A Palazzo podestarile, maestri della ceramica in mostra

Leoncillo, Spagnulo, Mainolfi, Cerone, Ducrot

Leoncillo aveva dichiarato nel 1968: “la ceramica esprime meglio di ogni altra materia il mio stato d’animo, ma la natura che cerco è un’altra, interna… cerco una natura artificiale, voglio dire un’espressione della natura interna in modo chiaramente artificiale”.

Ecco la sua eredità data alle generazioni di scultori venuti dopo di lui: un’identificazione con una materia che non sia espressione di sé ma natura in sé, artificiale solo nel senso che è altra ma primaria allo stesso tempo. Giuseppe Spagnulo, Luigi Mainolfi, Giacinto Cerone, Giuseppe Ducrot: cinque scultori eredi a vari gradi di Leoncillo, nessuno dei quali vuole essere chiamato ceramista né del resto nessuno di loro ha utilizzato esclusivamente la ceramica. Ma tutti identificano il loro processo creativo con una materia che è per loro artificiale natura interna.
L’eredità è allora nell’attaccamento ad una materia, che abbia peso, ingombro e che non vuole farsi perdonare niente. In tutti loro derivato da Leoncillo è il senso della rottura, della frattura, del taglio, del buco, della natura prelevata, della figura umana implicita nella sua drammaticità.
Ansia esistenziale aggiornata a vari livelli generazionali e iconografici (Leoncillo 1915-1968, Spagnulo 1936, Mainolfi 1948, Cerone (1957-2004), Ducrot (1966).

Materia come pratica di identità, localismo della soggettività, centro d’esistenza.
Nel progetto Materia Prima questi scultori entrano di diritto per via del modo stesso di utilizzare la ceramica appunto come materia primaria, informe, da attraversare, aprire, quasi per tornare alle sue origini di materia originaria e mai intendendola come oggetto definito, chiuso, rassicurante.

Aperture: dal giovedì alla domenica 10.00 – 19.00 (orario continuato)
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