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Museo Montelupo

La Villa del Vergigno - i reperti

Anfore, laterizi e gemme

Le anfore

Le anfore rinvenute nello scavo appartengono alla media età imperiale, un’epoca in cui l’agricoltura italica era stata messa in crisi da altre aree del mondo romano (principalmente l’Africa) e documentano le tendenze generali dei mercati mediterranei di questo periodo.

La restituzione è tale da poterci riportare proprio alla fase avanzata del IV secolo ed è così composta:
1) un esemplare di anfora Dressel 23;
2) due esemplari di anfora tipo “africana”;
3) un grande frammento pertinente a spalla, collo e bordo di un’altra anfora “africana”;
4) la parte basale (porzione del corpo e puntale) di uno spatheion;
5) un grande frammento (spalla, collo e bordo) di un’anfora già “Ostia IV” 220 n. 35, oggi detta anche “anfora di Empoli”.

L’anfora “Dressel 23”, tipico contenitore impiegato nel commercio oleario della Betica, compare nel III secolo avanzato, ma è una tipologia di lunga durata, tanto che si trova ancora in contesti di V secolo.
Le anfore “africane”, qui variamente riferibili al tipo IA e II, hanno a loro volta una cronologia che inizia alla fine del III secolo d. C., ma si conoscono varianti che si datano ancora tra IV e V.
Gli spatheia sono ben noti come anfore di importazione dall’area del Mediterraneo orientale, anche se recentemente ne è stata ipotizzata un’imitazione italica nell’area emiliano-romagnola: è comunque da tempo assodata per questa tipologia un vasto arco cronologico che si estende addirittura tra IV e VII secolo d. C.

 

L’ “anfora di Empoli”, produzione ormai riconosciuta come valdarnese, per esserne stati rinvenuti gli scarti di lavorazione in Empoli, si caratterizza però per restituzioni diffuse in tutta l’area fiorentina e fiesolana, resta ancora da precisare per quanto attiene la sua cronologia “alta”: essa circolava, comunque, ancora con flussi extraregionali nella seconda metà del V secolo.

Tra i vari oggetti rinvenuti negli scavi, si segnala anche questa gemma incisa col profilo di un personaggio barbuto, forse un filosofo.

 

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