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Boccale integro nella forma e nella decorazione. La
morfologia ovoide su piede a disco è tipica del contenitore trilobato di
medie dimensioni (si veda anche la particolarità dell’ansa a duplice
bastoncello affiancato, schiacciata nella sua parte ventrale), ed è ben
attestata nella produzione montelupina dell’ultimo trentennio del XV
secolo (cfr. Berti 1997, p. 348 n. 67). La smaltatura copra l’intera
superficie vascolare, estendendosi anche all’interno.
Il boccale mostra — per la prima volta tra i materiali
illustrati in questo catalogo — un’evidente ricerca cromatica,
attraverso la quale si intende rappresentare, nei termini il più vicino
possibile alla realtà, una composizione vegetale. Si tratta di
un’infiorescenza dalla forma ellissoidale, che sembra formata da
minutissimi stami lumeggiati di giallo, ed è colta nel momento in cui si
dischiude da quattro lunghi petali, due dei quali risultano ancora
serrati su di essa, mentre i restanti si piegano in avanti, quasi a
ricadere sopra di sé.
È facile riconoscere in questi lunghi petali carnosi
la cosiddetta “floreale gotica”, un motivo vegetale derivato dalla
miniatura medievale che troverà largo impiego nella pittura su maiolica,
dando luogo, dopo aver subito un’adeguata stilizzazione formale, ad un
genere che sarà iterato nella produzione montelupina sino alla fine del
Cinquecento (Berti 1998, p. 357 tav. 265). All’inizio dell’ultimo
ventennio del secolo precedente la “floreale” non si è ancora
trasformata in un motivo di contorno, e svolge perciò, come in questo
caso, la funzione di soggetto principale, o di elemento che accompagna
le figurazioni di maggior spicco (Berti 1997, pp. 286-87 tavv. 149-52;
pp. 288-89 tavv. 156-59).
Nel boccale di Berlino, comunque, i lunghi petali
della “floreale” — inopinatamente, a nostro avviso, definita come
“gotica”, o anche “cartoccio gotico”, dalla vecchia critica
ceramologica, probabilmente per derivazione dal lessico dello storicismo
ceramico — mostrano appieno gli elementi costitutivi del decoro: si
noti, infatti, la turgidezza quasi carnosa dei petali, lumeggiati per
risparmio ai bordi, e la sottolineatura d’azzurro della faccia interna,
che in quella opposta si trasforma in parziale campitura di un delicato
bruno di manganese. Persino le foglie dalla fisionomia lanceolata che
accompagnano la composizione (cfr. Berti 1998, p. 253 tavv. 42-44),
sono qui puntualmente rappresentate.
Ma, oltre a mostrare una delle più interessanti e
precoci rappresentazioni della floreale, che incontrerà notevole fortuna
come motivo caratterizzante la parte a vista dei boccali montelupini
(cfr. Berti 1997, pp. 286-89, tavv. 149, 151, 156 e 158),
questa maiolica si pone anche tra i documenti significativi di un nuovo
modo “sintattico” di concepire la decorazione. In essa, infatti, prevale
una distribuzione “evoluta” degli spazi pittorici, attuata in
particolare riservando alle rappresentazioni principali l’intera
porzione a vista del manufatto, che si delimita con semplici artifici
decorativi; qui, come in genere nelle forme chiuse, la chiusura della
cartella centrale consiste in una sorta di ghirlanda stilizzata,
composta da tre fasce concentriche ripassate in diversi colori (verdino,
blu ed arancio) e raggiata verso l’esterno.
Pur persistendo ancora il metodo della contornitura
esterna delle figure e della saturazione degli spazi di risulta mediante
l’apposizione di minutissimi segni spiralati — che è tipico del
linguaggio formale del “damaschino” — ben si può notare come esso trovi
applicazione solo sui fianchi del manufatto nel boccale di Berlino, e
svolga perciò ormai in esso mere funzioni accessorie di contorno.
Tale evoluzione strutturale segna una tappa cruciale
nella storia della maiolica italiana. La nuova gerarchia che si
stabilisce tra la raffigurazione principale, collocata in uno spazio a
lei interamente riservato, ed i contorni, ristretti ormai in fasce
dipinte sui fianchi delle forme chiuse o nel settore circolare esterno
delle aperte — e perciò ben separate e distinte dalla prima —
rappresenta infatti, assieme alla conquista della policromia, la
condizione essenziale per il definitivo sviluppo della pittura
rinascimentale. Nello spazio principale, liberato dalla stretta
soffocante dei motivi accessori, possono infatti espandersi figure
sempre più grandi e complesse, non più svilite dal contatto con segni
grafici o elementi secondari di contorno; qui, dunque, queste stesse
figurazioni possono inserirsi pienamente in sfondi di tipo
naturalistico, caratterizzati anche da elementi prospettici, in grado di
attribuire loro un più alto (ed inusitato) valore realistico.
Nel boccale di Berlino questo processo mostra di avere
ormai conquistato una tappa decisiva, anche se la struttura del decoro
“alla damaschina” permane sui fianchi della maiolica; in questo punto,
inoltre, si nota un’articolazione del contorno su due fasce — riservate
rispettivamente a motivi vegetali e a riempitivi corsiveggianti di
lontana ascendenza fitomorfa — destinata a scomparire di lì a qualche
lustro a seguito della standardizzazione delle nuove tipologie
decorative rinascimentali.
La marca di bottega segnata all’attacco inferiore
dell’ansa, consistente in un motivo “a scaletta”, qui raddoppiato,
riporta l’esemplare ad una delle più importanti fornaci di Montelupo, la
quale operò per buona parte del XV secolo (Berti 2000, pp. 124-25);
all’ultimo periodo di attività della medesima, dunque, deve esser fatto
risalire questo documento, assieme ad un orciolo farmaceutico già nella
collezione Rueff di Parigi (Cora 1973, vol. 2 tavv. 156a-b-c).
Se confrontiamo queste realizzazioni con altro
boccale, siglato anch’esso con la marca “della scala” (Cora 1973, vol. 2
tav. 141c; Berti 1997, p. 180 fig. 53), ma caratterizzato
dallo stemma dei Ridolfi e databile ad epoca lievemente antecedente
(1460-70), si può apprezzare in tutta la sua ampiezza la trasformazione
che subì la pittura su maiolica in area fiorentina nel momento di
passaggio all’ultimo quarto del Quattrocento, ed in particolare
all’inizio degli anni ’80 di quel secolo. Si veda, infatti, come la
forma sia la medesima, e come le fasce poste al piede, alla base del
collo ed al bordo dei due boccali prodotti all’interno della medesima
bottega risultino perfettamente uguali; profondamente diverso, però, è
il modo di intendere la struttura decorativa: mentre l’esemplare con
stemma Ridolfi resta legato al “damaschino” ed inserisce lo scudo
araldico in una formella polilobata di tipo gotico, quello berlinese
mostra già l’adozione della ghirlanda stilizzata, ed il confinamento
laterale dei contorni. È del pari importante verificare come
l’evoluzione sintattica della decorazione si accompagni all’abbandono
della “tavolozza fredda”, per approdare, nel documento più recente, alla
policromia.
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