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Sistema Museale > Museo della Ceramica di Montelupo > Storia della Ceramica di Montelupo 2
Nel corso degli anni ‘30 del Cinquecento la produzione ceramica montelupina - per problemi che sembrano legati al difficile momento politico che conduce Firenze dalla Repubblica a Principato mediceo - subisce una prima battuta d’arresto nel suo sviluppo.
Ad iniziare dal decennio successivo gli effetti dell’inflazione storica (la cosiddetta “Rivoluzione dei Prezzi”) sulle imprese ceramiche locali (così come avviene nel resto d’Italia) determineranno un sostanziale mutamento tipologico e tecnologico delle lavorazioni (nascita del “compendiario”, aumento della produzione a ingobbio, etc.).
Sul finire del XVI secolo tali difficoltà si accentueranno per i prodromi della vera e propria crisi economica che allora si annuncia, facendosi palese negli anni della “crisi europea” del 1618-21.
Dopo il 1630, anno della grande pandemia di peste che si diffonde nell’Italia Settentrionale e Centro-Settentrionale, il numero dei ceramisti si riduce considerevolmente, tanto che di molte famiglie, da secoli legate alla produzione della ceramica, si perdono allora le tracce.
Nella seconda metà del Seicento Montelupo va incontro ad un fortissimo
ripiegamento produttivo, che, lentamente ma inesorabilmente, condurrà alla
scomparsa delle fornaci che si dedicavano alla fabbricazione della maiolica,
lasciando in vita soltanto attività “minori” - ma in quel periodo, per le
mutate condizioni storiche, di maggior resa economica - quali il pentolame
da cucina e le terrecotte (orci, conche, etc.).

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