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  Capolavori della Maiolica Rinascimentale  
     

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 Maioliche rinascimentali

51.

  Piatto 1515-20
h max 35 - Ø max 20 - Ø piede 93

Museo Archeologico e della Ceramica di Montelupo
(da scavo “pozzo dei lavatoi”)

     
       
 
Piatto piano con bordo distinto e piede a disco, ricomposto da frammenti ed integrato nella forma e nel decoro. Smalto coprente, esteso anche al rovescio.

Questa maiolica, rinvenuta anch’essa nella grande discarica contenuta nel “pozzo dei lavatoi” rappresenta, assieme a quella descritta alla scheda seguente, un documento di primaria importanza per lo studio della ceramica rinascimentale di Montelupo.

In essa, infatti, si dispiega pienamente un decoro incentrato sulla rappresentazione di un fiore visto in sezione, nel quale può facilmente riconoscersi la stilizzazione del papavero. Tale motivo ci conduce nettamente a quell’ambiente estremo-orientale, che è da ritenere l’ispiratore, se non dei generi, almeno dell’idea- base sulla quale si fonda il variegato gruppo dei decori “alla porcellana”.

Nonostante sia tutt’altro che semplice rintracciare nella porcellana cinese il prototipo di questa decorazione (tanto che è persino possibile — anche se non molto probabile — ritenere che i nostri vasai l’abbiano riprodotta da modelli non ceramici), la sua presenza all’interno delle botteghe montelupine rafforza considerevolmente l’idea che con il termine “alla porcellana” non si sia semplicemente inteso operare un riferimento tra un decoro di tipo vegetale e la pianta che lo ha ispirato — appunto la Portulaca oleracea o “porcellana” — quanto indicare una produzione fittile di gran pregio, che i ceramisti nostrani s’ingegnavano ad imitare. Con il Ballardini (Ballardini 1919), sarà però opportuno ampliare all’intero mondo asiatico, comprendendovi anche la grandissima tradizione persiana — non per caso si parla di “imitazioni iraniane della ceramica cinese” – la ricerca dei probabili tramiti di un’influenza che comunque appare nettamente derivata dall’Oriente estremo. I documenti che attestano l’elevata committenza che si indirizzava verso questo genere, come il “fornimento” eseguito nel 1518 da Lorenzo di Piero Sartori per Clarice Medici Strozzi (Spallanzani 1984), indicano, inoltre, la possibilità che i vasai montelupini abbiano copiato direttamente i decori orientali da esemplari appartenenti ai committenti medesimi.

In questo piatto del “pozzo dei lavatoi” il ricorso al fiore di papavero determina l’intera composizione. Esso si presenta entro girali rotondi, quasi perfettamente racchiusi in se stessi, ed è strutturato, per evidente valore simbolico, come una sorta di “sole nascente”, la cui corona è composta da dieci petali perfettamente schiusi, e da stami e pistilli in forma semicircolare, resi sempre nella pittura tramite un caratteristico riempitivo “a graticcio”.

La composizione è di tipo invasivo, e prevede un girale centrale posto in cerchiatura come apice di un lungo stelo ripiegato, mentre nella larga fascia che corre attorno al bordo lo stesso motivo si dispone in maniera inquartata. Si può notare come il pittore di questo esemplare abbia calcolato gli spazi nei quali dipingere i girali segnando semplicemente con il blu di cobalto diluito due segmenti simmetrici sulla porzione periferica del piatto.

 

 

Bibliografia

Berti 1998, pp. 148-49 e p. 310 tav. 159.

   
 

 

   
     

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