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Scodella di forma simile alle
precedenti, ma di minori dimensioni; due fori passanti sulla tesa per la
sospensione. Impasto di colore biancastro, dalla consistenza tenera.
Smaltatura coprente la parte a vista ed il rovescio.
La struttura decorativa
dell’esemplare, in monocromia blu, può essere considerata una delle più
tipiche espressioni del decoro detto “damaschino” o “alla damaschina”
(Cora 1973, vol. 1 pp. 109-11 e p. 423), nel quale i ceramisti di area
fiorentina unirono motivi esemplati dalle produzioni (specialmente a
lustro metallico) del Levante spagnolo all’assimilazione di una sintassi
decorativa di più ampia “matrice islamica”, da tempo a loro nota
attraverso l’imitazione delle maioliche orientali ed anatolico-siriane
in particolare (Berti 1997, pp. 111-13).
Sulla tesa di questa scodella,
divisa in otto settori alternati, come avveniva nel caso di decori
centrali inquartati, oltre a parti semplicemente barrate, compaiono
infatti quattro tralci vegetali con la “foglia di prezzemolo” imitativa
di quella d’area valenzana (Berti 1997, pp. 209-10). Sulla parete si
distende una composizione formata da una linea ondulante, nelle cui
spire sono serrati motivi grafici di riempimento a “M” alternati e
contrapposti.
Nella vasca campeggia, infine, la
decorazione principale, concepita come una pianta foliata allo stelo,
dalla quale sboccia un grande fiore a cinque petali, dipinti
parzialmente in blu di cobalto, in maniera tale da lasciare alla metà
degli stessi lumeggiature lineari a risparmio. Ai lati della pianta, in
due settori circolari puntinati e ritagliati sulla chiusura dello
sfondo, spuntano altrettante piante “di prezzemolo” munite di tre foglie
ciascuna. Lo spazio di risulta, posto al di là dei contorni alle
figurazioni principali, è riempito da minuscoli motivi spiralati.
La cronologia dell’esemplare deriva
dai dati di scavo.
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