| Piatto piano con bordo
distinto e piede a disco, ricomposto da frammenti ed integrato nella
forma e nel decoro. Smalto coprente, esteso anche al rovescio.
Questa maiolica, rinvenuta anch’essa nella grande
discarica contenuta nel “pozzo dei lavatoi” rappresenta, assieme a
quella descritta alla scheda seguente, un documento di primaria
importanza per lo studio della ceramica rinascimentale di Montelupo.
In essa, infatti, si dispiega pienamente un decoro
incentrato sulla rappresentazione di un fiore visto in sezione, nel
quale può facilmente riconoscersi la stilizzazione del papavero. Tale
motivo ci conduce nettamente a quell’ambiente estremo-orientale, che è
da ritenere l’ispiratore, se non dei generi, almeno dell’idea- base
sulla quale si fonda il variegato gruppo dei decori “alla porcellana”.
Nonostante sia tutt’altro che semplice rintracciare
nella porcellana cinese il prototipo di questa decorazione (tanto che è
persino possibile — anche se non molto probabile — ritenere che i nostri
vasai l’abbiano riprodotta da modelli non ceramici), la sua presenza
all’interno delle botteghe montelupine rafforza considerevolmente l’idea
che con il termine “alla porcellana” non si sia semplicemente inteso
operare un riferimento tra un decoro di tipo vegetale e la pianta che lo
ha ispirato — appunto la Portulaca oleracea o “porcellana” —
quanto indicare una produzione fittile di gran pregio, che i ceramisti
nostrani s’ingegnavano ad imitare. Con il Ballardini (Ballardini 1919),
sarà però opportuno ampliare all’intero mondo asiatico, comprendendovi
anche la grandissima tradizione persiana — non per caso si parla di
“imitazioni iraniane della ceramica cinese” – la ricerca dei probabili
tramiti di un’influenza che comunque appare nettamente derivata
dall’Oriente estremo. I documenti che attestano l’elevata committenza
che si indirizzava verso questo genere, come il “fornimento” eseguito
nel 1518 da Lorenzo di Piero Sartori per Clarice Medici Strozzi (Spallanzani
1984), indicano, inoltre, la possibilità che i vasai montelupini abbiano
copiato direttamente i decori orientali da esemplari appartenenti ai
committenti medesimi.
In questo piatto del “pozzo dei lavatoi” il ricorso al
fiore di papavero determina l’intera composizione. Esso si presenta
entro girali rotondi, quasi perfettamente racchiusi in se stessi, ed è
strutturato, per evidente valore simbolico, come una sorta di “sole
nascente”, la cui corona è composta da dieci petali perfettamente
schiusi, e da stami e pistilli in forma semicircolare, resi sempre nella
pittura tramite un caratteristico riempitivo “a graticcio”.
La composizione è di tipo invasivo, e prevede un
girale centrale posto in cerchiatura come apice di un lungo stelo
ripiegato, mentre nella larga fascia che corre attorno al bordo lo
stesso motivo si dispone in maniera inquartata. Si può notare come il
pittore di questo esemplare abbia calcolato gli spazi nei quali
dipingere i girali segnando semplicemente con il blu di cobalto diluito
due segmenti simmetrici sulla porzione periferica del piatto.
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