di Giovanni è debitore, come compagno,
alla Compagnia di San Lorenzo di Montelupo di L. 10.6.-.
1546- 47 Piero di Giovanni zoccolaio agisce nella
Corte del Podestà di Montelupo contro Meo di Giovanni detto Bianco,
stovigliaio, per un debito di L. -.18.-.
1551-52 Piero di Giovanni si obbliga come mallevadore
di Checca, vedova di Antonio di Matteo Pelamatti di Samminiatello.
- Piero di Giovanni figura nel Civile del
Podestà di Montelupo come debitore di L. 2.-.- per alcune conche.
- Piero di Giovanni è richiesto di sgomberare una
casa che tiene in affitto da Daniello di Biagio Becossi.
1553 Piero di Giovanni figura nel Civile del
Podestà di Montelupo come Camarlingo della Podesteria.
- Piero di Giovanni è citato presso la Corte del
Podestà di Montelupo da Michele del Bebbe per un debito di L. 6.-.-.
1556-57 Piero di Giovanni è già morto; in quest’anno,
infatti, compaiono nel Civile del Podestà di Montelupo i suoi
eredi.
|
|
^ up
|
|
GIOVANMARIA di
Giovanni di Piero di Domenico
1560 Gli è intestato come “pupillo” un arroto
di Decima nella quale si comprende la metà di una casa con bottega sotto
ad uso di vasellaio; questi beni gli sono pervenuti per eredità paterna,
e sono gravati di una tassa fondiaria di soldi 3.4.
1570 Gli è intestata una posta di Decima che ripete
l’arroto del 1560.
1621 Si ripete ancora la posta del 1560, che viene
aumentata nella tassa fondiaria di soldi 5.1 (in tutto, quindi, soldi
8.5), in ragione dell’aumento del 1576.
1627 L’iscrizione fondiaria in questione è voltata in
Giovanni di Paolo di Giunta [di Paolo, Giunti Paolotti] “per virtù di
partito del Magistrato dì 25 febbraio 1626 [’27], della quale n’è stato
inquisito e condannato come al libro secondo di sentenze… Salda
30.VI.1628”.
|
|
^ up
|
|
DOMENICO
di Gagliardo di Biagio
1523 Domenico di Gagliardo compare come testimone
nell’atto di testamento di Giovanni di Leonardo di Papino [del Bebbe]
rogato da ser Carlo Becossi in data 28 dicembre.
1526 Viene emancipato dal padre Gagliardo assieme ai
fratelli Andrea, Donato e Simone, mediante atto rogato ser Carlo Becossi
del 26 settembre.
1536 Portata di Decima inviata da Domenico e dal
fratello Simone. In essa, oltre alla professione di orciolai, si
dichiara la proprietà di una casa con bottega sotto ad uso d’orciolaio
che è gravata d’una tassa fondiaria di soldi 5.
1545 Mediante arroto di Decima si trasferisce la
proprietà indivisa della casa con bottega d’orciolaio descritta nella
portata del 1536 a Sandra, vedova di Simone, che in tal modo recupera le
sue ragioni dotali.
1545-46 Domenico di Gagliardo e suo fratello Simone
sono iscritti al Civile del Podestà di Montelupo come debitori di
Gabella per lire 2.-.-.
|
|
^ up
|
|
DONATO di Gagliardo
di Biagio di Domenico
1526 Con atto notarile rogato ser Carlo Becossi del
26 settembre, Donato è emancipato dal padre insieme ai fratelli Andrea,
Simone e Domenico. Inoltre il padre Gagliardo “dicto Donato consignavit…
unam domum ad usum apotece pro exercitio orciolariorum positam in dicto
castro [Montislupi]”.
1536 Portata di Decima a suo nome; egli “fa orciolaio
in Montelupo” e possiede una casa con fornace sotto. Paga di Decima
soldi 2.8.
- Compare come testimone in un atto rogato in data 23
febbraio con il quale si eleggono arbitri per dirimere una controversia.
1539 In qualità di mundualdo assiste ad un atto di
vendita rogato in Montelupo il 10 gennaio da ser Gaspare Boverelli; in
esso Maddalena, assieme al marito Vincenzo di Marco di Nigi Calabranci,
vende un terreno ed una casa posta a Pontorme.
- Pone fideiussione in data 7 dicembre nel tribunale
di Montelupo in favore di Maso di Piero da Empoli, abitante a Montelupo,
il quale agisce contro Domenico Ciani detto Passalacqua [vedi il
documento a Ciaini].
1543 È richiesto nel tribunale di Montelupo per un
debito di lire 7.10.-. dovuto ad acquisto di legname.
- Lettera del Tribunale della Mercanzia in data 24
novembre con la quale si incarica il Podestà di Montelupo di procede al
gravamento dei beni degli eredi di Donato di Gagliardo per la somma di
lire 4.18.-, oltre a soldi 19.6 derivanti dalle spese processuali.
|
|
^ up
|
|
SIMONE (o Santi?) di Gagliardo di Biagio di Domenico detto Scopone
1526 Simone di Gagliardo viene emancipato dal padre
assieme ai fratelli Domenico, Andrea e Donato mediante atto notarile
rogato ser Carlo Becossi del 26 settembre [vedi a Domenico].
1536 Assieme al fratello Domenico invia la portata di
Decima nella quale si comprende una casa con bottega da orciolaio in
Montelupo [vedi a Domenico].
1539 Simone di Gagliardo detto Scopone è
citato nel Civile di Montelupo.
1540 È testimone in un atto notarile rogato ser
Jacopo Nardi del 5 agosto; si tratta di un atto di pace con Matteo di
Niccolò di Zanobi.
- Pone la sua fideiussione nel tribunale locale in
data 14 agosto in favore di Giovanni del fu Piero Becossi in occasione
di un sequestro richiesto contro di lui da Bartolomeo di Giovanni di
Bianco Bianchi per l’importo di L. 18.15.-.
1545 Arroto di Decima intestato a Sandra, vedova di
Simone di Gagliardo di Biagio; Simone è già morto e la sua proprietà
indivisa col fratello Domenico è voltata alla suddetta Sandra per
recupero di ragioni dotali, come stabilito dai Conservatori di Legge:
“Sandra, donna fu di Simone di Ghagliardo di Biagio
da Montelupo e figliola fu di Jacopo di Lapo da Vitolino, abita a
Montelupo, Decima di nuovo per beni acquistati:
una casa con bottega sotto a uso d’orciolaio in
via Maestra, pervenutigli per sentenza de’ Signori Conservatori di
Legge, data dì 14 ottobre 1545, roghato ser Giovanbaptista di Giordano,
loro cancelliere, come beni furono di Simone e Domenico di Ghagliardo di
Biagio, per la somma di lire 400 per sue ragioni dotali. E levati dalla
posta di Simone e Domenico di Ghagliardo c. 524, per Decima di soldi
5.-. aconcia con presentia e consenso di detta madonna Sandra…”.
1545-46 Domenico di Gagliardo e suo fratello Simone
(qui detto, forse per errore, “Santi”) sono intestatari di una
partita di debito di Gabella al Civile di Montelupo[vedi a
Domenico].
1551 Sandra, vedova di Simone di Gagliardo, richiede
nel tribunale podestarile di Montelupo il sequestro dei beni di
Marcantonio senese (abitante a Montelupo).
|
|
^ up
|
|
JACOPO di
Simone di Gagliardo detto Cappone
1550 Jacopo di Simone agisce nel tribunale
podestarile di Montelupo contro Michele di Stefano detto Bruco di
Samminiatello per un credito di lire 70.
- È descritto nella ricognizione delle Bande.
1551-52 Jacopo di Simone detto Cappone è
richiesto nel tribunale di Montelupo per un debito di lire 5.
- Jacopo è testimone in una causa accesa nel
tribunale montelupino tra Salvadore di Giovampiero e Miniato di Mariotto
Masotti per un debito di lire 15.19.-.
1556 È richiesto nel tribunale locale per un debito
di lire 6, ma risulta già morto.
|
|
^ up
|
|
BIAGIO di
Simone di Gagliardo
1550 “Blasio quondam Simonis Gagliardi de Montelupo
figulo” è testimone ad un atto notarile rogato in Roma il 5 luglio.
1551 In data 11 giugno viene redatto un atto notarile
in Roma presso la bottega di vasaio in Trastevere di Alessandro del fu
Giovan Maria “vascellarius”, al quale intervengono come testimoni un
maestro faentino, figlio del fu Basilio Minardi, e Bagio del fu Simone
di Gagliardo “de Monte Lupo ducatus Florentie, ambobus laboratoribus in
apotheca vascellarie ipsius”. |
| |
|