Vistare il museo della ceramica è come compiere un viaggio alla scoperta di una storia straordinaria

Rotte che hanno diversi punti di partenza e differenti destinazioni.

Vi proponiamo di scoprire la ceramica la ceramica e la sua storia da diverse angolazioni,  attraverso percorsi tematici che partendo dalla storia della ceramica incrociano storie altre, di economia, di costume, di scienza, di uomini.

La tavola
La mensa era la destinazione più comune delle maioliche prodotte dalle fornaci montelupine; questo aspetto costituisce un punto di partenza naturale per mostrare il cambiamento dei costumi che scandisce l’evoluzione degli oggetti presenti sulle tavole a partire dal Medioevo fino all’Età moderna. Si possono ammirare  forme inusuali, quali saliere, bicchieri, tazzine, ampolle, versatoi, bottiglie etc.
Non mancano poi le fruttiere, che sulla tavola rinascimentale avevano un posto di rilievo, sia per dimensioni che per decoro, e poi naturalmente piatti, boccali e scodelle che cambiano forme, decori e dimensioni attraverso le epoche.

Il Pozzo dei lavatoi e i gli scavi urbani
Se tutto ha avuto inizio da un pozzo, nel senso che il pozzo dei lavatoi è stato il primo deposito archeologico indagato in modo sistematico che restituendo un gran numero di maioliche ha dato inizio alle vicende del museo, le ricerche sono poi continuate nell’area urbana del paese in cui sono stati ritrovati ed indagati vari altri scarichi di fornace.
Quanto esposto cerca di dar conto del fatto che ogni deposito indagato ha restituito un pezzo di storia delle fornaci montelupine, e che tutti insieme hanno permesso di comprendere appieno l’evoluzione delle vicende produttive di questo luogo che si caratterizza come uno dei centri di fabbrica più importanti del Mediterraneo.

La bottega
Le maioliche esposte nel museo rappresentano ciò che per i vasai di Montelupo era un incidente, si tratta infatti di scarti di lavorazione, che non potendo essere venduti, venivano gettati negli scarichi. Questo ci ha dato lo spunto per illustrare nell’esposizione quale fosse l’organizzazione di una bottega, quali erano le “figure professionali” che le davano vita e quali potessero essere gli incidenti di percorso che portavano le maioliche alla discarica.

 

I maestri, i capolavori e il collezionismo
Uno dei temi trattati è quello dei capolavori della maiolica rinascimentale.

Le fornaci del nostro borgo hanno prodotto alcune delle maioliche che ha giusto titolo possono essere considerate dei veri capolavori. Su tutte un acquamanile (o bacile da acquareccia) ormai noto come “Rosso di Montelupo”
Questo bacile, prodotto nella bottega di Piero Sartori nel 1509, si caratterizza per una decorazione “a grottesca” in cui si fa un grande uso di un bellissimo rosso, colore molto particolare la cui composizione ci è tutt’oggi ancora sconosciuta.
La presenza di capolavori ci fa comprendere anche il perché le maioliche montelupine siano state oggetto di collezione a partire secoli passati e ci fornisce uno spunto per comprendere meglio la figura del collezionista ed i contributi da questi dati alla conoscenza della maiolica e della sua storia.

L’esportazione
Montelupo si caratterizza come uno dei centri di fabbrica più importanti del Mediterraneo, ed infatti i prodotti di questo piccolo borgo si trovano sparsi lungo le rotte commerciali che dalle coste del Mediterraneo passando per le “Colonne d’Ercole” arrivano sui mercati dell’Europa del Nord, in Inghilterra e nei Paesi Bassi.
Le nostre maioliche raggiungono anche le coste americane, viaggiando sulle rotte oceaniche assieme ai primi colonizzatori del Nuovo Mondo.

 

 

Le committenze

Gli stemmi, gli emblemi e le immagini simboliche che frequentemente si incontrano sulle ceramiche di Montelupo costituiscono una preziosa fonte d’informazione per risalire ai loro committenti. Si tratta in primo luogo degli esponenti dei ceti nobiliari di Firenze, a partire dalla famiglia che dominava le sorti della città: i Medici.
Non mancano poi gli stemmi dei più importanti conventi fiorentini, di congregazioni religiose.
Ci sono poi gli emblemi di importantissime istituzioni civili come l’ospedale di Santa Maria Nuova di Firenze e quello pisano di Santa Chiara.

La Farmacia
Le ceramiche da farmacia sono riconoscibili per le forme particolari, destinate a contenere medicamenti che possono essere polveri, liquidi, più o meno viscosi, o assumere la consistenza di grassi.
Le botteghe montelupine hanno fornito maioliche a molte spezierie fiorentine e toscane in genere. Fra le più importanti possiamo ricordare quelle di Santa Maria Novella e di San Marco a Firenze, mentre fuori dai confini della città quella di Santa Fina a San Gimignano e quella dell’ospedale Serristori di Figline.

Gli animali ed i fiori
L’ultimo tema toccato è quello della rappresentazione sulle maioliche di animali e fiori.
Il linguaggio simbolico delle raffigurazioni, complesso e misterioso, trae ispirazione dai testi biblici e dei Padri della Chiesa, ma anche dalla tradizione classica e dalle credenze popolari.
Come scriveva Alano da Lilla nel XII secolo: «Ogni creatura del mondo funge per noi da specchio della nostra vita, della nostra morte, della nostra condizione ed è segno fedele della nostra sorte» Segni ed elementi della natura servono quindi per parlare delle cose celesti. Così quello che viene raffigurato ha un significato più profondo, a volte duplice e contraddittorio.
La nostra esposizione rappresenta quindi un buon punto di partenza per riscoprire questo mondo di simboli e significati nascosti.