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  Capolavori della Maiolica Rinascimentale  
       
 

Presentazioni 4

 Alberto Carmi - Presidente Ente Cassa di Risparmio di Firenze

 

A volte abbiamo il timore che le mostre siano fini a se stesse, l’occasione di un colpo d’occhio effimero su cose più o meno belle che poi rientrano in riposti cassetti. Ci possiamo però ritenere fortunati di riuscire ad ammirare in una sola volta, riuniti in un solo luogo, pezzi provenienti da ogni parte del mondo che hanno in comune la stessa matrice genetica e che, in seguito, le vicende contingenti hanno destinato alla diaspora.

In questo la mostra di Palazzo Medici Riccardi ha centrato il suo primo obiettivo, un risultato che però non può considerarsi conseguito con facilità: bene lo sanno gli organizzatori che per ogni singola ‘perla’ hanno dovuto faticare non poco nel labirinto dei vincoli e delle condizioni di prestito.

L’obiettivo però forse più avvincente, ancorché meno palesemente eclatante, è il risultato scientifico. In tal senso la mostra non rappresenta semplicemente una parata di ‘stelle’ ma l’ultima tappa di un lavoro di anni di ricerca di studiosi e appassionati che sono abituati a guardare la ceramica non tanto nelle sue forme compiute, come fossero state appena modellate dalle mani sapienti dell’artigiano o rifinite dall’occhio esperto del decoratore, quanto piuttosto attraverso i frammenti strappati alla terra, analizzati, classificati, riassemblati per quanto possibile e assegnati alle diverse epoche e alle diverse botteghe. L’attivo e tenace direttore della Fondazione del Museo della Ceramica di Montelupo, Paolo Pinelli, mi ricordava che ci sono ancora tante località dove la storia delle civiltà passate comincia scrutando con attenzione la superficie del terreno — su cui troppo spesso si passa distrattamente — alla ricerca di minuti frammenti, di ‘cocci’ che forniscono molte più notizie di quanto si possa immaginare. In definitiva la scelta di questo o quel determinato oggetto da esporre, passato integro attraverso il tempo, talora fatto venire con grande sforzo e dispendio economico da molto lontano, dipende in buona parte dall’acquisita consapevolezza della sua prima origine maturata non mediante categorie storiche ed estetiche di comodo, ma attraverso la conferma sul terreno, la ricerca in loco di suoi consimili meno fortunati ridotti il più delle volte a vestigia di pochi centimetri.

L’Ente Cassa di Risparmio di Firenze ha sostenuto l’impegno finanziario della mostra perché fin dall’inizio ha creduto nel progetto portato avanti dalla Fondazione del Museo della Ceramica di Montelupo — di cui peraltro è socio fin dalla sua costituzione — basato appunto su un approccio pragmatico e scientifico capace di evocare la storia del territorio per quella che è, con le sue lacune ma anche con i suoi elementi di certezza. Questa è un’impostazione che risulta poi preziosa per rinsaldare i legami con la tradizione in una prospettiva attualizzante, nella misura in cui la riscoperta di forme e stili antichi può avere un riflesso positivo anche nelle produzioni contemporanee, avvantaggiando così lo sviluppo economico moderno di quelle stesse zone che furono un tempo fari di civiltà e che ancora possono fornire un contributo importante.

 Alberto Carmi
Presidente Ente Cassa di Risparmio di Firenze

 
     

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