Pavimento maiolicato del ninfeo della
villa medicea di Careggi
Firenze, viale G. Pieraccini 15,
accesso al piano seminterrato dall’ingresso principale della villa, oggi
sede della ASL di Firenze
In un vasto ambiente
sotterraneo, ricavato negli scantinati della villa medicea di
Careggi, si trova un pavimento maiolicato di assai semplice
composizione, ma di un’estensione tale da non trovare al momento
confronti in area fiorentina (Berti 1999, p. 401 tav. 378).
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Sappiamo che Don Carlo de’
Medici, divenuto proprietario della villa nel 1609, la ampliò e
l’abbellì considerevolmente dopo la sua nomina a cardinale, avvenuta
nel 1615, facendovi costruire, tra il 1617 ed il 1621, anche un
ninfeo che riproduceva la fisionomia di una grotta, classicamente
munita di una fontana “naturalistica”, incrostata di ciottoli e di
conchiglie.
Tutta l’area del ninfeo poteva essere facilmente
allagata mediante prese d’acqua collocate in appositi tombini (Idem,
tav. 380). |
L’orditura del pavimento è assai
semplificata, e consiste in due file lineari di quadrelli, nella prima
delle quali si alterna il motivo dei gigli a quello dello “scaccato”,
mentre nella seconda una decorazione di tipo geometrico- vegetale prende
il posto di quest’ultimo.
Alcune variazioni di questo tema ricorrente sono previste solo per la
copertura dei tombini — modernamente, forse, in parte sostituiti da
coperchi di marmo — formati da inusuali tondi, dipinti con una fascia
gigliata periferica (Idem, p. 402 tavv. 380-81).
Recenti ricerche (Idem, p.
215) hanno potuto identificare nel ninfeo di Careggi uno degli ultimi
complessi pavimentali fabbricati a Montelupo per essere spediti a Maria
de’ Medici, vedova di Enrico IV di Francia, che li avrebbe utilizzati
nei suoi appartamenti del Lussemburgo. Si tratta, in particolare, del
“secondo pavimento alla domaschina” che fu prodotto nel 1617 sulla base
di disegni forniti da Jacopo Ligozzi: la presenza nei documenti relativi
a questa fornitura di “quadri con gigli” e “quadri a schachi”, i quali
hanno evidenti riscontri nella composizione del pavimento del ninfeo,
non pare infatti prestarsi a dubbi di sorta; i “quadri ala domaschina”
citati anch’essi nelle scritture d’archivio, infine, possono ben essere
quelli con la composizione geometrico-vegetale che a Careggi si uniscono
agli altri due tipi di mattoncino smaltato.
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Particolare del pavimento del
ninfeo della
villa medicea di Careggi, 1617:
“quadri a scacchi”,
“quadri con gigli”,
“quadri alla damaschina” |
La prossimità cronologica tra la
fabbricazione dei pavimenti per Maria de’ Medici e la costruzione del
ninfeo, nonché le difficoltà nelle quali si trovava allora la regina,
costretta al suo primo esilio nel castello di Blois in quell’anno, fanno
pensare proprio ad un riutilizzo dei mattoncini di questo pavimento, già
pronto per essere spedito al Lussemburgo — ma rimasto presso la “stanza
nuova” della villa dell’Ambrogiana — per la fabbrica di Don Carlo. La
simbologia del giglio francese, ben evidente nel ninfeo di Careggi, è
del resto assai indicativa della committenza originaria.
La fabbricazione in Montelupo di questo pavimento è
dunque eloquentemente attestata dalla documentazione scritta, ed è
ribadita anche dal ritrovamento nel centro valdarnese di frammenti di
mattoncini con lo “scaccato”, oltre che dal rinvenimento nei pressi di
Limite sull’Arno, in un reimpiego secondario, di quello “a gigli”, che
si accompagnava ad un ulteriore pavimento (Idem, p. 403 tav.
382), avvicinabile a quello di Palazzo Corsini, qui di seguito
descritto. |