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  Capolavori della Maiolica Rinascimentale  
     

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 Damaschino

10.

 

Scodella 1420-30
h max 53 - Ø max 282 - Ø vasca 190

Museo Archeologico e della Ceramica di Montelupo
(da scavo ex fornace Bellucci)

     
       
 

Scodella di forma simile alle precedenti, ma di minori dimensioni; due fori passanti sulla tesa per la sospensione. Impasto di colore biancastro, dalla consistenza tenera. Smaltatura coprente la parte a vista ed il rovescio.

La struttura decorativa dell’esemplare, in monocromia blu, può essere considerata una delle più tipiche espressioni del decoro detto “damaschino” o “alla damaschina” (Cora 1973, vol. 1 pp. 109-11 e p. 423), nel quale i ceramisti di area fiorentina unirono motivi esemplati dalle produzioni (specialmente a lustro metallico) del Levante spagnolo all’assimilazione di una sintassi decorativa di più ampia “matrice islamica”, da tempo a loro nota attraverso l’imitazione delle maioliche orientali ed anatolico-siriane in particolare (Berti 1997, pp. 111-13).

Sulla tesa di questa scodella, divisa in otto settori alternati, come avveniva nel caso di decori centrali inquartati, oltre a parti semplicemente barrate, compaiono infatti quattro tralci vegetali con la “foglia di prezzemolo” imitativa di quella d’area valenzana (Berti 1997, pp. 209-10). Sulla parete si distende una composizione formata da una linea ondulante, nelle cui spire sono serrati motivi grafici di riempimento a “M” alternati e contrapposti.

Nella vasca campeggia, infine, la decorazione principale, concepita come una pianta foliata allo stelo, dalla quale sboccia un grande fiore a cinque petali, dipinti parzialmente in blu di cobalto, in maniera tale da lasciare alla metà degli stessi lumeggiature lineari a risparmio. Ai lati della pianta, in due settori circolari puntinati e ritagliati sulla chiusura dello sfondo, spuntano altrettante piante “di prezzemolo” munite di tre foglie ciascuna. Lo spazio di risulta, posto al di là dei contorni alle figurazioni principali, è riempito da minuscoli motivi spiralati.

La cronologia dell’esemplare deriva dai dati di scavo.

 

 

Bibliografia

Berti 1997, p. 259 tav. 91.

   
 

 

   
     

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