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  Capolavori della Maiolica Rinascimentale  
       
 

Presentazioni 1

Mariella Zoppi - Assessore alla Cultura, Regione Toscana
 

Riunendo in un unico percorso espositivo i capolavori della maiolica montelupina conservati nei musei italiani ed europei, questa mostra costituisce l’approdo di un disegno di politica culturale e di ricerca scientifica che ha prodotto, nell’arco di tre decenni, una sostanziale rilettura della storia della maiolica italiana nel Rinascimento.

Una vicenda dalla quale le fornaci di Montelupo erano state escluse in ragione di una “sfortuna storica” di Montelupo e di gravi lacune nella ricerca, delle quali dà conto Fausto Berti nella sua monumentale Storia della Ceramica di Montelupo.

Eppure, dalla metà del XV e per i due secoli successivi, come gli scavi archeologici ben documentano, le ceramiche montelupine erano esportate in tutto il bacino del Mediterraneo e nell’Europa settentrionale, in particolare in Inghilterra ed in Olanda. Un successo al quale contribuirono in modo rilevante mercanti fiorentini come Francesco Antinori che, nel 1490, acquistò in esclusiva per tre anni la produzione di ben 23 vasai montelupini. È anche merito suo se oggi le ceramiche di Montelupo sono presenti nei maggiori musei del mondo, dal Louvre, al Musée National de Céramique di Sèvres, al Musée National de la Renaissance di Écouen, dal Victoria and Albert Museum di Londra, all’Ashmolean Museum di Oxford, dal Kunstgewerbemuseum di Berlino, al Metropolitan Museum of Art di New York con i capolavori che oggi è possibile ammirare qui riuniti.

La scoperta, o riscoperta, di Montelupo come centro storico di grande tradizione ceramica è strettamente intrecciata con quella del suo Museo Archeologico e della Ceramica, inaugurato nel 1983, per accogliere le collezioni che si erano venute formando in un decennio di scavi, iniziati nel 1973, quando era venuto alla luce il cosiddetto “pozzo dei lavatoi”, un antico pozzo prosciugato, dove per secoli le fornaci del castello avevano smaltito gli scarti di lavorazione.

Attorno al museo, per l’opera congiunta del Comune, della Soprintendenza archeologica, di un gruppo di volontari in larga parte ceramisti, con il sostegno della Regione, della Provincia, degli imprenditori locali, delle banche, si è venuta sviluppando un’impresa culturale di grande valore scientifico e, nel contempo, strettamente legata alla comunità, al suo tessuto economico, alla sua memoria, all’esperienza del lavoro. Essa ha saputo ricostruire, e ripropone oggi attraverso gli oggetti splendidi che vengono esposti, il filo di una storia comune, che unisce la città e la sua area metropolitana, la Toscana “maggiore” a quella solo in apparenza “minore”, prospettando concretamente percorsi innovativi e certamente più equilibrati per la messa in valore dell’immenso patrimonio culturale della nostra Regione.

Mariella Zoppi
Assessore alla Cultura, Regione Toscana

 
     

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