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Fausto Berti ha il grande merito di
aver fatto emergere, attraverso il paziente e minuzioso lavoro
scientifico di molti anni, il ruolo di Montelupo quale storica capitale
dell’arte ceramica. La piccola terra murata ai confini
occidentali della Dominante è stata davvero, fra il 1400 e il 1630, la
fabbrica di Firenze. Questo è il titolo della mostra organizzata
in Palazzo Medici Riccardi dall’Amministrazione Provinciale fiorentina
ma questa è anche l’epigrafe più efficace per far intendere il senso e
la portata di una storia dei nostri giorni che ha avuto in Fausto Berti
il suo protagonista. Dobbiamo a Berti infatti la creazione del Museo
della Ceramica di Montelupo nelle forme di organizzazione e di gestione
e al livello di internazionale prestigio che conosciamo. Dobbiamo a
Berti l’accrescimento delle collezioni, la fitta trama di rapporti
istituzionali e di intercambio scientifico costruita pazientemente con i
musei specialistici d’Italia e d’Europa.
Dobbiamo a lui, infine, il grandioso
lavoro di ricerca, di approfondimento filologico e critico, di
sistematica raccolta di notizie che ci permette di dire, oggi, che
Montelupo è stato, per almeno due secoli, la fabbrica ceramica di
Firenze. E che ci permette, soprattutto, di indicare — con ricchezza
fino a ieri impensabile di riferimenti documentari — le linee del
percorso storico, l’evoluzione degli stili e dei repertori iconografici,
le commistioni e i rispecchiamenti con le altre manifatture, i ricettari
tecnici.
Insomma Fausto Berti ha costruito
e portato alla luce con il lavoro di molti anni la scuola ceramica
di Montelupo. È una di quelle operazioni che non usano più perché troppo
faticose, troppo poco gratificanti, troppo poco spendibili (a fronte
dell’impegno e del tempo che esigono) nel gran circo mediatico di cui
oggi anche il patrimonio storico della Nazione è parte.
Per fortuna c’è ancora qualcuno che,
come Fausto Berti, crede nel valore della ricerca e sa ancora immergersi
in quel filone saldamente storico e seriamente positivista sulle
cui fondamenta poggia la nostra disciplina. L’esposizione di Palazzo
Medici premia l’eccellenza dello studioso, esalta il ruolo di Montelupo
Faenza di Toscana, scalda gli occhi e il cuore con lo splendore
melodioso della maiolica rinascimentale. Tre buone ragioni per essere
grati a chi la mostra ha voluto e finanziato.
Antonio Paolucci
Sovrintendente per il Polo Museale Fiorentino
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