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Museo Montelupo

Storia del Museo della Ceramica di  Montelupo

1. Dal Secondo Dopoguerra alla nascita del Gruppo Archeologico

 Durante la Seconda Guerra Mondiale il Castello e, soprattutto, il Borgo di Montelupo erano stati duramente colpiti dalla furia del conflitto, specialmente a causa dei bombardamenti indirizzati alla distruzione della ferrovia e del vicino ponte sull'Arno.

 

Nel piano di ricostruzione redatto nel 1946, due lungimiranti architetti, Bartoli e Malchiodi, avevano proposto l'istituzione di un Museo della Ceramica da collocarsi di fronte all'edificio della Scuola Elementare "Enrico Corradini", nell'area del Parco della Rimembranza. Il progetto però non ebbe seguito, anche a causa delle comprensibili difficoltà economiche del Dopoguerra.

 

I lavori di scavo delle macerie e le opere per la ricostruzione portarono alla luce ingenti quantità di ceramiche, che finirono per alimentare un vero e proprio commercio sostenuto dall'interesse dei collezionisti. Fra questi vi era Galeazzo Cora che, già nel 1961, cosciente di aver raccolto tali e tanti materiali da poter far emergere l'importanza della produzione ceramica di Montelupo, aveva caldeggiato la proposta dell'Amministrazione Comunale di costruire una scuola per ceramisti con annesso museo.
Purtroppo anche quell'occasione fu perduta.

 

Nel 1973, durante i lavori di pavimentazione di un’antica strada del castello di Montelupo, nella parte più alta del centro storico, fu trovato un antico pozzo al di sotto dei vecchi lavatoi pubblici. Il Pozzo dei lavatoi, come venne immediatamente battezzato, si rivelò un formidabile deposito archeologico: una volta caduto in disuso era stato infatti adibito a discarica da parte di varie fornaci vicine, che vi gettavano gli scarti delle proprie lavorazioni. Senza volerlo i ceramisti di Montelupo avevano creato così un’utilissima stratigrafia che avrebbe permesso di ricostruire parte delle vicende del nostro centro di fabbrica nel XVI secolo.
Inoltre, proprio in quel fatidico 1973, Galeazzo Cora pubblicò la sua monumentale Storia della maiolica di Firenze e del Contado, in cui pubblicava documenti e oggetti dai quali risaltava con evidenza il ruolo centrale di Montelupo nella produzione ceramica fin dal XIV secolo, ruolo fino ad allora misconosciuto da gran parte degli studiosi.

 

Il ritrovamento del pozzo venne seguito, tra il 1975 e il 1976, da ricerche sistematiche condotte dalla Soprintendenza Archeologica per la Toscana che produssero, grazie ad un’attenta campagna di restauri dei materiali rinvenuti, circa 300 esemplari ceramici, in massima parte provenienti da scarti di lavorazione.

 

Nel 1977, con la prima mostra dei materiali rinvenuti nel Pozzo dei lavatoi e restaurati, tornò finalmente alla luce l’importanza di Montelupo come primario centro di fabbrica della ceramica italiana ed europea.
Quello fu il periodo pioneristico dell’archeologia montelupina, con lo sviluppo del Gruppo Archeologico di Montelupo, un’équipe di volontari che venne sempre più allargandosi e specializzandosi.
Le ricerche, partite dal Pozzo, si estesero a tutta l’area urbana di Montelupo, recuperando e restaurando materiali che avrebbero permesso di ricostruire l’attività dei nostri ceramisti dal XIV fino al XIX secolo.

 

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Le prime indagini nel Pozzo dei Lavatoi

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