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Questa mostra documentaria intende fornire il resoconto di oltre un decennio di
ricerche volte a ricostruire la viabilità antica (etrusca, romana e
medievale) nell’area del Medio Valdarno, della Bassa Valdipesa e del
Montalbano.
Queste ricerche si sono avvalse della collaborazione del
Gruppo Archeologico di Montelupo e di
alcuni appassionati ricercatori subacquei, tra i quali occorre citare F.
Lento, ed in particolare A. Manta, autore di due immersioni: essi hanno
avuto il coraggio di calarsi in un fiume che un tempo era “d’argento” per
fornirci le certezze che aspettavamo.
Dopo il 123 a.C. il console romano Tito Quinctio fece costruire una strada militare che collegasse Pisa (e il suo porto) alla colonia di Florentia (Firenze).
Le ricerche, e l'analisi dei documenti epigrafici, paleografici, archivistici e bibliografici, avvalorano l'ipotesi che il tracciato della Via Quinctia non seguisse totalmente la valle dell'Arno ma, in corrispondenza del dosso di Capraia, passasse sull'altra sponda, per risalire poi ad aggirare il poggio di Artimino.
Da qui la strada avrebbe disceso verso Signa e riattraversato l'Arno.
Una delle principali conferme a tale ipotesi deriva dal ritrovamento dei resti, tuttora immersi, del ponte romano presso Capraia, indagato dai sommozzatori del Gruppo Archeologico di Montelupo.
La mostra, attualmente allestita nella sezione Didattica del Museo Archeologico di Montelupo, si compone di 11 pannelli illustrati ed espone anche l'originale pietra miliare che attribuisce e data la Via Quinctia.

Le indagini subacquee presso Capraia

Il miliare romano conserva ancora l'iscrizione
T. QVINCTIVS T.F.
FLAMININVS
COS
PISAS
Cioè T. Quinctius T. f. Flamininus co(n)s(ul) … Pisas
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